JOYCE CAROL OATES.
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Epopea americana 2.
I ricchi.
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Titolo originale: Expensive People. 1968.
Traduzione di: Grazia Bosetti, Valeria Gorla, Camilla Pieretti, Sara Reggiani.
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2017. Editrice il Saggiatore, MILANO. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Una Cadillac gialla si accosta al marciapiede di Labyrinth Drive.  una mattina di gennaio: c' neve sulla strada e sull'erba. L'aria  fragrante, crepita come una lastra di ghiaccio sotto la pressione di un tacco a spillo. Dalla Cadillac scende una donna: ha una sciarpa di visone intorno al collo e occhiali da sole che scintillano nella luce invernale; il suo incarnato  quello di una bambola di porcellana: pallido, puro, perfetto. La donna si chiama Natashya Romanov Everett, Tashya per tutti, Nada per suo figlio Richard. Il povero Richard, il grasso Richard, l'ombroso, schivo Richard che non si sente una persona ma uno dei comprimari nei romanzi della madre; i romanzi che hanno reso lei immensamente popolare e ricca, e lui sempre pi schivo, sempre pi ombroso.
Qualcosa di oscuro si agita dietro gli abbaini della villa di Labyrinth Drive, e nessuno steccato bianco, nessun filo di perle, nessun cocktail party pu nasconderlo:  il cuore nero e pulsante dell'America pi irreprensibilmente wasp, l'America democratica e progressista, l'America di Kennedy e di Carter, l'America delle magnifiche sorti e progressive, l'America che cela, dietro le sue medaglie al valore, un volto sinistro. L'America che Joyce Carol Oates conosce in modo cos intimo, l'America che ha gi raccontato in Una famiglia americana e che qui viene deformata in una maschera carnascialesca, tanto pi inquietante quanto pi grottesca.
Nel secondo capitolo dell'Epopea americana, Joyce Carol Oates si allontana dai toni drammatici del Giardino delle delizie per inscenare una commedia nera degna di Vladimir Nabokov e Edward Albee, una pantomima in cui il riso non  mai sciolto dall'amarezza del pianto, una satira acida e corrosiva che dissolve impietosa, davanti agli occhi del lettore, i colori pastello del sogno americano.
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L'AUTRICE.
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Joyce Carol Oates  nata a Lockport, vicino a New York, Stati Uniti, il 16 giugno 1938. Dopo essersi laureata comincia la sua fertilissima attivit di autrice e si stabilisce con il marito a Detroit. Insegna quindi all'Universit di Windsor in Canada e dal 1978 al 2014 all'Universit di Princeton. Dal 1978  anche membro dell'American Academy of Arts and Letters nonch Professor Emerita in the Humanities col corso di Scrittura Creativa. Successivamente  professore alla University of California di Berkeley, dove insegna "short fiction".
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Gi nel 1970 venne consacrata come una delle massime scrittrici del suo paese con il National Book Award, il pi importante premio letterario degli Stati Uniti ed ha vinto anche numerosi altri premi letterari, inclusi due O. Henry Award, la National Humanities Medal e il Jerusalem Prize;  stata inoltre finalista del Premio Pulitzer.
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Autrice e intellettuale americana eclettica, tra le pi prolifiche della letteratura americana. Ha frequentato ogni genere letterario in prosa e in versi: romanzi, racconti, narrativa per l'infanzia, poesie, drammaturgie, saggi; ha pubblicato nell'arco di sessant'anni oltre cento libri. Come ha osservato lo scrittore John Barth "L'opera di Joyce Carol Oates copre ogni angolo della mappa estetica". Oggi  unanimemente annoverata tra i pi importanti autori mondiali.
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I ricchi.
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a Kay Smith.
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PARTE PRIMA.
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1.
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Ero un assassino bambino.
Non un assassino di bambini, anche se potrebbe essere un'idea. Intendo un assassino bambino, cio un assassino che guarda caso  un bambino, o un bambino che guarda caso  un assassino. Potete scegliere. Quando Aristotele nota che l'uomo  un animale razionale, ci si tende in avanti, portandosi la mano all'orecchio, per capire su quale di quelle parole cade l'accento: animale razionale, animale razionale? Che cosa sono io? Un assassino bambino, un bambino assassino? Mi ci sono voluti anni per cominciare a scrivere queste memorie, ma ora che ho cominciato, ora che quelle brutte parole sono messe per iscritto, potrei andare avanti all'infinito. Si  instaurata una specie di tranquilla, piagnucolosa isteria. Sareste sorpresi, normali come siete, a sapere quanti anni, quanti mesi e quanti orribili minuti mi ci sono voluti per scrivere quella prima riga, che voi avete letto in meno di un secondo: ero un assassino bambino.
Pensate sia facile?
Fatemi spiegare la seconda riga. Assassino di bambini potrebbe essere un'idea. Sto scrivendo queste memorie in una stanza in affitto, alquanto ignobile e con puzza di spazzatura, e fuori in strada stanno giocando dei bambini. Normale che, come voi e chiunque si imbatta in queste mie sudate parole, i bambini stiano facendo rumore. La gente normale fa sempre rumore. Cos mi passa per la testa, questa testa disperata, corrotta, aggrovigliata, molle e impaurita, che si potrebbero far tacere quei rumori nel modo in cui un tempo io feci tacere qualcun altro. State gi combattendo e lottando con il vostro disgusto, eh? Siete tentati di dare un'occhiata alla fine di questo libro per vedere se l'ultimo capitolo  la scena di una prigione e il prete viene a trovarmi e io o lo rifiuto stoicamente oppure gli abbraccio virilmente le ginocchia. S, state proprio pensando di farlo. Perci potrei anche dirvi che le mie memorie non finiranno in modo cos appropriato; non sono levigate o rifinite dal fato in forma di architettura romanzesca. Di certo non sono ben progettate. Non c' alcuna conclusione ma si limitano a finire in uno stillicidio, pi o meno nello stesso modo in cui cominciano. Cos  la vita. Le mie memorie non sono una confessione e non sono un romanzo per far soldi; sono solo... non sono sicuro di cosa siano. Fino a quando non le avr scritte tutte non sapr nemmeno che cosa ne penso.
Guardate come mi tremano le mani! Non sto bene. Peso centotredici chili e non sto bene, e se vi dicessi quanti anni ho vi girereste dall'altra parte con uno sguardo di repulsione. Quanti anni ho? Ho smesso di crescere quando  successo quello, notate la scaltra passivit della frase, come se non fossi stato io stesso a farlo succedere, o forse sono rimasto congelato in ci che ero, e fuori da quel guscio hanno cominciato a formarsi strati su strati di grasso? Scrivere tutto questo  un lavoro cos faticoso che devo fermarmi per tamponarmi con un grande fazzoletto. Sono tutto sudato. E quei bambini fuori dalla mia finestra! Comunque penso che non siano ammazzabili. La vita continua, diventando sempre pi rumorosa mentre io divento sempre pi silenzioso, e tutte queste persone normali, rumorose, sane intorno a me si ammassano, le bocche piene di denti ridenti e i bicipiti incantevolmente rigonfi. Nel secondo in cui il liscio rivestimento del mio stomaco finalmente scoppier, dalla porta accanto una creatura risintonizzer la radio da Weather Round-Up di Bill Sharpe a Top Ten Jamboree di Guy Prince.
Queste memorie sono un'accetta con cui squarciare la mia stessa pesante carne e la carne di chiunque altro sia d'ostacolo.
C' una cosa che voglio fare, lettori miei, per ridurre al minimo la tensione tra scrittore e lettore. S, c' tensione. Pensate che stia tentando di darvela a bere, ma non  vero. Non  vero. Io sono onesto e ostinato e alla fine la verit verr detta; solo che ci vorr del tempo perch voglio essere sicuro che ci entri ogni cosa. Mi rendo conto che le mie frasi sono fiacche e molli e composte da troppe paroline... vedr se riesco a rimediare. E voi siete impazienti perch sembra che io non mi decida a cominciare a raccontare questa storia in modo normale (non intendo essere cos tanto ironico, l'ironia  un tratto sgradevole del carattere), e vorreste sapere, cosa abbastanza bizzarra, se ora sono in un ospedale psichiatrico o sono un pazzo in un qualche ambiente meno ufficiale, se sono pentito (un monaco senza lingua, magari), se in queste pagine si verser molto sangue, se ci saranno molti incontri violenti tra maschio e femmina, e se dopo tutti questi spettacoli verr giustamente punito. La giusta punizione dopo spettacoli illeciti di solito viene servita a beneficio del lettore, che si sente meglio. Ma, vedete, questo non  un romanzo. Questa  la vita. Il mio problema  che non so che cosa sto facendo. Ho vissuto tutto questo pasticcio ma non so che cosa sia. Non so nemmeno che cosa io intenda con questo. Ho una storia da raccontare, s, e nessun altro a parte me potrebbe raccontarla, ma se la racconto adesso e non l'anno prossimo verr fuori in un modo, e se fossi riuscito a costringere il mio grasso corpo ansimante a cominciare un anno fa, allora sarebbe stata una storia diversa. Ed  possibile che io stia mentendo senza saperlo. O dicendo la verit in modo strambo, simbolico, senza saperlo, perci solo pochi critici letterari psicanalitici (non ce ne sono pi di tremila) avranno accesso alla verit, qualunque cosa sia questo.
Quindi c' tensione, s, perch non potevo cominciare la storia affermando: Un mattino di gennaio una Cadillac gialla si ferm vicino a un cordolo. E non potevo cominciare la storia affermando: Era solo un bambino. (Queste affermazioni sono entrambe ragionevoli, tra l'altro, anche se non riuscirei mai a parlare di me in terza persona.)
E non potevo cominciare la storia affermando: Elwood Everett incontr e spos Natashya Romanov quando lui aveva trentadue anni e lei diciannove. (Questi sono i miei genitori! Mi ci  voluto un po' di tempo per mettere per iscritto i loro nomi.)
E non potevo cominciare la storia con questo patetico svolazzo: La porta dell'armadio si apr all'improvviso e lui era l, nudo. Mi fiss e io fissai lui. (E succeder anche questo, bench non avessi intenzione di citarlo cos presto.)
Tutti questi stratagemmi vanno bene e li offro a qualunque scrittore dilettante li voglia, ma per me non funzionano perch... Non sono certo di sapere perch. Dev'essere perch la storia che devo raccontare  la mia vita,  sinonimo della mia vita, e nessuna vita comincia in un posto qualsiasi. Se dovete cominciare la vostra vita con una frase, meglio che sia un coraggioso riassunto e non qualcosa di modesto: Ero un assassino bambino.
Miei lettori, non agitatevi, non mangiucchiatevi le unghie: certo che sono stato punito. Certo che vengo punito. La mia infelicit  la prova dell'esistenza di Dio... s, ve la offro come bonus speciale! Leggere della mia sofferenza far bene alle vostre anime. Vorrete sapere quando ebbe luogo il mio crimine, e dove. E che aspetto ha questo grassone degenerato che gocciola sudore sul suo manoscritto, e in ogni caso quanti cavolo di anni ho, e chi ho ucciso, e perch, e che senso ha?

2. NOTA STORICA INCIDENTALE.

Attraversiamo mentalmente la storia e vediamo i miei predecessori. Si discute di un assassino bambino in due passi indiretti e stranamente elusivi di Hardyng: un bambino di otto anni che deve aver commesso qualcosa di mostruoso ma che passa inosservato, anonimo e dannato. Che perdita!
Poi c' una monografia dello storico Wren, sull'eterno ritorno nietzschiano, che giudica quella solenne nozione (legittimamente?) una stupidaggine ma continua a speculare, con un estro che ammiro, sulle ripetizioni, per tutta l'eternit, dei bizzarri crimini di questo Peter Lully, un bambino piccolo che massacr i suoi cinque fratelli e sorelle, compreso un neonato nella culla e, siccome gli dava fastidio, anche il cane pastore della famiglia. Non viene fornito alcun movente, beninteso. A noi bambini vengono sempre negati, dagli adulti che scrivono dei nostri crimini, moventi sensati. (Dico noi anche se non sono pi un bambino. Il mio  l'animo di un bambino comunque.)
Poi c' il caso ben noto e piuttosto insignificante riferito in una lettera da Flaubert a Louise Colet, in cui lui not - con una ferocia assolutamente introvabile nel resto della sua corrispondenza piatta e piuttosto ipocrita - del contadino francese bambino, anche lui anonimo, che spinse il nonno nel fuoco e lo colp con una scopa in modo che il pover'uomo non potesse scappare. Ci che cattur l'attenzione di Flaubert  l'insensata, barbarica crudelt, ma io chiedo:  davvero insensata? Barbarica, s, e crudele fino al punto di farmi venir voglia di vomitare, ma insensata?
In letteratura abbiamo alcuni casi, nessuno dei quali di primaria importanza: l'allusione in un racconto chauceriano minore a un guerriero bambino (bench questo vada oltre i miei interessi), l'allusione nel Macbeth a Lady Macbeth che, da bambina, si sbarazzava crudelmente di un neonato felice, senza dubbio fratello o sorella, e gli esasperanti riferimenti di Stendhal a un certo crimine irrevocabile di Julien, commesso quando aveva quattro anni: quel precoce ipocrita! Ma penso sarete d'accordo che non ci sia molto. Sta per arrivarmi la copia fotostatica della litografia di uno spagnolo del diciassettesimo secolo - con la promessa di flagranti, fragranti cenni di corruzione che si potevano coltivare solo in un clima caldo, mascolino - ma tutto questo non c'entra, sono semplici bazzecole, semplice glassa allegra e vivace del tipo che evapora sulla torta di notte e delude i bambini al mattino.
In epoca moderna questi casi sono diventati pi popolari: ho compilato un elenco alfabetico di criminali bambini, cominciando con Ajax, Arnold, passando per Mossman, Billie, e finendo con Watt, Samuel, tutti trattati abbastanza bene dalla societ nonostante le loro evidenti malvagit. Ah s, dovrei citare Lilloburo, Anjette, l'unica bambina nel mio elenco: mise dell'insetticida nel succo d'uva che vendeva sul marciapiede davanti alla modesta casa in legno dei genitori, una bambina di appena sette anni ma gi corrotta e dannata; due suoi amichetti morirono. Ho evitato apposta di citare Bobbie Hutter, che diede fuoco a quattro compagni di classe in una casa sull'albero a West Bend, in Indiana, quindi non disturbatevi a mandarmi questa informazione. Quel bambino era mentalmente ritardato e non aveva idea di quel che stava facendo e io - non vedete? - non ho pazienza per gli incidenti. Non voglio capricci o bugie, errori, banalit. Voglio i casi veri. I casi veri: un omicidio commesso con ogni premeditazione da un bambino in pieno possesso delle sue facolt, con un certo livello minimo d'intelligenza. S, noi assassini bambini siamo snob.

3.

Un mattino di gennaio una Cadillac gialla si ferm vicino a un cordolo. E fermiamo la scena in modo che possa descriverla tutta. Vedete la Cadillac? Bene. Vedete se riuscite a sentirne l'odore di cuoio, di macchina nuova. Il giallo  un colore ridicolo per una macchina cos dignitosa, state forse pensando? S, ma il giallo era il colore preferito di mia madre, o cos le piaceva dire o fingere, per ragioni sue. Quindi la macchina era gialla perch mia madre esigeva il giallo, e giallo doveva essere, anche se mio padre voleva il nero. Anche la macchina di lui era gialla, e la macchina di lei era gialla. Non riuscivano mai a decidere quale macchina appartenesse a chi, questa Cadillac o l'altra macchina, la Lincoln. (Avevano amici in pi di una compagnia automobilistica.) La Cadillac gialla si ferm vicino a un cordolo.  gennaio, notate, e la strada  un po' ghiacciata, e i marciapiedi, bench puliti costantemente, hanno l'aspetto freddo, duro, nudo che hanno solo d'inverno. L'erba  in parte coperta di neve e in parte spoglia, vecchi ciuffi rinsecchiti a cui non concedereste una seconda occhiata, e nella macchina ci sono quattro persone interessanti.
Il guidatore, un uomo pallido dai lineamenti affilati con un'aria di ritegno, come se trovasse difficile trattenere i suoi sorrisi di entusiasmo e buonumore. ( l'agente immobiliare.)
La donna seduta accanto a lui, con uno scuro collo di visone che le si solleva intorno alla gola, la pelle pallida e risplendente di luce invernale e le labbra arricciate dopo una mattinata di delusioni e gli occhi (quei begli occhi!) in quel momento nascosti dagli occhiali da sole. ( mia madre, Natashya Romanov Everett. Ha trent'anni ma ne dimostra venticinque, venti, diciotto! Qualsiasi et!)
L'uomo seduto dietro di lei, chino in avanti, che fuma pensosamente un sigaro. Ha una faccia larga, rotonda, abbronzata da una recente ed eccellente vacanza alle Bermuda, e rigonfiamenti di carne sotto gli occhi che danno l'impressione che lui o qualcun altro li abbiano strattonati verso il basso, e ha un naso con vene troppo vicine alla superficie (che scalogna, voi che avete questo problema!), eppure  un uomo attraente. Nessuno saprebbe dire perch, ma  considerato un uomo attraente. Indossa un cappotto invernale nuovo - bello e costoso in negozio ma sgualcito e da reparto occasioni una volta indossato - sbottonato perfino in inverno perch suda molto, quest'uomo, quest'uomo rumoroso, aggressivo, patetico, attraente, mio padre. Dice Hm-hmm, non male. Che te ne pare, Tashya?.
E vicino a lui un bambino, non interessante come ingannevolmente promesso, ma tracagnotto e preoccupato, gi un vecchio, con il naso sottile, aquilino, fiutante di sua madre e gli occhi cascanti di suo padre, che trema nel getto di calore irradiato dall'impianto di riscaldamento sul davanti (ci sar mai niente in grado di riscaldarlo, quel bambino dannato, condannato?). Ovviamente sono io. Ho dieci anni.
Ora, dall'altro lato della strada (sto considerando il vostro punto di vista) c' una bella casa vecchia, arretrata rispetto al marciapiede, stile Tudor inglese di tipo americanizzato, con un bel po' di vetrate e comuni cespugli di sempreverdi ecc. Ne avete viste migliaia di case di questo tipo. E ora, se vi girerete - notate quanto sono cauto, desideroso di farvi vedere e sentire ogni cosa senza confusione - se vi girerete vedrete che cosa stanno guardando quelle quattro persone. Una casa, tutto qua. Un coso imbastardito franco-americano, mattoni dipinti di bianco, con balconi di ferro battuto fissati in qualche modo sotto le quattro grandi finestre del primo piano, e una grande doppia porta con pomelli d'oro, o di ottone dorato. La casa  stata costruita in cima a una collina e tutti gli occhi ne sono attratti. File e cespugli di costosi sempreverdi si riversano gi in amichevole tumulto lungo il bordo del vialetto circolare che conduce alla strada.
Che cos'altro vi serve sapere? Un giorno normale, parzialmente nuvoloso. Ma Nada,* mia madre, indossa gli occhiali da sole anche se il cielo  completamente coperto;  quel tipo di donna. Nient'altro? Le macchine che ci oltrepassano? Solo qualcuna, e sono o macchine anonime guidate da domestiche nere dirette al Continental Market Basket o all'ufficio postale o alla Lavanderia a secco Fernwood o alle sale cinematografiche, con alcuni bambini, tutti bianchi, ammucchiati sul sedile posteriore; oppure grandi macchine guidate da matrone di periferia di ogni et che vanno o tornano da pranzi, o partite di bridge, ricevimenti, docce, tavole rotonde, lezioni di scultura, lezioni di pittura, lezioni di danza, lezioni di Psicologia per la famiglia, lezioni sui Grandi libri degli anni sessanta...
 stato descritto tutto. Ora animiamo la scena.
La Cadillac si ferm accanto al cordolo. Mio padre, chino in avanti, parl intorno al suo sigaro con il pubblico riguardo che si usa a Fernwood nei confronti delle mogli. Che ne pensi di questa, Tashya?
Mia madre stava guardando la casa. L'agente, che si chiamava Howie Hansom, continuava a guardare anche lui la casa bench io notassi che aveva un'espressione tirata. Vedevo il suo profilo e il bianco dell'occhio. In questa faccenda io e lui eravamo compagni d'armi ma lui non lo sapeva o non lo faceva trapelare. Se per caso mi rivolgeva un'occhiata era con l'espressione che si rivolge a uno scoiattolo: un animale infestante ritenuto carino.
Ebbene, Tashya, che ne dici di tentare? disse mio padre con entusiasmo. Si spost e diede l'impressione che tutti si stessero muovendo, che tutto si fosse animato; questo era lo stile di mio padre. So che sei esausta, Tashya, ma adesso siamo qui e il signor Hansom rimarrebbe deluso se non entrassimo. Non  vero, signor Hansom?
Il profilo del signor Hansom si serr e lui guard i miei genitori, sorridendo. Il suo sorriso era come un piccolo grido silenzioso, ma loro non l'avrebbero mai notato; c'era qualcosa nell'aria fra di loro, una tensione privata, strattonante. Il signor Hansom disse: Vorrei proprio mostrarvi questa bella casa. Ho qui la chiave, naturalmente....
Tashya?
Aspettarono. Alla fine lei tir un lungo sospiro esasperato, come se fosse stata trascinata qui da questi uomini e non avesse altra scelta che andare fino in fondo alle loro assurdit. Senza rispondere, apr la portiera e la spinse in fuori (una portiera che pesava una tonnellata, costruita come una fortezza) e noi intravedemmo il suo orecchio arrossato, impaziente, solo la punta attraverso i capelli scuri.
Ah, eccoci qui. Bene, bene disse mio padre allegramente, strofinandosi le mani.
Scendemmo tutti e arrancammo su fino alla casa.
Ora, prima di tutto, vorrei sapere il prezzo di questa casa disse mio padre.
Noter che la casa ha tre piani e ovviamente ci sono una piscina e una sauna, un sistema d'irrigazione automatico...
Il prezzo? disse mio padre garbatamente.
Ottantamila e cinquecento disse rapidamente il signor Hansom e continu con voce pi alta, pi piatta e una tassa incredibilmente bassa e un vicinato assolutamente ineguagliabile...
Io raggiunsi Nada e insieme camminammo davanti ai due uomini. Vedevo ci che loro non potevano vedere, che le sue guance erano un po' arrossate e il naso sembrava annusare qualcosa di proibito. Conoscevo quell'espressione. Lei mi rivolse uno sguardo e disse: Ricordati di pulirti le scarpe e non era proprio niente, nemmeno un insulto, solo parole da dire per dimostrare che si ricordava di me e che aveva potere su di me. E allung una mano per strofinarmi la testa, solo una volta, forte, per farmi sapere che sarebbe finito tutto bene. Dietro di noi mio padre saliva a grandi passi come un cacciatore e Howie Hansom ansimava dalla collina.
Il signor Hansom apr la porta d'ingresso ed entrammo in un'area rivestita di mattoni, e lui apr un'altra doppia porta, una portafinestra, e ci ritrovammo in un ingresso, piuttosto ampio, ovale. Devo descriverlo? Conoscete le solite piastrelle bianche e nere, lo specchio in stile francese provinciale con la sua cornice stampata in finto oro che vi d una faccia prima di quanto vorreste e uno scalone che si innalza fino a un primo piano fantasma e un lampadario di cristallo che discende proprio dal cielo. Molto bello.
Hm, hm-hmm disse mio padre, battendo le mani come se avesse scoperto qualcosa di sospetto. Mio padre fece per tutto il tempo dei rumori brevi, esplorativi, senza senso. Ma erano davvero senza senso? A ogni brontolio di mio padre Howie Hansom si leccava le pallide labbra e gli occhi di Nada si spostavano su un nuovo oggetto. Be', potremmo anche guardarla tutta. Interessante. Molto pulita, quantomeno disse mio padre imperturbabile.
Facemmo il giro della casa. Era vuota e riecheggiava dei nostri passi, delle parole strepitanti di mio padre e delle parole entusiastiche, pallide del signor Hansom. Sentivo che cominciavano a chiudermisi gli occhi: mi era tutto cos familiare! Dio, tutto cos familiare! Negli ultimi due giorni avevamo visto dieci, undici, quattordici case. A Nada non ne era piaciuta nessuna. Adesso ci trascinavamo per questa casa, che non era n pi n meno notevole delle altre, e mio padre scuoteva la cenere del sigaro sul pavimento lucido, pulito dalla cameriera. Notai come lanciava occhiate a Nada, al suo volto inespressivo e a quei suoi occhiali da sole orlati di nero, che dovevano infastidire mio padre tanto quanto infastidivano me. Volevo strapparglieli e spezzarli in due e dire: Ti decidi a guardarmi, adesso?. Poi sul volto di mio padre apparve un'espressione sgretolata, sfuggente, scaltra, e disse esitante al signor Hansom: Direbbe, ehm, che questo prezzo sia gonfiato?.
Gonfiato? rispose il signor Hansom, mite e oltremodo sorpreso. Be', no di certo. Gonfiato? Questa meravigliosa propriet?
Mio padre non parlava mai di questioni di soldi in modo cos brusco, subdolo, e mia madre si volt allarmata. Lo fiss. Poteva diventare pallida come cera, le labbra arricciate in un'espressione fintamente scandalizzata; qualunque accenno al denaro la imbarazzava e indignava. Si tolse gli occhiali da sole e li tenne nelle mani inguantate, in attesa.
Gonfiato, signor Everett? Certo che no diceva ora il signor Hansom con maggior sicurezza, come se, dopo aver brancolato, avesse ritrovato il filo giusto. La casa su Windsor Crescent, che abbiamo appena visto, per settantamila dollari non pu essere minimamente paragonata a questa, neanche minimamente...
Hm... hm-hmm disse mio padre. Che cos' questo odore? Questo odore di muffa?
Quale odore di muffa?
Signor Hansom disse Nada mio marito non fa sul serio. La sta mettendo alla prova.
Tesoro, ottantamila dollari sono un sacco di soldi disse mio padre. Stava usando il suo tono di voce piatto, serio, da-marito-a-moglie, che irritava sempre Nada. Ci sono questioni che non ho discusso con te, questioni di natura personale che riguardano la mia promozione e... ovviamente... queste cose sono precarie nell'economia attuale. E mi fece l'occhiolino da sopra la spalla irrigidita di Nada. Io mi voltai, imbarazzato da entrambi e umiliato per quell'occhiolino, che lui aveva fatto solo per divertimento.
Nada si scost. And alla porta di una stanza e l rimase, sdegnata. O forse credeva di dover essere sdegnata e stava aspettando che le salisse la rabbia. Le spalle sotto il bel tessuto nero del cappotto, oppresse dal sottile colletto di visone, si fecero dritte e giovanili per la collera.
L'economia  subdola, mio padre stava facendo un predicozzo al signor Hansom con fiorito, esagerato cameratismo. Le cose vanno su e gi e oscillano. Il prezzo di ogni cosa fluttua. Oggi  qui e domani  sparito, no? Vero, Dickie? Al mio ragazzo qui, insegnano questo genere di cose a scuola. Che gliene pare, ragazzini che studiano economia, finanza? Lui studia anche francese. Parla francese come un madrelingua, ci crederebbe?
Elwood disse Nada a bassa voce.
Tesoro, s? Stavi dicendo qualcosa?
Lei sbatteva rapidamente le palpebre. Forse piangeva quelle che fra loro equivalevano a lacrime. Chiss! Odiavo mio padre per averla messa in imbarazzo e per averla trascinata in giro in quel modo. Era come un animale spinto in un recinto, intercettato prima da un lato e poi dall'altro, contuso, ammaccato e respinto implacabilmente in una trappola, ma come ogni animale poteva scartare d'improvviso e regalare a tutti noi un veloce morso.
Sta' zitto, stupido figlio di puttana! Tu, logorroico, volgare figlio di puttana sibil lei.
Tashya, cos davanti a tutti? esclam mio padre. Le borse sotto gli occhi si abbassarono tristemente. Il sigaro si inclin verso il basso. La bocca era una spessa riga grassa, solo una riga, ma anch'essa rivelava quanto si sentisse sgomento bench - e questo  il paradosso - fosse proprio quello che voleva lui.
Il signor Hansom, impreparato, inspir bruscamente e non seppe fare altro che fissare Nada, e io abbozzai un sorrisetto cercando di incrociare il suo sguardo in modo che sapesse che non c'era niente di insolito, oh, non si preoccupi, niente di insolito! Era normale, quotidiano! Per piacere, cerchi di capire, signor Hansom! Ma con Nada nei paraggi non guardavano mai me, sia gli uomini che le donne, intere folle e orde che non guardavano molto neanche mio padre, noi due maschi relegati in un angolo a osservare Nada che eseguiva il suo numero come una bambola di stracci ispirata da un meccanismo a molla, ticchettando attraverso lacrime e collera e spossatezza.
Oh, mi umili! Non sai niente, sei ignorante, sei volgare... tu e la tua maledetta promozione! E, comunque, chi diavolo ci voleva venire qui! Perch dobbiamo trasferirci?
Io non ti capisco, mi attacchi per la mia prudenza... s, la mia prudenza disse mio padre, agitando il sigaro dappertutto. Il signor Hansom qui  un uomo di mondo. Lui capisce la precariet delle promozioni, gli affari...
Senti, io voglio questa casa. Questa casa disse Nada.
E questa  una citt eccellente. Mio zio Edmund ha vissuto qui tutta la vita; ha partecipato al rinascimento culturale della citt e ha aiutato la biblioteca qui di Fernwood. Oh, s, Natashya, sempre che tu riconosca a qualcuno della mia famiglia tali poteri! Oh, s, Natashya! Volgare? Stupido? Sono un figlio di puttana? E se lo sono, perch la cosa ti disturba tanto dopo tutti questi anni? Non disturba nessun altro, quindi perch te s? Perch te s? Si volt a cercarmi, mi trov e mi scart. Disturba mio figlio, nostro figlio? No. I nostri amici? No, no! I miei genitori, i miei amici, mio figlio, i miei colleghi? Le persone che mi pagano? No! Mi amano per quello che sono, e io sono uno stupido figlio di puttana, s, forse abbiamo guardato diciotto case in due giorni, e io sono uno stupido, volgare figlio di puttana, s, ma tu, Natashya, che cosa sei? Lasci che glielo dica, signor Hansom. Mia moglie  un'intellettuale. Una scrittrice. Ah, s, s! Una famosa scrittrice...
Cristo santo sbuff Nada.
... una scrittrice minore ma famosa, ha presente il tipo. Valgono qualcosa solo se sono minori. Quelli di cui noi abbiamo sentito parlare, lei e io, signor Hansom, se ne abbiamo sentito parlare allora per gli intellettuali sono gi irrilevanti, finiti, solo robaccia! Robaccia! Tutto quello che sappiamo o leggiamo - e siamo andati all'universit anche noi, no, signor Hansom? - tutto quello che sappiamo  robaccia solo perch lo sappiamo, giusto? Solo i minori, gli sconosciuti sono dotati di talento. Sono minori e famosi e fra loro mia moglie  importante...
Sta' zitto! Ho detto che voglio questa casa.
Il suo vocabolario indica...
Indica merda. Ho detto che voglio questa casa grid Nada. Lei, tiri fuori le carte, quel caspita che le serve, e ce lo scriva! Offriamo settantottomila, perch voglio questa casa, maledizione, lui pu anche andare avanti a parlare tutta la notte ma la vogliamo lo stesso. Non abbastanza soldi, eh! Pu andare a vivere nella sauna e blaterare con se stesso, chi lo ascolta?
Il signor Hansom sorrideva tremante ora all'una ora all'altro.
Natashya, dimentichi le buone maniere disse mio padre, agitando un dito.
Non agitarmi quel tuo osceno... dito in faccia sibil Nada.
Questo sar il nostro nuovo quartiere, il nuovo ambiente di Dickie. Deve integrarsi ed essere felice con i suoi amici...
Si chiama Richard. Richard, non Dickie. Richard disse Nada. Mi fiss. Richard, va' nell'altra stanza. Che stanza  quella?
Una biblioteca. No, un solarium disse il signor Hansom, allarmato. Quale intende?
Va' l dentro, togliti dai piedi. Queste cose non ti riguardano mi disse Nada.
Quindi fu cos che comprammo la casa e mio padre ottenne quello che voleva. Era uno stupido figlio di puttana intelligente, mio padre.

4.

E cos venimmo a Fernwood, un remoto sobborgo di una famosa citt americana, e ci trasferimmo in una casa che era troppo grande per noi, ma non importa, dovevamo pur vivere da qualche parte. I nostri mobili e le nostre cose furono trasportati dall'altra casa (a Brookfield, il sobborgo di un'altra famosa citt), e quando ci raggiunsero dopo le centinaia di miglia di autostrade invernali avevo gi furtivamente scoperto, e Nada ce lo annunci una mattina, rabbiosamente, che nella strada accanto c'era una famiglia di Brookfield, che a quanto pareva si era trasferita contemporaneamente a noi; e a neanche un miglio di distanza c'era la stessa casa in cui avevamo abitato negli ultimi tre anni a Brookfield, qui presente a Fernwood come un miracolo; e il club venatorio era lo stesso club venatorio di Brookfield, solo che c'era scritto Valley prima del nome e aveva chiaramente venduto i propri terreni, i sentieri per cavalli e tutto quanto a un'impresa edile; e, cosa peggiore di tutte, a soltanto due case di distanza da noi c'era Edward Griggs o qualcuno che sembrava proprio Edward Griggs, un uomo che a Brookfield era stato una specie di buon partito sociale. Commerciava in costosi oggetti d'antiquariato e in soggiorno aveva la vasca da bagno di latta di Emerson (cos stretta che non potevi fare a meno di stupirti della corporatura di Emerson) e due tavoli in stile reggenza che avevano fatto parte della collezione della duchessa di Kent, del valore di 19 000 e 23 000 dollari.
Ma mio padre disse lentamente: Non pu essere Griggs, tesoro. Come avrebbe potuto trasferirsi qui cos in fretta?.
 Griggs disse Nada.
Ne dubito disse mio padre.
Una sera dopo cena andammo tutti a fare un giretto. Quelle prime settimane in una nuova casa (traslocavamo sempre) ci riunivano, Nada, mio padre e me, una famiglia felice anche se dovevamo avere l'aspetto di tre estranei che si erano incontrati per caso durante una passeggiata e che stavano aspettando la prima occasione per allontanarsi gli uni dagli altri. (Un mio compagno di classe di Brookfield, sveglio e impertinente, dopo aver osservato la famiglia Everett a passeggio mi aveva detto che sembravamo cos.) A volte durante questi giretti la mano inguantata di Nada mi cadeva sulla spalla o mi toccava i capelli e mio padre poteva darmi un colpetto sulla schiena come per spronarmi, tutti e due forse usandomi per mostrare che dopotutto avevano qualcosa in comune. Ma mi amavano, ovviamente. Penso che mi amassero. Sarebbe troppo patetico se scrivessi che ho spostato questi dubbi avanti e indietro nel mio cervello finch il mio cervello  diventato come un setaccio? Come un setaccio?  patetico o ridicolo, che effetto ha su un lettore normale? Comunque passammo davanti alla casa dove si presumeva abitasse Griggs. Era un affare baronale in stile georgiano, anche meglio dell'altra sua casa, mostruosamente grande perfino per questa strada. Aveva l'aspetto neutro, dignitoso, folle delle case private usate segretamente come ospedali.
Pensi che abbia portato la moglie cos presto? disse Nada.
Tesoro, che cosa dovrebbe fare Griggs a Fernwood?
E la cuoca, quell'orribile cuoca? No, deve averla lasciata l. Nada aveva uno sguardo teso, bianco, afflitto, come se stesse guardando in un incubo ma non riuscisse a decifrarne i terrori. Perch queste persone continuano a seguirci dappertutto, Elwood?
Sono certo che non ci abbia seguito nessuno, cara. Quest'uomo probabilmente somiglia a Griggs, tutto qua. E mio padre mi diede una pacca sulla schiena. Che ne pensi, giovanotto? Eh? Un po' improbabile, no?
Continuammo a camminare e loro discussero senza interesse per un po', poi il discorso si dissip con una nuova corrente di vento freddo e la vista della Rolls-Royce di un nuovo vicino, un veicolo argentato guidato troppo velocemente da un vecchio che non ci rivolse uno sguardo. Mio padre ammirava le Rolls-Royce con il generoso abbandono di un uomo d'affari americano che non batte ciglio nel vedere un'industria straniera favorita. Nada non era sicura... forse una Rolls-Royce era pretenziosa? Sono buone macchine, solide, stabili diceva mio padre.
Ero scosso dal freddo ma non volevo farlo sapere. Mio padre era sempre sano, un vero orso, con i nervi sepolti sotto strati di grasso e muscoli, al sicuro. Nada si lamentava di mal di testa e debolezza, ma anche lei era sana come un cavallo e di certo aveva l'appetito di un cavallo anche se non avreste mai osato dirglielo, neanche per scherzo. (Le piaceva spaventarci con storie confuse sulla nonna russa, che era morta all'improvviso in perfetta salute all'et di quarant'anni.) Mio padre fece scivolare il braccio intorno alle spalle di Nada per scaldarla, mentre io battevo i denti e camminavo un po' avanti rispetto a loro, come farebbe probabilmente un bambino normale. Oppure un bambino normale direbbe che sta congelando e chiederebbe di essere portato a casa? Non volendo deluderli, soffrivo tantissimo.
Ah, che bell'aria invernale! sospir Nada.
Ottima per i polmoni dichiar mio padre.
In simili occasioni, a disagio com'ero, mi piaceva pensare di possedere i miei genitori. Erano miei. Sembrava che li stessi guidando come al guinzaglio, anche se quando volevano tornare indietro mio padre allungava semplicemente una mano e mi dava un colpetto. Ma in queste occasioni avevo la meravigliosa illusione che mi appartenessero, Nada e mio padre, e che sotto la mia guida appartenessero l'una all'altro, che fossero innamorati. Li spiavo moltissimo, sapete. Ve ne parler: anni di spionaggio angoscioso, colpevole. Dovevo spiarli, come altro avrei potuto sapere che cos'era la vita, o chi erano loro, i miei genitori, cos'erano? Quindi li spiavo e imparavo e classificavo, calcolavo, speculavo. Ma in queste occasioni speciali, quando eravamo insieme, pensavo di aver in qualche modo, magicamente, catturato un uomo e una donna di un altro paese, stranieri ed esotici e che non parlavano correttamente la mia lingua, domati dal mio potere e amore e che camminavano ubbidienti dietro di me, robusti e aggraziati come cavalli. Dei bellissimi cavalli! Questi erano i miei veri genitori. Gli altri - l'insoddisfatta Natashya Romanov, scrittrice minore, e il piagnucoloso, costernato dirigente Elwood Everett - non erano altro che i miei crudeli patrigno e matrigna.
S, li amavo. Amavo soprattutto lei. Era orribile.

5.

E chi erano i loro genitori? Be', quelli di Nada erano un mistero. Parlava di loro in modo vago e con un certo imbarazzo: migrs, certo, ma oscuramente e remotamente minacciosi. Avevano avuto su di lei un minimo di potere nella loro nuova vita, diceva Nada alla gente. Tutti erano sconcertati dalla scelta di quella parola, potere, e anche io ne ero sconcertato. Ma non si riusciva a cavarle molto. Siccome era una scrittrice, presumibilmente sceglieva le parole con cura, tuttavia potere non aveva molto senso. I suoi genitori erano nobili in esilio, forse, che morivano di crepacuore in un paese volgare, straniero. Ricordo qualcosa riguardo a un albergo di New York dove c'erano altri russi, intrighi oscuri, futilit. Lei alludeva al fatto che il padre non fosse proprio ammirevole, forse squilibrato, che la madre fosse rimasta abbattuta dal grande viaggio e che lei, Natashya, figlia unica, fosse nata nello squallore e lo avesse sperimentato. Quindi minacciava mio padre che avrebbe potuto lasciarlo e tornarvi in ogni momento.
E i genitori di mio padre? Potreste quasi indovinarlo. Erano ricchi. S, potreste indovinarlo dall'oscillazione di mio padre tra modi magnifici e bestiali, dai centimetri di pelle villosa esposta quando accavallava le gambe, dal modo in cui assaggiava e scartava i cioccolatini, le arachidi tostate, gli antipasti sia caldi sia freddi, dal modo in cui parlava degli amici con ansiosa condiscendenza ( solo un dottore ma...,  solo con KRH ma...), dal modo in cui ci comandava a bacchetta anche quando non lo stavamo ascoltando, dal modo in cui dava la mancia ai camerieri e alle cameriere, ai portieri e alle portiere, ai baristi, alle bariste, ai fattorini, giovani e adulti, a tutti quelli in uniforme, con un sorriso felice, speranzoso, come un cane impaziente di essere accarezzato. Ah, padre! Mentre scrivo  ancora vivo e di certo vivr una vita lunga e di successo. Bene! Meraviglioso! E mi amava, s. Amava Nada e me, ed  questo che ci ha rovinati, il suo esagerato, stupido amore per Nada.
Ma stavo parlando della sua famiglia. Erano di Philadelphia. Suo padre era rimasto ucciso all'et di cinquantadue anni pilotando un aereo, ubriaco, stando a quel che si dice mentre infastidiva il pascolo di cavalli da sella di un amico. L'aereo si schiant al culmine di un'ardita picchiata e i cavalli scapparono in tutte le direzioni, tremando di terrore. Riesco a immaginare quei cavalli, le bocche schiumanti e i fianchi ansanti, ma non riesco a immaginare l'aereo in fiamme e l'uomo bloccato all'interno. La mia mente sussulta a una tale idea. Ma questo era mio nonno e questa era la situazione. Mia nonna era una signora gentile e sorda che sembrava non sapere mai chi fossi. Un Natale volammo a Chestnut Hill e arrivammo appena in tempo per la cena. Dovetti sopportare un lungo, lunghissimo pasto, e alla fine la nonna chiese a mio padre di portarla fuori a pattinare sul ghiaccio, era una serata cos bella. Mio padre rideva rumorosamente e scherzava con lei, inventandosi delle scuse mentre tutti sorridevano servizievolmente, e la vecchietta alla fine dichiar alla tavolata:  sempre stato una tale mammoletta, questo Elwood. E chi fu il pi scioccato di tutti? - dopo di me, ovviamente, dato che non avevo mai pensato a mio padre come a un fiore di alcun tipo - Nada, naturalmente.
Mio padre aveva due fratelli e, come lui, anche loro avevano lasciato Philadelphia e vi tornavano di rado. Avevo uno zio in Italia, i cui affari erano legati a una compagnia di forniture mediche e che era costantemente sul punto di subire un'irruzione della polizia; e un altro zio che, proprio come mio padre, veniva sempre promosso e apprezzato da altre societ, trasferito e rubato e spostato avanti e indietro per il paese come se fosse un gioiello prezioso. I due fratelli si incontravano raramente, anche se una volta si imbatterono l'uno nell'altro nella sala d'aspetto degli uomini del Midway Airport. Uno stava andando a una riunione del consiglio a Boston, l'altro stava andando a Los Angeles. Non mi ricordo chi facesse cosa. E penso che si siano incontrati anche un'altra volta, quando mio padre stava cercando Nada e si present a casa di vari parenti, sgradito e sempre ubriaco, pretendendo informazioni; ma forse questo fratello non era a casa quando mio padre arriv.
Mio padre non si era laureato ma aveva lasciato dopo il secondo anno (per non aprire mai pi un libro a meno che non fosse un tascabile lasciato sul sedile di un aereo) e si era arruolato; si comport bene, fu congedato e assunto in una piccola ditta del Rhode Island che fabbricava ornamenti di plastica per alberi di Natale, e riusc cos bene nelle vendite che fu preso al volo da un'azienda che commerciava in carta assorbente, tubi di cartone e cartone ondulato. La sua stella si innalz con una tale rapidit che saltava dai fabbricanti di bulloni ai fabbricanti di intimo fino a un breve intervallo con una ditta di massima sicurezza che faceva, scopertamente, bombardieri giocattolo per bambini; da l a posizioni di vicepresidente in compagnie di cinture di sicurezza, compagnie di cestini per la carta straccia, certe compagnie di tendaggi, certe compagnie di acciaio e cos via fino al presente. Pensare a tutto questo mi strema. Io non ho mai avuto un lavoro in vita mia e mai l'avr, ma mio padre ha avuto innumerevoli lavori. Forse ne ha avuti cos tanti, ha fatto cos tanto, perch avvertiva che il suo unico figlio non avrebbe combinato nulla. Ma mio padre in realt non avvertiva niente. Non si preoccupava di capire le emozioni o le cose immateriali. Il suo QI, vi interesser sapere, era solo 120. Come si spiega il successo, allora? (Mentre scrivo,  presidente della Crescent Steel.) Buoni succhi gastrici, credo, e un acuto apparato per l'equilibrio nel suo orecchio interno. Uno dei fastidiosi amici di Nada, uno psichiatra di nome Melin, dichiar in mia presenza (ero dietro a un divano) che i successi di mio padre negli affari erano dovuti a una ghiandola non pi lunga di due centimetri e mezzo alla base del midollo spinale, ma pu darsi che scherzasse. A quel bastardo di Melin piaceva scherzare.
Che cos'altro vorreste sapere di mio padre? Lo voglio descrivere qui, cos quando lo vedrete, nelle pagine seguenti, saprete chi  anche se si comporter in modo strano. La maggior parte dei romanzi, che sono finzione e perci limitati, devono costruire i personaggi lentamente e non osano permettere loro di essere eccentrici o sorprendenti a meno che non sia tutto pianificato; ma le mie memorie trattano di persone reali, che sono gi vive e che vivono in maniera alquanto ordinaria ma che per questo possono fare cose che non sembrano nel loro personaggio: un gentiluomo che  anche un figlio di puttana, un idiota che  anche scaltro ecc. Il giro vita di mio padre si afflosciava nonostante il golf e i bagni di vapore e lui era troppo vanitoso per portare gli occhiali, perci quando leggeva doveva tenere il giornale leggermente di lato (anche se non leggeva molto), e amava le partite di wrestling in televisione e gli piacevano le bistecche con la salsa di funghi, le bistecche con l'aglio, le bistecche sui taglieri, le bistecche infilzate fino al loro cuore sanguinolento su spiedi d'argento, patate in un unico modo (in pur) e un bel po' di pane molle a buon mercato, e cetriolini sottaceto dolci, orribilmente dolci... piccoli cetrioli in miniatura che mangiava a manciate, masticandoli e maciullandoli con i suoi dentoni. E lo scotch. Troppo scotch. I suoi vestiti erano costosi perch non aveva idea che fossero disponibili vestiti pi economici, ma su di lui avevano l'aria di essere stati indossati su un volo notturno proveniente da Calcutta o Tokyo. Con i suoi allegri, tristi occhi castani, sempre un po' gonfi, aveva l'aspetto di un elfo enfiato, di un uomo che  rimasto sveglio tutta la notte, coricatosi nei suoi sgualciti abiti da barbone. Tra l'altro, ho una foto di lui fatta a Tokyo.  in piedi con le braccia piegate a imitazione della grande statua del Buddha che  dietro di lui, in lontananza; sia lui sia il Buddha sembrano ubriachi, anche se il Buddha non ha l'aria cos sgualcita come mio padre. Il retro della fotografia  scribacchiato in giapponese, e il segreto del messaggio  stato da tempo dimenticato da mio padre. (Ho un cassetto pieno di fotografie e di altra robaccia sentimentale che mi sono portato dietro dalla mia vita da bambino, la mia vita vivente. Le esaminer in un capitolo successivo e le commenter, soprattutto quelle di Nada. Ma come hanno gi iniziato a sembrare strane queste persone, soprattutto io!)
La cosa pi curiosa di tutte era che, bench amassi mio padre, non volevo davvero credere che fosse mio padre. Per tutta la vita ho avuto visioni di un altro uomo, il mio vero padre, e per quanto potesse apparire nel corpo del padre con cui ero bloccato, la sua voce, la sua personalit e la sua anima erano completamente diverse. Per esempio, mio padre era sempre contento. Che cosa potete fare con un padre che  sempre - quasi sempre - contento? Era contento di sopportare i rozzi amici intellettuali di Nada, era contento di me quando lo deludevo come figlio (quando partecipai a una selezione per la squadra di baseball del sesto anno alla scuola per ragazzi Wells Lorraine mi si ruppero gli occhiali nei primi quindici minuti), era contento quando tutti intorno a lui erano infelici, col cattivo tempo, i cali del mercato azionario, le emergenze nazionali. Ascoltatelo entrare in una stanza, portandosi il suo drink, e dichiarare con forte voce nostalgica: A cosa serve, eh? A cosa potr mai servire? Fai del tuo meglio e muori com' successo ad Arnold. Mio Dio, che peccato. Che peccato. Aveva quanto? Solo quarantacinque anni? Quando penso a quanto aveva da offrire! Quanto aveva da dare quell'uomo! Giusto? Sapete... be', voglio dire... voglio dire tutto il potenziale che quell'uomo aveva da dare,  davvero un peccato. E poi scuoteva lentamente il suo testone e si fissava la punta della scarpa e, dopo un momento filosofico in cui faceva tintinnare il ghiaccio, cominciava ad annuire, come se stesse risalendo dal fondo di un tetro mare di dolore. E le spalle facevano il tentativo di raddrizzarsi, una forse un po' pi alta dell'altra, e quando finalmente si portava il bicchiere alle labbra ne era uscito. Ma voi sapete che la vita deve continuare e nessuno lo capiva meglio di Arnold. Se c'era qualcuno che lo sapeva, era lui. Penso... penso, forse sono pazzo, ma penso che dobbiamo andare avanti per lui, dobbiamo coltivare il suo ricordo, vedete, e continuare a pensare a lui mentre continuiamo a vivere. Avrebbe voluto cos. Non  vero? S, quell'uomo avrebbe insistito che noi fossimo felici proprio ora a dispetto di quanto ci sentiamo tristi perch la vita deve andar avanti e nessuno lo sapeva meglio di Arnold...
(Avevo l'abitudine di spiare sempre i loro cocktail party.)
Ma nondimeno, per quanto lo conoscessi cos bene, per qualche motivo non pensavo che fosse il mio vero padre. Pensavo che da qualche parte dietro le quinte ci potesse essere un altro padre in attesa e che al cocktail party successivo, se avessi ascoltato con attenzione e mi fossi avvicinato furtivamente il pi possibile, avrei potuto sentire la voce forte, dura, perfino brutale del mio vero padre.

6.

Sulla strada del ritorno dalla passeggiata, camminando controvento, stavamo passando davanti alla casa dove Nada credeva vivesse Edward Griggs quando l'uomo in persona svolt nel vialetto. Guidava una macchina che non riconobbi. Nada afferr il polso di mio padre in quel suo modo pressante, melodrammatico e disse: Che cosa ti ho detto? Guarda!. Stavamo bloccando il vialetto e il gentiluomo nella macchina ci fece un cenno e sorrise incerto. Mio padre, un po' confuso, annu energicamente e gli sorrise in risposta. Ma non si tolse di mezzo, cos l'uomo nella macchina - devo chiamarlo Griggs? - rimase seduto per un momento senza muoversi. Il suo sorriso gradualmente si affievol.
Finalmente fece l'unica cosa possibile: abbass il finestrino e mise fuori testa e spalle. Mio padre lo avvicin con un passo pi elastico del solito. Nada non si mosse.
Credo che siate i nostri nuovi vicini. Appena trasferiti, giusto? disse l'uomo.
S, appena trasferiti esclam mio padre allegramente.
Questo era il momento giusto per ammettere di conoscersi o di indovinare le rispettive identit ma, per qualche strana ragione, non fecero altro che fissarsi a vicenda in modo preoccupato.
Bella casa, la vostra disse l'uomo.
Bella, molto bella! Bel vicinato, anche disse mio padre. Bella citt!
S,  bella disse l'uomo lentamente. Stava guardando mio padre in modo perplesso, riluttante. L'ho sempre pensato, nel breve tempo in cui ho vissuto qui a Fernwood.
Questa  Fernwood? disse mio padre. Ma si riprese subito, rise, arross e si lanci in un altro discorso entusiastico. Anche noi ci siamo appena trasferiti, ma ovviamente lei lo sa, ahah! L'ha appena detto, o l'ho fatto io? No, lei ha detto che lei  qui solo da poco tempo. Noi siamo qui da una settimana. Da quanto tempo vive qui?
Da circa una settimana.
L'uomo che poteva essere Griggs cercava di non guardare Nada, che lo stava fissando cupamente. Passarono alcuni secondi di imbarazzo. Io mi spostai a passo pesante sul marciapiede, facendo cadere il mio peso prima su un piede poi sull'altro. Nada mi mise le braccia intorno e mi baci l'orecchio. Povero bambino, qui a congelare mentre quell'idiota nella macchina fa finta di non riconoscerci. Che stupido! E quell'idiota ancora pi grande che fa finta di non riconoscere lui.
Qualche volta dovremmo proprio trovarci disse mio padre.
 un'idea eccellente disse l'uomo. Sorrise tremante a mio padre, come se lui rappresentasse qualcosa di terrificante che non voleva riconoscere. O forse non riusciva a credere che mio padre fosse davvero l, Elwood Everett in persona. Pensavo che fosse strano che non si fossero presentati e stretti la mano, come fanno di solito gli adulti, come se alla fine avessero incontrato l'unica persona al mondo che desideravano ardentemente incontrare. Mio padre e quest'uomo non si comportavano nel solito modo ed essere cos maleducati li metteva a disagio. Mio padre chiacchierava nervosamente della buona aria salubre, dello stato dell'economia, delle condizioni sciistiche da qualche parte, finch Nada mi disse di andare a prenderlo. Cos andai e lo tirai per una manica. L'uomo nell'automobile - nemmeno io ero pi sicuro se fosse Griggs o no - dovette guardarmi e i suoi occhi si spostarono su di me con riluttanza. Mi sembr di scorgere uno sguardo di muto, inquieto riconoscimento, ma si affievol subito.
Mio figlio Dickie disse mio padre.
S, Dickie. Richard.
Lo conosce? esclam mio padre.
I due adulti si guardarono con le facce arrossite. Ci fu un momento in cui avrebbero potuto chiedersi se si fossero conosciuti in un'altra vita, solo una settimana prima, ma il momento pass e loro rimasero testardi e infelici in silenzio. Non riuscivano a pensare a niente da dire.
Alla fine Nada disse: Elwood, vieni? Dobbiamo andare a casa.
La moglie mi chiama disse mio padre con un sorrisetto veloce.
L'uomo alz le sopracciglia con finta espressione formale di sorpresa e vide Nada, che era a pochi passi da lui, come se prima non l'avesse proprio notata. Fece un leggero inchino con la testa che Nada non ricambi.
Lei e io eravamo a met strada verso casa quando mio padre ci raggiunse.
Allora? disse mio padre.
Era lui o no? chiesi io.
Era lui? disse mio padre.
Nada non disse niente.
Allora? Che cosa ha dimostrato questo? Mi ha riconosciuto? L'ho riconosciuto? disse mio padre.
Io penso che fosse lui dissi io.
Come potresti saperlo? esclam mio padre con una finta risata calorosa. Tu non conosci Griggs. Saresti l'ultima persona a riconoscerlo.
Io penso che fosse lui.
Ma non mi ha riconosciuto.
S che ti ha riconosciuto.
No, non l'ha fatto.
Invece s.
Nada sbuff. Quel bastardo era terrorizzato di vederci proprio come lo eravamo noi di vedere lui. Nessuno di noi riuscir mai a scappare.
No, non penso che fosse lui disse mio padre.
Io penso proprio di s disse Nada.

7.

Fernwood era una costosa, innocente cittadina, ma fu l che cominciarono tutti i miei problemi. Fu a Fernwood che cominciai a disintegrarmi come bambino. Voi che siete sopravvissuti all'infanzia non vi ricordate pi com'era. Pensate che i bambini siano creature integre, semplici e che se li divideste in due con una comoda accetta, dentro ci sarebbe tutta un'unica sostanza, di caramella dura. Ma non  tanto caramella dura quanto disperata lava ribollente di cose di ogni genere, un tumulto, un pasticcio. E una volta che il bambino comincia a pensare a questo pasticcio comincia a disintegrarsi come bambino e si trasforma in qualcos'altro: un adulto, un animale. Sembro troppo scrupoloso e perspicace? Troppo intenso? Certo che sono intenso, s. Anche scrupoloso, perch chi altro starebbe a faticare sulla sua macchina da scrivere (se solo potessi permettermene una elettrica!), stillando lardoso sudore sui tasti, per non ottenere alcuna ricompensa? E perspicace, assolutamente s. Perspicace. In un altro capitolo vi racconter del mio QI in modo da rafforzare la vostra fede in me.
Quindi  a Fernwood che tutto cominci. Acceler. Qualunque lettore potrebbe dire, tuttavia, che i semi erano stati piantati molto prima. Per esempio:

8. IL MIO PRIMO RICORDO.

Sono un bambino piccolo, forse un neonato. Sono un esserino caldo e confortevole in un soffice completo di lana, avvolto in una coperta. Sono seduto su una sedia a dondolo proprio della mia misura e Nada (mi ha insegnato a chiamarla Na-da prima di qualsiasi altra parola) mi sta leggendo qualcosa. Non so che cosa mi stia leggendo. Non capisco le parole, ma sono meravigliose, come la musica. La copertina del suo libro  lucida e la luce proveniente dal tavolo vicino al letto la colpisce, facendo brillare la copertina in modo tale che non vedo quale disegno c' sopra: forse il disegno del coniglio in salopette. Nada sta leggendo con voce rapida, entusiastica. Qui con lei sono contento perch non la vedo da un po', questa persona calda, morbida con i capelli scuri sciolti sulle spalle; quando Nada se ne va da qualche parte, si prende cura di me una persona con la pelle scura scura e un completo bianco, che mi spinge per interminabili camminate al sole o mi fa miseramente sedere al sole mentre chiacchiera stridula con altre donne dalla pelle scura in completi bianchi, gialli o azzurri.
Ma ora Nada  tornata e vedo che mi ama. Mi sta leggendo una storia. Mentre legge i suoi occhi continuano a balzare in su e dietro di me, come se stesse aspettando qualcosa. Indossa una camicia da notte rosa proprio come la mia, lo stesso colore, con un nastro di seta legato in gola. Sopra ha una vestaglia a fiori. Com' bella Nada con i capelli sciolti e il viso splendente, liscio, e all'improvviso fuori c' un rumore. Sulle scale. I suoi occhi si sollevano ardenti dal libro e riflettono la luce come fa la copertina, e le parole si fermano di botto, e fuori c' un rumore sordo di piedi che corrono e un tonfo improvviso pi forte e il suono di legno che si scheggia, e Nada e io alziamo entrambi lo sguardo e vediamo uno sconosciuto che si butta sulla porta, la porta vola all'indietro e sbatte contro il muro, e l'esplosione di un lampo di luce accecante, e poi tutto  di nuovo immobile e l, dietro di lui, c' mio padre.
Lo sconosciuto ha uno strumento nero con sopra una lampadina. Si ferma e ci fissa. Mio padre, che entra nella stanza lentamente attraversando la porta in frantumi, ci fissa. Mio padre indossa un cappotto sporco ed  bagnato. Anche lo sconosciuto  bagnato. Questo perch fuori sta piovendo. L'uomo controlla qualcosa con il suo strumento e si gira e si precipita fuori, andando a sbattere contro mio padre. Mio padre l'afferra in una specie di abbraccio e lo solleva di lato, senza guardarlo, e l'uomo se ne va. Mio padre sta ancora fissando noi. Sta fissando Nada. Non sento che cosa si stanno dicendo in questo silenzio, ma la stanza  piena delle loro urla e delle loro grida di odio e rabbia e trionfo. La stanza ne  piena, e io potrei annegare nel suo silenzio.*

9.

Un dettaglio su qualcuno della famiglia di Nada, uno zio o un lontano cugino eccentrico: si suicid mangiando troppo. Decise di uccidersi mandando cibo gi per la gola, nel suo stomaco strapieno, mangiando una stanza piena di cibo. Che uomo ammirevole! Riesco quasi a vederlo, voi no? Espressione filosofica, naso aquilino, una lugubre versione maschile di Nada, persa nelle tenebre in cui anche lei ogni tanto cadeva e, incapace di uscirne di nuovo, decisa a commettere questo suicidio semi-serio. La parola commettere necessita di una certa quantit di assennata considerazione, e mi  sempre sembrato idiota che un pazzo possa commettere un omicidio o a dire il vero qualunque altra cosa. Lo fa, questo  tutto. O meglio, l'omicidio viene compiuto in qualche modo, con o senza la sua volont. Ma quando vi predisponete a commettere un crimine, lo fate con i talloni che si staccano dal terreno per l'esultanza, le cellule cerebrali che vorticano e scoppiettano di energia e, penso, una certa aria di magnanimit nei confronti del mondo. Dopotutto, lo state lasciando. Che uccidiate voi stessi o qualcun altro state lasciando il mondo e se qualcuno dei miei lettori soccombe all'affascinante musica che cos crudelmente ha assordato me, sapr esattamente che cosa intendo. Il resto di voi non  nella posizione di poter giudicare.
Quindi quest'uomo si suicid mangiando. Pi di una volta avevo sentito Nada raccontare questo raccapricciante aneddoto, ma mai in presenza di mio padre. Una volta lo raccont a un suo buon amico, un uomo con una rada barba biondo-rossiccia che continu a fissare il pavimento e a respirare aspramente nella barba mostrando comprensione. Continuava a dire S, s mentre lei raccontava la storia di questo suo zio o cugino (non ricordo cosa fosse) che si chiuse in camera e mangi fino a far scoppiare il rivestimento dello stomaco. Mor in agonia? Non mi piace pensarci. Mi piace pensare a quel momento supremo in cui apr un varco nelle mura viscide, resistenti del suo stesso stomaco ed entr subito nell'eternit; non mi piace pensare ai dettagli minori. Lo fece, disse Nada, per privare della dignit la sua famiglia e per prendere in giro il modo in cui si ingozzavano. Erano tali crapuloni - rideva - e dovettero andarsene da quella citt per la vergogna, anche se per quanto ne sapesse non smisero di essere crapuloni. Dietro tutto il suo misterioso, melodrammatico disprezzo era orgogliosa di quella sua famiglia.
In coloro che l'ascoltavano, e in me, l'aneddoto ispirava sempre una strana invidia insieme alla naturale ammirazione. Sospetto che siamo tutti molto sospettosi e invidiosi di quelli che si suicidano, ansiosi di dimostrare che  stato da vigliacchi o indolore, che saremmo in grado di fare di meglio, e anzi lo faremo, aspettate e vedrete.

10.

E cos arrivammo a Fernwood, la citt della mia disintegrazione. L dissi addio a me stesso bambino. Devo prendermi la briga di descrivere Fernwood, oppure potete immaginarla? Fernwood e Brookfield e Cedar Grove e Charlotte Pointe sono sempre i sobborghi pi in periferia, ma non confondetevi pensando che siano i pi recenti. No, sono i pi vecchi. Sono la campagna, dov'erano state costruite le case di campagna del passato per i ricchi della citt, distante molte miglia in carrozza. Ora, ovviamente, tra questi sobborghi e la citt ci sono quei nuovi assurdi paesi e villaggi, una fila dopo l'altra di case pulite, rispettabili e un labirinto dopo l'altro di complessi urbani di mattoni giallognoli, tutti troppo cari e senza alberi, i quartieri poveri di domani. Che vadano in malora. La campagna era dove mio padre ci portava sempre, sicuro dei suoi istinti e ancora pi sicuro del suo conto in banca, perch in quel mondo tutto ci che contava erano i soldi. C'era un allegro cameratismo a causa di questo fatto. Bene. Fantastico. Fernwood era stato il sito di queste vecchie tenute di campagna, ed erano anche state tenute enormi; vederne una vi farebbe gonfiare il cuore pericolosamente. Ne rimanevano alcune, ma gran parte del terreno era stato diviso in lotti da tre acri, diciamo, per altre case, e nella parte pi urbanizzata del paese lotti anche di due acri. La nostra casa di Fernwood, su una strada tortuosa chiamata Burning Bush Way, era una di queste case minori, ovviamente.
Immaginatevi Fernwood cos: odore di erba, foglie, un fiume addomesticato (con anatre, oche e cigni forniti dal paese, e pesci rossi giganteschi che nuotano graziosamente), cieli azzurri, migliaia di acri di impeccabile erba verde, non la Merion Blue ma il tipo basso strisciante usato sui campi da golf, e una valanga di alberi ovunque!... ed enormi case di pietra, case di mattoni, case in finto stile scandinavo, case inglesi, francesi, del Sudest, del Nordest, una spruzzata di architettura moderna che in questo ambiente conservatore non riesce mai a sembrare altro che nervosamente aggressiva. E mescolato all'odore dei prati irrigati automaticamente nelle calde mattine primaverili c' l'odore dei soldi, del denaro. Denaro fresco, inamidato. Banconote che potreste ficcarvi in bocca e masticare allegramente. Al pensiero di quell'aspro e bell'inchiostro verde-blu, del dolce aroma della carta, mi viene l'acquolina!
Devo divagare e raccontarvi una strana storiella incompleta sul denaro? Soldi freschi? Un giorno a Brookfield, il me stesso di otto anni ciondolava sulla via per la scuola quando vidi per caso un'amica di Nada arrivare in macchina. Da come fren e si infil in uno dei nostri sempreverdi capii che era distratta e quando salt fuori dalla macchina lasci la portiera a oscillare lentamente. Perci la seguii in silenzio fino a casa nostra. Fece irruzione dalla porta sul retro senza bussare, entr in cucina e url Natashya! Natashya!. Io sbirciai da una finestra, tendendo l'orecchio verso il vetro. La tenda vaporosa della cucina mi nascondeva alla perfezione. Nada entr e la donna, prima che mia madre avesse la possibilit di mostrare stupore, disse: Non indovinerai mai che cos'ho qui dentro!. Momento di silenzio, poi il mormorio esitante di Nada, che non riuscii a sentire. Poi la donna grid con un orribile, brutto trionfo che ricordo ancora: Guarda qua! Ho scoperto dove nascondeva tutto, quel bastardo!.
E io colsi l'occasione e guardai in su. S, rapito dalla sua frenesia, alzai la testa per guardare dalla finestra, e vidi la donna che teneva aperto un contenitore per il ghiaccio di cuoio marrone pieno zeppo di banconote.
Migliaia! Migliaia! Forse un milione! disse ansimando.
Alcune banconote scivolarono sul pavimento. Nell'accesa luce del mattino si vedeva la saliva della donna, e la vista mi spavent cos tanto che persi l'equilibrio e caddi a terra da un metro o due di altezza.
Quindi vedete? Denaro come quello. E anche in altre forme, in libretti e stampato su fogli di carta. Oh, era meraviglioso, meraviglioso, e in un certo senso vorrei averne ancora accesso. Se volessi imbottirmi di soldi e morire in quel modo unico non potrei; non ho denaro a sufficienza. Ma voglio raccontare la storia di Fernwood, e i soldi ne costituiscono solo una parte. S, sono le fondamenta, ma a noi piace innalzarci al di sopra delle nostre fondamenta, dei nostri fangosi inizi. Ci piace innalzarci senza guardare indietro, che  forse dclass e quando non ci sono vere classi, quale orrore pi grande che diventare dclass, inadatti perfino a una societ senza classi?

11.

La mia era una scuola privata chiamata Scuola per ragazzi Johns Behemoth, aconfessionale, pura e anglofila, come tutte queste scuole, con un autobus senza contrassegni a prendersi cura dei pochi ragazzi di citt che non alloggiavano alla scuola. Era in una delle vecchie tenute (vi ho promesso che vi si sarebbe gonfiato il cuore a vederne una) e di certo nessun essere umano mortale aveva mai abitato nel grande edificio principale. No, mi piace pensare che ci avessero vissuto dei giganti, arcangeli o mostri. E dietro a questo, terrazzato su una collina, c'era un giardino di una bellezza squisita curato da un sordomuto, il cui unico scopo nella vita era di ripulire l'erba dai petali caduti, potare le rose, spruzzare di acido i rododendri, dissodare il ricco terreno, tenere a bada gli insetti. Qualunque eroe mostruoso avrebbe coltivato questa bellezza come un delizioso contrasto con le proprie degradazioni.
Gli edifici erano ricoperti di edera, molto robusta e fragile. Bruttini, come tutte queste scuole. L'architettura era solida e virile, tozza, priva di fantasia, inglese e simile a una prigione, il tutto in facile combinazione. Dei sentieri coperti di ghiaia su cui i ragazzi potessero andare in bicicletta, e una serie di cascate allestite per visitatori e genitori e i fotografi delle riviste. (Per noi ragazzi l'acqua era verboten.) I dormitori, piuttosto stretti e squallidi, ma costruiti solidamente, con solide imitazioni di mobili antichi. Country inglese. Gi nelle aule i pavimenti erano lisci e come lucidati da cento anni di piedi, accarezzati da ragazzi ansiosi di imparare. Piccole aule; un tavolo e una sedia per l'insegnante invece di una scrivania; le scrivanie erano - indovinate? - dclass perch le avevano le scuole pubbliche. Noi ragazzi indossavamo la cravatta ogni giorno delle nostre piccole, angosciate vite, e blazer, e lavoravamo duro, molto duro. Non sto scherzando. La scuola cominciava con il settimo anno e comprendeva tutti gli anni della scuola di secondo grado, ma i genitori conservatori di Fernwood avevano gi bloccato e tracciato la carriera dei loro ragazzi per oltre un decennio quando questi entravano alla Johns Behemoth. Gli studenti della scuola pubblica maturavano prima di noi sotto ogni aspetto tranne quello intellettuale; il tipico studente della Johns Behemoth era mingherlino, smilzo, intenso, nervoso e dotato di sarcasmo e modi splendidi, automatici. Alla presenza delle ragazze regrediva alla prima infanzia. Credo che un trenta per cento dei miei compagni fosse in analisi, un buon numero di loro con lo stesso uomo, il dottor Hugg, che era specializzato in adolescenti disturbati. Io non mi spinsi mai cos lontano perch fui espulso dalla scuola dopo qualche mese.
Di tutte le brutte cose che ho da dire, stipate per sempre e marcescenti nella mia memoria, essere stato espulso da quella scuola  in un certo senso la pi vergognosa.
Un uomo pu ammettere con un'allegra alzata di spalle un furto, le percosse alla moglie, perfino l'omicidio (come far a breve), ma semplici banalit riguardanti il suo onore suscitano la vergogna pi grande. Questo perch i fili di radiazione dell'ego non si fermano mai, neanche nel pi depravato di noi, e dobbiamo sempre pensare: S, ma il mio onore essenziale non  stato toccato. S, ma la mia dignit non  stata toccata. S, ma... Ma....
Ma...
Era gennaio quando ci trasferimmo a Fernwood e Nada venne subito a sapere delle scuole. La scuola pubblica era esclusa, decise, perch il mio cervellino nervoso aveva bisogno di maggiore stimolazione. Per un po' aveva nutrito un interesse per la Chiesa cattolica, fluttuante come tutti i suoi interessi, ma la gente le disse con decisione che la scuola cattolica del luogo non era abbastanza buona per suo figlio. (Lei parlava rapidamente a voce bassa di suo figlio, che ero io, un bambino prodigioso mai compreso dal padre o dagli insegnanti.) Cos un gelido mattino mi port alla Johns Behemoth.
Lasciatemi descrivere com'era Nada quella mattina. Era vestita nel suo stile da periferia (aveva due stili generali, come vedrete) ed era adornata nel modo pi spietato e orgoglioso, nel suo completo nero di lana dal taglio semplice, e due punti di argento che erano gli orecchini e guanti di pelle bianca che sembravano di pelle di neonato, sbiancata, e una borsetta coordinata e l'orologio da polso tempestato di pietre preziose che mio padre le aveva regalato un mese prima senza una ragione particolare: senza una ragione che io sia riuscito a scoprire. Le scarpe erano di cuoio, le gambe lisce e scintillanti nella luce vivida, coperte di invisibile nylon, e sopra il completo indossava il suo cappotto di pelliccia sportivo, che era un capo da indossare in campagna, a strisce alternate di pelliccia bianca e caramello, e da tutto questo si levava un leggero alone di caldo profumo che avrebbe potuto essere la magica radiosit di Nada. Da bambino non lasciavo trapelare di notare lo sguardo d'interesse degli uomini che superavamo in macchina, semplici benzinai o a volte consiglieri del paese che passeggiavano andando al lavoro e alla stazione ferroviaria. Non lasciavo trapelare neanche di notare gli sguardi che ogni tanto le rivolgeva mio padre, tristi e bramosi e vulnerabili, quando entrava a precipizio in una stanza in cui c'era mio padre, cercando qualcosa che non trovava mai in quella stanza, e in nessun'altra stanza in cui ci trovavamo lui e io, abbattuti, il mio felice padre e io, il suo prodigio. Gran parte della mia vita da bambino consistette nel distogliere lo sguardo e voltare le spalle a cose che non avrei dovuto vedere.
Quel mattino prese la Cadillac. Mio padre era al lavoro. Era partito alle sette ed era al lavoro, in un ufficio tutto suo piuttosto distante. Alla fine vi ci porter, ma Nada  sempre pi interessante, e questa  la storia (oppure tutto nella mia vita  solo un aneddoto?) di come mi port alla Johns Behemoth, vide quale fosse la sfida e la vinse. In quella bella macchina gialla guid per i viali non lastricati di Fernwood Heights, che era attigua alla semplice Fernwood e molto pi costosa. Superammo muri di pietra e muri di mattoni e muri di sempreverdi che dovevano nascondere case straordinarie, serpeggiando in una specie di pineta perpetua, finch arrivammo al cancello di ferro battuto e all'insegna
SCUOLA PER RAGAZZI JOHNS BEHEMOTH
PARCHEGGIO PER VISITATORI
VELOCIT 15 MIGLIA/H
Ti faremo entrare in questa scuola, Richard disse risolutamente Nada. Guardava tutto e studiava tutto con attenzione. Sentivo la scossa data da questo posto al suo corpo, mia povera madre, che era tanto semplice nei modi che tutte le cose pretenziose e costose le sembravano emanazioni di un'esistenza superiore, da lei mai messe in dubbio al contrario di mio padre. Attribuiva questo comportamento alla volgarit di lui.
Osservandoli silenziosamente entrambi, che era il lavoro della mia vita, mi rendevo conto che la mente superiore di Nada la rendeva del tutto inidonea a giudicare chiunque non fosse in competizione con lei a livello intellettuale. Criticava sdegnosamente e spietatamente gli scrittori che amava di pi, Tolstoj e Mann, imbarazzata dalle sporadiche mancanze di gusto o potenza della loro scrittura, ma qualunque matrona dell'alta societ o dirigente d'impresa circonfuso dall'odore di soldi la rendeva indifesa. Fu una buona cosa che non fosse mai riuscita a entrare nell'alta societ! Che cosa poteva fare? Era una bambina proprio come me, ora che ci penso. Aveva sposato mio padre nel modo in cui una ragazza va a un appuntamento con un uomo che non le piace affatto, o nemmeno conosce, semplicemente perch lui la porter a un evento speciale in cui siano proprio le luci e proprio la dolcezza dei fiori sistemati dappertutto a creare un mondo; senza alcun bisogno della gente in realt.* Mio padre non sapeva nulla, ma l dove avrebbe dovuto esserci la sua immaginazione, in quel vuoto, l dove avrebbero dovuto esserci la sua sensibilit e il suo gusto, in quel vuoto ancora pi grande, c'era un rozzo buon senso, affidabile quanto un levacapsule da due soldi.
JOHNS BEHEMOTH
FONDATA NEL 1880
Questo ci impression entrambi e le strade acciottolate che attraversavano serpeggianti Faculty Row (un lungo edificio dal fascino antico formato da case a un piano unite tra loro, in mezzo a un'abbondanza di sempreverdi e pini), e l'ampio ingresso spruzzato di neve che nei mesi pi caldi prometteva un parco o un prato, dove dei perplessi ragazzi svegli potessero leggere poesie latine, e i numerosi olmi (alcuni morti, ma in inverno non si poteva capire), e l'enorme biblioteca, e un edificio con la sua moderna scultura di acciaio davanti: un essere umano angoloso, emaciato, forse un uomo, che sostiene un globo che  diventato scheletrico ma a quanto pare non meno pesante. Un simbolo della Scienza, e quello era l'edificio del Dipartimento di scienze. L'edificio del Dipartimento di lettere era quello grande, con un'aria arcigna, incrostata, le finestre come molteplici occhi sormontati da spessi rampicanti senza foglie a mo' di sopracciglia. Questo era l'edificio che a me e a Nada piaceva di pi. Qui non c'erano inganni sul tormento che il sapere prometteva, come succedeva nelle scuole pubbliche, dove il sapere era infilato di nascosto tra i balli e le partite di pallacanestro e i club di fotografia.
Ti faremo entrare, Richard, noi due disse Nada. La squisita, muta ostentazione di questo posto l'aveva un po' intimidita, ma la sua voce si limit ad abbassarsi e continu, risoluta e fiduciosa. Quando saremo ammessi al colloquio, ricordati per favore di sedere con la schiena dritta. Ma non sembrare rigido. E, per l'amor del cielo, non sembrare come tuo padre, come se fossi pronto per balzare via dalla sedia e dare una pacca a qualcuno sulla schiena. Assumi un'aria riservata e un po' distratta. Assumi un'aria intelligente. Che aspetto hai oggi, a proposito? E si gir per osservarmi.
Quel giorno era la prima volta che si prendeva la briga di guardarmi, e io percepii l'ansia dei suoi solenni occhi scuri anche se cercava di non far trapelare nulla. Nada aveva una bella pelle liscia, piuttosto pallida. Lo stile suburbano dettava i suoi capelli, che venivano fatti una e ogni tanto due volte alla settimana, cos che da dietro o da lontano sembrava una normale abitante di Fernwood, una casalinga che non aveva lavori domestici da svolgere ma non era neanche della societ e aveva il terrore di sembrare pretenziosa: capelli corti, sistemati in modo che si alzassero sulla testa elegante in sezioni piumate che mi affascinavano, ogni cosa liscia e disciplinata e alquanto familiare. I capelli di Nada erano molto scuri, quasi neri. Lo stile suburbano dettava tutto il suo viso, in realt, perch non aveva alcun trucco sugli occhi - nessuna disordinata poltiglia nera, nessun ombretto azzurro o verde del tipo che c'era in camera da letto in attesa dell'attimo in cui si sarebbe stancata di questa vita - e la bocca era di un rosso bello, sano, prevedibile. Quella mattina i suoi modi erano suburbani e sanamente nervosi, americani come la bandiera che si innalzava al di sopra dei sempreverdi del parco al centro dell'enorme Johns Behemoth.
Disse: Che cos'hai sulla faccia? Niente? Sistemati i capelli, tirali indietro. Stai bene, tesoro. Sembri - e si lambicc alla ricerca della parola migliore - sembri un piccolo studioso.
Parcheggiammo l'auto in un'area destinata ai visitatori. Percorrendo l'acciottolato in direzione di quella che un tempo era la casa signorile Behemoth, inspiravamo l'aria fresca come se ci aspettassimo di riceverne forza. Io dovetti affrettarmi per tenere il suo passo. Se c'era una cosa che Nada e mio padre avevano in comune, era che camminavano tutti e due in fretta. Correvano e si precipitavano sempre come se stessero cercando di fendere folle o come se fossero impazienti di vedere da che cosa era attratta la folla davanti a loro.
Ricordati, assumi un'aria intelligente. Non deludermi sussurr Nada.
Come tutte le madri, tendeva a sussurrare un ultimo consiglio dato troppo tardi, troppo in prossimit di quella zona che tutti i bambini sanno che bisognerebbe onorare del silenzio. Quando mi disse questo, eravamo dentro l'edificio e subito una donna di mezza et comparve su una porta e ci diede un'occhiata perplessa. Mi guard in modo gentile come per assicurarmi che avevo davvero un'aria intelligente.
La signora Everett? chiese. Il preside Nash sar da lei fra un minuto.
Fummo condotti in una stanza curiosamente moderna, come l'ufficio di un dottore in cui tutto sia stato ordinato da un catalogo, perfino i quadri astratti e le felci finte, e qui tutti e due ci allungammo a prendere la stessa copia di Scientific American, disdegnando il Reader's Digest. Vieni, siediti vicino a me, possiamo leggerlo insieme disse Nada. Forse pensava che le riviste fossero state disposte come parte di un test. Io la ignorai, il volto ancora accalorato per l'incontro con la donna gentile.
Quella donna torn alla sua scrivania e cominci a battere a macchina qualcosa, non badando pi a noi. Aveva l'aspetto di una capoinfermiera che aveva visto troppe madri e figli andare e venire, malinconici e rifiutati. Mentre inseriva moduli gialli di differenti misure nella sua macchina da scrivere elettrica, con perizia e una grazia affusolata che mi ricordava Nada, alz le sopracciglia e ci chiese educatamente: Siete arrivati da poco a Fernwood?.
S, eravamo arrivati da poco, disse Nada. Vivevamo in Burning Bush Way. (Voleva che la donna sapesse che non eravamo ricchi ma perlomeno rispettabili.)
Molto bene disse la donna. E Richard ha... dodici anni? Mi scrut come se la ritenesse una cosa alquanto incredibile.
No, disse Nada con prudenza ha quasi undici anni. Ma a Brookfield frequentava il settimo anno.
Ah, capisco. Molto interessante disse la donna, gli occhi le diventarono un po' acquosi come se fosse alla presenza di un bambino storpio. Sa, signora Everett, questa  una bellissima scuola, e moltissimi bravi ragazzi vogliono frequentarla ma ovviamente, come per tutto il resto, c' tantissima pressione e solo un numero limitato di posti.
Capisco disse Nada.
Quando entrammo nell'ufficio del responsabile delle ammissioni Nada mi diede un colpetto con il dito sulla parte bassa della schiena per ricordarmi che dovevo stare pi dritto. Stavo gi camminando con la spina dorsale cos tesa che pensavo sarei potuto svenire per la stanchezza. Era colpa mia se avevo solo dieci anni, ed ero pure basso per un decenne? Ma lasciamo stare, continuiamo con la mia triste storia. Non biasimer Nada per la mia altezza inadeguata o per qualunque altra cosa debba succedere.
Il preside Nash era un uomo interessante: sulla cinquantina, elegante e un po' lezioso, come se fosse appena uscito da un film hollywoodiano girato sul set di un collegio. Era l'idea che aveva qualcuno di un preside americano anglicizzato. Sorrise a Nada con una smagliante dentiera e disse: Siamo felici di venire a sapere del suo interesse per la Johns Behemoth, signora Everett. Il nostro istituto rappresenta una specie di esperimento, come pu apprendere se legge il materiale che le ho mandato - S? Bene, signora Everett - un esperimento ideato dall'esecutore della tenuta Johns Behemoth alcuni anni fa, con la specifica raccomandazione che questa scuola facesse partire il suo programma dalle prime classi. Abbiamo sperimentato con bambini pi piccoli, ma questo aspetto dell'impresa  stato gradualmente abbandonato in modo da concentrarci maggiormente sul lavoro individuale, privato, nelle classi pi avanzate. Credo lei sappia, signora Everett, che in alcune lezioni la Johns Behemoth fornisce un istruttore ogni cinque ragazzi e, per uno studente dell'ultimo anno che desideri un corso di studi intensivo, un consulente che dedicher fino a sei ore alla settimana a tale studente e la facolt di avere parecchie persone costantemente a sua disposizione. Abbiamo gruppi di studio, gruppi di lingue straniere e tavoli nella mensa, e un programma di successo di un anno all'estero per i nostri studenti del terzo anno.
Nada mi lanci un'occhiata, calda e gentile, come se mi avessero gi assegnato un anno in Grecia.
Il nostro record per le borse di studio, signora Everett, , glielo dico francamente, il pi elevato del paese a eccezione di un'unica scuola nel New England, decisamente pi sovvenzionata della Johns Behemoth disse il buon preside. Sedeva sul bordo della scrivania di vetro sorridendo all'entusiastico viso di Nada. Si picchiett il ginocchio con una penna d'argento e disse: Non ho ancora avuto tempo di esaminare i moduli di iscrizione di Richard,  incluso anche il suo certificato medico? - S? - E sono incluse anche le sue raccomandazioni, s, ne ho proprio una qui sulla scrivania a quanto vedo. Bene, bene. Dunque, oggi affronter l'esame di ingresso, come sapr. Ti sei preparato bene per i nostri piccoli test, Richard?.
Mi guard a occhi socchiusi come se, dopo lo splendore di Nada, io fossi una specie di luce scura, fioca.
S, signore.
Hai portato penna, matita e gomma?
S, signore, e la carta.
La carta la forniamo noi replic piano, come se avessi detto qualcosa di stupido. Signora Everett, auguro sinceramente a lei e a suo figlio buona fortuna, ma devo ricordarle che i nostri posti sono estremamente limitati e per noi  raro, davvero raro, accettare un ragazzo a met anno.
Capisco perfettamente, preside Nash.
Ne ero sicuro, s, s disse lui, con un sorriso vago.
Nada sedeva con il suo cappotto bianco e caramello aperto intorno a lei e le gambe incrociate, e per una volta ero contento del fatto che fosse cos bella; forse mi avrebbe avvantaggiato.
Il nostro esame  diviso in cinque parti, signora Everett, ognuna consiste di una sezione di un'ora, quindi... Vuole che le spieghi l'esame, signora Everett, mentre Richard comincia?
Sentii un'acuta fitta di delusione. Anche io volevo sapere dell'esame.
S,  un'idea eccellente disse Nada. Richard  molto impaziente di cominciare, preside Nash.  un perfezionista; cio,  molto felice quando sostiene esami, scrive saggi, legge.  un bambino... ragazzo... molto coscienzioso.
In tal caso, presumo che lei e suo marito gli abbiate fornito un bagaglio culturale appropriato disse allegramente il preside Nash.
Lo spero.
Resterebbe sorpresa, mia cara signora Everett, sbalordita dall'irregolarit dei bagagli culturali di alcuni dei ragazzi che affrontano i nostri esami d'ingresso! Ragazzi provenienti, inutile a dirsi, da case delle immediate vicinanze. Per un momento fiss Nada in silenzio perch recepisse la profondit di questa osservazione. Ma devo dire, senza trattenermi oltre, che lei non mi  del tutto sconosciuta, signora Everett, e... ecco, vede disse allungando una mano per raccogliere dalla sua scrivania ingombra il primo libro di Nada, un romanzo pubblicato tre anni prima. La copertina bianca con le sue scritte rosse scanalate mi fece trasalire, come se fosse una parte privata, personale di lei data all'improvviso in mano a un estraneo.
Oh disse Nada, piegandosi in avanti per la sorpresa, facendo cos aprire ancora di pi il cappotto intorno a lei. Con una mano inguantata si tocc la bocca nel gesto grazioso e delicato e per niente spontaneo che le avevo gi visto fare tante volte. Ma come faceva a sapere... voglio dire, scrivo con il mio nome da ragazza...
Mi sono sempre interessato di letteratura, appassionatamente interessato disse il preside Nash con un sorriso. Richiam l'attenzione sul proprio aspetto guardandosi involontariamente: impeccabile completo di tweed pesante, cravatta scura, scarpe scure lucide, tutto perfetto. Per essere un gran pezzo d'uomo sembrava piuttosto agile. Odorava leggermente di acqua di colonia, e Nada di profumo. Io stesso ho fatto qualche tentativo di scrivere, ma sono soprattutto interessato agli scrittori contemporanei americani. Sono abbonato a quattro delle riviste piccole, compresa The Transamerican Review, in cui ha appena pubblicato un racconto, giusto? E posso dirle che ho una bella raccolta dei nostri contemporanei? Una raccolta ragguardevole che le potrebbe interessare vedere. Ho i suoi due libri nella parte della biblioteca dedicata agli autori viventi. E rise con un imbarazzo che sembrava simulato. Ovviamente lei  ancora viva, signora Everett. Mi piacerebbe mostrarle la mia biblioteca e avere la sua opinione e spero, se non sono troppo aggressivo, che mi possa autografare i suoi libri.
Mi resi conto che si erano dimenticati di me, cos mi alzai. Questo attir i riluttanti occhi del preside Nash su di me. Adesso sono pronto per cominciare l'esame dissi. La frase usc senza alcuna nota di autorit o sicurezza, ma Nada sorrise per dimostrarmi che avevo fatto bene. Il preside Nash si alz dal bordo della scrivania, in tutto il suo metro e novanta d'altezza, magro e con i polsi nodosi e bello come la caricatura di un inglese. Inspir lentamente e pensosamente, come un atleta, assumendo un'espressione facciale interessante: arricciando le labbra e tirandole verso il basso, come per far spazio perch l'aria salisse dentro le sue narici. Mi contempl come se non ricordasse esattamente chi fossi.
Feci l'esame in un'aula dell'edificio del Dipartimento di lettere. Il preside Nash e Nada mi accompagnarono, indirizzandomi delicatamente davanti a loro. Mentre il preside Nash indicava qualcosa di buffo o caratteristico o scherzava su di me, sentivo alle mie spalle la risata vivace, traditrice di Nada. Che cosa stava mai facendo? Oh, quel bastardo, quel lascivo figlio di puttana! Il cuore mi batteva di odio e di una strana, malinconica ammirazione per lui, e mi domandai come avrei mai potuto essere allo stesso livello di quelle due persone esigenti, il gigante e la gigantessa, che camminavano cos salubremente dietro di me. Se non avessi passato l'esame le avrei perse per sempre.
Farrel verr a controllare di tanto in tanto mi disse il buon preside mentre mi sistemavo tremante a un banco.
Farrel era un istruttore che indossava un completo come quello del preside, anche se pi piccolo. La faccia era pi giovane e meno bella e Nada non si prese la briga di dargli un'occhiata. Non credo che lei vedesse davvero gli uomini bassi. Nada si era tolta i bei guanti bianchi e su un dito l'anello di diamante le luccicava tanto da spezzarmi il cuore, e su un altro dito uno smeraldo luccicava in modo tale da tendere ogni osso del mio corpo fino al punto di rottura. In questi momenti di panico e incredulit la fissavo e mi domandavo se fosse mia madre, se fosse lei mia madre, e com'era potuto succedere? Com'era possibile che mi sottoponesse a una tortura simile e che non avesse nulla da offrirmi per consolazione se non il luccichio dei gioielli di mio padre?
Farrel scosse una busta manila sporca facendone uscire dei fogli e cominci a sbattere cose sul mio banco. La penna e la matita rotolarono sbatacchiando nel basso incavo del banco, o forse furono le mie dita tremanti a farle sbatacchiare. Mentre mi parlava in faccia cercavo di sentire cosa stavano dicendo vicino alla porta. Qualcosa a proposito del pranzo? Un pranzo insieme? Cosa?
Ora sono le dieci, signor Everett disse Farrel, controllando un grande orologio che aveva al polso. Comincer la prima sezione adesso e la finir per le undici. Io sar nella saletta proprio in fondo al corridoio e verr a controllarla di quando in quando.  pronto?
Mi guardai intorno ed erano spariti. Una soglia vuota, e fuori un normale corridoio vuoto, si intravedeva appena un angolo di una bacheca sulla sinistra; e nient'altro.
Sono pronto dissi con voce gracchiante.
Con uno sventolio professionale, come un prestigiatore che fa un trucco, volt i fogli. I miei occhi balzarono al titolo, ma per alcuni secondi la mia vista fu maculata, non riuscivo a vedere.
Prego, legga le istruzioni prima di cominciare disse Farrel. Torn alla porta, le mani nelle tasche di tweed. Era chiaro che non aveva una grande opinione di me.
E ora riuscii a distinguere la prima domanda: La parola pi vicina per significato a sizigia ....
A intervalli, mentre sudando procedevo nell'esame, davo un'occhiata fuori dalla finestra nella speranza di vedere quel cappotto bianco e caramello che mi aspettava coraggiosamente nella neve. Ma vedevo solo le figure di alcuni ragazzi che attraversavano velocemente il campus. C'era la pausa di met anno ora, il 20 gennaio, e avevano solo un settimana a disposizione prima che cominciasse il semestre di primavera. Vedere quei ragazzi, che sembravano pi grandi ma non molto pi in salute di me, mi procur uno shock perch fino a quel momento non avevo davvero pensato a quel posto come a una scuola, vale a dire, un posto dove si trovavano dei bambini. Mi era sembrata un'elegante macchinazione da incubo fatta da adulti per adulti, per agevolare le mire e le fantasie degli adulti, e che cosa avevano a che fare i bambini con queste cose?
Avanzai a fatica per la prima sezione che testava le capacit verbali e balzava alle capacit di ragionamento e, affamato, devastato dalla sete ma timoroso di chiedere a Farrel il permesso di prendere un bicchiere d'acqua, mi tuffai nello spesso fascicolo sul profitto e strabuzzai gli occhi davanti ai diagrammi, disegnini e grafici che aspettavano il mio cervello affaticato. Era ormai l'una e il mio corpo era oppresso dalla fame, dalla sete e da una specie di lento, stillante terrore, ma non avrei indicato il mio disagio quando Farrel avrebbe fatto capolino per dire con voce annoiata Domande? Problemi? pi di quanto Nada avrebbe parlato di Thomas Mann con le signore del villaggio che intendeva farsi amiche e conquistare.
E dov'era Nada? Sfogliai disperatamente il fascicolo, tentando di trovare una domanda a cui sapessi rispondere, e in un angolino del cervello c'era il pensiero di Nada, mia madre, e di dove potesse essere, e che cosa stesse succedendo, perch spesso era a causa mia che, in un modo o nell'altro, succedevano quelle cose. (Il mio dentista a Wateredge, che continuava a richiamarmi per controllarmi le carie, le gengive, chiss cosa, e per discutere nel dettaglio di me con Nada nel suo ufficio privato; una domenica un bell'artista villoso aveva fatto uno schizzo a carboncino della mia faccia, in un parco pubblico di Chicago; e altri, molti altri, avevano allungato il loro collo serpentesco per vedere oltre me e occhieggiare mia madre.) Fissai per due minuti il diagramma di un cilindro con le varie dimensioni indicate e gradualmente sorse in me, in modo misterioso, una sensazione di disgusto e terrore, finch la mia mano tremante si spost sopra la cosa per nasconderla.
Alle due, quando Farrel entr per ritirare il test, sembrava essersi leggermente scisso: due Farrel, una confusione di occhi e braccia. Mi sfregai gli occhi e respirai raucamente dalla bocca, producendo un suono simile a quello che facevo quando avevo la bronchite. Ho accennato al fatto che quel mattino avevo vomitato la colazione? S, Nada aveva preparato una bella colazione materna per suo figlio, che quel giorno stava per compiacerla cos tanto: pancake, succo d'arancia, latte, piccole salsicce. Il mio stomaco si era saggiamente contratto a quell'odore, ma mangiai tutto mentre mia madre mi controllava, un piccolo prigioniero che si ingozzava con l'ultimo pasto. Non appena scomparve mi fiondai nel bagno sul retro e me ne liberai, una grande, calda, fumante massa di brodaglia che non aveva alcuna somiglianza con niente che mia madre avesse potuto preparare con le sue mani delicate. Poi tornai in fretta in cucina, ogni nervo del mio corpo che squillava come per simpatia con lo squillo del telefono nell'altra stanza, e mi sedetti a tavola ansante e sudato fino al ritorno di Nada. Perci adesso, alle due, morivo di fame. Guardai i due Farrel - non proprio due, solo uno e mezzo - riordinare le numerose carte su cui avevo scarabocchiato e sudato, sbattere sul tavolo un altro fascicolo e girarsi per andarsene. Non aveva idea della mia sofferenza. Il pensiero che fossi un essere umano con un'anima lo avrebbe sorpreso.
Credo che questa esperienza sia stata l'inizio.
Devo proprio essere sincero? Fu il vero inizio. Nada mi port l, il preside Nash mi ci condusse, ma per qualche ragione fu Farrel, quell'uomo piccolo e davvero insignificante, che mi fece capire una stupefacente verit sugli esseri umani: a loro non importa.
No, non gli importa, e venire a saperlo  qualcosa di irrimediabile. Non semplicemente sentirselo dire con noncuranza, o sentirsi gridare da un compagno di giochi: Perch non muori?. No, intendo dire saperlo, sentirlo, assaporarlo con tutto te stesso.
Cos continuai a scrivere, stordito e ondeggiante nella mia piccola scrivania dura come roccia, nel mezzo del test attitudinale e di domande come:
Che cosa preferiresti fare? 1) Picchiare tua madre 2) Picchiare tuo padre 3) Dare fuoco alla tua casa 4) Mangiare un verme.
E: Se vi imbatteste in due mucche che si accoppiano, che cosa fareste? 1) Vi coprireste gli occhi 2) Fareste una foto 3) Chiamereste i vostri amici a guardare 4) Caccereste le mucche.
Ah, le care vecchie domande! Avevo gi affrontato questa parte dell'esame in passato, molte volte, e anche se non ho mai saputo quali potessero essere le risposte c'era una specie di conforto nel riconoscere le domande. E mentre io ero occupato in questo, a Nada (come avrei saputo) veniva offerto un eccellente pranzo dal preside Nash e dalla moglie, una persona alta, forte, atletica, il tipo della golfista ben conservata che si presentava sempre, in varie forme, agli eventi sociali dei miei genitori. E veniva trattata innocentemente dal preside, s. I miei timori si rivelarono folli. Quella sera Nada avrebbe dichiarato a mio padre: Sono tutti e due persone meravigliose! con quello speciale luccichio negli occhi che significava che loro avevano soldi e fascino e gusto e istruzione, loro (chiunque fossero) sarebbero stati aggiunti a qualsiasi costo all'elenco dei frequentabili e mio padre avrebbe fatto bene ad aiutarla se voleva un po' di pace.
Ma questo sarebbe successo a cena, e io non sapevo nulla del suo allegro, gioioso, innocente pranzo, in una casa in stile Tudor con parquet inchiodati e due pianoforti a coda e due tappeti anatolici, conversando nel solito modo lusinghiero, reciprocamente appagante, affermativo, tipico di queste persone. Io stavo ancora facendo l'esame e mi sentivo come se stessi tentando di volare con ali fradice di sudore, penne lacere e strappate, cadenti, e sulle mie spalle Nada cavalcasse con trionfante, impaziente entusiasmo, i suoi tacchi alti speroni nelle mie costole: io, il figlio, l'angelo malconcio che sbatteva le ali furiosamente e piangeva di vergogna; Nada, la madre, che affondava i tacchi e mi incitava imprecando. Continuavo a faticare per levarmi nel cielo, gli occhi iniettati di sangue e il cuore palpitante, aspettando la fine...
Vomitai ci che restava di quella colazione fra la domanda nove e la dieci del test sulle capacit di coordinazione concezionale ma continuai coraggiosamente, tentando di polverizzare il disastro sotto i miei piedi prima che Farrel se ne accorgesse. L'odore era disgustoso ma stavo scrivendo troppo in fretta, leggendo e boccheggiando troppo in fretta, per spostarmi a un'altra scrivania. Avanti, avanti! I miei vasi sanguigni cantavano in coro, come i tubi di un vecchio calorifero. Piantavo i tacchi nel pavimento con una specie di ritmo: dentro un respiro, dentro una domanda; e i miei piedi ansiosi vanno in moto antiorario; fuori un respiro spossato, gi una risposta scribacchiata, e di nuovo i miei piedi vanno in moto orario. Dopo un po' il vomito era sparito, consumato o semplicemente evaporato, bench l sotto fosse rimasta una macchia ovale che l'occhiuto Farrel poteva notare, e procedetti fino alle ultime tre pagine, le ultime due pagine, finalmente l'ultima pagina, finch arrivai a una domanda che riguardava la coordinazione speculativa delle concezioni: X  parente di sangue di C, ma C'  parente acquisito. La relazione di X con l'unit sociale MDJ  approssimativamente quella della relazione di C con C', bench l'unit MDJ sia una cristallizzazione temporanea. Se X.... Davanti a tutto questo la mia mente si gonfi e per poco non esplose, riacquist il controllo di s e lesse e rilesse la domanda, finch non assorb pi niente del tutto e io cominciai a piangere, da miserando fallimento che ero. Appoggiai la testa sul banco e piansi. Le lacrime eruppero sul fascicolo e ogni cosa sarebbe andata persa se Farrel non fosse entrato. Cammin piano, su scarpe dalle suole ondulate, e nell'aria percepii il terribile imbarazzo ancor prima di sapere che mi stava fissando.
Ha finito? chiese.

12.

Ed entrai alla Johns Behemoth? S, certo, come gi sapete. E ne fui cacciato fuori? S, triste a dirsi. Ma la mia espulsione spetta al dolce mese di maggio e le mie memorie sono ancora, pi o meno, al 20 gennaio. Voglio conservare una cronologia fittizia ma convincente, in modo da dare l'impressione di uno sviluppo - parola sbagliata: degenerazione - dell'eroe-bambino. Quindi fissiamo arbitrariamente la data al 20 gennaio 1960, quando iniziai a disintegrarmi.

13.

Cos cominciai la mia vita da studente alla Johns Behemoth, e la vita in Burning Bush Way sfoc un poco. Nada si un al Club delle donne del paese, con la raccomandazione di Hattie Nash (Che persona meravigliosa diceva Nada), e mio padre e Nada si iscrissero al Country Club Vastvalley con la raccomandazione di un socio in affari di mio padre; perci erano felici. Nada cominci a uscire a pranzo ogni giorno, e a cena ci raccontava dei programmi del clan Gorgen per un viaggio orientale, di cosa voleva fare Thelma Griggs con il suo salotto (il marito lavorava nell'antiquariato, che sorpresa!) e di cosa lei, Nada, aveva programmato per il dinner party due sabati dopo: niente di grande, solo otto coppie, e Ginger avrebbe dato una mano. (Ginger era la nostra cameriera, che aveva i capelli arancioni con le radici nere.) Mio padre, masticando allegramente cetriolini canditi, borbottava il suo assenso a tutto ci.
E ho sentito una storia stranissima su quella grande casa su in Epping Way disse Nada socchiudendo gli occhi. Dicono che quella gente non abbia mobili, neanche i letti, solo i materassi. Le stanze sono praticamente tutte vuote, ma loro fanno parte del Country Club di Fernwood Heights, ve lo immaginate? Stanno... stanno disperatamente cercando di... Fece una pausa.
Mio padre, masticando, continu a muovere le mascelle ancora un momento o due prima di notare il silenzio. Disse: S, cara? Eh?.
Niente disse Nada.
Che cosa stavi per dire, Tash?
Niente.
La grande casa, quella grande? Eh?
Nada sedeva stordita e pallida, e solo dopo un momento si riprese. Si mise una sigaretta fra le labbra e mio padre gliel'accese. Mio padre la fissava ma lei non sembrava incrociare il suo sguardo.
Ti turba, Tash? disse mio padre. Non credere a tutto ci che senti, dopotutto. A Chestnut Hill...
Sto bene disse Nada bruscamente.
Dopo un momento lo sgradevole peso tra di loro si spost e rotol lungo il tavolo verso di me. Mi guardarono e mi chiesero della scuola. Che voti hai preso oggi, Richard? Oh, 90, 95. Bene. E matematica? Tutto bene. Che cosa ha detto il signor Melon (l'insegnante di storia). Ha detto... E il signor Gorden? Entusiasta (questo a proposito del mio progetto di ricerca sulle collinette moreniche del Midwest). Mi capitava mai di incontrare il preside Nash, il caro Arnold? Non spesso. (Uno dei miei compagni di classe diceva sprezzante che Nash era un frocio, e io raccontai al loro gruppo, con voce triste, solenne, indiscutibile che no, non lo era affatto. Mi credettero.) Le lezioni di francese? Formidable, mais bien, supponevo. (Monsieur Frame, il nostro professeur, ci faceva fare test di lessico ogni giorno e usciva in corridoio a fumare mentre scrivevamo. Imbrogliavano tutti. Il primo giorno avevo iniziato il test tremante, notando che gli altri ragazzi stavano tirando fuori i quaderni degli appunti e li aprivano abilmente sulle ginocchia. Atterrito, aspettai con il cuore in gola che Monsieur si precipitasse nell'aula agitando le braccia e accusandoci, ma per quanto il buon professeur passeggiasse davanti alla porta e potesse averci visto oppure no, non successe niente. Cos dissi al ragazzino di fianco a me, un bambino dai capelli rossi, indiavolato, fuori di s: Prestami i tuoi appunti e tutti si voltarono a fissare la mia sfacciataggine. L'ebbi vinta. Con occhiaie scure intorno agli occhi, due anni in meno rispetto ad alcuni di loro, fisicamente privo di interesse e poco promettente, penso che il segreto sia stata la mia semplice, impudente audacia. Il ragazzo fin in fretta il suo test e fece scivolare il quaderno dalla mia parte e, bench la notte prima avessi studiato per ore e non avessi bisogno di imbrogliare, imbrogliai lo stesso.)
Mais, qu'est-ce que c'est le grade? disse Nada.
Grazie a Dio, fui in grado di dirle 95.

14.

Non so se ho accennato al fatto che mio padre viaggiasse parecchio. Andava e veniva da Fernwood, andava e veniva da casa, una veloce risatina e un veloce scompigliarmi i capelli. Direzione San Francisco, giovanotto.  una vita dura! Si precipitava in cucina per un'ultima ciambella, che infilava nella tasca del cappotto facendo cadere lo zucchero bianco dappertutto e, se era seduta all'angolino per la colazione, con molta grazia - e penso inconsapevolmente - Nada tirava indietro i piedi in modo che lui non vi inciampasse. Lei indossava delle vezzose pantofole piumate. Mio padre si chinava su di lei incombente per un rapido bacio, e se io andavo da lui ricevevo un altro dei suoi umidicci baci entusiastici condito con lo zucchero della ciambella, e poi via di corsa.
Tuo padre  un uomo enormemente impegnato disse Nada, e mi attirava a s, l'infelice, perplessa Nada, e mi baciava il viso. Io volevo buttarle le braccia al collo e dire: Ti prego, sii felice! Ti prego, resta a casa stavolta!.
Lascia che ti racconti una storia, Richard. Una volta sono andata a pattinare sul ghiaccio. Era notte, in campagna, tutto era buio e deserto. Sono andata a pattinare da sola, devi sapere, ma... quel giorno da un lato del laghetto il ghiaccio si era un po' sciolto, per il sole, e quando ci ho pattinato sopra il ghiaccio si  rotto e io ci sono caduta dentro. Non molto in basso, non era profondo, ma il ghiaccio era rotto e i bordi taglienti. Te lo immagini, o non hai ricordi del ghiaccio? Laghetti? Laghetti fuori, in campagna? No, neanche io, ma immagina come sarebbe essere un bambino che pattina tutto solo, e senti il ghiaccio scricchiolare e rompersi e percepisci l'acqua che dapprima  calda... allora sapresti di essere completamente solo, no? Perci, Richard, lasciami essere sentenziosa e dirti questo: non  questione di pattinare o non pattinare,  solo questione della sicurezza con cui pattinerai. Non vorrai cadere nel ghiaccio e affogare, no?
Non sapevo di cosa stesse parlando. Spesso parlava cos, sapete, quando mio padre era via. Mi parlava con voce bassa, rapida, e come un gatto si stiracchiava inquieta sotto l'assillo delle sue stesse parole. Per Nada le parole dovevano essere diverse da qualsiasi altra cosa al mondo - armi ma non solo armi, caramelle, spezie, fitte di dolore e piacere - e non faceva differenza se concernevano qualcosa di vero oppure no. Penso che i miei stessi problemi riguardo alla vita, riguardo a ci che  reale e ci che  finzione nella mia stessa vita, in queste memorie, possano derivare da lei, anche se non voglio affatto accusarla.
Continu, in apparenza parlando della stessa cosa. Oggi andr a pranzo con Bb Hofstadter e come-si-chiama, Minnie Hodge. Ci vedremo alle dodici e mezzo e abbiamo una prenotazione al Peacock's Tail. Voglio rubare uno dei loro menu, una volta o l'altra. Voglio conservarlo in qualche modo, in un racconto, da qualche parte, perch quel menu ha ampi significati. Tu sei troppo piccolo per capire, ma...
S, ci aveva gi lasciati prima. Era scappata via da noi prima, lasciando mio padre e me scapoli infelici, trasandati. Ci aveva lasciato due volte, una quando avevo sei anni (e mio padre dichiar, ubriaco, che era morta) e di nuovo quando ne avevo nove. Adesso ne avevo quasi undici e mi rendevo conto che stava diventando di nuovo inquieta, anche quando tesseva le lodi di mio padre e di Fernwood e del Peacock's Tail. Perci andai a scuola e imbrogliai e lavorai come tutti gli altri ragazzi, ma la mia mente rifletteva su Nada e cercavo di immaginarla a pranzo, al bridge, mentre si sporgeva graziosamente in avanti per sentire che cosa aveva da dire Bb Hofstadter (costei era una donnina simile a una bambola con una voce da squillo di tromba, il cui figlio Gustave era nella mia classe) e socchiudeva gli occhi con graziosa impotenza verso la mano di bridge che aveva appena ricevuto, contenta di perdere.
A volte tra una lezione e l'altra chiamavo a casa, ma rispondeva Ginger, cos riattaccavo. Cercavo disperatamente di sentire se ci fosse qualche rumore di Nada in sottofondo - lei che tamburellava a intermittenza al pianoforte, che ticchettava in giro sui suoi tacchi alti - ma non c'era mai niente e io non osavo chiedere di lei. Quando ero a casa e squillava il telefono ci arrivavo sempre prima di Ginger e dicevo che no, la signora Everett non era a casa, ma con chi, con chi parlavo? Sempre donne. Le interrogavo con innocenza, assumendo la voce di un bambino pi piccolo. Oh, chi parla? Chi? Vive vicino a noi? Una volta chiam un uomo e quando gli dissi che Nada non c'era ci fu un silenzio curioso. Poi lui disse: Dov'? e questo mi sconvolse perch a Fernwood nessuno parla in quel modo. Fuori a pranzo, dissi. Bridge. Ascoltandolo pensare e non sapendo a cosa pensasse, cominciai a sudare, e alla fine lui attacc senza lasciare il suo nome.
E un pomeriggio proprio mentre entravo in casa squill il telefono e io corsi a rispondere, superando Ginger, e quell'uomo disse ancora: Voglio parlare con la signora Everett. Sbattei gi la cornetta. Ginger la rimise a posto e comment lentamente: Ha detto qualcosa di brutto? Ce n' uno cos sempre dietro a mia madre....
Ormai davano ricevimenti tutto il tempo, e spesso mio padre arrivava in aereo, veniva portato dall'aeroporto alla porta di casa in limousine, faceva la doccia e si rasava mentre arrivavano gli ospiti e poi scendeva allegramente di sotto, lisciandosi i capelli sulle tempie, il tipico ospite allegro e cordiale: niente era troppo per lui! In quelle occasioni Nada era davvero bellissima, come se ogni poro e ogni nervo del suo corpo fosse stato selezionato per questo genere di cose, i capelli lucidi e ardenti di entusiasmo, gli occhi come gioielli, ogni cosa magra, liscia, deliziosa, e che angustia provavo, vedendo un uomo dopo l'altro arrivare con la moglie al seguito e non sapere se ce ne fosse uno fra loro che lei guardava in un certo modo. Mi sdraiavo sul pianerottolo al piano di sopra, timoroso di sbirciare oltre il bordo. Ci che sentivo era solo chiacchiericcio. Non  bello...? Non ...? Sono cos contento che... Se arrivava una donna che Nada conosceva da qualche altro anno o qualche altro sobborgo, si scambiavano casti baci di rito, come uccelli che si becchettano delicatamente a vicenda.
A volte Nada mi faceva conoscere i suoi ospiti se arrivavano in anticipo e a volte potevo servire gli antipasti, con indosso un completo da piccolo gentiluomo con pantaloni scuri dalla piega perfetta e un blazer bianco con lo stemma della Johns Behemoth sul taschino. Dio, come dovevo essere carino! Non guardavano il mio viso sottile, assillato, ma solo il mio vestito, e mi dicevano che ero un tesoro. Mi soffiavano in faccia il loro alito liquoroso, che sapeva di profumo, ed esclamavano di vedere gli occhi di Nada nei miei, gli uomini guardando Nada in piedi dietro di me, come se non avessero proprio tempo per me quando c'era lei da guardare. Di' qualcosa in francese, Richard esortava Nada distratta, mentre qualche gentiluomo dai capelli grigio argento le accendeva una sigaretta, e io recitavo timidamente e brevemente. Il me l'a donn diceva Nada, esalando il fumo della sigaretta e indicando la sciocchezzuola pi recente che le avevo comprato: una volta un elefantino di finto avorio preso a una mostra sull'intaglio al Museo dell'arte. Tutti pensavano che fossi precoce e dolce.
In queste occasioni la nostra casa aveva una certa aria delicata, magica, velata, non solo a causa della luce delle candele e del nuovissimo vestito di Nada, ma per qualcos'altro, un senso di languida avventura. Se questo fosse un racconto di Nada citerei anche la strana aria sinistra che notavo a volte, ma era cos intangibile... forse non esisteva se non nella mia immaginazione. Ma il senso di avventura c'era. Pensate che gente come quella sia avventurosa? No, non lo . Lettori miei, miei lontani lettori, ho origliato per undici anni della mia patetica vita, nascondendomi dietro le porte, negli armadi, sui pianerottoli, ascoltando le telefonate dall'altro apparecchio, strisciando, appostandomi, trattenendo il fiato e chiedendomi se il secondo successivo avrebbe rivelato tutto, e vi posso dire che la brava gente di Fernwood (e di Brookfield e Wateredge e Charlotte Pointe e il resto) non  avventurosa. Non dicono parolacce. Non bevono oltre un certo punto, perch oltre quel punto potrebbero lasciarsi andare. Non versano drink per terra, non rovesciano vassoi, non rovinano con la cenere tavoli o tappeti, perch facendo queste cose si lascerebbero andare e questa gente non si lascia mai andare. Osservateli. Ascoltate. Non vi farebbero mai un occhiolino malizioso, non pesterebbero mai il vostro casto piedino con il loro. Vero, venite a sapere che divorziano e si risposano, o di tanto in tanto qualcuno muore e non lo si sente pi nominare, ma tutto viene fatto in modo ordinato. Quindi da dove viene il nostro senso di avventura? Solo da Nada. Ne era inebriata. Era inebriata dalla nostra casa e dal suo nuovo mobilio costoso, dal tavolo di marmo e dalla squisita libreria, regalatale dalla prozia di mio padre e - oh, lasciate che ve lo dica! - di considerevole valore. Era inebriata dai costosi bocconcini che Ginger aveva scongelato neanche mezz'ora prima, ed era inebriata dal suo nuovo vestito bianco e dalla collana di smeraldi e dal tintinnio prodotto dal ghiaccio nei drink e dalla mistica sensazione di avere finalmente potere, controllo, di fare parte del mondo segreto, invisibile che possiede e controlla tutto.
Perch Fernwood controlla davvero tutto, che vi piaccia o no.
Se queste persone accennavano per caso alla sua scrittura lei alzava una spalla graziosa e sorrideva e cambiava subito argomento. Non voleva altro che umiliarsi e annullarsi davanti a queste persone, le uniche persone al mondo che ammirava perch erano le uniche che non poteva imitare. Non avrebbe mai potuto competere con loro, mai. La pi ignorante, la pi boriosa, la pi brutta vedova fra tutte loro affascinava Nada perch - indovinate perch! - non aveva mai letto Thomas Mann, non lo aveva mai sentito nominare e non dava il minimo segno di rammaricarsi della perdita. La mia povera madre... Perversa ed egoista com'era, non ho dubitato per un istante che fosse mia madre. Era di mio padre che dubitavo. Continuavo ad aspettare che comparisse un altro uomo, che non rimbalzasse dentro la stanza con quell'ingombrante, fanciullesco, umido sorrisone che aveva mio padre, ma entrasse con passo composto e sicuro, prendendo il comando. Quell'uomo, quel padre fantasma, il vero padre comparve mai? Ne discuter in un capitolo successivo.
Cos iniziarono a dare feste e ad andare a feste. Cominci all'improvviso, in una settimana. Attecchirono come avevano sempre fatto in altre citt. Mio padre aveva quel genere di accomodante spavalderia che lo rendeva il benvenuto ovunque, come un ospite minore. Era l'uomo a cui le padrone di casa pensavano dopo aver fatto l'elenco degli ospiti principali. Per loro Nada doveva essere un mistero; si interessavano a lei per la sua mente, anche se in loro presenza lei non aveva mai dimostrato grande intelligenza. Si rifiutava di discutere della sua scrittura, non capendo che Fernwood era cento anni indietro rispetto alla borghesia che disprezzava gli intellettuali: la Fernwood di oggi voleva stringere gli intellettuali e gli artisti al suo petto matronale fino a che una parte del loro fascino, oscuro, misterioso non le restasse addosso. All'et di dieci anni io capivo che erano orgogliosi del fatto che Nada fosse una scrittrice, ma lei non lo comprese mai. Perfino dopo che le donne avevano parlato alacremente delle loro lezioni di danza, di scultura, gruppi di teatro, Tavole Rotonde sui Grandi Libri, Cliniche di Scrittura Creativa, non lo comprese mai; aveva una certa ottusit, un'incapacit di visione tipica delle persone che vedono bene solo i dettagli minuti.
C'era questa donna, una specie di gigantesca cacciatrice con un'acconciatura che sembrava un ventaglio, o una mise Tudor uscita da una rievocazione storica; viveva a Fernwood Dells, un quartiere abbastanza buono, meglio del nostro ma non bello come Fernwood Heights. Era vedova, ma una vedova molto in salute e robusta, come sono le vedove di Fernwood; giocava a tennis e golf, nuotava, andava in canoa, faceva escursionismo. Indossava abiti di chiffon che sul suo fisico vigoroso avevano un aspetto bizzarro, ma una volta sentii per caso Bb Hofstadter dire: Nessuno si veste bene come Tia. Questa donna si chiamava Tia Bell. Cerc dolcemente e con insistenza di indurre Nada a parlare, chiedendole della sua scrittura. Quali erano i suoi temi? Quando trovava il tempo di scrivere? Invit Nada alla Chiesa episcopale di Fernwood Heights, per ascoltare John Ciardi parlare della forza mistica di Dante, e un'altra volta port Nada in una sinagoga in auge e alquanto altolocata, in un altro quartiere, famoso per la sua vita intellettuale, dove ascoltarono Norman Mailer tenere un discorso perfettamente coerente e sorprendentemente pedante su Il grande romanzo americano: quando arriver?.
E Bb Hofstadter stessa venne da noi, un pomeriggio, portando il suo laconico figlio Gustave e una copia del secondo romanzo di mia madre perch gliela autografasse. Nada arross di piacere e confusione e sugger che io e Gustave ci spostassimo in biblioteca. Questa biblioteca era soltanto una piacevole stanza affacciata a sud e quindi soleggiata, con un caminetto in cui, che mi ricordi, non era mai stato acceso il fuoco e mobili confortevoli che non avevano la pretesa di eleganza e scomodit del resto della casa. Quindi io e Gustave ci entrammo a disagio e cercammo di pensare a qualcosa di cui parlare.
Bella casa che hai disse lui. Capivo dalla voce tonante, roca di sua madre, associata al suo filo di perle, che lui viveva in una casa proprio come quella, se non migliore. Sprofondammo nelle sedie di cuoio di fronte al caminetto vuoto, fingendo tutti e due spossatezza dato che questo era il genere di consuetudine in voga fra i ragazzi della Johns Behemoth.
Hai gi fatto matematica? disse lui.
No, tu?
No.
Un'altra consuetudine che i ragazzi della Johns Behemoth osservavano brevemente quando erano insieme era un certo pigro colloquialismo, un tentativo di essere duri che non ingannava nessuno. Sedemmo in silenzio con aria imbronciata.
In soggiorno le nostre madri stavano chiacchierando allegramente. Lascia che te ne offra uno, uno solo disse Nada. Gustave alz la testa come per ascoltare. La voce profonda di sua madre vibr fino a noi e un angolo della sua pallida bocca sottile si alz.
Che ne pensi di... cominciai, ma lui mi interruppe intimandomi il silenzio con un gesto. Stava ascoltando la madre. Per quanto potessi capire lei stava chiacchierando di un'altra donna, o una famiglia, o un cavallo, niente di che, e mi risentii per i modi di Gustave. Era in alcune delle mie classi ma non ci conoscevamo. Come me, a pranzo sedeva da solo nella mensa tumulata di mattoni e, come tutti i ragazzi della Johns Behemoth che sedevano da soli, aveva l'aria di essere molto soddisfatto. Di lui sapevo pochissimo tranne che aveva un metodo straordinario per imbrogliare a matematica, una sua invenzione che vendeva ad altri ragazzi per cinque dollari al pezzo. Il prezzo era considerato ragionevole. Sera dopo sera io preparavo i miei compiti, sera dopo sera studiavo per i test fino a farmi scoppiare la testa, ma quando arrivava il momento del test di solito imbrogliavo. Sapevo tutte le risposte, s, ma sapere le risposte non bastava. La maggior parte dei ragazzi della Johns Behemoth sapeva la maggior parte delle risposte. Ma non bastava: bisognava essere abbastanza sicuri da affrontare il test e l'unico modo per essere sicuri era di non lasciar spazio all'errore. Con i nostri ingegnosi stratagemmi per imbrogliare, neanche un leggero embolo al cervello sarebbe stato sufficiente per impedirci di prendere 90 a un esame.
Voglio sentire cosa sta bevendo. Un po' di scotch a quanto pare disse Gustave. Incroci le braccia, una replica bionda dodicenne di me stesso, tutti e due con lo stesso tipo di occhiali: montatura lucida, rosata, e lenti tristemente spesse per dei preadolescenti. Mi diede un'occhiata. Tua madre  una donna bellissima disse. Che ne pensi dei suoi scritti?
Non ho alcuna opinione.
Non li hai letti?
No.
Perch no?
Nada mi proibiva di guardare le sue cose, ovviamente, proprio come lo impediva a mio padre; nessuno dei due poteva nemmeno mettere piede nel suo studio. Feci un gesto di insofferenza come se Gustave fosse troppo stupido perch mi disturbassi a rispondergli.
Be', mi sa che ti capisco disse Gustave con comprensione.  troppo personale: ovviamente  tua madre. Ma, Richard, dovresti capire che  sempre una situazione imbarazzante. Avere una madre, intendo. Qui tacque all'improvviso, ascoltando di nuovo la sua. Si stava lamentando della cameriera. Sentii la sua espressione, quella piccola marmocchia di colore, molte volte. Gustave accavallava e distendeva le gambe irrequieto. Disse: Sei molto fortunato. Tua madre  giovane e bella, e devi sapere che la maggior parte delle nostre madri, delle madri dei ragazzi a scuola, tirano avanti, in un certo senso. Mia madre adesso  in quell'et in cui devo badare a lei.
In che modo?
Oh, seguendola passo passo cos, origliando, assicurandomi che non perda qualcosa o non scoppi a piangere disse Gustave distrattamente. Come dimostrazione, si alz e and all'ingresso, fingendo di controllare un libro su uno scaffale vicino alla porta.
Nell'altra stanza le nostre madri sedevano sul divano, chiacchierando. I capelli neri di Nada si stavano allungando troppo; aveva saltato uno dei suoi appuntamenti e il proprietario del salone, un certo Monsieur Freytag, si rifiutava di accettarla di nuovo. Bb Hofstadter aveva capelli argentati acconciati molto alla moda. Indossava un costoso completo di lana giallo e un po' troppi braccialetti su un solo polso.
Mia madre  incline all'isteria spieg Gustave.  il cambiamento di vita, sai.  meglio non fidarsi di loro in quel periodo.
Cos'ha che non va?
Mi fiss freddamente.  una condizione biologica disse.
Le condizioni biologiche delle madri mi hanno sempre spaventato, perci non dissi niente.
 cominciato alcuni mesi fa, e ho capito subito che cosa fosse. Avevo avuto abbastanza buon senso da informarmi in anticipo. Mio padre non ha la pi pallida idea di cosa stia succedendo - non lo ammetterebbe mai alla sua et - e io non posso assolutamente dirglielo. Come puoi dire a tuo padre qualcosa di cos personale? Ho lasciato in giro una copia del Reader's Digest con un articolo di punta sull'argomento, ma... Mia madre si agita tutto il tempo, piange se il toast per mio padre  freddo, se la prende sempre con la nostra cameriera Hortense ed  sempre al telefono,  imbarazzante, e ieri il suo parrocchetto Fifi  morto e lei ha passato tutto il giorno a piangere, poi ha accusato Hortense e me di fregarcene del parrocchetto. Perci ha portato il cadavere in cucina e l'ha messo nel tritarifiuti e l'ha acceso prima che riuscissi a fermarla. Era isterica per la faccenda. Questo  un periodo della vita difficile per entrambi disse Gustave distrattamente.
 bello che tu... ti prenda cura di lei dissi. Volevo dirgli che anch'io mi prendevo cura di mia madre; ma tutto ci che facevo era un fallimento. Ammiravo la forza di Gustave. Dava l'impressione che quando fosse giunto il momento lui si sarebbe alzato e sarebbe andato a prendere la madre per portarla a casa, sana e salva.
Dopo circa trenta minuti che sfogliavamo dei vecchi Business Weeks, Gustave allung il collo. Oh, oh disse torvo. Si alz davvero ed entr a grandi passi nel soggiorno. Era un ragazzino piccolo, macilento, una cosina, ma sapeva quel che faceva. Signora Everett, mille grazie per questa piacevole ora disse a Nada, chinando leggermente la testa, ma mia madre deve andare, adesso. Penso che abbia dimenticato l'appuntamento con il parrucchiere.
L'appuntamento con il parrucchiere  gioved disse Bb.
Mamma,  oggi alle cinque e mezzo. Ti dimentichi sempre disse Gustave.
No.  domani disse la madre. Non posso avere un momento per me stessa. Lui  sempre... ...
Mia madre non avr tempo per quel drink disse Gustave.  meglio che prenda i cappotti.
E and a prendere i cappotti e, chiacchierando ancora mentre la madre piagnucolava, l'aiut a infilarsi il visone e si chin a raccogliere uno dei guanti che era caduto a terra da una tasca, facendo tutto senza difficolt e con sicurezza, limitandosi ad alzare la voce per soffocare le rimostranze della madre.
 stato un grande piacere conoscerti, Gustave disse mia madre.
Enchant mormor Gustave alla porta.
Sentivamo sua madre piagnucolare mentre scendevano per il nostro vialetto rinsecchito. Che strano disse Nada, chiudendo la porta lentamente.
Questa era una delle sue amiche, Bb Hofstadter. In un romanzo arrivereste a conoscere meglio una donna del genere, ma nella vita vera non succede mai; le donne cos sono perennemente sul punto di invecchiare ma non invecchiano mai per davvero, sono sempre lontane a prescindere da quanto siano vicine ecc. Anche se la signora Hofstadter ritorner in queste memorie non si svilupper mai, non si delineer pi precisamente. E abbiamo visto un pochino suo marito, Gregory, ma non molto; viaggia sempre. E c'erano molte altre persone interessanti. Vediamo... Charles Spoon, che progettava automobili ed era sempre sei anni avanti rispetto alla stagione attuale, di conseguenza irritato e distratto dal presente, un uomo calvo, intenso, dalla risata sonora, con una fortuna considerevole, per la maggior parte acquisita nell'ultimo decennio, e un'allampanata, silenziosa moglie aristocratica, una delle migliori debuttanti della stagione molte stagioni fa. E Mavis Grisell, una delle poche divorziate attive della zona, una donna biondo scura dagli occhi esotici e con un interessante profilo azteco, dedita ai gioielli egiziani e indiani e all'esclamazione di parole monosillabiche da inintelligibili lingue straniere. Aveva viaggiato un bel po', dopo il suo divorzio da un uomo alquanto strano, che per qualche ragione, un giorno che Mavis era in visita dalla sorella a Cedar Grove (verrete resi edotti su Cedar Grove a tempo debito), aveva ripulito la loro grande casa di tutti gli arredamenti e gli oggetti d'arte, lasciandola con nient'altro che i suoi vestiti e un materasso in quella che era stata la loro camera da letto. Fu uno scandalo sensazionale a Fernwood, e l'accordo di divorzio, per Mavis, era stato generoso. A Nada non piaceva ma mio padre pensava che fosse una persona in gamba.
Nella nostra societ, per una donna  impossibile stare senza un uomo diceva mio padre con cavalleria. O forse stava mettendo in guardia Nada. Dovremmo fare tutto il possibile per la povera Mavis, che ne ha passate tante.
E poi c'erano i Nash (il preside Nash e la sua brava moglie Hattie), e i Griggs in fondo all'isolato, e Harrison Vemeer, che Nada ammirava esageratamente senza sapere, come me, che dagli altri ospiti non era considerato nessuno. Il signor Vemeer era un fortunato imprenditore la cui scalata al successo, a Fernwood, era leggendaria. Lavorava su canaloni, paludi, boschetti, terreni irrimediabilmente erosi, erigendo case coloniali identiche - avete visto il suo marchio di fabbrica, una casa coloniale di mattoni rossi con imposte blu scuro e ai davanzali cassette per i fiori blu scuro e un gattino di ferro battuto bianco che si arrampica su per la canna fumaria, tutto per soli 39 900 dollari? - che spesso si inclinavano o affondavano o si spezzavano in due o tre pezzi dopo che ci si era trasferito il nuovo proprietario. A volte il signor Vemeer era abbastanza prudente da cambiare il nome della compagnia e continuava a costruire Caratteristiche case coloniali moderne, talvolta dall'altra parte della strada rispetto ai furibondi proprietari. Quando dico strada intendo un viottolo fangoso. Il suo colpo pi straordinario fu la bonifica di una palude per erigere altre quindici caratteristiche case coloniali, in seguito alla quale un lago vicino (Picture Lake, al centro di un altro lotto abitativo) si riemp lentamente e misteriosamente di fango nero. Colava da una tubatura di sessanta centimetri. I furibondi proprietari di casa portarono il signor Vemeer in tribunale ma lui in qualche modo se la cav. Ci furono cause e controcause legali. Ma forse il suo vero capolavoro fu l'episodio della golena. Il signor Vemeer possedeva terreni ovunque, essendo ormai incredibilmente ricco e avendo il gusto per l'avventura, e quindi spost carrettate su carrettate di terra da un terreno golenale che possedeva a un'altra area pi bassa vicina a una strada che pure possedeva, per costruire case su questo sito. Quando arrivarono le piogge primaverili un torrente strarip e le case vicine alla golena originaria furono sommerse, proprio come chiunque avrebbe potuto prevedere, e il signor Vemeer fu di nuovo citato in giudizio ma dichiarato innocente per mezzo di un oscuro ma utile articolo di legge in base al quale  legittimo migliorare la propria propriet.
A casa nostra il signor Vemeer amava esclamare, come se fosse una parodia letteraria del provinciale avaro francese: Compratevi un buon avvocato e compratevelo per primi. Tutto qua. Ormai sono stato citato ventisette volte e nessuno ha mai recuperato i suoi soldi, neanche una volta, e il segreto  comprare il miglior avvocato e comprarlo per primi.
Lo sapevano tutti (Fernwood disprezzava gli avvocati) ma nessuno lo diceva cos apertamente; perci il signor Vemeer era considerato un rozzo, villano nouveau riche e il suo cattolicesimo non aiutava. Sentii molti nostri ospiti lamentarsi di lui, un rapido Non  orribile? bisbigliato dalle profondit della gola della signora Hofstadter, una sillaba esotica mormorata da Mavis Grisell. A Tia Bell, la sua tremolante acconciatura di capelli tinti di rosso accatastati, sopraelevati, il suo fisico da gigantessa a malapena trattenuto, Harrison Vemeer doveva piacere nonostante tutto perch spesso ridacchiava, dietro una manona abbronzata, un Buon Dio! quando lui si lanciava in uno dei suoi aneddoti. Lui la scandalizzava. Ma il torvo cipiglio del preside Nash e della sua buona moglie erano evidenti, e io volevo dire a Nada di non invitare pi il signor Vemeer. Voleva mettere in pericolo la sua posizione? Nada era affascinata dal signor Vemeer perch aveva l'impressione che fosse un uomo d'affari ideale e che i suoi ospiti dovessero certamente adorarlo ed esserle grati per averli riuniti tutti insieme. La moglie del signor Vemeer non usciva mai; rimaneva a casa con i loro otto figli.
Ansioso di dare una mano a Nada, le scrissi un biglietto in grandi lettere in stampatello e lo imbucai dall'angolo della strada. Diceva:
FAREBBE MEGLIO A LASCIARE VEMEER.
 UN IMBROGLIONE.
Quando Nada apr questa lettera la fiss, perplessa. Poi un altezzoso rossore le avvamp le guance e appallottol il biglietto nel pugno.
Io dissi: Che cos', Nada?.
Il prodotto di una mente depravata rispose lei.
Cos le scrissi un altro biglietto. Questo diceva:
HARRISON VEMEER STA PER ESSERE DICHIARATO COLPEVOLE DI FRODE. FAREBBE MEGLIO A LASCIARLO.
Nada lo ricevette la mattina del giorno in cui lei e mio padre furono invitati dai Vemeer per un cocktail party, e in effetti lesse il biglietto con preoccupazione. Non mi disse niente. Il cocktail party fu un disastro perch non and nessuno tranne mio padre e Nada e la povera Bb Hofstadter, che aveva disperato bisogno di un pubblico a cui raccontare l'inganno della sua cameriera Hortense, che aveva invitato a casa un suo amico di colore, aveva dormito nel letto di Bb e poi era sparita senza lasciare neanche un biglietto. Oh, miei cari! Miei cari! Non penso di poter pi affrontare la realt continuava a lamentarsi Bb. Dovevate vedere che cos'hanno fatto...
Ma ci che finalmente mise Nada contro il signor Vemeer fu un semplice tocco di genio da parte mia. Con meravigliosa innocenza un giorno dissi a mio padre che Farley Weatherun, il nipote dei Weatherun, di fama internazionale, durante una lezione di francese mi aveva detto: Ce Monsieur Vemeer, il est laid, e perch l'aveva detto? Ho sempre pensato che il signor Vemeer fosse piuttosto simpatico dissi a Nada. Perch Farley Weatherun avrebbe detto una cosa cos cattiva?
Deve aver avuto le sue ragioni rispose Nada lentamente.
Dopo un momento si port le mani agli occhi e rimase seduta in silenzio. A che cosa stava pensando? Pu darsi che fosse stata travolta dal caos di banalit e spazzatura che le si era rovesciato addosso. Potevo quasi leggerle la mente. Ma rimase seduta cos per un po', sola e tremante. Poi all'improvviso lasci cadere le mani e si accese una sigaretta. In quei giorni fumava troppo e io andavo a caccia di articoli di giornale sui pericoli del fumo da mostrarle.
Nada, stai bene?
Certo, tesoro.
Sembri un po' pallida.
Sto bene, davvero disse lei, sorridendo per mostrarmi che stava bene. Dimmi, sei molto amico di questo Weatherun?
Ma mentre parlava le si tesero i muscoli facciali, come se qualcosa dentro di lei odiasse anche solo il suono di quelle parole. Vedere come mi guardava, come se non fossi migliore di qualsiasi altra cosa al mondo, mi dava la nausea. Un brivido mi percorse tutto il corpo e mi chiesi se sarei davvero stato male, di nuovo, e forse sarebbe stato positivo perch lei non poteva andarsene di casa se stavo male. Non poteva andarsene da me se stavo male.
S, l'amavo, e sapete com' che la ricordo maggiormente? Non abbagliante e incantevole, mentre salutava gli ospiti, e non pallida per la disperazione com'era a volte, dopo aver voltato le spalle a mio padre, per alcune parole sputate in fretta che erano volate tra loro; ma lontana, lontana per conto suo: mentre scende gi per il vialetto fino in strada per imbucare una lettera, i capelli sciolti, fanciullesca e completamente sola, con l'aria di una persona assolutamente libera e che non intende fare alcun male, alcun male.

15.

Una mattina a colazione Nada mi disse: Posso interromperti?.
Io stavo scribacchiando dei bigliettini per un quiz di storia da fare dopo un'ora, ma alzai educatamente lo sguardo.
Richard, stavo parlando con il signor Nash di qualcosa che per me  molto importante. Non voglio turbarti o preoccuparti ma, francamente, il signor Nash  stato abbastanza gentile da rivelarmi i risultati del tuo esame d'ingresso.  una cosa che di solito si rifiuta di fare, perch alcune madri prendono queste cose troppo sul serio. Comunque, me li ha detti e temo di essere un po' delusa dal punteggio del tuo QI.
Qual  stato?
Non posso dirtelo. Ma sono rimasta un po' delusa.
Avevo il cuore gonfio e pesante. Guardai i bei denti bianchi di Nada mordicchiare un pezzo di toast e masticarlo, nel modo in cui lei stava masticando me, e tentai di dare alla mia faccia spaurita un'espressione piacevole. S, be', mi spiace davvero. Qual era il punteggio?
Ho detto che non posso dirtelo rispose con pazienza Nada. Ma era pi basso del mio. Questo  ridicolo, non lo accetto. Sai, Richard, non voglio che tu sia inferiore a me. Voglio che tu sia migliore di me. Non riesco a sopportare l'idea che sia insorto un qualche processo degenerativo. Io mi considero inferiore a com'era mio padre, e ora tu... Capisci?
Immagino che non ci possiamo fare molto dissi debolmente.
Non ne sono sicura. Ho preso degli accordi con il signor Nash per farti ripetere il test.
Cosa?
Ho preso accordi per farti ripetere il test.
Ripetere il test?
Solo una parte. Met, penso.
Ma, mamma dissi, con lo stomaco che cominciava a tremare dove nessuno poteva vedere e perfino ridendo per dimostrarle quanto fossi calmo, mamma, se il QI  quel QI, non importa quanti test faccia, no?
Per favore non chiamarmi cos disse lei.
Ma non importa, no? Cio, giusto? Il test  solo una misura. Non... ...
Voglio che tu lo ripeta, Richard.
Che io lo ripeta?
S, Richard.
Ci fissammo tristemente a vicenda. Non sapevo e non so a tutt'oggi quanto lei si odiasse per tutte queste cose. Ogni sua parola, ogni suo gesto, era assolutamente fasullo e man mano che il tempo passava a Fernwood questa falsit le cresceva costantemente dentro, come gli strati di grasso che circondano il mio corpo. Ma chi l'avrebbe salvata? Un paio di volte la sorpresi, mentre sedeva da sola, a fissare il nostro giardino sul retro inutilizzato e a storcere il viso in un modo che non era il suo: tirava in gi le labbra, arricciate, e sembrava sollevare il naso come se cercasse un'aria pi pura. Ma no, il preside Nash non avrebbe aiutato. Non riuscii mai a scoprire quanto fossero intimi, Nash e Nada. Ma anche se sarebbero stati una bella coppia - lui non era pi vecchio di mio padre anche se sembrava pi giovane - non penso che lei fosse abbastanza forte per lui. E comunque lui era soltanto un figlio di puttana, come vedrete.

16.

Ma eravamo davvero molto amici io e quel Weatherun?
Lo avevo conosciuto tramite Gustave Hofstadter, che era diventato il mio migliore, anzi, il mio unico amico. A entrambi piaceva giocare a scacchi, seri e silenziosi come due anziani nel reparto per malati terminali di un ospedale. Quando le partite si svolgevano a casa sua (una tenuta baronale disseminata di spioventi, fregi e torrette, graziosa come la casetta di marzapane delle storie di Mamma Oca), Bb non faceva che entrare e uscire frettolosamente dalla stanza, cercando cose che non trovava mai e borbottando rimproveri al nostro indirizzo: Ancora con quel gioco! Non fanno altro! Proprio non li capisco i bambini... Con questo bel sole.... Se invece giocavamo a casa mia, potevamo godere della placida quiete della biblioteca inondata dalla luce invernale, con la sensazione di trovarci in una casa completamente vuota e silenziosa a eccezione dell'aspirapolvere di Ginger che rombava al piano di sopra, mentre, con tutta probabilit, lei era impegnata a rovistare nei cassetti dello scrittoio di Nada (un giorno l'avevo sorpresa a farlo). Entrambi amavamo e rispettavamo il gioco degli scacchi. Gustave voleva iscriversi a matematica, mentre io non avevo idea di cosa avrei fatto - certo non avrei mai potuto prevedere la fine che mi sarebbe toccata! - ma condividevo la sua ammirazione per un passatempo tanto preciso e affascinante, che non lascia niente al caso, al contrario del bridge, esecrabile gioco che Nada fingeva di apprezzare, o dell'ancor pi detestabile gioco della vita. (Non dubitate, un degenerato pu sempre filosofeggiare.)
Un altro grande appassionato di scacchi era Farley Weatherun, studente del primo anno alla Johns Behemoth. Farley era un ragazzo mite, ottuso e distratto, che aveva la stanza migliore dell'intero dormitorio, con l'eccezione forse di un paio di camere nell'ala degli studenti pi anziani. Veniva da una famiglia molto nota: oggi come allora, il nome dei Weatherun  citato di continuo nelle rubriche di gossip o sul Time (L'appassionato di immersioni Si Weatherun annuncia...; La flautista mondana Virginia Weatherun annuncia...; L'ammiraglio Taffy Weatherun, noto casanova, annuncia...). La fama, tuttavia, contava ben poco alla Johns Behemoth, dove parlare di famiglia, e in particolare della propria, era ritenuto di cattivo gusto, in quanto ogni allievo era considerato un individuo a s stante, e niente di pi. O niente di meno. Il direttore della scuola, un ometto smilzo e stizzoso di nome Sikes, ci aveva ripetuto pi volte che eravamo i soli responsabili di noi stessi: giovani uomini, singoli individui che dovevano darsi da fare per trovare autonomamente la propria strada nella vita. E ci davamo parecchio da fare.
Farley, nella sua amabile ottusit, non se la passava affatto bene. Trascorreva ore a copiare i compiti altrui (all'epoca per copiare da un bravo studente bisognava pagare cinquanta centesimi; immagino che oggi i prezzi siano saliti), ma sembrava che persino questo gli risultasse difficile: a volte saltava intere frasi o, in matematica, intere righe di numeri, decimali o cifre che invalidavano il risultato. A me e Gustave piaceva, ma giocare a scacchi con lui era frustrante perch impiegava un'eternit per ogni mossa. Aveva un viso pallido e lentigginoso, con la poca carnagione visibile tra le efelidi lattea quanto quella di Nada, mani coperte di lentiggini quanto il volto e nocche mordicchiate. Pareva malaticcio quanto me, perch assumeva medicine e pillole di ogni genere.
Fissava i pezzi che avevo appena mosso, mi osservava intensamente, si mordicchiava una nocca e diceva: 'Spetta un secondo. Si dirigeva al suo armadio, che conteneva un piccolo frigorifero, tirava fuori una bottiglia e tracannava un sorso. La bottiglia aveva un'aria spigolosa, da medicinale. Se Gustave era l con noi, raggomitolato sul letto a studiare francese, vedevo che alzava gli occhi dal libro e glieli puntava sulla schiena, e se per caso incrociava il mio sguardo, mi ignorava. Quando invece eravamo soli, valutavo se approfittare del fatto che il mio avversario fosse girato dall'altra parte per barare e spostare un pezzo di importanza strategica, ma non ho mai osato farlo. Tanto vincevo comunque. Di norma Gustave batteva me, io battevo Farley e Farley scoppiava a ridere, esclamando: Merda. Perso di nuovo con lo stesso tono di gioiosa autocommiserazione usato da mio padre.
Un pomeriggio in cui si era diretto al frigorifero dopo ogni mia mossa, alla fine si decise a portare la misteriosa bottiglietta al tavolo. Lascia che ti versi un po' di Coca disse. Sembrava in preda a un torpore compiaciuto. Fece cadere qualche cubetto di ghiaccio in due bicchieri luridi, li riemp di Coca e, inarcando le sopracciglia rossicce esattamente come mio padre quando preparava un drink, chiese: Ne vuoi un goccio?, sollevando la bottiglia perch la vedessi.
L'etichetta diceva Sciroppo d'acero Log Cabin.
Che roba ? domandai.
Mi guard come se fossi un caso senza speranza, e ci che rimaneva del liquido scuro fin nel suo bicchiere.
Ora, figliolo, stai indietro, perch adesso tocca a me muovere.
Fu il primo alcolizzato che conobbi, e aveva appena tredici anni. All'epoca fu una sorpresa per me, anche se presto avrei incontrato Blazes Jones, un bambinetto stordito e lunatico di soli dodici anni, che non solo beveva di nascosto, ma se ne andava in giro canticchiando, parlottando sottovoce e artigliando l'aria con movimenti sconnessi. Considerato un genio, Blazes era al centro di un gruppo esclusivo in cui non fui mai propriamente accettato; anzi, a dire la verit non mi vollero affatto, non gli interessavo. Tanto peggio per lui. Nel frattempo  morto.
In seguito avrei conosciuto anche Francis Bean Jr., che prendeva pasticche di ogni sorta per tenersi sveglio ed essere sempre allegro; sportivo e turbolento, portava grosse giacche squadrate di lana verde oliva e guanti color crema foderati di pelliccia. Anche la sorella Greta, un'adorabile ragazzina di quattordici anni, assumeva le stesse pillole misteriose e, nell'ultimo mese della mia disastrosa permanenza a Fernwood, fu segnalata alle autorit giovanili per aver offerto una sigaretta di marijuana a Suzie, un'impiegata del salone di bellezza Pandora's Box, al posto di un dollaro di mancia. La voce si sparse rapidamente, suscitando un piccolo scandalo, presto dimenticato.
Farley era mio amico. Avevo disperatamente bisogno di un amico miserevole come lui: serviva a infondermi speranza nella mia disperazione. Ricordo come si aggirava nel corridoio che conduceva ai bagni, con quel suo sorriso sghembo, malato, o come in marzo, quando le nevicate si affievolirono dando adito a una falsa primavera, si trascinava per il giardino incolore (la nostra cosiddetta area verde), prendendo a calci le foglie dell'anno precedente. Indossava abiti sbrindellati e ormai troppo piccoli per lui, povero caro Farley, calzini spaiati, biancheria piena di buchi. La famiglia gli mandava soldi a sprazzi, dimenticandosi della sua esistenza per lunghi periodi, e lui spendeva tutto il denaro che riceveva in liquori. I suoi maglioni erano perennemente consumati sui gomiti e dimenticava sempre di indossare la camicia bianca, de rigueur alla Johns Behemoth, per cui, al posto della cravatta, aveva solo un farfallino fissato a una striscia elastica nera, legata direttamente sul collo. A volte mi capitava di vederlo correre fuori dalla sua stanza in tarda mattinata, il farfallino sbilenco sullo sventurato collo ossuto, la chioma rossa che gli si rizzava sulla fronte in orridi ciuffi scomposti, barcollante e incespicante, gli occhi ridotti a fessure nella luce. Acquistava il liquore da un tizio, in paese, il proprietario di un ristorante che un giorno aveva avuto occasione di salutare l'ammiraglio casanova Weatherun e ne andava esageratamente orgoglioso. Si mormorava che Farley ottenesse davvero un buon prezzo.

17.

C' un ragazzo, a scuola, che viene da Boston ed  tanto triste e infelice raccontai a Nada. Nella falsa Johns Behemoth che avevo fabbricato per lei c'era un'intera galassia, un vero e proprio serraglio di poveri disadattati, tutte proiezioni di me stesso, i cui genitori pieni di problemi non erano che proiezioni dei miei stessi genitori: avevo inventato tutto, ispirato da una particolare mancanza di fiducia nella verit. Non mi sarebbe mai venuto in mente di raccontare ai miei genitori qualcosa di vero. Sua madre  un'alcolizzata e lui le vuole un bene dell'anima, credo.  preoccupato per lei.
Che cosa orribile comment Nada.
Mi fiss, non per vedere se stavo mentendo - perch mai avrei dovuto farlo? - ma per capire fino a che punto la mia mente infantile avesse compreso la gravit della situazione. All'epoca, avevo preso l'abitudine di dire cose che, nella mia innocenza, non avrei mai potuto capire.
Ci sono tanti ragazzi infelici nella tua scuola, Richard?
Non so. Pu darsi.
Hanno nostalgia dei genitori?
Certo.
Spero che tu sia loro amico. Non ignorarli.
Come tutte le madri, miopi e ottimiste, credeva che suo figlio fosse popolare e capace di fare amicizia con tutti. L'ho sempre ingannata in proposito e forse  stato proprio questo il mio errore, perch, se la mia salute cagionevole non fu sufficiente a farla restare con me, forse il mio fallimento come essere sociale avrebbe potuto esserlo. Ma ero troppo orgoglioso. E, in ogni caso, mi piaceva farla contenta. Non c'era niente di pi bello di Nada felice, quando si apriva in un sorriso vero, sincero, scoprendo la sua splendida dentatura. Il giorno che accettai di ripetere l'esame, scopr i denti in un sorriso da mozzare il fiato, mi abbracci e, terminato il test, mi trascin in giro per le eleganti e pretenziose boutique del paese, comprandomi una racchetta da tennis, quella che secondo lei era una bella camicia, venti paia di calzini blu scuro tutti perfettamente identici, un libro appartenente a una serie su un giovane investigatore che avevo smesso di leggere ormai da anni e tanti altri regali. Ricordo molto bene quel giorno, mi sta tornando tutto in mente. Gi, me lo ricordo bene, anche se non ci pensavo da anni. Vediamo: l'odore acre e pungente della legna bruciata nell'aria, forse una trovata commerciale, un bel sole di fine inverno e mia madre, bella e baldanzosa con quell'aria da signora dei sobborghi, che mi portava in giro, il suo prezioso figlioletto, il suo piccolo prodigio, destinato a tramandare il patrimonio genetico di un genio arrivato in America dalla triste, tetra Russia.
Entrammo in un locale per adolescenti, fortunatamente deserto a quell'ora del sabato, e pranzammo con due enormi coppe di gelato ben guarnite. Ho mai accennato al modo di mangiare di Nada? Si ingozzava come se si aspettasse che da un momento all'altro una mano senza corpo potesse spuntare per tirarle via il piatto, e se fosse successo avrebbe continuato a mangiare, allungandosi sul tavolo finch non fosse stata pi in grado di raggiungerlo. Era una donna ingorda, vorace. Amava il cibo e devo ammettere che, quando mangiava, incurvava leggermente le spalle verso il tavolo, le mani dalle lunghe dita delicate e lievemente ossute, tanta era la foga con cui si nutriva. In mano sua, cucchiai e forchette venivano maneggiati con impazienza, diventavano un ostacolo, tintinnavano e sbattevano contro i piatti. Penso mangiasse pi di mio padre, anche se non ingrassava mai.
Che giornata meravigliosa fu quella! La settimana successiva, Nada sarebbe stata informata che avevo sostenuto un esame eccellente, migliorando notevolmente il mio punteggio di QI, per cui mi avrebbe abbracciato e avrebbe cominciato a parlare febbrilmente della mia carriera. Sono propenso a credere che aspirasse a vedermi diventare un grande scrittore, come Mann, Tolstoj o come lei, anche se non ne fece mai parola con me. Probabilmente pensava che fosse una caratteristica ereditaria e che sarebbe emersa da sola. Pur non sapendo ancora di aver ottenuto un cos buon risultato, sentivo di aver comunque migliorato il punteggio che l'aveva tanto delusa e di poter tramandare i geni russi alla generazione successiva senza danneggiarli. Chino sotto il peso di pacchi e pacchetti pieni di regali, li ricevevo tutti con lo stesso sorriso umile e grato, dicendo: Nada, ma non c' bisogno...
Certo che no rispose con la voce che usava per imitare Bb Hofstadter, tanto bassa da sembrare raschiata dal fondo della gola.
Mi stup portandomi allo zoo, che si trovava entro i limiti della citt. Ci recavamo molto di rado in citt, anche se mio padre lavorava in centro. Secondo una tradizione che aveva preso piede a Wateredge, dove ero rimasto diversi mesi a riprendermi dalla febbre reumatica, amavo lo zoo, per cui io e Nada, senza mio padre, ci andavamo ogni volta che potevamo. Fu un gesto abbastanza ipocrita, perch Nada non mi portava allo zoo ormai da anni e, in realt, gli animali non mi interessavano pi granch: adesso ero affascinato solo dai rompicapi astratti e ambigui come gli scacchi, o dalle enigmatiche conversazioni che origliavo dal telefono del piano di sopra quando Nada, di sotto, parlava con il misterioso uomo di New York. All'epoca ancora non lo sapevo, ma era l'inizio del secondo stadio della mia disgregazione, segnato, come gran parte dei processi degenerativi, da una falsa allegria. Ebbene s, ero allegro!
Cos'altro vedemmo quel giorno? Un gigantesco pallone aerostatico argentato sospeso nel cielo, reliquia di una qualche epoca avulsa dalla storia, un mostro che sarebbe sceso a inghiottire me e la mia adorabile madre per imprigionarci per sempre nel suo ventre caldo e scuro. Solo noi due. Ruotando lentamente nel cielo blu, tuttavia, l'aerostato mostr una coda ben pi deludente: Prova le Buick di Baxter. Ricordo che l'assenza dell'accento mi irrit moltissimo. C'erano i soliti ragazzini che andavano in bicicletta a lato della statale, ragazzini veri, in jeans e giacche di tela, le gambe che pompavano con un'energia che io non avrei mai avuto. Ricordo di essermi passato le dita sugli occhi per sfocare l'immagine, in modo da rendere i ciclisti nebulosi e vaghi, non pi bambini come me, rivali. E la nebulosit non svan, ma rimase con me, come una magia, quasi a proteggermi e confortarmi: doveva essere lo stesso tipo di caligine inalata da Nada durante le cene organizzate qui e nelle nostre case precedenti. Se solo io e lei avessimo potuto condividere lo stesso, magico sogno...
Poco lontano dallo zoo, notammo una piccola folla che si accalcava attorno a una banca con sportello drive-in. Nada, sempre alla ricerca di avventure, svolt nel vialetto d'accesso. Che sta succedendo qui, Richard? Da donna educata e galante qual era, aveva l'abitudine di chiedere a qualunque uomo in sua presenza cosa stesse accadendo, anche se poteva vederlo con i suoi occhi. Questa volta, per, la scena che ci trovavamo davanti non era poi cos chiara. Quattro ragazzine in pantaloni casual, stivali e giacche a vento se ne stavano in un silenzio innaturale, fissando la facciata della banca (una come tante: mattoni in stile coloniale e ampie persiane bianche, l'aria gradevole e accogliente, il posto ideale per depositare i vostri 10 000 dollari), e si era fermata anche una donna in un'auto sportiva rosa shocking. All'ingresso dell'edificio erano radunati diversi uomini con dei lunghi impermeabili e pensai fugacemente che l'aria era ancora troppo fredda per vestirsi cos. Uno degli uomini trasportava una valigetta tenendola in modo innaturale, in equilibrio contro il fianco.
Nada premette un pulsante e il finestrino si abbass sobbalzando. Credi stia succedendo qualcosa di strano qui, Richard? Sembr quasi che il naso le si allungasse. Le ragazzine si guardavano attorno, perplesse. Una di loro cercava di convincere le altre ad andarsene. Nada si sporse dal finestrino, tamburellando sulla portiera con la mano guantata. Buon Dio! esclam. Si ritrasse di scatto e afferr il volante, ma senza mettere in moto.
Dalle ampie porte d'ingresso bianche della banca spuntarono tre uomini, e i tizi con gli impermeabili che si trovavano all'esterno aprirono il fuoco. Vidi un lampo arancione partire dalla canna di una grossa pistola di quelle che si tengono infilate nei pantaloni. Due dei tre uomini caddero a terra e la porta, che si stava lentamente richiudendo, si riapr di scatto: una donna con una gonna bianca e un maglione color lavanda rimase l, con una mano sulla bocca in un'espressione di sorpresa esagerata. Uno dei tizi finiti a terra balz in piedi, si ripul i vestiti e cominci a discutere con gli uomini in impermeabile, spalleggiato da un altro personaggio spuntato da qualche parte accanto a loro.
Oh, Cristo, mormor Nada debolmente  uno show televisivo o roba del genere. Stanno provando.
Tremavo almeno quanto lei, ma non lo diedi a vedere. Ma Nada, che altro pensavi che fosse?
Quando arrivammo allo zoo ci aspettava una delusione: un cartello con la scritta APERTO DAL 10 MAGGIO. Avrei dovuto immaginarlo comment Nada. Mi lanci un'occhiata per vedere se ci ero rimasto male, ma io ero il suo tesoruccio, il suo piccolo genio, per cui non mi importava niente dello zoo, ma soltanto di lei, e poi ero ancora scosso dalla falsa rapina in banca. Non avevo mai visto nessuno venire ucciso davanti ai miei occhi, anche se alla fine si era rivelata tutta una finzione.
Torneremo qui il dieci maggio, tesoro, te lo prometto disse Nada.
Ma quella meravigliosa giornata non era ancora finita. Facemmo dietrofront e ci dirigemmo verso casa, osservando l'eleganza con cui Fernwood emergeva sontuosamente dopo le miglia di terra anonima e desolata che lo separavano dalla citt. Dapprima si passava davanti a un'accozzaglia di motel, distributori di benzina, bowling, negozietti squallidi, ristoranti drive-in, cavalcavia, sottopassaggi, viadotti, decorati da sgargianti cartelloni pubblicitari in cui ragazzini paffuti rimiravano dei grossi hot-dog, oltre a un annuncio che attir la mia attenzione: un uomo dall'aria tipicamente americana teneva davanti a s una lattina di birra, osservandola con espressione confusa, e la didascalia recitava, Stasera leggiti una bella birra. Pensate davvero che qualcosa di cos meraviglioso possa davvero essere frutto della mia fantasia? Assolutamente no! L'America  sempre un passo avanti a tutti i suoi scrittori, e persino agli aspiranti tali!
Poi toccava farsi strada attraverso il primo sobborgo, Oak Woods, proletario e orgogliosamente bianco, un quartiere insignificante ma pieno di boria, con una gran quantit di bandiere statunitensi che sventolavano alle finestre e tante auto usate lungo il cosiddetto Miracle Motor Mile. Dopodich arrivava Pleasure Dells, un borgo lievemente pi gradevole, privo di valli almeno quanto Oak Woods era privo di querce, ma forse pregno di piaceri, oltre che dotato di tre enormi ipermercati allargati a macchia d'olio che, a quanto pareva, non vendevano solo cibo, ma anche sedie da giardino, vestiti a poco prezzo e quanto si pu desiderare per ammazzare il tempo per un'ora o pi, il tutto circondato da una marea infinita di automobili parcheggiate.
Nel centro abitato successivo accelerammo un po', perch la statale si allargava e gli edifici rimanevano pi lontani dalla strada. Si trattava di Bornwell Pass, meno prestigioso di Fernwood ma comunque accettabile per un certo tipo di compere. Il suo unico centro commerciale con parcheggio doveva occupare diversi acri di terreno. I negozi non erano boutique, come quelle di Fernwood, ma semplici botteghe. Non  volgare? comment Nada.
Da l in poi sembr quasi che fosse iniziata la campagna, ma si trattava solo di un'illusione, una localit chiamata Country Club Manor. Mentre ci passavamo accanto a gran velocit, lanciai un'occhiata oltre il cancello (che in realt non era un vero e proprio cancello, ma due pilastri di mattoni rossi coordinati con le case coloniali all'interno) e Nada comment: Queste catapecchie sono opera di quell'orribile Vemeer. Il suo commento ostile mi rallegr.
Dall'altro lato della statale, che nel frattempo si era ampliata diventando una comoda strada a otto corsie con un'aiuola ammantata di neve nel mezzo, nuove frazioni si susseguivano una dopo l'altra: Fox Ridge, Lakeside Groves, Chevy Chase Heights, Bunker Hill Towne, Waterloo Acres, Arcadia Pass... Alcuni agenti immobiliari privi di gusto avevano provato a portarci oltre le arcate di mattoni rossi che delimitavano questi insediamenti e mio padre si era trovato a dover spiegare, in tono di scusa: Temo proprio che... questo genere di cose non faccia per noi. L'insegnante di inglese, su alla Johns Behemoth, alimentava i pregiudizi dei suoi allievi, tutti rampolli di buona famiglia, parlando di mentalit da Fox Ridge, che a quanto pare consisteva in un conformismo di intensit letale, una mediocrit che si interrompeva nel punto preciso in cui compariva il cartello in bianco e nero con la scritta FERNWOOD VILLAGE - LIMITE DI VELOCIT 45.
Lo superammo a sessanta all'ora, mentre Nada dichiarava, rivolgendosi pi o meno a me,  proprio un bel posto dove vivere. Costretta a rallentare a un semaforo, ripet,  proprio un bel posto e dopo qualche minuto mormor, nella mia direzione: Sei felice qui a Fernwood, Richard?.
Alcuni dei miei compagni non sono felici risposi, scegliendo deliberatamente la parola compagni perch risultasse naturale. Quel ragazzo con la madre alcolizzata...
Ma tu, tu sei felice?
Alcuni dei ragazzi che si preoccupano per i loro genitori, cio, del fatto che i genitori litigano e potrebbero divorziare... ecco, loro sono piuttosto infelici, ma io no.
Bene, bene rispose Nada distrattamente.
Sterz di colpo e si infil nel parcheggio condiviso tra il tribunale, la centrale di polizia e la biblioteca. Tutti e tre gli edifici erano costruiti con gli stessi mattoni rossi, con persiane e infissi bianchi e bei comignoli ampi.
Voglio controllare una cosa disse.
Entrammo nella biblioteca, che sembrava pi una casetta accogliente, con le finestre divise in tanti piccoli riquadri bordati di bianco e le parole BIBLIOTECA PUBBLICA DI FERNWOOD in eleganti lettere in ferro battuto, anch'esse dipinte di bianco. In quel momento, la porta si apr e ne usc Mavis Grisell, che sfoder uno di quei suoi sorrisi falsamente esotici ma sempre molto amichevoli, con le gengive bene in vista, ed esclam: Oh, ciao Nada, ciao Richard! Non  una splendida giornata? Nada riusc a liberarsene, lanciandomi uno sguardo in tralice che fece impazzire il mio povero cuore nervoso e palpitante. Quando mi guardava a quel modo, come a invitarmi a condividere un segreto con lei, rifiutavo di credere che potesse abbandonarmi di nuovo.
Mi sped distrattamente nella sezione dei libri per bambini, io che avevo un QI sufficientemente elevato da impressionare anche i membri pi impassibili della Johns Behemoth, ma mi dimostrai condiscendente e me ne rimasi a sfogliare un libro scritto a caratteri cubitali e con le illustrazioni tutte imbrattate che parlava di dischi volanti. Il naso mi colava e non avevo con me un fazzoletto, ma ero contento lo stesso. Non eravamo forse insieme, io e lei? Diedi un'occhiata in giro e vidi che Nada passava dalla sezione Novit e novelle a Classici e letteratura, per poi voltarsi di colpo e sorprendermi, dirigendosi verso l'area Periodici e riviste, dove alcune signore dell'alta societ locale sfogliavano rotocalchi bisbigliando tra loro. Nada osserv attentamente lo scaffale, afferr una rivista e la apr con impazienza. Mi impressi i colori della copertina nella mente, per poterla ritrovare in un altro momento e scoprire cosa la interessava tanto.*
Nella parte anteriore, la biblioteca disponeva di una saletta arredata con comode poltrone e divani in pelle. Per Fumatori segnalava cortesemente un'insegna. Tutto, a Fernwood, irradiava cortesia! L'intera area era stata concepita sul modello di un caff o di un bar all'aperto, motivo forse sufficiente a giustificare le espressioni un po' confuse, quasi disorientate, delle donne e dei due o tre uomini seduti a leggere e fumare. Quando vidi che Nada si dirigeva in quella direzione, mi affrettai a raggiungerla. Apr una rivista e se la appoggi sulle ginocchia. Non  un amore questa biblioteca? domand. Lo disse in un sussurro stentoreo che suonava quasi come una minaccia, un test: magari in realt la odiava, e voleva vedere cosa avrei risposto? Che cosa voleva dire? Su uno dei divani, vicino al muro, era seduto un uomo che sfogliava distrattamente una rivista. Notai lo sguardo di Nada posarsi su di lui diverse volte, finch apr la borsetta e vi rovist dentro. Richard, chiedi un fiammifero a quel signore.
Forse riesco a trovartelo io dissi, allungando il braccio verso la sua borsa.
Lei per se la tir in grembo, poggiandovi sopra le mani guantate in una posa rigida.
Mi avvicinai timidamente all'uomo e mormorai: Scusi, mia madre chiede se ha da accendere. L'uomo non alz nemmeno gli occhi. Mi feci pi vicino e ripetei: Signore - la voce, fattasi improvvisamente rauca, lo spinse ad alzare di scatto la testa e a fissarmi - mia madre chiede se ha da accendere.
L'uomo lanci un'occhiata al di sopra della mia insignificante testolina, squadr Nada e rispose: Certo. Aveva i capelli tagliati corti, forse biondi ma tendenti al grigio, anche se non sembrava particolarmente vecchio. Gli occhi erano di un azzurro incredibile. Mi porse una scatola di fiammiferi del Whispering Dunes Motel, nel Pleasure Dells di qualche altro stato. Tornai obbediente da Nada con il suo premio, lei si accese una sigaretta e dopo qualche minuto l'uomo, le gambe lunghe e l'aria disinvolta, si avvicin.
 Fortune quella? chiese, indicando qualcosa su un tavolo.
Non saprei rispose Nada.
Lui si sedette comunque e si mise a sfogliare delle riviste lasciate l da qualcuno prima di noi. Oh, no disse in tono piatto, nel leggere il titolo di un riquadro giallo del Reader's Digest che doveva averlo colpito, non di nuovo. Con un dito ingiallito dal tabacco spost la rivista in modo che Nada potesse leggere il testo, lei scopr la sua bella dentatura in un sorriso di compiaciuto sarcasmo e i due estranei si scambiarono un'occhiata in tralice molto simile a quella che Nada aveva lanciato a me per Mavis Grisell. Il naso prese a colarmi sempre pi vigorosamente.

18.

C' un ragazzo, a scuola, che ha i genitori che vivono a Boston ed  tanto triste e infelice raccontai a mio padre quando torn finalmente a casa. Sua madre  un'alcolizzata, litiga spesso con il padre, e lui  preoccupato per loro...
Facciamo cos: invitalo qui a cena rispose fermamente mio padre. Hai capito bene? Il povero piccolo disgraziato!
Dopodich corse di sopra, i talloni delle scarpe consumate che sbattevano sulle scale coperte di moquette. Andava di fretta: era appena rientrato dall'Ecuador e doveva prepararsi per un ricevimento di nozze al Vastvalley.

19.

Purtroppo non ho molti ricordi del Country Club Vastvalley, e me ne dispiace, perch ci sono persone a cui interessano i country club. Di fatto, i miei genitori mi ci portarono una sola volta, per una cena di lusso alla presenza di Mavis Grisell, degli Spoon, di una coppia tranquilla, riservata e ossequiosa di nome Hodge, con un figlio grassoccio che aveva all'incirca la mia et, e di un uomo molto affascinante con due sottili baffetti, che in seguito avrebbe scandalizzato l'intera Fernwood pubblicando sul Post la scabrosa storia di come era riuscito a fare fortuna installando microspie nelle case di mogli e mariti gelosi, citando i suoi facoltosi clienti con pseudonimi sfacciatamente trasparenti.
Il Vastvalley non  il pi antico n il migliore dei country club, almeno a dare retta ai ragazzi della Johns Behemoth e non a Nada, che in merito si teneva sempre molto sulla difensiva. Credo pensasse di essere stata troppo frettolosa nel compiere la sua scelta, quando avrebbe potuto optare per il Fernwood Heights. Comunque, il Vastvalley era abbastanza costoso da essere accettabile, oltre che progettato con un gusto orrendo. Immaginate un edificio molto lungo, incurvato alle estremit in modo da formare una sorta di semicerchio, interamente costruito in mattoni rossi dall'aria invecchiata, con finiture in ferro battuto nero dallo stile vagamente inglese. Immaginate tante lampade a gas, neri in uniforme in efficiente e pacata attesa, e il Prive per signore (di nuovo senza accento!) rivestito da un tappeto scarlatto talmente spesso che, persino da fuori, riuscivo a vedere come i tacchi alti di Nada vi scavassero una traccia profonda, passando e ripassando sopra i solchi lasciati da altre eleganti signore. Immaginate un atrio insensatamente lungo, non del tutto dritto (ricordate la forma dell'edificio), con panche in legno dall'aria rustica ma dalle rifiniture curate, che rievocavano antiche tenute inglesi e vetuste sale da caccia ormai scomparse dalla faccia della Terra, e lanterne in ferro battuto che pendevano da aste infilate nel muro. Odore di detergente, profumo e tabacco. In salotto, un gradevole aroma di alcol. Ovunque, voci attutite dagli spessi tappeti e, in qualche sala lontana, lo schiocco delle palle da biliardo che si urtavano, lo schiocco dei cubetti di ghiaccio nei bicchieri, lo schiocco delle carte gettate su tavoli invisibili.
Fu un'esperienza frastornante per me, costretto a seguire gli adulti e un ragazzino grassoccio dall'andatura dondolante per lunghi corridoi, su e gi per brevi, inutili rampe di scale, fino a sbucare in una grandiosa sala da pranzo dai soffitti dorati, non troppo affollata, da cui emersero camerieri in uniforme bianca che vennero verso di noi esitanti, come fantasmi pronti ad accoglierci al cimitero. Era tutto cos rivestito di velluti, cos XIX secolo, gremito di candelieri e di troppe piante polverose agli angoli, non abbastanza lontane da far credere che fossero vere. Questa dunque fu la mia cena al Vastvalley, una fortunata domenica della mia miserabile esistenza. Il ragazzino grassoccio non se la passava meglio: come a me, gli era stato promesso un nuovo amico ma, come me, era troppo timido o troppo caparbio per azzardare un gesto amichevole. Dopo il dolce, gli venne un attacco di orticaria. Mentre gli adulti bevevano caff e fumavano voluttuosamente attorno al lungo tavolo, il ragazzino grassoccio si grattava le pustole e io me ne stavo seduto, in attesa di andar via, distolto dal volto acceso di Nada da un movimento furtivo in un angolo: uno scarafaggio che tentava timidamente di risalire lungo la tappezzeria dorata della parete.

20.

Appena arrivati a casa, mio padre mi si rivolse inarcando le sopracciglia, da uomo a uomo: Certo che non hai contribuito molto alla conversazione, eh giovanotto?.
Nada esclam: Ma se ha solo dieci anni!.
Quasi undici.
Ha dieci anni ed  un bambino molto sensibile. Cosa credevi di ottenere aggredendolo a quel modo?
Tashya, non l'ho aggredito, ho solo detto...
Non si  ancora tolto la sciarpa, e tu subito pronto a attaccarlo. Perch mai un bambino di dieci anni, intelligente come nostro figlio, dovrebbe preoccuparsi delle banalit che sono state dette oggi a quel tavolo? Dio mio! Per non parlare di quel ragazzino grasso e pustoloso...
Ho solo detto...
Mi sfilai mestamente la sciarpa e la appesi nell'armadio. Probabilmente, alle mie spalle i miei genitori si stavano segnalando a gesti di posticipare la discussione per il mio bene; quando mi girai, Nada si stava togliendo i capelli dal viso con fare stizzito e mio padre aveva lo stesso sorriso di quando gli ospiti si riversavano a frotte dalla porta d'ingresso.
Mi sa che vado su a fare i compiti di matematica dissi.
Mentre salivo al piano superiore, Nada osserv dolcemente: Richard, dovresti stare pi dritto con la schiena. Non appena fui fuori dalla loro vista, sentii mio padre esclamare:  la quarta volta che glielo dici oggi! Vuoi forse che....
Una volta di sopra mi trascinai svogliatamente lungo il percorso ormai familiare verso la mia stanza e, quando ritenni che dovevano essersi spostati altrove, mi tolsi le scarpe e tornai nell'ingresso. Spero non mi prendiate per uno di quei mocciosetti saccenti, quelle mezze calzette che si atteggiano a intelligentoni, se dico che ero davvero un genio: ah, cosa non mi ero inventato per spiarli! Niente di sospetto, niente che attirasse l'attenzione. In cucina, che era il posto che i miei preferivano per affrontare i discorsi seri, sapevo da tempo che bastava socchiudere la porta dello scivolo della lavanderia. Dal momento che era dipinta di verde come la parete, si camuffava alla perfezione e io, in piedi nell'ingresso, con la testa infilata dall'altro lato dello scivolo, potevo ascoltare tutto ci che dicevano...
La lite per la macchia sul cuscino di seta di una sedia in stile Queen Anne, il primo giorno che abitavamo nella nuova casa.
La lite per le battute sui negri di mio padre, alle feste.
La lite sui pantaloni larghi di mio padre.
La lite sulle camicie di mio padre, che erano sempre sporche.
La lite per quando Nada aveva corretto mio padre sulla pronuncia della parola incognito.
La lite sull'ingenua ammirazione di Nada per H.F., celebrit internazionale originaria della zona che mio padre, con gusto tutto borghese, aveva ripudiato, insieme con la moglie.
La lite che segu subito dopo, perch mio padre aveva definito Nada una parvenu.
La lite assordante sulla peronospora che si era diffusa nel prato davanti a casa, con la sua letale muffa grigio-bluastra.
La lite isterica a proposito dei miei occhiali. (Da chi ha ereditato una vista cos debole, da chi? Gli toccher portare dei fondi di bottiglia sugli occhi...)
La lite sul cibo in scatola che tenevamo in cantina, da cui si erano misteriosamente staccate tutte le etichette.
La lite sulla nota scordata del pianoforte, un sol due ottave sopra il do centrale, se non erro.
La lite su...
Poi, una settimana fa, un'altra lite su... Jean-Paul Sartre, mi pare, che mio padre aveva definito con disprezzo uno scrittore comunista.
Poi...
Poi tutte le altre liti senza ragione.
Cominciavano sempre come bisticci da fumetto, con mio padre e Nada che discutevano infervorati, accusandosi a vicenda di qualunque cosa venisse loro in mente. Mi hai guardato come se fossi spazzatura strillava Nada, e mio padre, sbuffando: Ma tu mi hai voltato le spalle!. A me veniva quasi da ridere nel vedere quanto tutto questo mi risultava familiare, anche se ero stufo dei loro giochetti. Metterei alla prova la vostra pazienza se dicessi che non erano davvero cos sciocchi? Mia madre non era sciocca ma, per qualche ragione che non sapr mai, si comportava come tale per gran parte del tempo. Era deliberatamente, malignamente, caparbiamente, appassionatamente sciocca. Mio padre gridava, faceva lo spaccone e tartagliava, ma era riuscito a fare un'eccellente carriera nel mondo degli affari, non chiedetemi come. Anche lui non era certo uno sciocco. Pi di lei, chiaro, ma le loro famose liti finivano quasi sempre in parit. Ah, le accuse, gli insulti farfugliati, gli invisibili strazi e tormenti che risalivano lo scivolo della lavanderia fino alle mie orecchie, scosse e formicolanti!
Tu, brutto idiota! Gretto, disgustoso bastardo! urlava Nada. Quanto ancora riuscir a sopportarlo? Cosa mi stai facendo? Perch mi hai sposata, se mi odi tanto?
Io? Che cosa? Cristo santo, sei sempre cos brava a rigirare la frittata...
Non siete neanche materiale valido per un buon romanzo, tu e quella massa di stupidi ignoranti! Siete una parodia, una porcheria, non riesco a prendervi sul serio, sto perdendo il lume della ragione in questo posto...
Tu staresti perdendo il lume della ragione? E io allora? Stai ricominciando con i trucchetti dell'altra volta...
Non ti azzardare a usare la parola trucchetti!
Gli stessi dannati trucchetti che hai usato due anni fa esplose mio padre ma questa volta, se ci abbandoni di nuovo, puoi anche andartene all'inferno: io crescer quel povero bambino a modo mio, cos sar al sicuro da quella pazza di sua madre...
Sporco bastardo mormor Nada sporco, falso, schifoso bastardo!
Sissignore, quella pazza di sua madre! Lo sanno tutti che sei una povera nevrotica, non mi sorprenderebbe se lo sapessero anche i nostri amici, che magari ne fanno il tema delle loro belle chiacchierate...
Una volta strappati via tutti i fronzoli, si rendevano conto che non avevano bisogno di nuove ragioni per odiarsi. Si odiavano e basta.

21.

Il giorno seguente stavo troppo male per andare a scuola, perci Nada mi rimase accanto, portandomi la colazione a letto e riempiendomi di vizi. Notai che aveva i capelli lunghi, spazzolati all'indietro sulla fronte: sembrava non li lavasse da un po'. Mi port qualche rivista da leggere, ansiosa e dispiaciuta, quasi sapesse che avevo sentito tutto, e io sfogliai il nuovo Time dando un'occhiata alle fotografie, finch la mia nausea non si riacutizz di colpo nel vedere le mutilazioni di una vittima di una sommossa comunista (la didascalia recitava: Dopo le danze, ecco lo scotto da pagare), per cui mi appoggiai al cuscino, tremante.
Nada guardava fuori dalla finestra, distratta.
Ho mai parlato del suo totale disinteresse per la politica, gli eventi, la realt? Mai che leggesse il giornale o ascoltasse la radio. Mai. Forse credeva che solo le persone di bassa lega si preoccupassero della storia, non so. Per me, la storia  ci che c' in questa stanza, nulla di pi aveva dichiarato altezzosamente un giorno, quando io ero abbastanza vicino da sentirla. Forse credeva che la sua mente fosse troppo fine e sviluppata per sovraccaricarla con le quisquilie della realt quotidiana, della quotidiana sofferenza. D'altro canto, il suo cervello traboccava di libri. La semplice realt non poteva essere poi cos importante, e devo confessare che anch'io la penso allo stesso modo. Da lei ho preso il mio solipsismo, un po' come prendevo raffreddori e influenze. Era una donna contagiosa!
Fu una giornata tranquilla. Io leggevo, lei pure. Ma era una quiete priva di significato, perch non era serena. Era una quiete che faceva pulsare il cuore e accelerare i battiti, ben pi temibile delle urla e degli oggetti rotti. Volevo sgusciare dal letto e premere gli occhi pesti contro le caviglie di Nada, baciarle i piedi, le scarpe, le calze, pregandola di non andarsene. Oh, non andartene! Non di nuovo! Quando ci aveva abbandonato la prima volta, mio padre mi aveva informato tristemente che mia madre era morta: non ero abbastanza grande per capire. La seconda volta avevo origliato la sua conversazione (grazie alla linea del piano di sopra) con l'investigatore privato che era sulle sue tracce; ma questa volta... no, non sarei riuscito a sopravvivere se fosse successo ancora. Ormai ero troppo grande, sapevo troppe cose. Sapevo cosa volevano dire certi suoi sguardi, le occhiate casuali, amichevoli, lussuriose scambiate tra due estranei nella sala di lettura di una biblioteca, e il mio cuore si fermava ogni volta che sentivo le misteriose frasi in tedesco che scambiava al telefono con quell'inquietante voce di New York. Ero andato troppo oltre, ero il figlio di Nada, non potevo permettere che mi abbandonasse. Avrei preferito vederla morire, piuttosto che perderla. Avrei preferito vederla morta, cerea, il suo sorriso svanito insieme ai suoi sogghigni, prosciugata di ogni goccia di sangue, energia o appetito...

22.

All'epoca di Nerone (scusate se menziono il nome di quel mostro, ma  molto appropriato) un personaggio un po' stravagante aveva scoperto un modo portentoso per rendere il vetro resistente quanto l'oro: si pu forse dire che l'esperimento che lui aveva fatto sul vetro io provai a ripeterlo su me stesso? Una metamorfosi? Devo anche aggiungere che fallii? Si badi bene, non ne fui distrutto in maniera evidente. Non esplosi in mille pezzi. Anzi, vedendo la mia stazza attuale potreste sorridere nel sentirmi parlare cos. Un povero ragazzo grassoccio e brufoloso...
Eppure s, io sono vetro, trasparente e fragile come il vetro, ma - e qui sta il vero dramma - noi che siamo fatti di vetro possiamo incrinarci in milioni di frammenti, come quelli di un puzzle, che per restano insieme. Non ci sgretoliamo mai. Continuiamo a muoverci a fatica e a parlare. Non desidereremmo altro che andare in pezzi, disintegrarci, dissolverci in una pioggia d'argento e finirla con tutto questo, ma, come vedete,  molto difficile che accada.

23.

COME SCRIVERE UN MEMORIALE COME QUESTO
Dai giorni della mia misera infanzia, qui analizzati cos nel dettaglio, mi sono documentato per tentare di acquisire il linguaggio necessario a scrivere queste memorie. Voi persone normali, che leggete e non scrivete, voi a cui piace leggere e che non sapete nulla dei tormenti di uno scrittore, che creature fortunate siete! Davvero beati! La mia mente doleva nell'agonia di accettare la Cultura occidentale e penso di esserci riuscito solo in parte: se dovessi dedicare questo romanzo a qualcuno, sarebbe a quell'altro viaggiatore sfortunato a cui ho rubato tanto. Non c' niente di nobile da parte di un morto, nell'essere onesto. Riconosco i miei maestri.
Tuttavia ho scoperto qualcos'altro, qualcosa di demoralizzante. La letteratura, l'arte, come pure la civilt, non sono altro che il frutto di casualit. Non vengono pianificate. Voi, gentili lettori, che all'universit avete scelto di perseguire una carriera nelle materie umanistiche e vi siete preparati al corso su Shakespeare armati di profondo stoicismo e di un grosso quaderno, voi, al pari dei vostri professori, non potevate immaginare che  tutto frutto di casualit, l'arte  frutto di casualit, come il frutto dei violenti attacchi di nausea che colgono molti di noi dopo una cena pesante. Il risultato avrebbe potuto assumere tante forme diverse, ma di fatto ne ha assunta una sola, che si  cristallizzata nel tempo e oggi, centinaia di anni pi tardi, sembra essere dovuta a una qualche pianificazione.
Eppure no, amici miei, e ancora no, perch un tempo anch'io credevo, come voi, un tempo mi illudevo che l'arte fosse caratterizzata da un ordine e una simmetria grandiosi, pensando che, Dio santo, ordine e simmetria dovessero pur esistere, da qualche parte. Deve essere cos. Ma non li si trova nell'arte, perch l'arte  la pi vibrante, spumeggiante, brulicante, improbabile e imprevedibile delle creazioni umane, un po' come i bambini nati da donne che durante la gravidanza sono state esposte a certe sostanze o malattie, se mi concedete questa metafora solo parzialmente calzante. (Sono ben consapevole delle mie metafore.) No, temo che si inizi a scrivere un memoriale dall'aria piuttosto semplice, con la sola idea di mettere su carta la verit per poi dimenticarsela, o, se si  pigri, si prova a scrivere un romanzo, una cosetta estrosa, ma a un certo punto qualcosa va storto, non funziona,  solo un'illusione. Nel cercare il linguaggio per le mie memorie, mi sono orientato disperatamente sulle opere della nostra cultura, ma vi ho trovato testi brulicanti e tortuosi quanto quello che sto producendo io. In superficie regnano l'ordine e la bellezza,  vero, ma non lasciatevi ingannare. Come affermava saggiamente Tennyson, Noi poeti siamo ricettacoli che producono poesie e altri escrementi.
Non so a che tipo di studi mi sarei dedicato se non mi fossi disintegrato: forse, come Gustave, avrei potuto darmi alla matematica, o a qualcosa di altrettanto solipsistico e controllato. Ma poich ritenevo fosse mio dovere distendere la pelle scorticata della mia infanzia sullo scheletro delle convenzioni (sto anticipando i lettori pi attenti con queste metafore!), ho cominciato a farmi largo brontolando tra volumi e volumi delle opere pi celebri della nostra cultura.  per questo che rivelo prontamente tutte le tecniche a cui faccio ricorso nella mia scrittura. Voglio rivelare questo e pure tutto il resto. Forse, tra voi, c' qualcuno che aspira a scrivere, che ha una storia pi lieve da raccontare; pi lieve, mi affretto a precisare, in termini di tara morale. Forse, tra voi, c' qualcuno che ha in casa copie di Lo scrittore piene di orecchie alle pagine, con preziosi articoli su come superare crisi e blocchi mentali, sulla narrazione in terza persona o sui limerick. Se cos fosse, vorrei richiamare la vostra attenzione su questi capitoli, brevi, veloci e sbozzati alla bell'e meglio. O forse non sono veloci per niente? Non importa. Per scriverli mi sono basato su un articolo relativo a come creare la suspense e - vedete quanto sono onesto - persino i periodi pi insulsi possono contribuire a creare suspense, se c' la garanzia di un futuro atto violento. E io garantisco che ci sar indubbiamente della violenza. VIOLENZA... VIOLENZA (questo  per chi si trova nel reparto Consultazione di qualche linda biblioteca provinciale). Offrir loro anche ESTASI... DECADIMENTO MORALE... ANGOSCIA... KIERKEGAARD... e altri espedienti che faranno affiorare un sorriso sardonico sulle labbra di molti di voi, cari amici dalla formazione universitaria, ma che abbindoleranno gente con una cultura di minor livello. FLAGELLAZIONE  un'altra parola che risulta interessante, sia per chi sa cosa vuol dire, sia per chi ne sospetta il significato, sia per la marea di persone che la cercheranno sul dizionario per poi usarla tre volte e farla loro.
(Tutto ci che ho scritto  tratto da un articolo intitolato Che cosa interessa davvero ai lettori?.)
Ora, vi starete chiedendo, a cosa mi  servito leggere tanto? Letteratura antica, medievale, rinascimentale, neoclassica, romantica, vittoriana, moderna, d'avanguardia... tutto questo, a che cosa mi  servito? A ben poco. La mia mente febbrile, sempre palpitante,  un colabrodo che dissipa gran parte di quello che riceve, proprio come il mio stomaco una volta rigettava gran parte di ci che ingoiavo. Sono un disgraziato, e i disgraziati come me non vanno d'accordo con la cultura: riescono solo a distorcerla per farla assomigliare a loro. Tuttavia ho imparato abbastanza da completare i seguenti passaggi per le mie memorie:
1. Conosco i personaggi. (Che diamine, ci mancherebbe altro!)
2. So che direzione prender la storia. (Come potrei non saperlo?)
3. Mi rivolgo a un pubblico ben determinato, che condivide con me un certo disprezzo per l'omicidio e lo ritiene categoricamente inaccettabile, per mano di un bambino come di chiunque altro. (Se l'omicidio ridiventasse ammissibile, questo mio memoriale finirebbe relegato in solaio, a marcire insieme a Penrod, La capanna dello zio Tom, U.S.A. e altre opere dimenticate.)
4. Fornisco qualche opportunit di identificazione del lettore; non  forse cos? (Secondo la mia teoria, siamo stati tutti bambini. Spero che questa esperienza condivisa sia sufficiente.)
5. Prendo una posizione morale. (Proprio cos, e la mia posizione, presa con i miei poveri piedi sudati, gonfi e coperti di bolle ben piantati per terra,  che il crimine non paga. Non molto originale, lo so.)
6. Seguo una trama molto chiara, con immagini ben delineate e descrizioni limitate allo stretto necessario. (Si veda il numero del gennaio 1967 di Scrittori dilettanti: Cosa  davvero necessario nella tua opera?)
7. Sto sfruttando il pi possibile l'espediente della preparazione emotiva, che permette ai lettori di conoscere meglio i personaggi. Potrebbe mai fregargli qualcosa di un povero disgraziato che muore gi nella prima pagina? Ovviamente no. Sono cinici e crudeli. Ma se si sposta la morte del poveraccio a pagina 300, costruendoci attorno una storia, e si fa bene il proprio lavoro, allora s che se ne interesseranno, e magari riusciranno persino a spremersi qualche lacrima, razza di egoisti bastardi.
8. Nascondo la mia ostilit nei vostri confronti, miei lettori, anche se so gi che sfoglierete questo libro seduti sulla tazza, impegnati in ben altre attivit, o nel salottino di una qualche casa, in attesa che il proprietario sia pronto a ricevervi, o ancora gironzolando attorno allo scaffale Storielle e pennichelle della biblioteca, convinti che I ricchi sia una guida alla vita dell'alta societ di Philadelphia.
9. Cerco di mantenere un parallelismo nelle strutture delle frasi e dei paragrafi, per quanto mi  possibile. (Si noti, per esempio, che ognuno di questi punti inizia rigorosamente con un verbo alla prima persona singolare. O ve ne eravate gi accorti, scaltri figli di puttana che non siete altro?)
10. Nascondo la mia ostilit nei confronti dei lettori. Sempre alla ricerca di cambiamenti, contrappunti, contrasti o comunque li si voglia chiamare, tendo a variare la struttura di paragrafi, frasi e persino capitoli, nel senso che un capitolo porta avanti la trama, mentre quello successivo la interrompe perfidamente, creando uno sfondo e alimentando l'interesse umano, ove ci fossero esseri umani a cui potesse interessare.
Ci sono anche altre tecniche, come per esempio il mio intricato sistema di simbolismi, che preferisco non illustrare, lasciando che siano i miei amici accademici a individuarli. Un'influenza che sono pronto ad ammettere, per,  quella di Melville, dal momento che voglio conferire alla mia storia quanta pi importanza possibile, facendo due passi indietro per ogni passo avanti, pertanto...
Pertanto mi concederete qualche trucco o florilegio retorico, oltre al patetico espediente melvilliano di lasciare ampio spazio a inutili comparse: aprir paragrafi e persino interi capitoli che portano concretamente avanti la narrazione, ma al tempo stesso piroetter in una sorta di livello astratto, etereo, in modo da ricollegare la mia confessione a opere sublimi e infinite. Non mi dispiacerebbe un timido saggio dal titolo Rousseau e Everett: santi o bugiardi? o Stendhal e Everett: incesto e introspezione, per dirne una. Dal momento che ho intenzione di suicidarmi non appena avr terminato questo memoriale, non sar l per gettare uno straccio bagnato tra gli ingranaggi della macchina accademica/critica, rovinandone le teorie. Potete credermi! (Avevo gi accennato all'idea del suicidio? Credo di no. Ne riparleremo presto.)
Lo stile, poi, appesantito da aggettivi, avverbi e da una nostalgica riluttanza per verbi e sostantivi, ecco, questo  il mio stile elegante. Ne ho anche un altro, pi colloquiale, da bravo ragazzo. Credo non ci sia bisogno di ulteriori spiegazioni. Lo stile elegante potr anche darvi sui nervi (mi si attorciglia lo stomaco ogni volta che mi lancio in uno dei miei funambolismi ciceroniani), ma  necessario, e vi spiegher perch. Mi sarebbe piaciuto scrivere queste memorie sotto forma di poema epico, in versi melodici e declamatori, introdotti dallo strimpellio di un liuto, ma sfortunatamente il tempo di questo genere di epica  ormai passato, proprio come, a quanto si dice, l'epoca della tragedia, e A che punto  il decadimento del romanzo?.* Perci, per rievocare le meraviglie di un'epoca ormai conclusa, non mi resta altro da fare che giocare quanto pi possibile con l'uso della sintassi, seppur con risultati mediocri, chiudendo gli occhi di tanto in tanto e lasciando le mie dita libere di vagare sui tasti della macchina da scrivere, e snocciolare frasi prive di spina dorsale con la stessa folle temerariet di chi si lancia gi da una ripida discesa su uno di quei carretti di cartone amatoriali, sperando che tutto vada per il meglio ma senza crederci davvero - con una pallida smorfia di spavalderia, un sorriso per gli spettatori che assistono nervosamente dai marciapiedi -, eppure consapevole di come, il pi delle volte, quello che ne viene fuori non risulti all'altezza, ma sia sbrodolato, vomitato con quella specie di rantolo asmatico che emette l'acqua rugginosa nell'uscire da rubinetti vetusti, o il sangue rugginoso nell'uscire da cuori affannati, incrostati di grasso.
Prima o poi dovr rimettere un punto a questo capitolo (rimettere  una scelta intenzionale, parte di un preciso schema di freddure, miei cari, schizzinosi lettori!), e tanto vale che lo faccia subito: in effetti, non pu concludersi naturalmente perch non ha un vero e proprio inizio, trattandosi semplicemente di una digressione confidenziale diretta agli aspiranti scrittori che non hanno ancora compiuto il grande passo. Non riesco a farmi venire in mente una conclusione adatta. Se dovessi riscrivere tutto da capo - e non lo far - eliminerei questo capitolo senza pensarci due volte. S, credo che lo ometterei, ma ormai non voglio scombussolare la numerazione delle pagine. Potendo, passerei direttamente da quel bel capitolo di un solo paragrafetto, il capitolo 22, a quello che segue:

24.

Cos Nada rimase a casa a occuparsi di me. Era il tipo di donna che ti nota solo se c' qualcosa che non va: un occhio nero, un frammento d'osso di un bel bianco candido che ti squarcia la pelle. Forse, per, sono troppo duro con lei. In fondo era come qualunque altra madre, credo, sempre ammesso che questa ipotetica madre fosse dotata di un'intelligenza prodigiosa, un'irrequietezza romantica e confusi ricordi di un'infanzia che, da quello che ho potuto dedurre, era stata amareggiata dai racconti legati alla Russia, un oscuro pianeta a s. E sempre che fosse bella, caratteristica imprescindibile.  inutile lamentarsi delle belle donne e della loro condotta immorale se si  troppo brutti per aver avuto la possibilit di gustare l'immoralit: la psicologia, spicciola e professionale, ha gi rivelato tutto questo. Insomma, Nada era intelligente, creativa e bella, e forse si potrebbe chiamare in causa anche la sovrastimolazione di qualche ghiandola o nodulo. Credo che la maggior parte delle donne, in America, aspiri a essere come lei. Non sogghignate, non fischiate, sono solo un novellino nella vita: vi sorprenderebbe sapere che ho solo diciott'anni? S, diciotto, ma sono un giovane precoce. E sono convinto che la maggior parte delle americane vorrebbe essere come Nada, o meglio, come Nada stessa avrebbe voluto essere, come l'impressione, l'incantevole percezione che dava di s, non la persona infelice, egoista, misera e piuttosto banale che era in realt.
Voi donne non vorreste essere Nada cos come la vedevano gli estranei? Spero abbiate preso nota dei cappotti, i vestiti, le automobili gialle, la casa, i mobili, le feste, il country club ecc. In pi era pure una scrittrice! Ma  meraviglioso! Dove lo trovi il tempo? Che effetto fa essere cos talentuosi? E tuo marito cosa ne pensa?
E voi uomini, ammettetelo, vorreste una Nada tutta per voi. Se avete un reddito superiore a un certo livello, una come lei sarebbe l'ideale per farne sfoggio, no? Quelle graziose signore dai volti color sabbia che avete sposato, in presenza di Nada finirebbero per mimetizzarsi con le pareti beige della stanza, non solo per la sua bellezza, ma perch aveva... qualunque cosa sia ci che hanno certe donne,  inutile che finga di saperne qualcosa. Vostra moglie si ritiene una persona elegante, e le commesse nei negozi non faranno che riempirla di complimenti, ma Nada non aveva bisogno dell'adulazione di nessuno. Mille volte meglio avere Nada, per quanto detestabile potesse essere, e notare gli sguardi invidiosi degli altri uomini. La realt quotidiana sarebbe stata un inferno, ma in fondo la realt  sempre un inferno.
Nada, Nada, Nada...
Se tutto questo sembra delirante,  perch in parte lo . La loro lite, il giorno prima, era stata cos aggressiva e conclusiva che sapevo che se ne sarebbe andata. Penso di averlo capito addirittura prima di lei. Per tutto il giorno, continu a entrare e uscire dalla mia stanza, sedendosi sul bordo del letto e posandomi una mano fresca e remota sulla fronte febbricitante, con l'aria di lieve, indistinta sorpresa di chi percepisce dei segni di vita in un manichino, o in un cadavere. Non ho mai significato niente per lei, mai! Probabilmente non ero che un bizzarro scherzo protoplasmatico fattole da mio padre una sera, alla fine di un qualche cocktail party. Ero un ammasso di carne, ossa, sangue e cervella classificato come Richard, e Richard doveva risvegliare nella sua mente qualche istinto legato a senso di colpa, responsabilit e amore. Mi voleva bene quando era felice. Mi voleva bene quando le capitava di accorgersi della mia esistenza. Mi voleva bene se mi comportavo bene, se mio padre si comportava bene, se era stata invitata a uscire entrambe le sere di un fine settimana, se il mondo andava avanti senza problemi, se l'umidit era scarsa e il barometro si manteneva a livelli accettabili; al contrario, io l'amavo sempre, quando era insopportabile come quando era adorabile, bella o brutta, con i capelli corti e lucidi o lunghi e unti... La amavo, e a cosa ci  servito?
Ci sono dei momenti, nella vita cominci, tentando di lisciare le grinze del mio lenzuolo con le mani, in cui una persona sente il bisogno di liberarsi dalle catene. Ricordi come il tuo cagnolino, Spark, si scuoteva tutto per asciugarsi? Non era dolcissimo? Ecco continu, lo sguardo vuoto per l'inadeguatezza della metafora, ecco, ognuno di noi deve liberarsi dalle pressioni insostenibili, dai vincoli e dagli oneri che gli impediscono di respirare.
Se te ne vai di nuovo, non prenderti il disturbo di tornare dissi.
Non c' niente di personale, mai niente di personale nella libert prosegu Nada, forse perch non mi aveva sentito o forse perch non se ne curava, la libert  semplicemente uno stato da raggiungere. Non si tratta di cambiare posto o stile di vita.  un dato di fatto, come l'aria che circonda questa Terra. Senza, non ci  possibile respirare, ma...
So benissimo a cosa serve l'aria! gridai. Perci smettila, taci!
Richard, cosa...?
Smettila! Non dire pi niente! Taci e vattene da qui!
Fu cos che si alz, tranquilla e compunta, riservandomi lo stesso sguardo che usava per mio padre, per le donne che uscivano in strada con la testa piena di bigodini o per i disastri che i cani dei vicini facevano nel nostro giardino. Aveva un volto magnifico e pallido, occhi scuri e un po' folli, come se qualcuno vi avesse inserito sottili pezzi di vetro ricurvo per motivi scenici. Oh, non lo so! Non so che aspetto avesse! L'ho guardata e riguardata attentamente per anni. La osservavo e la amavo. Nel cassetto della mia scrivania ho qualche sua foto che mi piace tastare e accarezzare, ma continuo a non sapere che aspetto avesse: da persona esterna e indipendente da me,  divenuta parte di me.  come se Nada, mia madre, fosse diventata una creatura embrionale imprigionata da qualche parte all'interno del mio corpo, non un utero, forse pi una parte del mio cervello. Come si pu descrivere una creatura piantata per sempre nel proprio cervello?  impossibile,  un disastro...

25.

Per esempio, proviamo a richiamare un ricordo precedente: avevo otto anni e soffrivo d'asma. Nada mi cur, si preoccup per me, mi fece indossare l'uniforme della scuola; indispettita dalla mia cattiva salute, dopo undici giorni di broncio continuo, il dodicesimo sembr rifiorire d'amore. S, benissimo. Tutto anche troppo familiare. Nada - Chiamami Nadia, Nadia scandiva con una graziosa smorfia - Nada parve risplendere e riempirsi di amore per me, suo figlio. Cosa ci fosse dietro rimane un mistero: chiss, forse una lite con mio padre? Un commento sentito per caso a una festa, in cui si metteva in dubbio il senso materno della signora Everett? Uno sguardo cadutole accidentalmente sul mio viso pallido e coperto di macchie rossastre? Un articolo nella sala d'aspetto di qualche studio medico, dal titolo Covi un'ostilit inconscia verso tuo figlio?.
Molte cose sono destinate a restare un mistero.
Nada mi infagott per bene e mi infil in auto: non mi avrebbe lasciato nemmeno per un momento, assolutamente no! Io e lei eravamo buoni amici. Io e lei dovevamo rimanere insieme e dirci tutto. A otto anni avevo ben poca idea del vasto mondo che si estendeva al di l del paesino in cui vivevamo, per cui non potevo immaginare l'incredibile attrazione che il resto del globo esercitava su di lei. La mia ignoranza mi proteggeva. Quel giorno mi port nel negozio di alimentari gourmet del paese ad acquistare specialit della cucina cinese, malese e vietnamita, ben avvolte in eleganti pacchetti immacolati, senza l'ombra di quelle striature di sangue acquoso visibili sulle confezioni acquistate nei supermercati plebei che Nada detestava tanto. Niente sangue, assolutamente no. Tutto pulito. Mi port con s in biblioteca (un'altra biblioteca, una biblioteca innocente, con una sgargiante bacheca che pareva decorata per Halloween, su cui dei volantini arancioni annunciavano, Il circolo letterario del paese si riunir il 5 novembre - Oggetto: come interpretare la poesia Beatnik). Un luogo davvero incantevole: quanto amo le biblioteche, tutte, senza distinzione, quei santuari per gli storpi, per quelli che non verranno mai invitati a ballare, gli umili, i brufolosi, i nevrotici, gli obesi, gli anoressici, i miopi, gli asmatici... Una biblioteca riserva ben poche occasioni per flirtare, ne sono certo, anche se Nada non ha mai dovuto cercare troppo lontano per trovare un'avventura. Poche sono anche le occasioni di essere attaccati, fisicamente o verbalmente. Le biblioteche sono state create per persone come me.
Gli incontri fortuiti in biblioteca, poi, sono meravigliosi, commoventi: quel tono sommesso e reverenziale, la seriet rassegnata e ossequiosa da cui anche la pi frivola delle signore non riesce a esimersi. Davvero magnifici. Ed ecco che, proprio di fronte alla bacheca di cui sopra, una signora con un cappello di velluto opaco color lavanda si ferm a chiacchierare con la mia Nada, una bella donna di et indefinita, probabilmente sulla quarantina, amichevole, con tanto di guanti e scarpe eleganti. Saremmo molto, molto onorati se volesse presenziare a qualcuno dei nostri incontri sussurr indicando il volantino arancione. Ovviamente siamo solo delle dilettanti, ma amiamo davvero molto leggere. Andiamo pazze per la letteratura, in particolare per le opere pi recenti. Ma anche per quelle pi antiche, quantomeno gli intramontabili classici. Crede che qualche volta potrebbe venire a parlarci del suo processo creativo? La prego di pensarci su, le saremmo infinitamente grate. Il mese prossimo toccher a me presentare un dibattito. Mi occupo del Rinascimento italiano, ed  una tale responsabilit! Parlare davanti a un pubblico mi spaventa da morire, ma appena inizio dimentico tutto il mio nervosismo...
Dopodich Nada mi trascin spensieratamente con s dal fiorista, dove ordin dei fiori piuttosto costosi per una festa prevista di l a poco a casa nostra, mentre il giovanotto azzimato dietro il banco la osservava con quel deferente riserbo, quella riluttante ammirazione che l'uomo effemminato si trova a riconoscere in presenza di una bella donna. Vidi tutto questo e molto altro ancora. Questi sono i ricordi che mi tornano in mente quando non sto bene, trappole del passato, e che passato infelice ho avuto! Poi mi trascin di corsa alla tappa successiva, il salone di bellezza El Dorado, dove i bambini vengono portati molto raramente e, quando succede, passano il loro tempo immusoniti, correndo senza meta su e gi per i corridoi. Non come me, non come Richard, il povero, asmatico Richard, che si accontent di raggomitolarsi su un'innocua sedia priva di imbottitura e guardarsi intorno. Quant' bello l'El Dorado! (Sempre che sia ancora in piedi.) Immaginate una gran confusione di soffici rosa e fragili ori, di slanciati sempreverdi finti appollaiati in cima a colonne di plastica. Immaginate il dolce canto bleso di una musica che sembra emanare dall'aria stessa. Immaginate un nugolo di donne che non stanno ferme un secondo, fumando ininterrottamente, i capelli tenuti su da decine di bigodini rosa, come tanti rocchetti. Immaginate volte proibite, dipinte d'oro e sormontate da cartelli barocchi: Stanza della tinta, Stanza della pedicure, Stanza delle parrucche, Stanza dell'elettrolisi. Un barlume di ulteriori splendori all'interno, specchi intarsiati, lavandini di ceramica nera, sgabelli, divanetti, grossi portacenere dorati. Ecco l'altro lato del pubblico paradiso dei sobborghi: i dietro le quinte, i retroscena, i camerini privati dei belli.
Richard sedeva immobile, solo e con il fiato corto. Un innocuo bambinetto. Nessuno lo vedeva, nessuno poteva immaginare quanta violenza si annidasse plumbea in quel corpicino esile, quel giunco boccheggiante. A otto anni ne dimostrava sei e sedeva obbediente dietro gli occhiali spessi, in attesa della madre. Davanti a lui sfilavano signore dall'aspetto mostruoso, alcune coperte da una sottile cappa traslucida blu con la scritta El Dorado ricamata sul colletto: era la veste usata per lavaggi speciali, tinte, candeggi e chiss quali altre rare diavolerie chimiche. Le teste erano sormontate da montagne di coni e cilindri di plastica, alcuni grossi come lattine, altri non pi grandi del mio mignolo, che  piuttosto piccolo. Andavano avanti e indietro, fumando e chiacchierando con aria soddisfatta.
Altre signore, costrette al loro posto, sedevano sotto potenti asciugacapelli, fumando e sfogliando riviste di moda. Una nera dalle movenze feline sedeva accanto a una delle clienti, facendole le unghie. Un carretto su due grandi ruote, simile a quelli dei fioristi - in effetti era pensato proprio a imitazione dei carretti di fiori - era posizionato di fronte a loro, carico di barattoli di smalto e di molti altri oggetti dall'aria vagamente chirurgica. La nera chiacchierava allegramente, occupandosi delle unghie della sua cliente. Il rosa sembrava essere l'unico colore consentito: il rosso non era pi di moda. Unghie delle mani rosa. Unghie dei piedi rosa. Labbra rosa. Alcune signore, sopra una profusione di bigodini indossavano una retina rosa, chiusa morbidamente sul retro, che dava loro un aspetto esotico e surreale, quasi fossero state pescate dal mare, quel mare profumato che era il loro vero elemento.
In quel momento la mia Nadia si trovava dietro una barriera di lucide felci di plastica, nelle mani di una nera che le lavava i capelli. Tre donne nere lavavano capelli dietro quelle felci. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, non facevano che lavare capelli dietro le felci. Nada venne fatta accomodare, la poltroncina venne reclinata e la sua chioma fin in uno dei lavandini di ceramica nera: era cos insolitamente passiva, cos straordinariamente obbediente che arrivai a pensare che non fosse una donna poi tanto diversa dalle altre. Avrebbe potuto essere una donna qualunque. Sacrilegio! Non Nada, ma una donna qualunque? Una donna qualunque avrebbe davvero potuto fare di me quello che sono? Finito il lavaggio, la poltrona di Nada venne riportata in posizione eretta e lei rimase l seduta, con una smorfia sul viso, mentre l'abile nera le avvolgeva un asciugamano bianco attorno alla testa. Fine della prima fase.
Afferrai una copia di Vogue con la copertina strappata, in modo che Nada non si accorgesse che la osservavo. Si alz, lasci la valle delle felci e si spost in una zona pi ampia, piena di specchi, ori e fiori di cera infilati in grossi vasi neri. Donne ovunque! Nada si fece largo in mezzo a loro, diretta verso una poltrona ben precisa, un uomo ben preciso. Si trattava del signor Stanevicus, un parrucchiere molto noto e costoso. Il signor Stanevicus osserv Nada con fredda indifferenza. Spostai leggermente la sedia per guadagnare una visuale migliore, anche se quello che vedevo avrebbe potuto spezzarmi il cuore. Tenendo Vogue sulle gambe magre, alzai lo sguardo per osservare Nada, geloso di Stanevicus e indispettito dalla sua indifferenza, dal suo frivolo rasoio e dalla sua rigida chioma bionda pettinata all'ins: lei si sedette, lui la avvolse in un telo bianco, spost il peso su un piede solo per farle qualche domanda e poi il rasoio part, le mani che si muovevano abilmente intorno all'umile testa bagnata di lei, e il pericolo a cui era esposta d'improvviso mi terrorizz. Nada poteva davvero morire? Un giorno, avrebbe potuto morire? L'amato sangue avrebbe potuto essere versato?
Aprii Vogue in fretta e furia e mi ritrovai a fissare la fotografia della signora Stanislav Proctor, una bella donna con i capelli tagliati pi corti dei miei, pettinati all'indietro e lisciati sul cranio, gli occhi coperti da un'elaborata decorazione di brillantini sulle palpebre, con ciglia spesse come felci o edera in un lussureggiante giardino: ciglia pesanti, molto pesanti, un groviglio fuligginoso. Da sotto quelle ciglia, mi fissava. Abbigliata in una tuta da aviatore argento e oro, indossava stivali cos abbacinanti che era impossibile dire se fossero d'oro, argento o altro materiale prezioso; i guanti erano retine argentate da cui spuntavano grosse unghie dorate e appuntite; nella piega del braccio sinistro reggeva con noncuranza il suo casco da aviatore, un grosso elmetto ricoperto di lustrini. La stessa noncuranza si rifletteva nella chiusura lampo, abbassata fino a lasciar intravedere un bel tratto del pallido segreto del suo seno. I miei occhi di bambino bruciavano, attirati in quelle profondit. La didascalia mi inform che lei e il cugino, il celebre diplomatico Hendrick Hundt, pilotavano aerei privati fin dall'infanzia e detenevano diversi record mondiali.
Girai pagina ed ecco un'altra donna bellissima, con una chioma selvaggia lunga fino alla vita e gli occhi coperti da grossi occhiali neri. Era la duchessa di Vilesia, moglie del produttore Silas Hobbit, che sfoggiava il suo completo da caccia in ermellino, tagliato su misura, in previsione di una spedizione nell'Artico. Ah, l'affascinante duchessa di Vilesia! Persino i suoi stivali, alti fino al ginocchio, erano di morbido ermellino, e la carnagione pallida, nivea, pareva ricoperta da una soffice peluria dalla consistenza quasi fatata, ben diversa da una pelle normale. Appoggiato con noncuranza sul braccio teneva un fucile con un potente mirino. Dietro di lei, sulla parete, leggermente fuori fuoco, era appesa l'enorme testa di un alce impagliato, sul cui naso qualcuno aveva appoggiato di sghembo un paio di occhiali da sole identici a quelli della duchessa: fino a che punto era stata domata la bestia!
Alzai lo sguardo. A qualche metro di distanza comparve una bella signora sulla cinquantina. Si sfil il cappotto bordato di pelliccia e lo consegn a uno degli addetti; si avvicin a una delle poltroncine e venne fatta accomodare da un altro parrucchiere, molto simile al signor Stanevicus: era una donna robusta, con una fitta chioma bionda e lucida e le unghie platinate. Eppure, ahim, la parrucca venne via d'un colpo nelle mani del giovane, sotto comparvero forcine e impianti, e la capigliatura posticcia rimase rigorosamente in piega mentre la signora se ne stava seduta nella sua poltrona, pallida e improvvisamente brutta, con i capelli castani, piatti e striminziti, riflessi nello specchio. Prese la parrucca che le veniva porta e si mise a spazzolarla, con dolcezza e vigore, mentre il parrucchiere le pettinava i capelli, quelli veri, e i due eseguirono gli stessi movimenti, le braccia che si muovevano all'unisono: una pettinava una parrucca, l'altro una testa.
Girai le pagine della rivista. Era tutto ci che avevo, tutto ci che mi avevano dato. Il tempo passava. Pass un'ora. Pass un'altra ora, eterna. Avevo gli occhi gonfi per la quantit di lacca che c'era nell'aria, o forse per il fumo, il profumo, o l'umido calore femmineo che mi circondava. Alla fine riapparve Nada, ma era una Nada nuova, con i capelli scuri tagliati corti, rasati sul collo, cotonati a un'altezza esagerata e lasciati ricadere sulla fronte pallida in boccoli serpeggianti. La mia Medusa! Ero tutto irrigidito, ma la sua comparsa mi ridest; riuscii a scendere dalla sedia da solo, ma avevo l'aria cos debole che Nada si chin e mi chiese: Stai per avere un attacco?. I momenti migliori della mia vita sono stati quelli in cui ho potuto dire a mia madre, senza mentire, che non stavo per avere un attacco.
Quando arrivammo all'auto, Nada si accorse con orrore che gli involti di cibo, dimenticati per tutte quelle ore, ora erano segnati da venature di sangue acquoso e appiccicaticcio. Disgustata, li gett via. Li butt tutti e tre in un cilindro con la scritta RIEMPIMI.
... Perci esisteva anche fuori di me, riesco a vederla, o almeno a intravederla; esisteva davvero, ed era anche una persona piuttosto indipendente. Esistevano due Nada: quella libera, che mi abbandonava spesso, e l'altra, divenuta parte indissolubile del mio cervello, una creatura embrionale di mia invenzione, frutto della mia immaginazione folle e bizzarra. E io le amavo entrambe, giuro che agognavo a entrambe. Perci quel giorno, quando Nada mi disse Non c' niente di personale, mai niente di personale nella libert, capii che la Nada libera e irrequieta stava prendendo il sopravvento e che non sarei riuscito a fermarla. Se te ne vai di nuovo, non prenderti il disturbo di tornare...

26.

Un mercoled, mio padre dovette volare di nuovo in Sudamerica; quando torn, sabato, Nada se ne era andata. Venerd pomeriggio ero saltato gi dallo scuolabus della Johns Behemoth (una station wagon senza contrassegni) ed ero corso come un bambino su per il vialetto, per dimostrare a Nada, in caso stesse guardando, che stavo di nuovo bene, ma quando avevo aperto la porta, l'ingresso era impregnato dall'odore delle sue valigie, un odore che non sapevo di conoscere cos bene, e poi Ginger si era avvicinata trascinando i piedi con aria di scusa e strofinandosi il naso con un'espressione afflitta, confusa e imbarazzata che mi aveva detto tutto ci che avevo bisogno di sapere.
Avevo preso dalle sue mani la lettera lasciatami da Nada e mi ero diretto dignitosamente in camera mia. Non avevo pianto. Ero rimasto sdraiato sul letto, fissando il soffitto di quella casa sconosciuta, chiedendomi come ero finito qui, chi ero e a chi appartenevo - a quale gruppo rigorosamente circoscritto di adulti - consapevole che nel mio stomaco si era formato un grumo denso, duro e incandescente e di dover impedire che esplodesse. Ma alla fine sar esploso? Sar successo davvero?
Ogni altra parte del mio corpo, dal cervello ai miei poveri occhi doloranti, era stata invasa dal desiderio di sprofondare nel sonno, quel sonno pesante, inerte, con la bocca impastata, proprio degli annegati, che si girano e rigirano lentamente sul fondo dell'oceano. Fu cos che caddi in un sonno senza sogni. Ginger rimase l a grattare la porta, tirando su col naso, e quando finalmente si decise a bussare le risposi, con la stessa voce impostata di Nada, che stavo benissimo, grazie, per cui alla fine se ne and, il giorno divent notte e io dormii, dormii pacificamente; la giornata successiva cominci senza che me ne accorgessi e mi svegliai sentendo mio padre che mi urlava in faccia parole spaventose e incomprensibili a proposito di una stronza che ci aveva abbandonato per la terza volta.

27.

Subito dopo segu uno strano intervallo idilliaco, della durata di dieci giorni. Se mio padre ricevette qualche comunicazione da Nada non ne fece parola con me. Ce ne andammo in giro insieme, io e lui, due scapoli irresponsabili e pieni di energie, a vedere film, mangiare in ristoranti accoglienti e luminosi in cui i bambini come me erano ammessi, e ad assistere a un incontro di wrestling gi in centro, immersi in un'atmosfera che puzzava di sudore, pantaloncini di seta, fumo di sigaro e di ogni cosa vera e falsa, nella sua falsit incredibilmente onesta! Restavamo alzati fino a tardi a guardare film sul televisore in camera di mio padre (lui e Nada, purtroppo, dormivano in stanze separate ormai da diversi anni), mangiando patatine, sottaceti e altre porcherie fino alle due del mattino, assonnati, fiacchi, curiosamente compiaciuti con noi stessi, proprio come i passeggeri di una nave che affonda lentamente devono compiacersi dei compagni impostigli dal fato, di cosa dovrebbero lamentarsi, in fondo? Compivamo anche strane escursioni a Fernwood Heights e dintorni, mio padre che guidava senza meta, con il sigaro tra i denti e gli occhi tristi e profondamente segnati che vagavano sui fianchi delle colline di fine inverno.
Una sera, uscendo dal cinema di Fernwood, incappammo in Tia Bell con una donna di mezza et che poteva essere una zia; Tia si avvicin a grandi passi e afferr la mano di mio padre. Elwood, ma  vero? domand. Lui sfil solennemente la mano dalla presa - non lo avevo mai visto comportarsi con tanta solennit - e rispose che non sapeva di cosa stesse parlando. Ma Natashya non se ne era... Non se ne era...? Mio padre rispose che la moglie era andata a est a trovare dei parenti, niente di pi. Guard dritto negli occhi spalancati e comprensivi di Tia e ment spudoratamente, in modo cos diretto e sconsiderato che lei deve averlo ammirato per questo. Di certo, non appena rientrata a casa avr chiamato tutti gli amici suoi e di Nada, lodandolo per il suo stoicismo.
Mio padre mi port persino al lavoro con s. Aveva un ufficio personale, alla fine di un corridoio diviso in cubicoli pi piccoli, tutti sotto di lui. Aveva una sua segretaria, una personcina vivace, con i capelli ben curati, tanto pi cordiale di Nada che dava quasi pena vederla. Non l'ho ancora detto, ma mio padre era una specie di vicepresidente di qualcosa. Non so di cosa si occupasse esattamente, anche se quel giorno me lo ripet diverse volte. Mi mostr che cosa produceva la sua azienda: un filo molto sottile, quasi invisibile, che scintillava nella luce della finestra alle sue spalle. (L'azienda si chiamava GKS, mi pare. Prima di allora aveva lavorato per la OOP e poi per la BWK.) Era ancora un bel gigante d'uomo, con i capelli che crescevano pi radi da un lato del capo e pi fitti dall'altro, una spalla inclinata pi che mai verso terra, il completo spiegazzato, fremente di buonumore, la punta del fazzoletto bianco che penzolava mestamente dal taschino, una calza blu reale e l'altra blu marino, i denti macchiati perch da quando Nada se ne era andata le ordinarie misure igienico-sanitarie erano state sospese, e le grosse dita tozze che tremavano, mentre teneva alto il filo perch lo vedessi. Eravamo tristi e felici insieme, come due scapoli. A volte lo sorprendevo a osservarmi come se pensasse, Chi  questo ragazzino scheletrico che mi porto appresso? Poi per faceva un sorriso da grosso boy scout e mi offriva una gomma da masticare alla pesca, di quelle che portava con s ovunque per offrirle alle ragazze dell'ufficio e alle altre anime semplici e impazienti di soddisfarlo di cui pullulava la parte di mondo sotto il suo controllo.
Qui aveva una bella scrivania, ampia e ingombra di cose che sembravano importanti, oltre a un pannello con una serie di pulsanti, vari telefoni, diverse penne sparse qua e l, un tagliacarte d'ottone, un fermacarte di pesante pietra violacea, insomma, tutto ci che si potrebbe desiderare in un ufficio. A casa non aveva niente. Qui gli altri uomini e le segretarie gli sorridevano e lo riconoscevano; a casa nessuno gli sorrideva, e comunque era considerato una nullit. Ma in quel periodo per me fu un compagno valoroso, mi permise di saltare la scuola come se la fuga di Nada fosse una sorta di vacanza, e voglio ricordare quanto fu buono con me, fino al momento in cui anche lui croll.
Successe un pomeriggio, al rientro dal bowling. Eravamo entrambi giocatori piuttosto scarsi, e credo che questo possa averne accelerato l'esaurimento. Mio padre era il tipo d'uomo che non tollera di essere surclassato in nessun caso. Lo avevo sentito dire da ragazzi della Johns Behemoth i cui padri lo conoscevano, o erano amici di qualcuno che lo conosceva, e da quello che dicevano Elwood Everett ammirava gli uomini come lui, giovani che facevano tutto ci che aveva fatto lui alla loro et, eccetto per quell'ultimo, fatale passaggio che implicava che potessero essere suoi pari: a quel punto era finita. Si trattava di una battuta molto comune tra chi lo conosceva, ma lui non lo sapeva, anzi, si riteneva una persona imparziale e di ampie vedute come qualsiasi altro statunitense. I giocatori che bevevano birra, scambiandosi pugni camerateschi e pacche sulla schiena, al bowling di Oak Woods a cui andammo, gli diedero sui nervi non per la loro allegria proletaria, ma per il modo in cui i loro birilli si scontravano, volavano e cadevano, rotolando inerti verso il fondo della pista come creature piegate in due dal troppo ridere. Ah, quanto li odiavamo!
Mentre io arrancavo intrepido nelle mie scarpe da bowling troppo grandi e ridicolmente rigide, portando la pesante palla stretta contro il petto, lui sgattaiol pi volte nello squallido bar a lato delle piste, e nel tornare a casa guid in modo tanto vacillante da attirarsi i colpi di clacson degli altri conducenti. Tutto questo contribu a metterlo di malumore, ma fu solo dopo aver ingollato un bicchiere del suo speciale whisky irlandese che si mise a singhiozzare.
Avete mai visto un uomo ben piazzato sciogliersi in singhiozzi? Forse l'idea di sciogliersi in singhiozzi  pi appropriata per gli uomini di grossa stazza, mentre quelli pi gracili si limitano a piagnucolare. Ormai sono diventato grasso anch'io, e mi ritrovo a sciogliermi in singhiozzi tutte le notti, a volte anche mentre scrivo queste memorie, bastano una parola o due a scatenare fiumi di lacrime salate. Mio padre prese a singhiozzare davvero senza freni, asciugandosi il naso con l'indice, ma non si limit a questo - maledetto lui, scusatelo, perdonatelo - inizi a parlare.
Ascolta, Dickie, tua madre  una persona instabile, questo lo sappiamo. Lo affrontiamo razionalmente, lo capiamo cominci. Mi guardava da uomo a uomo, e per un ragazzino non c' niente di pi spaventoso. In fondo per siamo esseri umani, s, siamo esseri umani, e gli esseri umani non sono sempre in grado di controllarsi. Guarda, io non mi vergogno di piangere. Non sentirti in imbarazzo, figliolo. Io non sono in imbarazzo, per cui non devi esserlo neanche tu. Sono una persona onesta io, non ho niente da nascondere.
Si vers dell'altro whisky e parve sul punto di offrirmene un goccio, poi si ricord chi ero. Vogliamo capire la sua malattia per perdonarla e farla stare meglio, Dickie, mio povero ragazzo, ma  tremendamente difficile quando fa tanto... quando fa tanto la stronza, perch negarlo? Lo sanno tutti, perch negarlo? Rise. La sua risata, in momenti come quelli, sembrava pi un ruggito ansimante. Le donne, in questo paese, Dickie, nella buona vecchia America, cercano tutte di essere come Natashya, e Natashya ci  riuscita, oh s, ci  riuscita, ottiene sempre tutto quello che vuole ma poi non lo vuole pi, non sa cosa vuole, non ha mai lavorato - buon Dio, mai, mai! - anche se viveva in una stanza con una piastra elettrica, infestata dagli scarafaggi, quando l'ho trovata, ma tu non ne saprai mai niente! Bb e Mimi e Fifi e Tia e le altre ragazze non ne sapranno mai niente, e puoi scommettere tutto quello che vuoi che quel dannato decano, quella specie di folletto dall'accento inglese, puoi star sicuro che anche lui non ne sapr mai niente, quell'ipocrita figlio di puttana con quel suo lessico fasullo! Albagia, ha detto l'altra sera: che diamine di parola ? L'ha tirata fuori dal nulla! Poi si  messo a parlare di una poesia dedicata a Lesbia: che discorsi sono, di fronte a delle donne? Quei luridi intellettuali si mettono sempre a parlare di queste cose. Hanno pensieri osceni e li mascherano con delle battute. Da dove vengo io, giovanotto, non si scherza su cose cos serie, soprattutto in presenza di donne, e bada che non esiter a dare una bella scaldata a quel tuo culetto ossuto se mai ti sentir parlare a quel modo. Hai capito? Uno di noi dovr pure insegnarti un po' di buone maniere, e non sar certo quella stronza di tua madre, poco ma sicuro...
Ora ascolta. Ascolta. Sta' fermo. Voglio che tu sappia come stanno veramente le cose, voglio che sia tutto chiaro, alla luce del sole continu, rimettendosi a singhiozzare talmente tanto che il naso ricominci a colargli, e io rimasi seduto in preda a un terrore agonizzante all'idea di cosa potesse dire. Uno di noi dovr pur dire la verit! E di certo non sar lei - non lei! La piccola, deliziosa Natashya, con una mano nelle mie tasche e l'altra nei pantaloni -, lei no, lei non dir niente, ma io s! Io non mento! Cos per tutta la vita potrai ripensare a questa conversazione e ricordarti di come il tuo pap ti abbia detto la tremenda verit, anche se gli ha fatto un gran male, e di come tua madre non ti degnerebbe di uno sguardo neanche se stessi affogando nella vasca da bagno; non dimenticarti...
Che succede, dove vai? Siediti. Sta' fermo.  cominciato tutto quando ha saputo di aspettare un bambino, e quel bambino eri tu disse, rallentando un momento per riprendersi e piegandosi verso di me, con un braccio appoggiato sullo schienale del divano alle mie spalle e l'altro disteso, le grosse dita chiuse intorno al bicchiere. S, quel bambino eri tu, Jimmy - cio, Dickie - cosa diavolo sto dicendo? Jimmy  il mio fratellino, che adesso ha quarant'anni, pensa che spasso! Il mio fratellino ha quarant'anni! No, tu sei Dickie - Dickie - quel bambino eri tu. Ora, sai gi da dove vengono i bambini, no? Ormai ve lo insegnano a scuola, o roba del genere, per cui lo saprai... Smettila di piangere, per l'amor di Dio, non ho intenzione di picchiarti! Pensi forse che sia come tua madre? Finiscila di piangere. Dicevo che era incinta, e forse avrebbe voluto volare di fiore in fiore ancora un po', arrossendo ai complimenti che riceveva per il suo fondoschiena, per le sue storie, o per entrambi - sai com' fatta! -, comunque fu allora che cominci a dare segni di squilibrio: un'adorabile fanciulla di vent'anni gi in preda alle crisi di nervi, egoista come un'ostrica impossibile da aprire, per cui l'unico modo di ottenere una qualche soddisfazione  frantumarla contro il muro! Insomma, era incinta e rimaneva fuori fino a tardi, sedendo pensierosa al parco e magari rimorchiando qualche vagabondo negro che non avrebbe detto di no a un giro tra i cespugli, persino con una pazza che non voleva neanche mettersi le calze al suo matrimonio, finch le dissi, Diamine, ma stai scherzando? Stai scherzando? Insomma, mi prendi in giro? Per cui alla fine acconsent e se le mise, anche se quel giorno faceva molto caldo, e la cosa fin l, ma quando rimase incinta diede di nuovo di matto, disse che voleva abortire, se ne and in qualche diavolo di albergo e chiam una fila di dottori...
Che cosa? No, stai fermo, il bagno pu attendere. Puoi andare in bagno tutta la notte, non appena avr finito. Chiam una fila di dottori, mio caro Dickie, ma era una procedura costosa, perci mi telefon e inizi a strillare nella cornetta, lanciandomi tutti gli insulti che conosceva, imparati da qualche negro o da chiss chi altro, forse quei falsi russi che si aggiravano per New York tentando di scrivere poesie: pensano di essere tanto meglio dei rossi, ma per me sono tutte stronzate, almeno i rossi se ne sono rimasti dal loro lato dell'oceano, che  ben pi di quello che fanno tutti questi dannati immigrati, e intendo anche gli ispanici e tutta quella spazzatura che sta invadendo New York, ma in Inghilterra  la stessa cosa, non credere! Lo stesso dannato casino! La mattina dopo mi richiam e disse che no, non voleva pi abortire, e ne parlava come se stesse parlando di comprare un'auto nuova, pensi che dovremmo aspettare l'autunno per mettere da parte qualche soldo; poi cambi di nuovo idea e disse che invece voleva farlo, che non poteva vivere con me e non poteva avere un figlio da me... ma poteva avere un figlio da qualche negro, ebreo o ispanico, suppongo, anzi, ne sono certo, si  fatta pi ebrei lei, mio caro Dickie, di quanti io ne abbia fatti escludere dai miei club, e ti assicuro che non sto scherzando. Ma ascolta disse, la voce spezzata, ascolta: se ne  andata di nuovo e siamo rimasti solo noi due, per cui dobbiamo rimanere uniti, perch cosa faremo se non torna? Cosa succeder se non torna? Dobbiamo perdonarla, non  colpa sua se  una stronza e se suo padre o chi per lui era fuori di testa. Dobbiamo perdonarla e capirla e...
Cos dicendo, spost le grosse natiche sul cuscino accanto a me e mi appoggi la testa sulla spalla, piangendo. Tir su col naso, grid e inclin il bicchiere di whisky al punto che il liquido mi col lungo la gamba fin nella scarpa, ma a me non importava: rimasi l ad aspettare che finisse per poter dormire. Anche la nausea che mi attanagliava lo stomaco era schiacciata dal peso paralizzante che pareva essermi caduto addosso, e mi ritrovai a pensare, Grazie a Dio morir. Grazie a Dio non sopravvivr a tutto questo.

28.

Rimasi in preda a quello strano languore per un po'. Poi, il giorno del mio compleanno, fui abbastanza lungimirante da chiedere a Farley Weatherun se potevo stare da lui per la notte, perch mio padre voleva portarmi in un ristorante dove, al momento del dessert, una leziosa cameriera avrebbe poggiato sul nostro tavolo una torta con sopra una gigantesca stellina luminosa e io non ero dell'umore, proprio non me la sentivo. Farley rispose certo, perch no, anche se era un po' strano perch non  che fossimo proprio buoni amici, e stavamo bighellonando con altri ragazzi del dormitorio quando una sensazione di gioia fluttuante si impadron di me, rendendomi il cuore pi leggero, per cui dissi: Scusate, torno tra un momento, e corsi gi per il corridoio e poi fuori senza preoccuparmi del cappotto.
Ebbro, serafico, in preda a una felicit irrazionale, mi aggirai per il campus come se camminassi a qualche metro da terra, senza badare a sguardi e occhiate, n dei divertiti professori che facevano la loro passeggiata dopo cena, n dei miei compagni di classe, ormai abituati ai matti. Eravamo dei geni, noi rampolli della Johns Behemoth, ma eravamo tutti pazzi, perch negarlo? Tuttavia ci sono pazzi e pazzi, proprio come ci sono madri e madri, ed  molto meglio essere un pazzo serafico di uno che si mette a ribaltare tavoli. Oh, cosa avevo in mente quando corsi l fuori? Mentre camminavo, fui parecchio rinfrancato da un piacevole pensiero su come avrei potuto riportarla indietro, o scoprire perch se ne era andata - cosa non andava in me - come potevo rimediare, umile e con i capelli lisciati sul cranio, un bravo bambino, solo un bravo bambino che cercava di sopravvivere, ancora lontano dalla lobotomia e dalla pubert!
Ora imploro che le Moire mi concedano ancora una volta quella misteriosa felicit, quell'incanto di innocenza folle e pura che pervase ogni parte del mio corpo quel giorno, alle sette e mezzo di un mercoled di marzo, il mio undicesimo compleanno e primo giorno della mia morte. Prego le Moire, i santi, Ges e Dio stesso, nelle sue vesti di foglia d'oro, di galvanizzare l'inutile massa flaccida del mio corpo con l'ardore di quel fuoco! Vi giuro, miei lettori, che finalmente mi sentivo vivo, dopo essere rimasto in uno stato di apatia per diversi giorni. Sapete cosa vuol dire dormire ma essere svegli, essere svegli eppure dormire? Non potersi scuotere di dosso questa sensazione, non riuscire a tenere gli occhi aperti? Dio mio, non c' niente di pi raccapricciante! Ero caduto in quella sorta di torpore gi quando li avevo sentiti litigare attraverso lo scivolo della lavanderia, poi ne ero uscito per qualche tempo, ma vi ero precipitato di nuovo quando Nada aveva tentato di lisciare il mio lenzuolo con la mano e aveva detto esattamente ci che mi aspettavo dicesse, per poi sprofondarvi pesantemente quando mio padre aveva pianto sulla mia spalla e mi aveva detto... tutto quello che aveva detto, non lo ripeter ancora (le scritte sui muri dei bagni sono poesia se comparate ai suoi confronti da uomo a uomo), e ora ne stavo venendo fuori di nuovo perch - vedete? - mi sembrava di aver finalmente trovato una risposta.
Corsi su per i gradini dell'edificio principale, ma lo trovai immerso nel buio. Lasciai forse che questo mi fermasse? Solo per qualche secondo! Saltai al di l del muretto di mattoni che lo circondava e girai l'angolo, percorrendo il sentiero che diceva INGRESSO RISERVATO ALLE CONSEGNE, a cui noi studenti non eravamo autorizzati ad accedere. Anche la porta posteriore era chiusa e avvolta nell'oscurit ma, senza esitare un secondo, ancora in preda a una confusa, ardente esaltazione, colpii il vetro con una nocca mordicchiata e lo vidi rompersi quasi per magia, inondandomi di schegge. Mi ripulii da cocci, frammenti e lacrime (piangevo?) e sgusciai attraverso la finestra, tagliandomi una venuzza della gamba, ma che importa, che importa. Una volta entrato, mi affrettai lungo il corridoio buio tanto che arrivai addirittura a superare la mia destinazione, frenai di colpo e sbandai contro una fontanella di ceramica, ma roteai su me stesso ed eccolo l, l'Archivio, il santuario dove erano sepolti tanti segreti su noi allievi della Johns Behemoth senza che potessimo saperne niente. In qualche modo riuscii a entrare anche l, per quanto la finestrella a vasistas fosse arrugginita e sconquassata e il sangue che arrivava da chiss dove rendesse tutto dannatamente scivoloso, ma una volta dentro, con un movimento trionfante del polso, accesi un'intera galassia di luci fluorescenti, incerte e tremolanti, ed eccola l: un'intera parete di archivi! Un vero paradiso! Il mio cuore pulsava per l'emozione, come se stessi per avere una visione. Scivolando e sbandando, corsi verso i cassetti e avanzai a tentoni alla ricerca della lettera E, incapace di trovarla per una manciata di angosciosi secondi, finch mi sovvenne bruscamente che la lettera E si trovava verso l'inizio del cosiddetto alfabeto. Spalancai il cassetto con uno strattone e frugai tra le cartellette, ansimando, senza fiato: quando trovai Everett sembr che una nube mi offuscasse la mente e mi parve di impazzire di felicit, ma dur solo un istante. La tirai fuori. Sfogliai febbrilmente i documenti al suo interno: fogli pieni di grafici e numeri che dovevano essere l'esame a cui mi ero sottoposto, il mio patetico referto medico, compilato da un mediocre dottorino che Nada aveva dovuto pagare ben sessanta dollari, e le cinque lettere di raccomandazione scritte dai miei ex professori, colme di farfugliante ammirazione, ne sono certo, ma non avevo tempo per quella roba, e alla fine riuscii a trovare quello che cercavo. Il punteggio del mio QI. I fogli erano due, uno diceva 153 e il secondo, pi recente, 161. Il mio sguardo pass dall'uno all'altro finch non compresi il vero significato di quelle cifre.
A quel punto, la massa incandescente che si annidava nel mio stomaco esplose e scoppiai a piangere. Piangevo di rabbia. Che altro voleva da me? Cosa poteva pretendere di pi? Non potevo fare meglio di cos. Mi ero anche sforzato di superare i miei limiti, ma non era abbastanza per lei - io non ero abbastanza per lei - perci, che altro potevo fare? Presi i due fogli e li feci a pezzi. Raccolsi il resto della cartelletta dal pavimento e feci a pezzi anche quella, poi sfilai il cassetto dalle guide finch mi piomb dritto sulla gamba (sulla coscia sarebbe poi comparso un bel livido nero e arancione, grande come un pompelmo), e d'un tratto c'erano cartellette ovunque, gettate in aria, fatte a pezzi, colpite, calpestate; afferrai uno sgabello e lo scagliai contro i tremolanti tubi fluorescenti sopra la mia testa con una forza che non sapevo di avere e vi giuro - s, giuro solennemente - che in tutta la mia vita fino a quel momento non mi ero mai sentito vivo! Mai!
Ora ogni mia cellula e vaso sanguigno pulsava di una gioia priva di buonumore, al di l del buonumore, le ossa scricchiolavano, visto l'enorme sforzo compiuto, e quel muscoletto rachitico al centro del mio corpo, il mio delicato cuore ansimante, si era gonfiato per rispondere alla sfida fino a sembrare quasi un organo sano, pompando sangue in ogni angolo e anfratto del mio corpo! Era meraviglioso! Meraviglioso! Estrassi altri cassetti, pattinai sui fogli, mi schiantai lateralmente contro una qualche scrivania e rivolsi la mia rabbia contro di lei, frugando con le dita in un cassetto e trovando un barattolo di inchiostro che fin contro il muro mezzo secondo pi tardi, le goccioline schizzate in ogni direzione miste alle mie lacrime calde e felici, e, quando alla fine arrivarono a prendermi, avevo architettato un'altra cosa ancora, lo scherzo migliore e pi appagante che potesse venirmi in mente: vomitai su tutto, richiamando dalle viscere i pi disgustosi fiotti di fluidi che abbiano mai guarnito un archivio.

29.

Quella fu la fine della Johns Behemoth per me, e Gustave mi rifer che aveva saputo da sua madre, che lo aveva saputo dagli Spoon, che a loro volta lo avevano sentito dire direttamente dal decano Nash, che questi aveva sempre nutrito grandi riserve nei confronti degli Everett, nessuno escluso. La loro formazione culturale era sporadica, irregolare, bohmien ove non palesemente filistea, i livelli di maturazione emotiva di genitori e figlio erano chiaramente carenti e la Johns Behemoth non avrebbe mai pi abbassato i propri standard per il mero desiderio di accontentare le suppliche di qualcuno. Mai pi! E Gustave imit il modo in cui il nostro buon decano doveva aver stretto le labbra, piegandole verso il basso e inarcando il naso verso l'alto come per prendere una boccata di aristocratica aria fresca, non contaminata dal lezzo di vomito che sembrava accompagnarmi ovunque.
* Mia madre voleva che la chiamassi Nadia, ma da piccolo probabilmente ero in grado di pronunciare solo l'infantile Nada. Da cui Nada... strano nome!
* Mentre rileggo questo passo, questa resa delle impressioni infantili mi colpisce per la sua bruttezza, ma lasciamola stare. L'esperienza c', la realt c', ma come raggiungerla? Tutto quello che scrivo si trasforma in una bugia semplicemente perch non  la verit.
* Lasciatemi dubitare di tutte queste convincenti fesserie e dire - coraggiosamente, senza riflettere! - che forse lei potrebbe averlo sposato perch l'amava. E quindi?
* Poi scoprii che conteneva un articolo intitolato Lo stato della narrativa americana, dedicato per due terzi alle morti di Faulkner e Hemingway, che hanno lasciato un enorme vuoto nella nostra cultura, ma che in uno dei paragrafi conclusivi elencava ventuno giovani scrittori emergenti dal futuro promettente, tra cui Natasha [sic] Romanov.
* Capitolo di Scriviamo un romanzo! di Agnes Sturm. Si veda anche il ben pi raffinato Aspettando la fine di Leslie A. Fiedler.

PARTE SECONDA.

1.

Il corpo mi formicol per qualche giorno, poi cominciai a sentire un ronzio acuto e irregolare nelle orecchie, dopodich il formicolio svan e il ronzio scomparve, come se qualcuno avesse staccato la spina.
Ricordo di aver pianto con il viso premuto contro la camicia di mio padre e di aver sentito le sue grosse mani premurose che mi davano colpetti affettuosi sulla schiena. Mi perdon. Inoltre, avevamo una nuova cameriera di nome Florence, che presumibilmente non sapeva nulla dei nostri problemi e continuava a ripetere che ero il suo bravo bambino, il suo bravo, bravissimo bambino, con voce roca e sincera. Diverse persone vennero a trovarci - non me, ma mio padre, che aveva bisogno di compagnia - e sentii Mavis Grisell, Tia Bell, Charles Spoon, i Griggs, Bb e tutti gli altri dirgli di passare per un drink quando voleva, che se doveva lasciare la citt sarebbero stati ben contenti di prendersi cura di Richard (me) per qualche giorno, e soprattutto di non preoccuparsi. Alla fine tutto si sarebbe risolto. Dopodich, nessuno di loro si fece pi sentire.
La vita senza Nada fu una sorpresa, perch era molto simile alla vita con Nada. Scoprimmo che non era mai stata molto a casa. Fu un bene rendercene conto. Che ce ne importa, eh? Al diavolo esclamava mio padre con voce roca e coraggiosa, mentre svuotavamo il frigo nel bel mezzo della notte. Mangiavamo come maiali. Mio padre ingrass e prese l'abitudine di darsi lievi colpetti sulla pancia, dicendo alle poche persone che venivano a trovarci verso le cinque per un drink, perlopi uomini d'affari che si trovavano in citt di passaggio, Sto proprio mettendo su peso, eh?, carezzandosi il ventre come si fa con un cane.
Insieme a Nada, per ragioni che non mi erano chiare, se ne era andata anche la nostra vecchia cameriera Ginger, sostituita da una simpatica donna bianca di mezza et dall'espressione gentile che viveva nella stanza della servit sopra la cucina, mentre invece Ginger era sempre stata una seccatura: bisognava portarla alla fermata dell'autobus, dove saliva sul bus che la portava dieci miglia pi in l, in citt, lontano da Fernwood, Bornwell Pass, Pleasure Dells e Oak Woods.
La prima volta che vidi Florence accadde una cosa strana. Nello sfilarsi i guanti neri coperti di pelucchi, fece lo stesso gesto che aveva compiuto mio padre quando mi aveva mostrato il suo prodotto, il filo trasparente. Lui aveva tenuto il filo teso tra le mani, come a presentarmi qualcosa di sacro, mentre Florence si era sfilata un guanto tirandolo dalla punta delle dita e, intanto che mi diceva qualcosa - Freddino per essere aprile, eh? - si era fermata e il guanto era rimasto dov'era, met su e met gi, il dito medio teso in maniera grottesca.
Restai a casa da scuola per due settimane. Ci volevano pi o meno quindici giorni per organizzare il trasferimento alla scuola media di Fernwood (dove, peraltro, non andai mai), e in ogni caso mio padre pensava che fosse meglio lasciarmi riposare. Perci me ne rimasi sdraiato in giro per quella enorme casa, a guardare fuori. In giardino spuntavano i primi accenni di verde. Ogni volta che Florence entrava nella stanza in cui mi trovavo me ne andavo, perch non avevo voglia di essere compatito. Florence sembrava perennemente occupata a passare l'aspirapolvere, lucidare e far scorrere acqua a fiumi. Emanava un odore di sapone, pagliette d'acciaio e compassione, cos come Nada emanava un odore confuso, fragrante e oscuro. Ma voglio che sappiate che all'epoca non pensavo granch a Nada. Non pensavo granch a come l'avevo delusa, al fatto di essere un tale disastro, un fallito, a soli undici anni: mi limitavo a stare sdraiato qua e l, ascoltando il mio cuore pulsare e chiedendomi se un giorno, presto, si sarebbe fermato, senza che me ne importasse. Mi riposai. Persi peso.
C'era una sola stanza della casa a cui non badavamo, cio la camera di Nada. Dopo che mio padre le ebbe detto di non badarci, Florence non vi entr mai con l'aspirapolvere, gli stracci o il lucido e non vi fece mai il minimo cenno. Assent e comprese, come se in tutte le case esistesse una stanza da evitare.
Mi ricordavo com'era fatta la camera di Nada dal giorno in cui il signor Hansom ci aveva fatto fare il giro dell'immobile. Era la stanza migliore del secondo piano, con un meraviglioso bovindo affacciato sulla parte pi soleggiata del giardino, dove una fila di sempreverdi dava l'impressione di stare sospesa in equilibrio ai margini di una foresta incantata, l'antro stregato e sinistro in cui Nada rumoreggiava alla macchina da scrivere e trascorreva le sue ore segrete lontano da noi. A volte, quando mio padre non c'era, camminavo avanti e indietro di fronte alla porta di quella stanza, quella Stanza, quella stanza, pensando: Cosa potrebbe accadere se ci entrassi?
E un giorno lo feci.
Era ancora una bella stanza, per quanto estremamente in disordine, come potete immaginare. Si intuiva che c'era qualcosa di strano nella persona che la abitava solo dal modo in cui i libri erano disseminati in giro, di piatto sul letto o aperti e impotenti tra la polvere del pavimento. Non che fossero tanti libri, ma erano sparpagliati molto alla rinfusa. La scrivania era stata spinta verso la finestra, chiaramente per mano di Nada visto che il tappeto verde era segnato da quattro profondi solchi in corrispondenza delle gambe. Tutto ci che c'era sopra era sparito. La macchina da scrivere era sparita. Non era rimasto niente. Una scadente lampada da tavolo in alluminio era caduta a terra e se ne stava l, con la lampadina rivolta nella mia direzione. La raccolsi e la rimisi sul tavolo.
Il lavoro di Nada era sempre stato un tab. Leggere i suoi racconti e i suoi libri ai miei occhi equivaleva a nascondermi nella doccia per spiarla: non mi aveva mai vietato esplicitamente n l'una n l'altra cosa, ma io lo sapevo! Ero intelligente e sensibile, insomma, quel genere di bambino. Ora che tutto era finito, per, mentre rovistavo nei suoi cassetti - tra penne che schizzavano verso di me in continuazione, rotolando rumorosamente - decisi di scoprire quale fosse il segreto. C'erano interi cassetti di ritagli di carta e manoscritti ingialliti, ma quando cominciai a leggere fui colto da un senso di nausea e stordimento, perci li misi da parte per un altro giorno. Dovevo andarci piano. Sudando copiosamente, aprii il primo quaderno che mi capit sotto mano e rimasi a fissare le note scarabocchiate svogliatamente:
1. Cercare il negozio di antiquariato di cui parlava B.
2. Pulito l'interno dell'auto: menzionare la cioccolata rovesciata da R.
R ero io? Ero solo R per lei? O forse era un segno di affetto? Andai avanti a leggere:
N.B. N.B. N.B. Prima o poi dovr leggere Hegel.
Anch'io dovr leggere Hegel, prima o poi, s. E ancora, sfogliando il libro sacro, con le sue graziose righe blu trasparenti come vene che riempivano la pagina e una pi grande e bella, rossa, che si stagliava nella parte superiore come un'arteria:
Idea per una storia: una coppia in luna di miele d un passaggio a un autostoppista; conversazione ordinaria, l'orrore, di nuovo l'ordinario; lo lasciano a destinazione; se ne vanno.
Non mi sembrava granch come storia.
Rivedere La morte e la fanciulla e cambiare il titolo.
Chiss se lo avr fatto? Lo avr revisionato, avr cambiato il titolo? Mi piacevano gli occhielli semplici, le i, le t spezzate dai trattini, la dolce pendenza della sua grafia. Potevo immaginarla seduta l, immersa nella luce invernale, con i capelli lucidi e fumosi e l'aria concentrata, assorta nella scrittura, che la portava cos lontano da mio padre e da me:
Deve esserci una trama per una storia, da qualche parte, ma dove? Il climax sarebbe la morte di X, ma poi bisogna superarla. Il problema  arrivarci... e superarla. Come in ogni narrazione in prima persona, si ha molta libert. Certi eventi fondamentali - ma quali, dannazione? - che portano alla morte.
nichilismo comico
comportamento maniacale insensato sullo sfondo di un ambiente naturale... bosco, aiuola. incontri misteriosi, parallelismi...
Nada sembrava tornare a me lentamente. Cominciai a percepirla nella stanza. Potevo annusare l'odore delle sue sigarette e sentire la sua irrequietezza continua. Il mio cuore acceler, man mano che leggevo:
Idea per un romanzo breve: il giovane (come J?) ha due vite, una pubblica e una segreta. compra una pistola. la usa per spaventare, non per ferire. con questo posso arrivare a tre episodi, non di pi, d'accordo... poi il quarto, quando ormai si  condizionati dal resto, si conclude con l'omicidio: pianificato fin dall'inizio, anche se forse non se ne era mai reso conto. (Troppo banale? Se ne rende conto o no?) Il cecchino. Il cecchino. Penser al filo conduttore pi avanti.
Lessi questo paragrafo pi e pi volte, chino sulla scrivania, furtivo e impaziente in quella camera consacrata. Il mio cuore prese a battere con forza, come se sapesse qualcosa di cui io non mi ero ancora reso conto.

2.

Se fossi stato un musicista avrei potuto comporre una colonna sonora per la mia storia, una melodia malinconica, scandita dai tuoni: probabilmente sarebbe risultata bizzarra, ma avrebbe comunque avuto una sua perfida solennit. Se fossi stato un pittore, miei pazienti amici, avrei concepito un murales vasto come la mia immaginazione, dal titolo L'aborto fallito, con una profonda pozza scura a rappresentare il sonno, la notte o la morte, e i lunghi capelli fumosi di Nada che scivolavano verso l'oscurit o ne emergevano (a voi la scelta), il viso pallido come non  mai stato in vita, le labbra sognanti aperte in un sorriso incerto, gli occhi scuri, assenti, adorabili. Su entrambi i lati ci sarebbero state le fila di amici che intervengono a fare le congratulazioni dopo ogni nascita. Bb, Minnie, Mimi, qualunque fossero i loro ridicoli nomi - comincio a dimenticarli - e uomini come mio padre, il decano Nash e il signor Spoon, uomini che non sono mai nudi, ma che persino in presenza di una Nascita tengono la cravatta annodata ben stretta intorno alla gola. E tutt'intorno, la quiete e l'opulenza di Fernwood, circondata da vaste distese di statali e tangenziali, strade sinuose, ardite, piene di tornanti, che sembrano non sopportare la vicinanza della terra, montagne di auto in rottamazione, lattine di birra e vetri rotti. Nella foschia, l'embrione di un volto bambino ancora informe, il vago accenno di un viso, di un'anima...

3.

Il giorno successivo, la porta della camera di Nada era chiusa da un costoso lucchetto d'ottone, e mio padre mi parl in una variante dei suoi discorsi da uomo a uomo. Questa volta fu pi amichevole e non riusc a guardarmi negli occhi. Lo preferii al discorso dell'altra volta.
Dobbiamo restare uniti, noi due dichiar. Per qualche ragione non avevamo ancora cenato e stava diventando tardi, erano le sette e mezzo passate. Dandomi qualche pacca sulla spalla, prosegu: Due scapoli che se ne vanno in giro assieme non devono nascondersi niente. Nessun segreto, capito? Eravamo d'accordo che una certa persona non avrebbe avuto pi alcun potere in questa casa. Giusto?.
Mi si rivolgeva con benevolenza, ma sentivo che avrebbe potuto perdere il controllo delle dita irrequiete.
Vorresti che morisse? domandai.
Cosa, Dickie? Eh?
Vorresti che morisse?
Mi fiss. Ma che cosa ti viene in mente, giovanotto? Ascoltami bene. Dimenticatene. Dimenticatene e basta. Tu non hai detto niente e io non ho sentito niente.  un pensiero macabro, innaturale continu, scuotendo il grosso testone. Dammi retta, dimenticatene e basta. Insomma, non pensarci pi. Nessuno di noi due ha sentito niente.
Intendevo solo dire...
No. Dimenticatene. Scuoteva la testa, gli occhi chiusi. Tutta colpa dell'atmosfera macabra e innaturale della Johns Behemoth. Quando andrai alla scuola pubblica potrai fare amicizia con dei ragazzi veri, normali, e giocare a football o qualcosa del genere. Giusto? Credo, s, credo che tutto quello che  successo sia successo per una buona ragione. Sono convinto che sia cos, se si considera la situazione sul lungo termine. Non  vero, giovanotto?
Nei giorni successivi dovette recarsi a New York, per cui io trascorsi tutto il mio tempo libero - tempo libero! - gi in biblioteca, cercando di rintracciare le opere di Nada. Ora so che nessuno di noi ha mai davvero del tempo libero, ma che viene tutto pagato a caro prezzo. Allora per non ne avevo idea, ero esaltato nel sentirmi libero non solo da mio padre, ma anche da Nada, perch quando ero assorto nella lettura delle sue storie mi liberavo di lei come persona. Mia madre. Riuscivo a stare seduto sulle poltrone di pelle sparpagliate intorno al caminetto vuoto della biblioteca, cos comode da finire per essere soporifere, a leggere le storie di questa donna strana e delicata, senza pensare che ero venuto fuori dal suo corpo, indesiderato. Attorno a me, accompagnate dal ticchettio di costosi tacchi alti, si aggiravano le signore di Fernwood, circondate da un alone di profumo quasi surreale. Nonostante il forte rumore delle loro scarpe, sembravano tutte parte di un sogno. Di tanto in tanto si fermavano a chiacchierare tra loro, a voce piuttosto alta, e mi sembrava quasi di vedere gli aloni di profumo avvicinarsi e sovrapporsi. Erano tutte donne bellissime. Chiss di quante minuscole vite e morti erano stati teatro i loro corpi. Come potrete immaginare, erano quasi tutte magre. In altre zone era pi comune vedere donne grasse e flaccide, con le braccia cascanti, ma a Fernwood tutti erano in forma, abbronzati dal sole della Giamaica o delle Bermuda, magri e sobri, e se anche avevano le braccia cascanti si premuravano di avere le maniche sempre decorosamente lunghe.
Bb Hofstadter fece il suo ingresso, spiccando sopra le altre nel suo costoso vestito verde chiaro, con la borsetta e le scarpe in pelle di coccodrillo. Doveva essere andata a fare la tinta: sembrava appena uscita dalle mani di Monsieur Janet, in fondo alla strada. Prese dallo scaffale Consultazione un libro con una vistosa copertina dal titolo Cura e alimentazione del maschio americano di mezza et. Dopodich si gir e mi vide prima che facessi in tempo a nascondermi dietro il libro.
Richard Everett mormor. Mi aveva riconosciuto. Venne verso di me ticchettando come un'infermiera, tutta sorridente. L'aura di profumo che la circondava si mosse con lei, anche se in modo pi irregolare, e mi avvolse. Attacc a parlare. Non nomin Nada nemmeno una volta, come se fosse morta, e infil una parola dopo l'altra, traboccante di allegria e preoccupazione, citando nomi che avrei dovuto conoscere, menzionando un sensazionale evento di cronaca che aveva occupato tutte le prime pagine dei giornali - Non  una vergogna? Una vergogna - e qualcosa che aveva a che fare col football. Una donna gentile, amabile, che fu cortese come si pu esserlo con una persona infelice come me, ma tutta la sua cortesia non significava niente. Ormai lo avrete capito: a Fernwood tutti sono gentili, cortesi, generosi, amabili, ma non vuol dire niente, assolutamente niente.
Venne fuori (il suo tema principale) che il marito era appena rientrato dal Giappone e la sera successiva avrebbe portato Gustave e una cara ragazza sua cugina a un concerto, magari mi avrebbe fatto piacere andare con loro? Il suo viso arross con benevolenza. Le risposi educatamente che s, s, mi avrebbe fatto molto piacere. Era da un po' che nessuno era cos gentile con me, e ci fu un momento incerto e terribile in cui vacillai e sembrai sul punto di mettermi a piangere, ma pass in fretta. Bb riprese a parlare. Alle sue spalle, tra lo scaffale Consultazione e il pi impegnativo Letture da caminetto, pass una donna avvolta in uno sfavillante cappotto argenteo. La sua schiena, ahim, era un po' troppo ampia per gli standard di Fernwood, e la tensione della stoffa sulle spalle faceva s che il tessuto lucido riflettesse la luce che arrivava dal soffitto. Di colpo, mi venne in mente il pallone argentato sospeso nel cielo il giorno che io e Nada stavamo andando allo zoo.
Richard, va tutto bene? domand la signora Hofstadter.
S, mi scusi.
Sono i tuoi denti a battere in questo modo?
No. S, ho il raffreddore risposi, frenetico. Serrai le mascelle fino a bloccarli, rigidi. Non gli avrei permesso di ricominciare a battere.
Feci tutta la strada dalla biblioteca a casa a piedi. Faceva freschino per essere aprile, e pensai serenamente che avrei davvero potuto prendermi il raffreddore, l'influenza, la polmonite. L'inerzia che si era impadronita del mio corpo era gi di per s una malattia, ma una malattia gradevole. Non pensate che una malattia possa essere gradevole? Dovreste provare! Era bellissimo restarsene l tra lenzuola candide profumate di sole, le gambe e le braccia molli come se il sangue avesse smesso di scorrervi: in quei momenti non si ha bisogno di nessuno. Solo voi persone sane avete bisogno di amici. Non fate altro che correre di qua e di l, facendo telefonate; avete tanta di quell'energia! Noi persone malate, invece, non abbiamo energie. Ne siamo liberi. Non abbiamo bisogno di nessuno, i nostri corpi sono una compagnia sufficiente, grazie. Pensiamo alla morte e a come deve essere piacevole, non solo liberarsi di tutti quanti in un sol colpo, ma anche liberarsi del desiderio di liberarsene, e del desiderio di qualsiasi tipo di desiderio. Nel camminare verso casa, capii quanto era bello essere liberi, essere completamente soli ed esserne consapevoli. Mio padre era a New York e Nada era... Nada era a New York pure lei, ma ovviamente non si trattava certo della stessa New York. Nada e mio padre non si sarebbero mai incontrati, neanche per sbaglio. Vedendoli insieme, era chiaro che non avrebbero mai potuto incontrarsi, per sbaglio o in qualunque altro modo, non avrebbero mai potuto scambiare due parole, non avrebbero mai potuto sposarsi. Chiunque se ne sarebbe reso conto.
Fu una lunga, meravigliosa passeggiata. Ah, la primavera a Fernwood! Tutto, tutto  meraviglioso a Fernwood! Raccontarvi dei pendii erbosi, delle file di sempreverdi (piantati in piena crescita), del verde di giardini e cortili, dei vialetti ovali; raccontarvi dei sontuosi piaceri delle loro case squadrate, degli stagni per i pesci, delle cameriere di colore visibili attraverso le finestre, occupate a lavare vetri gi perfettamente puliti; raccontarvi di queste cose sarebbe come scrivere un altro Paradiso, ma, come ben sapete, noi scrittori siamo pi preparati a parlare dell'Inferno e del Purgatorio. Di fronte alle rare meraviglie dell'America ricca uno scrittore pu fare ben poco: le sue critiche sono solo frutto dell'invidia, lo sanno tutti. Ma cosa pu farci? Piccoli orticelli, utilitarie, statue biancogrigiastre seminascoste nei cortili interni, imprenditori in giacche di tweed grigie che scendono baldanzosi dalle loro macchine, i volti arrossati dalla felicit e da accurate rasature antisettiche, giardinieri che spingono costosi tagliaerba dai loro furgoni fino in strada sopra grosse tavole di legno e pittori che si sfregano gioiosamente il naso osservando i tre piani della casa squadrata che coster al proprietario 3000 dollari di tinteggiatura... Che altro potrei dire? Che altro posso fare, se non presentarvi le cose cos come sono?
Certo non vi avventurereste mai in una casa di Fernwood senza sapere in anticipo che lo zerbino su cui non dovete - non dovete! - pulirvi i piedi  un Aubusson 90 x 150 da 600 dollari, coordinato con il tappeto del salotto, o senza conoscere gi il raro aroma di buon legno e cera che vi accoglier, insieme al profumo di costosi anacardi tostati presentati su antichi vassoi d'argento, solo per voi! E non sbircereste mai nella sala della musica senza sapere che la presenza di uno splendido pianoforte a coda non implica che uno dei proprietari suoni:  l perch  l che deve essere, lucido e massiccio.  un mondo fatto di confini catastali, perizie, atti di propriet, estratti, storie e genealogie, e all'interno di queste ville, la gente cosa... cosa fa? Vive davvero? Vive?
Ma cosa vuol dire vivere?
Se Dio ricreasse il paradiso, dovrebbe farlo a immagine e somiglianza di Fernwood, perch Fernwood  un paradiso costruito per soddisfare ogni desiderio prima ancora che se ne senta l'esigenza. Paradiso e Terra vi convergono come due amichevoli aloni di profumo che si sovrappongono sinuosi, i candelabri di cristallo e le automobili eleganti sono l solo per appagarci, per appagare lo sguardo, e non c' mai alcun contrasto tra ci che si dice e ci che si fa, ci che si fa e ci che si intende, ci che si intende e ci che si desidera: va tutto di pari passo. Ma queste persone non sono ricche, non fraintendetemi. Nel sentirsi definire ricchi avvamperebbero, balbettando qualche giustificazione. Questa  una storia di borghesi, perch, come vedete, gli uomini lavorano.
Se pensate, miei acuti lettori, che intenda fare dell'ironia - che Richard Everett, da povero miserabile qual , voglia essere gentile e lodare Fernwood mentre (sotto sotto) la disprezza - sappiate che vi sbagliate. Non  cos. Fernwood  il soffio di un angelo del cielo.  reale come un sogno, pi reale di un incubo, terribilmente reale, pesantemente reale, reale come l'adorabile levriero russo dei vicini quando ti salta in braccio, o come il pianoforte a coda di Nada quando ti scivola su un piede. Fernwood  un paradiso, ed  reale! Andr incontro alla morte convinto che sia cos, che l'uomo non abbia creato niente di meglio, che persino Dio non abbia creato niente di meglio, che nessun'altra societ, nessun altro mondo sia comparabile a Fernwood. E se si dovesse scoprire che c' qualcuno appollaiato sulla mia spalla mentre scrivo, una musa, un perfido genio che potrebbe essere quello di mia madre - tanto per fare un'ipotesi - non dovete supporre che questo perfido genio mi stia usando come narratore ingenuo, assolutamente no. Niente ironia.
Ma cosa ha a che fare tutto questo con i miei sentimenti positivi nei confronti della mia malattia, e con la mia libert? Non dimenticate che, in un'autobiografia, tutto va di pari passo. Solo nella finzione ci sono passaggi ben distinti tra un evento e l'altro.
Quando arrivai nel nostro vialetto, ansimando su per la collina, un uomo salt gi dall'auto color crme de menthe in cui era seduto, parcheggiata accanto al marciapiede. Richard Everett? domand. Si avvicin rapidamente. Sul metro e novanta, una ventiquattrore in una mano, sorriso rapido e competente, sguardo penetrante: mi strinse la mano e si present. Tir fuori un taccuino. Le sarei molto grato se rispondesse a qualche domanda per me. Niente di straordinario spieg. Il soggetto in questione  Charles Spoon, che ha richiesto il permesso di consultare materiale estremamente riservato. Signor Everett, conosce bene il signor Spoon?
Il signor Spoon? Direi di no, affatto.
Ridacchi, come se la mia risposta non avesse alcun senso. A suo parere, signor Everett, il signor Spoon  un uomo di profonda integrit morale? Oppure no?
Non lo conosco, direi.
Dal suo punto di vista necessariamente limitato, come lo definirebbe?
Ma io non lo...
Non ne  sicuro?
Immagino di no.
Si accigli, pronto a scrivere. Questa  la sua valutazione definitiva? Non  sicuro di lui?
Immagino di no.
Riport le informazioni sul taccuino. Il volto si rasseren e riprese a sorridere. Il signor Spoon ha mai manifestato debolezze o comportamenti devianti in sua presenza? Eccessi nel bere, vanterie, rivelazione di segreti industriali o di famiglia, allusioni a contatti nelle alte sfere? Ha mai millantato di possedere una particolare forza fisica o elasticit mentale? Lei ha mai avuto ragione di sospettare che venga ricattato? Le ha mai - ci pensi bene - le ha mai fatto proposte di un certo tipo?
No.
Ne  sicuro?
L'ho solo intravisto un paio di volte nell'ingresso...
Che ingresso?
Di casa nostra.
Cosa ci faceva il signor Spoon nell'ingresso?
No, ero io a trovarmi nell'ingresso.
E cosa ci faceva l?
Spiavo.
Avvamp vistosamente e comment in tono scherzoso: Certo che ne ha di senso dell'umorismo, signor Everett;  parecchio acuto per uno della sua et. A quanto vedo dai miei appunti, lei  stato espulso dalla Johns Behemoth, mentre sua madre ha lasciato questa casa ed  andata a vivere a New York con un certo Sheer - sappiamo tutto anche di lui! - e suo padre sta mettendo la GKS contro la Federal Bison e la BWK. Perci non c' ragione di nascondermi la verit, signor Everett.
Chi? Che Sheer? domandai. Chi  Sheer? Di cosa sta parlando?
Stavamo parlando di Spoon rispose. Signor Everett, direbbe che Charles Spoon  il tipo d'uomo a cui si potrebbero affidare segreti relativi alla sicurezza nazionale? Persino le nostre vite? Affiderebbe a quest'uomo la possibilit di decidere della vita o della morte della nostra civilt?
Non affiderei a nessuno...
Cosa?
No, non lo farei! Chi  questo Sheer?
Non si fiderebbe di lui?
Chi  Sheer? Dove sono?
Perci lei non si fiderebbe di Spoon: molto interessante. Lei  il tredicesimo a dichiarare che non affiderebbe a Spoon la possibilit di decidere della vita o della morte della nostra civilt. Signor Everett, non si preoccupi di Sheer. L'ho menzionato solo per farle capire che io so tutto di lei, per cui non c' ragione di mentirmi.
Non stavo mentendo risposi mestamente.
Quando non c' ragione di mentire, nessuno lo fa disse lui, con voce gentile. Socchiuse le palpebre e, per un momento, parve che si trovasse alla presenza di qualcosa di sacro. Dopodich si raddrizz in tutta la sua altezza e, in tono brusco e sbrigativo, disse: Hai l'aria infreddolita, ragazzino. Perch non te ne vai in casa? Ovviamente,  chiaro che non devi parlare a nessuno di questo incontro. Mi hai capito?.
Avevo capito.
*
Questa era la mia libert. I ricchi avrebbe potuto essere sottotitolato Figli della libert. Sono troppo stanco per tornare indietro e lavorare a questo tema secondario, parlando della libert e dei tanti bambini coinvolti nella mia storia, e in ogni caso questa non  finzione,  vita vera. Quando non c' ragione di mentire, nessuno lo fa: sarebbe un'ottima epigrafe per un romanzo. Ma nella vita non ci sono epigrafi, non ci sono ragioni per sottolineare un'osservazione piuttosto che un'altra, perci mi rifiuto di darle importanza, giusto? Al diavolo. Al diavolo quell'agente governativo. Eppure mi  sembrato di rivederlo l'altro giorno, lui o uno che gli assomigliava molto, membro della stessa razza, piazzato fuori dallo squallido negozio di alimentari a conduzione familiare in cui acquisto le mie montagne di cibo, che mi guardava in un modo strano. Vorr dire che mi stanno dando la caccia, finalmente? Dopo tanti anni di libert, in cui sono stato ritenuto legalmente innocente, hanno deciso di credere alla mia confessione? Cosa significa? Che cosa succeder? Succeder davvero qualcosa?

4.

Gregory Hofstadter lavorava nel petrolio e si faceva vedere in giro molto di rado. Volava ovunque, cenava con principi e ministri: nella stanza di Gustave c' una fotografia che lo ritrae a bordo di una jeep, mentre cavalca dune di sabbia soffici come gelato in compagnia di feroci arabi dalle tuniche immacolate. Che padre! Viaggiava in terza classe e dormiva in luoghi infestati dai parassiti per puro divertimento; aveva compiuto un pellegrinaggio fino a Gerusalemme, aveva avuto un incontro privato con il Papa (insieme ad altre cinque persone), aveva scattato una foto di Chruc?v quando si trovava a Berlino, e Chruc?v sembrava salutare proprio lui! Ai primi di maggio era andato a fare surf in California, mentre in agosto il primo ministro del Bongata lo aveva portato in giro sul suo enorme yacht; era spesso ospite nella villa di Saari sulla riviera ligure e lo avevo sentito discutere animatamente con mio padre sui grandi progressi della musica elettronica: aveva fatto parte di un pubblico selezionato, insieme alla regina Elisabetta, che aveva assistito alla prima della Symphony for Silence dei Baxterhouse.
Port Gustave, sua cugina e me fino in citt ad assistere a un concerto che si teneva in un auditorium lussuoso e moderno, dall'aspetto simile a un blocco di cemento, situato in pieno centro. Nonostante la citt in quel periodo fosse soggetta a un profondo rimodernamento, nessuno vi si recava pi, a parte qualche impiegato che lavorava da quelle parti e qualche turista poco assennato. Le donne di certo non vi si avventuravano, e perch mai avrebbero dovuto? Non vi era motivo! La citt non riservava altro che strade coperte di cartacce, pattume, spazzatura, sporco, sputo e le espettorazioni sanguinolente dei barboni, sdraiati sulle panchine dei parchi spazzate dal vento, l'aria umile e ostile nei loro vestiti stracciati. (Sono tutti dei depravati, nessuno escluso comment Gregory Hofstadter in tono di rabbiosa allegria, rivolto a noi bambini.) Nessuna giornata delle donne nei teatri locali avrebbe mai convinto le nostre adorate madri a mettere piede in questo squallore. Che gli importava di entrare per cinquanta centesimi, o di vedere da vicino una qualche star del cinema dai capelli ondulati? Non gliene fregava niente, e a ragione. Nell'attesa del semaforo verde, Gregory Hofstadter imprec contro il traffico intenso e si soffi il naso, come se dovesse trovare il modo di liberarsi della sua energia nervosa.
Spero che questo trio, o qualunque cosa sia, ne valga la pena disse a Gustave. Arrivare fin l sar impegnativo.
Gustave sedeva davanti, accanto al padre, mentre io e Maureen stavamo sui sedili dietro. Maureen aveva zigomi pallidi e appuntiti, e un elegante cappottino rosa; era della stessa et di Gustave, due anni pi di me. Suonava il piano e l'arpa, disse Gustave. Frequentava la scuola per signorine di Miss Chote, l'istituto pi esclusivo e costoso di Fernwood Heights, che accoglieva le sorelle e le cugine dei ragazzi della Johns Behemoth.
Il signor Hofstadter ebbe qualche noia perch, ogni volta che si spostava nella corsia di destra, le auto davanti a lui rallentavano per svoltare a destra. Se scattava a sinistra, imprecando sottovoce, l'auto davanti a lui si fermava per compiere una lenta, stridente svolta in quella direzione. Oh, che... oh che bastardi! mormorava, cercando di non farsi sentire. Noi chiacchieravamo pacatamente e, ogni volta che il signor Hofstadter diceva qualcosa, Gustave si limitava ad alzare la voce per sovrastarlo.
L'avete visto? Dio santo! esclam il signor Hofstadter, passandosi una mano sulla fronte. Quel pazzo ha girato proprio davanti a quell'altro pazzo.
Incontrammo qualche complicazione anche all'ingresso del parcheggio, dove due corsie si restringevano a formare un'unica fila di macchine. Aspettammo. Gustave esclam gioiosamente: Ancora pochi minuti e saremo ai nostri posti, belli sistemati!. Il padre abbass il finestrino con un ronzio e si sporse per urlare a un parcheggiatore: Ehi tu! S, tu! Vieni qui, parlo con te!.
Il giovane si avvicin con passo claudicante e, emergendo dall'oscurit nel cono dei fari della nostra auto, si rivel essere un vecchio dall'aria scontrosa.
Il signor Hofstadter gli consegn una misteriosa ricevuta, poi scese, seguito a ruota da noi bambini, e il vecchio si infil al posto di guida. Com' che funziona qua? Ok, ho capito borbott sgarbatamente. Ci allontanammo, liberi.
Gregory Hofstadter era un uomo panciuto e allegro, che quando si rivolgeva a noi appariva sempre raggiante. Quando sorrideva aveva la stessa espressione della moglie Bb, ma, proprio come lei, non appena il viso si rilassava lo sfolgorio del suo buonumore svaniva, anche se il sorriso gli rimaneva appiccicato pi a lungo. Sembrava di guardare due persone diverse allo stesso tempo.
Dick, ho sentito dire che tuo padre  coinvolto proprio in un bell'imbroglio scherz.
Non avevo idea di cosa stesse parlando. Temevo potesse avere a che fare con Nada, anche se avrei dovuto sapere che nessun gentiluomo di Fernwood avrebbe mai alluso a qualcosa di cos serio. Sorrisi timidamente e non dissi nulla.
Sissignore! esclam lui. Invece Gustave ti ha detto di me? Presto lascer la BOX per la Precept Oil. Gustave ti ha raccontato della mia nuova posizione?
Mi pare di s.
La mia risposta lo compiacque, e scompigli i capelli di Gustave. Mi sentii come se avesse scompigliato i miei.
Il trio di musica da camera suon pezzi prevedibili ma ben eseguiti. Durante l'andante il signor Hofstadter prese ad accavallare e distendere le gambe con impazienza, ma l'allegro riusc a suscitare il suo interesse. C'era una discreta folla. In quel momento capii che ascoltare musica  come mangiare, ed entrambi sono come dormire: qualcosa da fare che ci coinvolge, ma che non ha niente a che vedere con noi come persone. Si pu vivere nel vuoto della propria libert come una mosca che ronza senza meta all'interno di un'auto chiusa, senza preoccuparsi di come uscire o di cosa fare, perch non si pu fare niente finch non se ne esce.
Durante l'intervallo, quando il signor Hofstadter usc nel foyer a fumare, Gustave disse, nervosamente: Vogliate scusarmi per mio padre....
No, no! Il concerto  meraviglioso! esclam Maureen.
 stato molto gentile a portarci fin qui dissi io.
Gustave giocherell con il programma. Temo che mio padre non capisca molto di musica. Per ha un apprezzamento istintivo per alcuni pezzi.
 molto meglio cos rispose subito Maureen.
Vorrei averlo io il suo istinto rincarai.  cos... cos naturale.
Non richiede alcun tipo di riflessione continu Maureen. Io ormai ho perso questa spontaneit. Studio musica da dieci anni.
Be', mio padre apprezza ci che gli piace. Ci che trova allettante ribad Gustave con lo stesso orgoglio cauto ed esitante di chi sente tessere le lodi dei propri figli.
Dopodich, per lui deve essere stata una grande delusione vedere il padre insistere perch ce ne andassimo prima del finale. Voglio uscire da quel parcheggio prima che arrivi la folla mormor. Gustave prov a controbattere, ma il signor Hofstadter si alz in piedi e si avvi verso l'uscita, per cui non ci rimase altra scelta che seguirlo. Alzandoci dai nostri posti inciampammo nei piedi di diversi spettatori, ma nel corridoio fummo raggiunti da dieci, forse venti persone che si infilavano il cappotto, l'espressione scaltra e sollevata nel dirigersi al parcheggio. Il trio aveva appena attaccato l'ultimo pezzo.
Troppo traffico dichiar il signor Hofstadter.
Circondati da una piccola folla di gente desiderosa di evitare code, ci incamminammo nella frescura di quella sera d'aprile. Il signor Hofstadter procedeva spedito, come mio padre. Tutti gli uomini di Fernwood camminavano spediti. Visti da dietro sembravano sempre arrabbiati; probabilmente fu per questo che Maureen disse a Gustave: Spero che tuo padre non si sia arrabbiato per qualche motivo. Perch mai dovrebbe essere arrabbiato? rispose Gustave, ma la voce era velata dal dubbio. Avevamo imparato da tempo che, quando gli adulti ci facevano un favore, la loro allegra benevolenza poteva mutare di colpo, inesplicabilmente.
Vogliono solo ucciderci tutti, niente di personale dissi.
Che hai detto? chiese Gustave, portandosi una mano all'orecchio.
Il padre per ci stava facendo segno di sbrigarci, tre bambini che non erano mai stati davvero tali, n particolarmente giovani.
C' bisogno di specificare che il signor Hofstadter era un ottimo guidatore? Se aveste visto come manovrava la sua grossa Lincoln per superare automobili pi dozzinali, rombando verso l'uscita e infilandosi davanti a diversi altri veicoli, sareste rimasti sorpresi dalla sua abilit. Tutti gli uomini di Fernwood guidano bene, senza mai fare incidenti o prendere multe. Non appena il signor Hofstadter ebbe preso posto sul sedile, assunse un'aria felice ed entusiasta. La cosa mi colp. Gustave si sistem nel posto accanto a lui con un debole sorrisetto che aveva l'obiettivo di riavvicinarci, adulto e bambini, ma che non ottenne alcun risultato.
Penso che il signor Hofstadter si fosse gi scordato di me e Maureen nei sedili posteriori, e che a poco a poco si dimentic anche di Gustave, man mano che la sua immaginazione veniva catturata dalle intricate manovre di guida. Era un guidatore nato. Un guidatore  un uomo che si dispone a guidare come altri si dispongono a leggere un buon libro o a farsi una dormita. Si pu capire quando inizia davvero a guidare osservando come muta espressione. Anche se no, non  proprio un mutamento,  pi un irrigidimento, un'intensificazione. Lasciatemi spiegare. Per i primi cinque minuti, sulla superstrada, il signor Hofstadter ci intrattenne chiacchierando amabilmente. Se ben ricordo, parl di un nuovo quadro che aveva acquistato, o della sua nuova posizione alla Precept Oil, e di quanto gli dispiaceva che Gustave dovesse lasciare la Johns Behemoth - la sua quinta o sesta scuola in tre anni - o forse parl del viaggio che doveva fare di l a poco, in Australia. Poi, man mano che cadeva preda dell'incanto della guida, inizi a non concludere le frasi, raddrizz le grosse spalle e notai che il collo gli si ingrossava, come se si stesse preparando per un combattimento. Guardando nello specchietto retrovisore, vidi le sue sopracciglia profondamente aggrottate, gli occhi ridotti a fessure. Teneva le labbra serrate e aveva la fronte lucida, coperta da un sottile velo di sudore.
Gustave tent coraggiosamente di portare avanti la conversazione, ma io e Maureen ci limitammo a mugugnare qualche risposta vaga. Il signor Hofstadter cambiava corsia, sterzava davanti a guidatori pi lenti, idioti che non erano in grado di stargli al passo, suonava il clacson, lo teneva premuto a lungo, imprecando attraverso il parabrezza impeccabilmente pulito ai volti anonimi di altri guidatori che non riuscivano proprio a tenere il suo passo. Gli incidenti causati dai guidatori lenti sbuff. Guardateli! Quel pazzo laggi! Guardate! Ma lo super a una velocit tale che non avemmo il tempo di vedere niente, e comunque non ci sentivamo abbastanza sicuri da guardare le auto che rombavano accanto a noi. Fino a qualche anno prima, la superstrada era una tratta eccellente, ma col tempo era divenuta obsoleta. C'erano troppe auto, persino di marted sera. Il signor Hofstadter dimostrava tutta la propria insofferenza andando molto vicino all'auto davanti a lui, ansando pesantemente, suonando il clacson, muovendo la testa avanti e indietro in una fitta serie di gesti di indignata disapprovazione, mentre le mani stringevano il volante come se stessero imbracciando un'arma, con sicurezza, orgoglio e un senso di rivalsa appena trattenuto.
Sfrecciavamo sulla superstrada, sempre pi in l, verso i sobborghi, superando squallidi viadotti e cavalcavia su cui ciondolavano dei bambini neri, alcuni dei quali lanciavano sassolini alle macchine in corsa e, mentre il sudore luccicava sull'ampia fronte del signor Hofstadter e le sue spalle avvolte da costoso tweed cominciavano a incurvarsi con aria scaltra, noi bambini cercammo di tenere viva la nostra misera conversazione. Credo fu Maureen ad affermare: La musica  l'unica cosa in grado di renderci felici senza riserve, o forse fui io a dirlo; e Gustave replic, la voce fattasi acuta a met frase per una sterzata dell'eccellente automobile del padre: La musica  qualcosa di totalmente superiore alla mente.... Dopodich ci mettemmo a parlare di scacchi, ma il nostro disperato dialogo all'interno di un veicolo di acciaio e vetro lanciato a velocit folle non poteva competere con gli incredibili drammi che si svolgevano tutto intorno a noi. Poveri bambini!
Ecco, tanto peggio per lui! borbottava il signor Hofstadter; o Cos! Cos si fa!. Ovviamente non si stava rivolgendo a noi. Ce l'aveva con gli altri guidatori. Un uomo in un'auto molto simile alla sua gli diede del filo da torcere. Sfrecciarono affiancati per un po', senza mai guardarsi; quando poi il signor Hofstadter inizi a dirigersi verso l'altra vettura, quella non si spost, no, neanche di un centimetro, e nessuno suon il clacson, finch il signor Hofstadter rise di gusto e si riport in carreggiata, schiacciando l'acceleratore a tavoletta. Vedremo, vedremo sussurr. Alla fine riusc a superare l'altra auto, ma solo dopo un intervallo di acuti stridii di freni. Ho partecipato a una partita di scacchi a tre dimensioni disse Gustave, nervosamente. Il mio avversario  un membro della London Teen-Mensa...
Dopo qualche attimo di confusione, ci trovammo a filare sotto un cavalcavia e, proprio in quel momento, dei ragazzini lasciarono cadere qualcosa - forse un pezzo di tubo - che colp il parabrezza di un'auto accanto a noi. La vettura sterz bruscamente e rimase indietro. Il signor Hofstadter acceler. Io e Maureen guardammo fuori e vedemmo l'automobile rimbalzare contro il bordo della superstrada, sbandare a gran velocit e schiantarsi contro una fila di pali.
Guardate! Guardate che roba! gridai.
 solo un film dichiar il signor Hofstadter.
Ormai l'incidente era gi parecchio dietro di noi.
Cosa?
 una prova, uno show televisivo rispose, e continu a guidare.
Un giorno, Gustave mi aveva raccontato che il padre era nato a bordo di uno yacht sul fiume Detroit, in una domenica soleggiata di tanti anni prima. La nascita era stata il risultato del grande slam realizzato da sua madre in una partita a bridge con un ospite gentile, per cui il signor Hofstadter era venuto al mondo con qualche settimana di anticipo, sano, urlante e pronto a darsi da fare. E non si  ancora fermato. So che continua ad avere un grande successo poich di recente, sul Time, ho visto una foto che lo ritraeva in compagnia di un gruppo di fieri sceicchi, un po' invecchiato ma sempre affascinante. Gustave, se vi dovesse interessare,  ormai all'ultimo anno ad Harvard, con eccellenti risultati in matematica, mentre Maureen studia a Bristol, e tutti quanti crescono, vanno per la loro strada, tirano avanti; io invece me ne sto seduto qui, alla fine della mia vita. Ormai mi faccio portare i pasti a domicilio da una pulciosa gastronomia,  pi comodo e posso evitare le occhiate ostili degli abitanti del quartiere.  strano vedere che fine fanno le persone, che sorti diverse gli riserva il destino, anche se, una volta nella vita, si sono ritrovati tutti insieme in un'automobile lanciata a gran velocit, a qualche metro o qualche secondo appena dalla morte.

5. RECENSIONI DEI RICCHI.

Ognuno immagina con orrore le opinioni altrui, ma pochi hanno la sfortuna di conoscerle davvero. Siamo tutti paranoici, portati a odiare noi stessi e inclini al fallimento, ma solo gli scrittori e altri esibizionisti apprendono la terribile verit su loro stessi. Le persone comuni non vengono a sapere nulla. Sospettano, ma non sanno. Gli anni passano. A nessuno importa un accidente, nessuno bada a loro. Muoiono. Sono dimenticate. Io, Richard Everett, morir e sar dimenticato, senza mai conoscere la verit su me stesso, posto che esista una verit, e cos...
E cos ho fabbricato alcune verit. Le ho fabbricate la notte scorsa. Dovrei conservarle per un'Appendice a questo libro, ma sono avido, impaziente e masochista e allora eccole qui. Il futuro postumo mi pare alquanto irreale, ma suppongo che arriver. Possibile che stiate leggendo questo libro nel 1969 o pi tardi? Questo momento mi pare cos reale, cos viscoso e stagnante, che occorre un enorme sforzo di volont per riuscire a superarlo. Non vivr abbastanza per leggere le vere recensioni della mia opera completa e senz'altro  un bene. Ma immagino che si presenteranno cos:
The New York Times Book Review
 un clich (per quanto speculativo) che il prodotto di una mente folle, febbrile, debba essere a sua volta folle e febbrile, come se la mente, al pari del ginocchio di Kant, potesse piegarsi soltanto da una parte. Tale dogma sembra plausibile solo quando la voce del folle  talmente isterica da inghiottire - si potrebbe dire sommergere - la voce febbrile dell'autore. A prescindere dall'appropriatezza o dall'inadeguatezza espressiva, la sostanziale retoricit dei Ricchi  forse pi folle che semplicemente febbrile, pi sentimentalmente eclettica (in senso kitsch) che tragicamente illuminata...
Time Magazine
Storia scombussolata e scombussolante di un bambino con madre scriteriata e salottiera e padre sciocco e svanito, che sfrutta un'ambientazione ben nota, quella dei sobborghi residenziali. Everett si propone di superare Sartre in arguzia, ma non ce la fa.  tutto molto divertente, per. Come ovvio, esistono problemi con la madre, ma si risolvono probabilmente nel corso del romanzo. Malefatte in abbondanza, ma, come un petardo umido, quasi tutte bruciano senza esplodere. Si percepisce una certa aria di sufficienza (dovremmo credere che l'autore ha solo undici anni!), come nei documentari sugli eschimesi o sulla vita in Nuova Zelanda. Ovviamente  gi stato tutto trattato, e con grande maestria, da John O'Hara e Louis Auchincloss. Se e quando, al pari di questi autori, Everett imparer a suscitare un grido poetico di estasi e di orrore, allora sar forse meritevole di attenzione.
The New Republic
Nella sua modalit espressiva, I ricchi riduce l'angoscia di una generazione all'insopportabile lirismo di un bambino. Come feticcio di almeno un livello delle sue presunte operazioni, esibisce montagne di cianfrusaglie (acquisizioni borghesi, simboliche della vita) su cui il narratore-bambino si avvita confusamente, e il suo non  solo il sogno della borghesia (che in questo romanzo non si sveglia mai), ma anche il folle sogno dell'aspirante romanziere che vorrebbe ridurre la complessit del materiale sociologico a una crisi matrimoniale. Perch la dimensione mitica-sessuale-sociologica  ci che Everett desidera, ma fallisce clamorosamente perch incapace di oltrepassare i normali confini psicosessuali e sfociare negli ambiti della consapevolezza metafisica e cultural-filosofica. Il punto essenziale di questo bambino condannato  proprio la sua qualit mitica: rappresentativo della confusione americana fra gradi di esistenza, della perpetua conversione della sessualit in una sorta di forma artistica, con conseguente svuotamento della sessualit stessa, trasformata in un emblema, in una fosca metafora. Dell'intera questione si  occupata solo due mesi fa la compagnia amatoriale Faintest Idea, che porta in scena una rappresentazione di teatro vivente a San Francisco: a parer mio, la loro insistenza su precisi omologhi ritualistici e sul dramma socioemblematico ha chiarito la questione una volta per tutte. La loro straordinaria opera, Gengis Proust, che si svolge su un palco completamente nero,  stata oggetto di una lunga recensione in un precedente numero di The New Republic e sento di non dover aggiungere altro, se non ribadire l'impressione che solo in uno spazio morale cos vasto questa nuova energia trover la propria espressione nella creazione dell'essenza rivoluzionaria. I ricchi, tradizionale come Charles Dickens,  dunque un irrilevante esercizio...
Il famoso critico Hanley Stuart Hingham su una rivista letteraria qualunque.
E ora si passa dalle scintillanti fantasie anali di Nabokov alle crude fantasie orali di un tale Richard Everett, al suo debutto con un romanzo dal titolo I ricchi. Privo di valore sociologico (la candida ammirazione di Everett per l'Uomo d'affari fa pensare che non ne abbia mai conosciuto uno), risibile nella trama (qualunque lettore attento, sfogliando il libro,  in grado di prevedere il triste finale) e imbarazzante nella prosa (senz'altro sono l'unico critico ad accettare che l'autore sia un diciottenne pazzo), I ricchi  tuttavia una pregevole escursione nel campo dell'ossessione orale. Il cibo abbonda in questo memoriale.  il sesso trasfigurato in qualcosa di pi immediato, di pi allettante, tanto da poter essere consumato in modo legittimo e morale attraverso la bocca. Ma, quasi a negare questa subdola gratificazione, il romanzo  anche pervaso da conati di vomito. Chi ha letto Freud (e io conosco ogni suo libro, saggio e appunto) non faticher a riconoscere il tipico triangolo familiare: l'amore omosessuale e incestuoso del figlio verso il padre dissimulato da un banale attaccamento edipico alla madre. Everett, scrittore ovviamente dilettantesco, non  riuscito a sfruttare al meglio il tema dell'oralit con la crudezza dei suoi contenuti. Il giovane e folle protagonista avrebbe dovuto ingozzarsi di hot-dog, coni gelato, savoiardi, lecca-lecca. Everett, invece, non si preoccupa di dare una forma al cibo.  questa mancata capacit che lo distingue da Nabokov, in cui ogni frase  calcolata, in cui ogni immagine attinge immediatamente dai profondi bacini delle nostre anime, suscitando reazioni freudiane degne della Grande Letteratura.

6.

In seguito Gustave mi disse che la serata del concerto di musica da camera era stata alquanto insolita per suo padre. Era stanco dopo il volo dalla Spagna e forse avrebbe dovuto riposarsi un po' osserv pacatamente.
Voglio descrivere Gustave ancora una volta, visto che mi somigliava tanto. Immagino che non sappiate quale fosse il mio aspetto. Era un bambino piccolo ed esile, con un viso paziente e senza et, occhi seri, bocca sottile e severa e occhiali dalla montatura rosa trasparente; le spalle strette sembravano gravate da giganteschi fardelli invisibili. I bambini come questi sono inclini a scoppi di risa nervose e stridule e in seguito ricadono nel silenzio che sembra caratterizzarli. Ci trasformiamo in persone di mezza et senza troppa fatica e, da silenziosi che eravamo durante l'infanzia, con la vecchiaia iniziamo a fare un sacco di storie: per il cibo, per le correnti d'aria in arrivo da finestre solo apparentemente chiuse e per i tempi che cambiano.
Gustave mi disse che suo padre aveva fatto una cosa strana quella notte: dopo aver risalito in auto il loro vialetto di accesso, era andato a sbattere di proposito contro il portone chiuso del garage. I garage sono tutti automatici a Fernwood, ma era successo qualcosa al dispositivo all'interno dell'automobile e, quando il signor Hofstadter svolt nel vialetto e premette il pulsante, non accadde nulla. A Fernwood (questo avrei dovuto dirlo prima) i portoni dei garage si sollevano leggermente quando le automobili dei padroni di casa svoltano nel vialetto. Lo fanno e basta. I bambini non si fanno domande.  una cosa normale. Ma quella notte il sensore si era guastato e il dito del signor Hofstadter non ebbe alcun effetto sul pulsante. Eppure lui non si ferm e, fissando con distacco il garage davanti a s, and a sbattere a dieci miglia all'ora, accartocciando sia il portone sia il muso dell'auto. Ma Gustave disse che, per la prima volta in quella giornata, sembrava soddisfatto. Entr dritto in casa, sal le scale, and a letto e dorm di un sonno profondo.
Accadde qualcosa di strano anche a me, con mio padre. Il giorno seguente, al rientro, mi chiese del concerto. Sedevamo come due scapoli allegri e scapestrati in soggiorno - una stanza che non avevamo mai usato - a fissare il patio - che non avevamo n avremmo mai usato - attraverso una grossa porta finestra, mentre mio padre mi interrogava su Mozart. Notai che indossava un vestito nuovo, non ancora sgualcito. Non era un bell'uomo, ma c'era qualcosa di attraente nel suo volto o forse nella sua espressione. Bastava guardarlo per capire che desiderava davvero essere buono, e il desiderio non era forse sufficiente? (Ho letto con avidit per prepararmi alla stesura di queste memorie e mi sono imbattuto nelle eresie di un certo Flavius Maurus: egli riteneva che l'unico Bene dimorasse nel desiderio e non nell'azione, dato che la purezza pu esistere solo nella mente. Non sarebbe dunque salva l'anima di mio padre nella sua religione?) Ho la smania di descrivere mio padre in queste pagine, di metterlo nero su bianco una volta per tutte, ma sapete che  quasi impossibile? Immaginavo continuamente che lui non fosse davvero mio padre e che un altro uomo avrebbe preso il suo posto. Ero pazzo. Quell'uomo grande, forte e bitorzoluto, con le dita macchiate di tabacco e l'abitudine di far roteare il vino nei calici con passione e destrezza era mio padre, tutto mio, e in qualche modo potrebbe essere anche il vostro. Dividiamocelo! E chi di voi  padre, si rispecchier in lui.  impossibile immaginarlo bambino o ragazzo,  adulto da troppo tempo; il suo passato  compatto come il portafoglio che tiene infilato nella tasca posteriore, pieno non di soldi, ma di carte di credito sottili e piatte, e anche il suo passato  talmente sottile e piatto che di fatto non esiste. E il suo futuro?  immaginabile solo come un prolungamento e un rigonfiamento del suo presente.
Ho sempre ammirato Mozart disse ma, vedi, non ho mai avuto il tempo di sviluppare quel lato di me stesso. D'ora in avanti dedicher due ore al giorno a colmare qualche lacuna. Hai letto Sartre, Dickie?
Direi di no.
Gi, be', Sartre merita di essere letto.
Abbiamo letto qualcosa durante la lezione di francese, solo un saggio. Era difficile, per.
Udendo quelle parole, mio padre si illumin. S, be', ragazzo, le cose meritevoli sono sempre difficili, come disse Platone. O ha detto che le cose difficili sono sempre meritevoli?  la stessa cosa. Ma penso che Sartre abbia qualcosa da dire e voglio concedergli il beneficio del dubbio. Gli lascer il tempo di farlo.
Sorrise, come in attesa della mia approvazione.
Colmavo i lunghi vuoti di tempo dormendo e mangiando, ciondolando per casa. A volte ero svegliato dal passo deciso di mio padre, che entrava nella stanza pronto per la nostra passeggiata pomeridiana o per andare a una partita di baseball del campionato juniores a cui partecipava il figlio di qualche amico. Aveva una vita piena. Nada o non Nada. Florence aveva l'ordine di andare a prendere la posta prima di me, quindi non sapevo se Nada gli scrivesse. A me non scriveva pi. Stava accadendo qualcosa di misterioso. Mi sentivo strano e inerte, come un sonnambulo, e anche quando volevo svegliarmi, non ci riuscivo. Non riuscivo a riemergere dal sonno. A volte mi spaventavo, avevo paura di morire, e l'unica soluzione era concentrarsi su qualcos'altro, su una singola cosa, essenziale, in grado di scuotermi dalla paralisi. Allora pensavo al mio spazzolino da denti, che si trovava al piano di sopra, immaginavo la sua forma e, quando il cuore cominciava a battere con rinnovato vigore, correvo in bagno per controllare quell'oggetto insignificante. Fin qui tutto bene. Oppure mettevo in dubbio la reale esistenza di Florence, la nostra brava cameriera, e dovevo correre a vederla. Oppure tentavo di ricreare la stanza in cui avevo trascorso diciotto mesi di vita, a Charlotte Pointe: immaginavo ogni singola parete e finestra, i mobili, le brutte piastrelle, il melo all'esterno. Richiedeva uno sforzo mentale cos enorme da farmi riemergere dalla letargia.
Altro fatto misterioso: mio padre cominci a portarmi a vedere film stranieri. Assistevamo per tre ore a un trionfo di fantasticherie in technicolor, giganteschi corpi idealizzati, maschili e femminili, e sebbene apprezzassi quel bagno di colore, non avevo la minima idea di cosa accadesse sullo schermo. Andammo a vedere anche un curioso film in bianco e nero: c'era una ragazza scomparsa e una coppia che la cercava ovunque, su un'isola e sul continente, per ore, giorni, settimane, senza mai riuscire a trovarla, e avanti cos. Malgrado la noia, ricordo che provai un crudo, inesorabile senso di futilit alla vista di quel film, la stessa futilit che ritrovavo nella mia vita. In seguito mio padre mi disse: Antonioni coglie perfettamente il malessere della modernit, non trovi?.
Eh?
Le persone alla ricerca di qualcosa, le rovine, la sabbia... be', sai, tutta quella roba. Non ti pare che lo colga?
Penso di s risposi. Ero un po' preoccupato, perch sembrava che uno degli scapoli allegri e scapestrati stesse subendo un cambiamento.
Anche la sua capacit di indignarsi sembrava meno vigorosa. Davanti ai commenti disgustati di Florence sull'ultimo fatto di cronaca - una ragazzina di undici anni rapita da un folle poi ucciso dalla polizia -, mio padre non reag con i consueti latrati di collera, non disse che l'abolizione della pena di morte era la scelta peggiore che lo stato avesse mai fatto; era come se non avesse sentito. Chiss dove andremo a finire borbott Florence, mentre ci preparava la colazione. E mio padre, con il Wall Street Journal su un lato del piatto e il Partisan Review dall'altro, si limit a manifestare un vago consenso mentre masticava il suo toast.

7.

Alla fine mio padre chiar tutto quanto. Un giorno rientr prima del solito e, poco dopo, un uomo con un furgone sgangherato gli consegn un cartello da esporre sul prato: IN VENDITA - RIVOLGERSI ALL'INTERNO. Stavamo per traslocare un'altra volta!
Vedremo se sono pazzo a cercare di venderla da solo. Vedremo disse, ridacchiando.
Ordin a Florence di pulire tutto da cima a fondo e di mettere dei fiori sul tavolo dell'ingresso, su quello della sala da pranzo e su quello con il piano in marmo in soggiorno. Florence indossava un grazioso grembiule e una cuffietta di pizzo, mentre io portavo il mio blazer della Johns Behemoth e i capelli schiacciati sulla fronte: dovevo somigliare a un ragazzo uscito da un collegio inglese o all'immagine che di solito ne aveva la gente. Sedevo nel salottino, davanti al pianoforte a coda, e, quando i potenziali acquirenti entravano a vedere la casa, io alzavo la testa, annuivo severamente e riprendevo a suonare. Mio padre aveva anche altri stratagemmi. Non sembrava interessato a vendere. Metteva l'accento sulla rigidit del mercato, sulla difficolt di ottenere un mutuo a meno che (e, a quel punto, lanciava un'occhiata gentile ma pragmatica al suo interlocutore) il richiedente non fosse molto benestante. E mantenere una casa come quella era costoso, diceva, salvo poi citare cifre ridicole. Naturalmente bisogna tenere in ordine il prato. E sono sessanta al mese. Oppure: L'uomo con il piccolo spazzaneve chiede venti dollari per liberare il vialetto.
E funzion? Ovviamente. La casa fu venduta gi la prima settimana, per la bella cifra di ottantottomila dollari, a una famiglia che si stava trasferendo da Cleveland, i Body. Il marito lavorava nel campo della pubblicit e aveva bisogno di un bel posto in cui vivere. La moglie aveva qualche dubbio sul viale d'accesso circolare, che riteneva un po' eccessivo, ma alla fine cedette: tutte le donne amano le cose un po' eccessive.

8.

Il trasloco non mi turb affatto, anzi, mi fece sentire pi indolente che mai, inerme, come impantanato. Me ne stavo seduto a osservare gli operai dell'impresa che impacchettavano lampade e piatti, che infilavano giornali negli scatoloni con destrezza, senza mai fermarsi. Fantasticando, pensai che avrebbero potuto infilare anche me in uno di quegli scatoloni foderati di giornali e spedirmi nella nuova casa. Florence stava dando una mano in cucina con le porcellane buone. Non aveva mai conosciuto Nada, ma continuava a bofonchiare e a ripetere di non volere responsabilit.
Non sapeva che nessuno era mai responsabile di niente?
Poco alla volta, tutto fu imballato e spedito. Se ne and il tavolo di Nada, se ne and la poltrona che mio padre definiva sua sebbene non la usasse mai. Dal piano superiore scese una processione di oggetti che avrebbero dovuto apparirmi familiari. I miei mobili. Le mie cose. Osservai con interesse. Avevano un aspetto cos benevolo. Ci appartenevano. Non ci causavano dolore e non ci erano costate praticamente nulla. Dallo scantinato arriv un'altra processione delle nostre cose: lavatrice, asciugatrice, mobili da esterno, un tavolo con piano in vetro ed eleganti ghirigori in ferro, il mio vecchio set con arco e frecce, la mia attrezzatura da volano, scatoloni e scatoloni di cose senza nome che dovevano esserci appartenute. Pacchi e scatole di cartone. Valigie imballate per il precedente trasloco e mai spacchettate. Era un modo subdolo per dire addio a Nada?
Florence disse: Richard, perch stai piangendo?.
Non sto piangendo risposi.
Guardai il grosso furgone arancio che si allontanava. Percorse lentamente Burning Bush Way, quindi part alla volta della nostra nuova casa, che mio padre aveva gi comprato. Un'altra casa, un'altra citt. Le mie ossa scricchiolanti mi riportarono in piedi. Dovevo prepararmi perch mio padre stava per tornare, quindi saremmo partiti in auto verso una nuova vita. La BWK, una ditta molto affermata, gli aveva offerto la conduzione di uno dei suoi reparti. Mi aveva descritto il suo nuovo lavoro, ma non ero stato molto attento. Avevo problemi di udito, o forse erano problemi di vista. Non riuscivo a far combaciare le parole con i buffi movimenti delle labbra. Succedeva qualcosa di strano anche con Florence. Sentivo le sue parole prima che le labbra avessero avuto il tempo di pronunciarle. Il mio cervello era una ronzante accozzaglia di suoni e di rumori squillanti. Avevo la sensazione di dormire anche quando ero sveglio e, poich dormivo, tutto era un sogno, tutto poteva accadere.
Oh, siamo un'accoppiata cos strana noi e i nostri sogni!  cos strano il modo in cui ci adattiamo a loro, a prescindere da quanto osceni o spassosi siano, e da quanto accanitamente li neghiamo. S, li neghiamo sempre. Mentre scrivo queste memorie, ripenso a Fernwood e mi rendo conto che era un sogno a sua volta, che tutte le persone coinvolte stavano sognando la stessa cosa. Un sogno collettivo, felice, finch tutti continuavano a dormire. Sarebbe bastato un solo risveglio per scompigliare le immagini e mandare ogni cosa fuori fuoco... ed ecco la fine di Fernwood, la fine della civilt occidentale! Affidare la costruzione del sogno felice di Fernwood a persone come me e Nada sarebbe stato come affidare a Charles Spoon (l'ingegnosissimo progettista di automobili che ora si dedicava a progettare armi di altro genere) la vita e la morte della civilt occidentale. Eravamo un disastro. Quindi... il nostro era un addio a Nada? Una fuga? Io e mio padre stavamo imballando il nostro sogno per trasferirlo in un altro scenario, dove avrebbe potuto prosperare al riparo dai ricordi di quella donna che continuava a disturbare il sonno di tutti?
Perch mia madre - ed  questa l'unica verit che conosco su di lei, una triste verit - desiderava soltanto vivere, ma non sapeva come fare, perci ha combinato un disastro. Le persone responsabili dei disastri sono sempre quelle che desiderano, ma non sanno cosa e men che mai come ottenerlo. E lei ne ha combinati di disastri!
Arriv mio padre e, dopo gli addii a Florence (un momento imbarazzato e commovente che si replic per tre volte), uno scambio di denaro e il passaggio nello studio di un avvocato per consegnare le chiavi, mi affid la cartina, che somigliava al prospetto delle viscere di un gigantesco insetto, e poi via, verso il tramonto. Mio padre guidava bene, proprio come il signor Hofstadter. Non si volt indietro. Non mi voltai indietro. Ma con l'occhio della mente vedevo le vie tranquille e serpeggianti di Fernwood (strade, vicoli, vialetti) perdersi nelle nebbie del passato che avevo trascorso laggi, da gennaio ad aprile di un anno insignificante per quel luogo, ma destinato a porre fine a tutti gli altri anni della mia vita.
Le scriverai per dirle dove stiamo andando? chiesi a mio padre.
Lui ridacchi. Tieni d'occhio la cartina, giovanotto. Sei tu il navigatore.
Due ore dopo, desideroso di compagnia, gli chiesi: Che lavoro andrai a fare, padre?.
Dacci un taglio con questa storia del padre. Sono pap. Papi disse allegramente.  qualcosa che interesserebbe anche a te, figliolo. Massima sicurezza, ovviamente. Il nostro nuovo prodotto  qualcosa che... be', non posso spiegartelo nei dettagli (non perch ti creda una spia dei rossi, eh, ragazzo!), ma in linea generale posso dire che somiglia al nostro classico prodotto, non troppo diverso esteriormente da quello della mia vecchia ditta - un cavo rivestito in platino -, ma ci sono enormi differenze!  un oggetto molto pi complicato, in effetti. Il nostro team di ricerca lavora da anni per perfezionare uno specifico congegno che... be',  di estrema importanza per la sicurezza americana. Capisci?
Il mio interesse crebbe.  una bomba quindi?
Una bomba? Rise. Forse s e forse no, ragazzo. Quando sarai autorizzato te lo dir, ok?
Pensi che un giorno anch'io sar autorizzato?
Se righi dritto. Se tua madre riga dritto.
Come?
Ragazzo, ho quasi perso la massima autorizzazione per colpa di tua madre. Ma adesso non ne voglio pi sapere. Basta.
E Nada?
Basta, ragazzo ripet.
Era allegro e misurato, come un mago con gli uccelli nascosti sotto i vestiti che gli fanno il solletico.
E cos proseguimmo nella notte senza fermarci, perch mio padre (e probabilmente anche il vostro) ama arrivare dritto a destinazione. Dritto a destinazione dichiarer con modestia una volta raggiunta la meta. Dritto a destinazione da Fernwood alla nostra nuova citt, che si chiamava Cedar Grove.
Mi suona familiare dissi.
Ah, sei uno spasso, ragazzo! Sai bene che abbiamo gi vissuto a Cedar Grove.
Davvero?
Ah, ah! Avrai avuto quattro o cinque anni. S, Cedar Grove  un bel posto e l faremo una bella vita, perch vedi, Dickie, il passaggio alla BWK  accompagnato da una remunerazione gratificante. Ma non aggiungo altro. E non aggiunse altro, perch il suo successo gli creava un certo imbarazzo. Gli piaceva parlare dei successi altrui e alludere al proprio solo per sottintesi. Era modesto. Modesto. Cos continu a chiacchierare del suo nuovo prodotto, del rapporto con il governo, dei vantaggi culturali di Cedar Grove.
C'era qualcosa di fanciullesco, di sventato nel suo linguaggio. Mi intimoriva. Non che lui fosse temibile, non c'era nulla di temibile in quella situazione. La cosa terrificante era la sua allegria. Avevo l'impressione di essere intrappolato in quell'abitacolo con una persona intenzionata ad annientarmi, non schiantandosi con l'auto o aggredendomi, ma a furia di parole, di chiacchiere, di confidenze, di risate e risatine, di pacche sulla testa. Mi voleva bene. Era evidente che mi voleva bene. E io ne volevo a lui. Perch avevo paura?
Da un lato c' questo padre ben disposto, a cui non manca niente, e dall'altra questa morbosa, innaturale paura di lui. Sono due cose distinte e una non giustifica l'altra. Forse potrei metterle in relazione raccontandovi la storia del mio cane Spark, ma ogni volta scoppio in una risata sconsolata o in un pianto divertito.
Tuttavia, mentre mio padre sfreccia nell'oscurit del territorio americano diretto a Cedar Grove, credo proprio che vi racconter la storia del mio cane Spark.

9.

Quando ero molto piccolo, mio padre e Nada mi fecero un bel regalo di Natale: un cagnolino di nome Spark. Era un bassotto tedesco, un dachshund. La pronuncia corretta non era dash-hound, come dicevano la cameriera e i giardinieri, ma aveva un suono pi secco, pi rabbioso e rantolante, simile a uno starnuto. Mio padre e Nada lo pronunciavano sempre in modo corretto e anche i loro amici. Spark non sapeva di essere un bassotto, ma i suoi occhi grandi e tristi sembravano trasmettere una qualche forma di sofferenza o di umiliazione.
Non  adorabile? esclam Nada.
Cos dicendo, cinse me e Spark in un unico abbraccio. Sullo sfondo, immaginate una cameriera nera che sorride con espressione materna, con in mano che cosa? Perch ovviamente era indaffarata. Ah, s, uno straccio e un flacone di cera per i mobili. La giornata? Nebbiosa, mite; primavera. Immaginate Nada con un bel completo nuovo, guanti nuovi e borsetta in mano, pronta a premere il pulsante del garage e a uscire con l'auto, destinazione sconosciuta. S, la vedo. Sta per partire.
I giorni felici sono una gran confusione, ma anche quelli infelici. Nella mia squallida vita, tutti i giorni sono stati una gran confusione. Ma quello era un giorno felice e come al solito confuso, tra le mie grida gioiose e i guaiti di Spark, con la sua pancia lanuginosa e soffice (ancora pi soffice della peluria bionda sulle braccia di Nada) e la pelliccia color caramello. Era cos delizioso che veniva voglia di mangiarselo! Mentre l'auto di Nada si allontanava, strinsi Spark fra le mie braccia goffe e gli insegnai a salutare con la zampina. Non mi voltai per schivare la sua lingua guizzante e umida sulla faccia.
E poi... nemmeno un minuto dopo arriv un furgone della lavanderia.
Sbucato dal nulla, sul vialetto. Un uomo, con berretto in testa e sigaro in mano, guardava gi. Guaiti, mugolii. La cameriera arriv di corsa alle mie spalle e lanci un grido. Poi torn, sempre di corsa, mi afferr per un braccio e disse: Richard,  meglio che torni subito dentro. Io tentai di sfuggirle per vedere dove si era cacciato Spark, ma lei mi riport in soggiorno e accese la televisione. Punto. Quando le chiesi di Spark, lei mi rispose: Sta riposando. E alz il volume.
Arriv Nada. Arriv mio padre. Rimasero a osservarmi dalla porta del soggiorno. Lui le cingeva le spalle con un braccio. Parlottavano tra loro con aria triste, ma poich mi stavano guardando, intuii che non avrei dovuto sentire, quindi non sentii nulla. Non ero una spia in quel periodo.
Uscimmo per una bella cena. Dov' Spark? chiesi. E mio padre rispose allegramente: Spark  dovuto andare dal dottore. Proprio come te. Il dottor Pratt.
Perch?
Per il vaccino del morbillo.
La mattina seguente, al risveglio, non c'era Spark da sgridare per qualche disastro in cucina o a rotolarsi mugolando sul pavimento. Nada rimase a casa. Prepar il caramello, ma era troppo salato e dovetti mangiarlo tutto io. A mezzogiorno arriv l'auto di mio padre, e guardando con attenzione vidi che c'era lui a bordo. Salt gi, salutandoci tutto allegro, e con lui c'era Spark.
Di ritorno dal dottore sano e salvo. Vaccinato e a posto per sempre disse.
Spark inizi a guaire e corse verso le gambe di mio padre, che dovette prenderlo in braccio e porgermelo. Sembrava non conoscermi, ma un istante dopo cominci a leccarmi la faccia. Nada ci abbracci entrambi. Era cos strana, cos bella, quando la guardai. A Spark non piacciono i dottori, gli piaccio solo io le dissi.
No, non gli piacciono i dottori rispose lei dolcemente.
Io e Spark andammo a giocare sul retro. Mio padre e Nada ci osservavano, in piedi l vicino. Erano felici. Lui le cingeva le spalle con un braccio.
Un giorno, circa una settimana dopo (non so dire l'ora precisa), io, Nada e Spark uscimmo a fare una passeggiata. Nada indossava un paio di pantaloni e aveva un foulard intorno alla testa. Era una giornata ventosa e felice. Io e Spark ci allontanammo di corsa, scappammo via tra i guaiti. Le sue zampette si muovevano il pi velocemente possibile e io ogni tanto cadevo, senza per prendermi la briga di piangere.
Aspettatemi disse Nada, quando arrivammo all'angolo, ma Spark non la sent e continu a correre, con le zampette che pompavano senza sosta. Super con un balzo il cordolo del marciapiede, restando sospeso in aria per un attimo, e ricominci a correre, con me subito dietro. Richard, aspetta! esclam Nada in tono pi deciso e io mi lanciai in avanti per afferrare la codina di Spark, ma era troppo tardi. Un furgone sbuc dal nulla, un furgone dei trasporti, questa volta, non della lavanderia. Si ud lo stridio dei freni e il cassone vibr sbandando. Spark lanci un grido di sorpresa, Nada un grido di rabbia: Oh, no!.
Il corriere parlava con Nada, adesso. Spark era finito dall'altra parte del furgone, ma stava in silenzio e Nada non voleva che lo vedessi. Piangevo. E anche Nada, ma era arrabbiata. Il corriere non piangeva e non era arrabbiato. Era un uomo: faceva quel che c'era da fare. Bene, allora lei porta il cane dal dottore disse Nada. Dal dottore. Ce lo riporti quando sar guarito, va bene?
S, signora rispose il fattorino.
Entrambi mi guardarono per accertarsi che avessi sentito.
Infine Nada mi trascin a casa. Piansi per un po', poi dimenticai perch stavo piangendo. Prepar il caramello. Guardammo insieme i cartoni animati di Topolino.
Il giorno dopo niente Spark e nemmeno quello successivo. Chiesi alla cameriera dove fosse. Era all'ospedale? Lei rispose che lo stavano curando e che poi sarebbe tornato. E il giorno seguente, a mezzogiorno, l'auto di mio padre imbocc il viale d'ingresso. Scese un po' di fretta, pos Spark davanti a me e disse: Cristo santo, in questo momento dovrei essere all'aeroporto. Poi salut e fece retromarcia. Per un terribile momento Spark sembr sul punto di infilarsi sotto la ruota posteriore, ma per qualche motivo non lo fece, forse spaventato dall'urlo di Nada. Lo inseguii fra i sempreverdi e lo presi in braccio. Era molto pi grande rispetto a due giorni prima. La pelliccia era meno morbida. Guaiva e si allungava tra le mie braccia, cercando di divincolarsi.
A Spark non gli piaccio pi dissi, piangendo.
A Spark non piaccio pi mi corresse Nada, cercando di accarezzare la sua testa ossuta e nervosa. Portalo dentro, cos gli diamo da mangiare. In fondo  stato in ospedale per due giorni...
Quando lo portammo in casa, Spark fece la pip sul pavimento della cucina, dove la cameriera aveva appena pulito, e Nada disse una cosa che a volte diceva a mio padre. Dopo avergli dato da mangiare, passammo tutto il giorno a coccolarlo perch smettesse di guaire. Non voleva giocare e dissi a Nada che non mi piaceva pi. Nada mi rispose che avrei fatto bene a farmelo piacere.
Spark rimase con noi per molti anni. Quando ci trasferimmo a Charlotte Pointe, ebbe un esaurimento nervoso e non si riprese pi.
Questa  la storia del mio cane Spark.

10.

Ci fermammo da qualche parte a tarda notte. Ricordo le luci, le portiere che sbattevano, il rumore strisciante e stridulo dei bagagli. Poi il letto. Un cuscino diverso. Ma dormii profondamente come al solito.
Al risveglio sentii mio padre che discuteva con qualcuno. Era nel bagno del motel e parlava rapidamente, in tono infuriato. Genet non ha nulla di sensazionale disse con rabbia. Lei sembra non sapere che il cas Genet  gi stato esplorato da Sartre e da altri intellettuali. La questione  gi chiusa. Mi appisolai un'altra volta. Qualcuno pass davanti alla porta della camera trascinandosi dietro il bagaglio. Due bambini litigavano furiosamente. Mi svegliai di soprassalto ed era l'alba. Da solo, nella fredda camera del motel, pensai che forse ero io quello che era stato lasciato indietro, non Nada.
Il bagno era vuoto. Mio padre non c'era mai stato, ovviamente. Lui aveva la sua camera. Venne a svegliarmi gi rasato, lavato e con i capelli radi pettinati verso il lato sinistro della testa. Era pronto a partire. Prima mangiamo qualcosa e mettiamo in movimento i muscoli dello stomaco disse allegramente.
Facemmo colazione in una caffetteria con pareti di vetro adiacente al motel. La cameriera che ci serv indossava una divisa troppo gialla. Malgrado la stanchezza, avevo una fame da lupi, come se qualcuno si fosse impossessato del mio stomaco. Mio padre mangi di gusto come sempre. C'erano alcuni viaggiatori nel locale, mariti scorbutici e mogli vivaci, uomini d'affari che leggevano il giornale. Una radio sistemata su uno scaffale accanto al registratore di cassa trasmetteva la musica del mattino, inframmezzata da pubblicit di medicinali per la coagulazione del sangue e per il mal di schiena cronico. Era un posto allegro e soleggiato e, quando ce ne andammo, la cameriera ridacchi per una battuta spiritosa di mio padre e infilz il nostro conto della colazione su un chiodo sterilizzato insieme a molti altri foglietti verdi e bianchi.
L'ambiente comincia a essere familiare, eh? disse mio padre, mentre ci avvicinavamo a Cedar Grove. Ah, ah, guarda l. Una nuova banca! Ricordi qualcosa?
Guardai il panorama che scorreva lentamente fuori dal finestrino, che era lo stesso di Fernwood. Una banca con serrande e finiture bianche, graziosi mattoni rossicci, sempreverdi a incorniciare tutto quanto; un centro commerciale deserto a quell'ora del mattino; dall'altra parte della strada, lo spazio verde comunale, un ampio quadrilatero che includeva biblioteca, tribunale e ufficio postale, tutti costruiti con un'unica grossa partita di mattoni color camoscio e sulla base dello stesso progetto. Fui invaso da un senso di indolenza, come se stessi davvero tornando a casa.
 proprio come tornare a casa, eh? disse mio padre.
Proseguimmo. Sentivo qualcosa di ruvido negli occhi, come se dei granelli di sabbia fossero penetrati chiss come sotto le palpebre. Il silenzio in auto stava diventando imbarazzante, quindi dissi: Hai letto Genet?.
Lui si volt di scatto verso di me. E tu?
No.
S, ho letto Genet rispose, piuttosto sollevato. Proprio l'altro giorno stavo discutendo delle sue opere con il signor Body. Tu eri nel salottino. Ci hai sentiti?
Penso di s.
Non  uno scrittore adatto a te, giovanotto, non adesso disse tranquillamente.
Svoltammo in un bel viale ombreggiato da olmi. Su alcuni c'erano cartelli gialli, ma mio padre non vi fece caso. La macchina avanz silenziosamente. Strano, ma essere sveglio non faceva una gran differenza. Era come dormire. Le dimensioni si confondevano, i contorni si sfumavano e anche l'allegria di mio padre era facile da accettare. Dopotutto, per quanto male avesse fatto, le sue intenzioni non erano cattive e nel paradiso di Flavius Maurus sarebbe stato beatificato.
Guarda quella casa! Dio! esclam ammirato.
Non sapevo a quale si riferisse. Capirlo mi sembrava importante, ma stavamo gi svoltando in una nuova strada. Davanti ai miei occhi si presentarono altri edifici, dall'aspetto diverso, ma davvero familiari. Valutai di fare il gioco del pensiero per uscire dalla paralisi. Dovevo essere sveglio nel momento in cui mio padre si sarebbe fermato per indicarmi la nostra nuova casa. E se fossi rimasto l impietrito per tutto il giorno? Cercai di pensare a mia madre, ma nel bel mezzo della mia visione c'era il vuoto, una chiazza incenerita, come se il solo pensiero di lei avesse annientato una parte della mia mente.
Eccoci qui, giovanotto. Che ne pensi?
Stavamo risalendo una collina. Un vialetto lungo una collina. Manto d'asfalto, ma non troppo nero e volgare: un nero pacato, consumato. Prato in pendenza, sempreverdi, alcuni irti e fieri contro la casa, altri striscianti e appiattiti al suolo come sculture. E poi la casa. Era (come appresi in seguito) in stile Normandia, con un cortiletto su un lato, e sembrava fatta di terracotta tenuta insieme da strisce di legno scuro; cancelli di ferro battuto, un albero che cresceva tranquillamente vicino all'ingresso, tutto incantevole, incantevole. Era una casa incantevole e Nada avrebbe pianto nel vederla. Mio padre mi disse: Giovanotto, cosa c' che non va? Non starai piangendo, vero?. A volte lo sorprendevo, lo lasciavo allibito, quel poveretto. No, non stavo piangendo, niente affatto! Andava tutto bene, gli dissi.
Saltammo gi dall'auto. Era come un mago voglioso di mostrarmi una galassia di trucchi, di illusioni ottiche: guarda,  tutto nostro! Viviamo qui! Tutto questo prato, ragazzo, e qui c' una piscina, che non usavamo nell'altra casa; guarda, immagina lo scenario, qui ci sono le attrezzature per la piscina, qui la vasca per gli uccelli, qui la piccola grotta artificiale dove faremo arrostire gli hot-dog, e i tuoi amichetti potranno unirsi a noi, e qui c' una cuccia per cani della stessa forma della casa, carinissima!
Gli dissi che forse Spark sarebbe potuto tornare, ma era troppo crudele. Non si parla cos al proprio padre. Lui mi fiss e mi disse che Spark era morto, non lo sapevo? (Chiaramente non aveva idea di come ragionasse un bambino di undici anni.) Lo sapevo, gli risposi, ma a volte me ne dimenticavo.
Mi accompagn sul vialetto principale, un bel vialetto lastricato. Eleganti cespugli argentei, che stavano diventando verdi proprio ora (era la fine di aprile), e quei rododendri, costavano cinquecento dollari, sicuro! E laggi, la forsizia, gialla e arruffata, tutto incantevole, incantevole. I miei occhi pulsavano davanti a quelle visioni. Viene da pensare che, in un mondo simile, nell'aria si respiri felicit insieme all'indistinta fragranza dei fiori. Ma, mentre lui chiacchierava della casa, nei recessi della mia mente inizi una cantilena che si sovrappose alla sua voce. Non sopravvivrai a questa casa, giovanotto! Questa  l'ultima. Sei finito. Tante case, tante miglia, tante cameriere, idraulici, giardinieri, spazzaneve, tanti cani, tante feste, tanto origliare dietro le porte, dietro ai divani, al telefono, attraverso gli scivoli della biancheria, le bocchette del riscaldamento, le bocchette dell'aria condizionata, tanti anacardi tostati, tanti vassoi d'argento, tanto odio, tanto amore! Sei finito.
Mio padre suon il campanello - quell'allegro sciocco di mio padre - e, spostando il peso da un piedone all'altro, inizi a ridacchiare per il solo fatto di essere l fuori, sotto il tiepido sole di Cedar Grove. Udimmo un movimento all'interno. Un'altra cameriera, pensai. Poi la porta si apr. La porta era una struttura complessa e pesantissima. Immaginate una porta normale rivestita da un grosso pannello in vetro verdastro, rivestito a sua volta da una lavorazione in ferro battuto straordinariamente intricata, in parte verde (per gli anni) e in parte grigia, nella foggia di un rampicante che ricade con eleganza. Infine, accecante alla luce del sole, una banale maniglia di ottone. E quando quella visione si scost, ecco comparire Nada in persona!
Mi abbracci e mio padre, che svettava su di noi, si schiar la gola, terribilmente commosso, imbarazzato, al colmo della gioia. Nada continuava a ripetere: Richard, mi dispiace tanto... Richard, come stai? Come stai?.
Sta bene, mangia come un porcellino in questo periodo. Entriamo, cos staremo un po' in pace esclam, rosso in volto.
Nada prov a prendermi in braccio, ma ero troppo grande. Entrammo tutti e tre insieme, intralciandoci a vicenda.
 tutto perfetto, assolutamente perfetto, eccellente esclam mio padre.
Nada si chin per guardarmi in viso. Ma come stai, Richard?
Il mio cuore batteva all'impazzata. Volevo strapparmelo, levarmi di dosso quel ritmo tremendo, cos avrei potuto sentire il profumo soave della sua pelle e nascondermi fra le sue braccia, nascondermi da tutto. Respiravo a fatica, non riuscivo a parlare.
Richard? disse Nada. Cosa c' che non va?
Mio padre mi diede una pacca sulla schiena.  solo un po' sorpreso, tesoro.
Vuoi dire che non lo sapeva?
Be', ecco...
Non gli hai detto di me?
Una sorpresina per il ragazzo rispose, strofinandosi le mani e guardandosi intorno con agitazione. Ah, ah. Vedo che gli imbianchini hanno finito. Sta molto bene. Un ottimo gusto.
Nada mi tocc la fronte. Quindi mi prese il volto tra le mani fresche e morbide e mi guard. Mi odi? chiese.
Mio padre si volt di scatto. Non dire sciocchezze. Richard  solo un po' sorpreso. Non avevo intenzione di sconvolgerlo.
Mi imbarazzava che potessero vedere il mio cuore battere con tanta violenza nel petto. Richard? Stai bene? disse Nada e io riuscii ad annuire. Mi abbracci con gioia, come se avessi dato la risposta giusta. Mi vuoi bene? Mi perdoni? chiese.
Le risposi di s.
Mi vuoi bene? ripet con fervore.
S, Nada dissi.
Lei rise. Oh, Nada! Dovremmo dimenticare quello stupido nome.  stata la tua prima parola e non volevo rinunciarvi. Ma  sciocco, ha ragione tuo padre. Non ti lascer mai pi, Richard. Mai. Lo sai, non  vero?
Annuii di nuovo e lasciai che i miei occhi si chiudessero.

11.

Dopo un paio di giorni celebrammo il battesimo della nostra nuova casa. Quella casa bella, bellissima, che Nada amava cos tanto! Ed  stato tuo padre a sceglierla. Il tuo meraviglioso padre! disse. Oh, era davvero meraviglioso! Per Nada c'erano grossi fiori bianchi ogni giorno. Poi arriv la ditta di traslochi e ricominci la processione dei mobili, verso l'interno questa volta. Le camere si colmarono lentamente, il garage si riemp di scatoloni e lo scantinato di mobili inutilizzati (Nada voleva cambiare gran parte dell'arredamento) e, quando tutto fu sistemato, inizi la cerimonia. Si sedettero entrambi sul divanetto francese, che stavolta aveva trovato posto in corridoio, mio padre su un lato, Nada con le lunghe gambe distese sul suo grembo e io, come un principino, su uno sgabello ai loro piedi. Lei indossava una vestaglia di velluto verde, i capelli lunghi e setosi erano sciolti sulle spalle. Fra le graziose dita reggeva il telefono di plastica modello Princess, pronta a chiamare. Io avevo in grembo due elenchi telefonici.
In sottofondo la melodia di un violino. Mio padre voleva Mozart, ma i dischi erano tutti in disordine, quindi avevo messo su Bartk, sapendo che non avrebbe notato la differenza. Intorno a noi aleggiava la fragranza profumata ma discreta delle rose bianche, le preferite di Nada.
Innanzitutto Nada mi chiese il numero dell'ufficio di collocamento di Cedar Grove e chiam per assumere una cameriera. Prima che riagganciasse il telefono modello Princess, una persona misteriosa era gi stata contattata e presto sarebbe arrivata da noi. La prima telefonata era stata un successo! E adesso? Proposi di chiamare per la spesa, ma l'ebbe vinta mio padre. Meglio sentire un idraulico per quel bagno disse. Allora cercai il numero, Nada chiam l'impresa idraulica di Cedar Grove e, tempo qualche minuto, ecco un'altra persona in partenza.
E adesso? chiese Nada, regale e languida come una vera sovrana. Mio padre non riusciva a trattenersi dall'accarezzare i fiocchetti della sua vestaglia.
Il giardiniere dissi.
E giardiniere sia esclam Nada. Compose il numero magico e in un istante si mise in contatto con la ditta Green Carpet Lawn Service di Cedar Grove. Labyrinth Drive, in paese disse. Oh, cosa ci serve, caro? Mio marito dice tutto quanto. Falciatura, concimazione, irrorazione di siepi e alberi, diserbante e antiparassitario. S, come? S, anche l'antimicotico. Tutto. Cimatura, potatura, livellamento, spianamento. Il solito. Tutto.
Adesso la compagnia del gas disse mio padre saggiamente.
E Nada chiam la compagnia del gas.
E la compagnia assicurativa.
E lei chiam la compagnia assicurativa Badger.
E l'ufficio di Vernon White, per informarli del mio arrivo.
E lei chiam Vernon White, mentre i capelli le ricadevano su un lato del viso.
Il tritarifiuti  rotto dissi.
Ah, s, il tritarifiuti rispose Nada con un sospiro. Mi ringrazi sfiorandomi i capelli, poi chiam il servizio manutenzione dei tritarifiuti di Cedar Grove.
Ed  meglio chiamare la nettezza urbana. C' un mucchio di spazzatura qui davanti disse mio padre, giocherellando con un fiocchetto di seta verde.
E Nada telefon.
E tutte le cianfrusaglie nello scantinato... Meglio chiamare l'opera pia.
E Nada chiam l'opera pia perch si sbarazzasse delle nostre cianfrusaglie.
E la piscina? dissi.
 ancora presto per pulirla osserv mio padre gentilmente.
Dentro ci sono degli animali morti. Uccelli o roba cos aggiunsi. Ho guardato sotto i teloni.
Resteranno l ribad.  troppo presto per la piscina.
Riflettemmo tutti per un istante, poi Nada disse: Pensavo alla scuola per Richard. La St. Ann?.
Come? Non sar una scuola cattolica, vero?
Be', s.  una media e superiore.
Una scuola cattolica, Nada?
Era solo un'idea.
Be', tesoro, non mi va molto una scuola cattolica.
All'improvviso Nada sorrise. Se non ti va, Elwood, allora non va neanche a me. La scuola media di Cedar Grove, quindi?
Assolutamente!
Cercai il numero e Nada chiam la scuola e fiss un appuntamento. S, vuole frequentare la scuola estiva disse.
Quando pos la cornetta, mio padre disse: La banca ora?.
E Nada chiam la Banca del Commonwealth di Cedar Grove.
Un dentista per il giovanotto, qui?
E lei chiam il dottor Bellow e mi fiss un appuntamento.
Anche una visita agli occhi disse mio padre, sorridendomi come se avessi cercato di dargliela a bere ma non fossi stato abbastanza furbo. Gli serve un servizio completo.
Allora Nada chiam la clinica oculistica di Cedar Grove e prese un altro appuntamento.
E quello sfogo con le croste su un piede, Richard? Ce l'hai ancora? chiese Nada. Fui costretto ad ammettere di s. Lei corrug le labbra con aria dispiaciuta e disse: Allora dobbiamo portarti anche dal dermatologo. Chiam il medico e prese un altro appuntamento.
E la prenotazione per la cena di stasera al Roman Wall? disse mio padre?
Ma certo rispose Nada e compose il numero.
Non dimenticare la compagnia elettrica.
Niente affatto. E, gi che ci sono, anche quella dell'acqua. In un batter d'occhio aveva gi chiamato entrambe.
La societ dei telefoni! esclam mio padre con una risata.
Giusto disse Nada. Digit il numero e rivolse un sorriso a entrambi. Quante stanze ha la casa? Non lo so con certezza, ci siamo appena trasferiti. Cinque o sei camere da letto, credo. Come? Oh, vogliamo tre o quattro telefoni. No, nel seminterrato no. Ma io non lavoro nel seminterrato, ovviamente! S, tutti neri. S, neri, vogliamo risparmiare. Neri. Riagganci. Che chiacchieroni osserv, strofinandosi l'orecchio.
Perch non dai un colpo di telefono ad Armada per avvisarla che sei in citt?
Oh, Elwood, non ci sar di sicuro!
Provaci, almeno.
Pi tardi. E comunque voglio trascorrere pi tempo in casa. Con te e Richard. Non voglio uscire sempre a pranzo.
Ah, ah, mi  venuta in mente un'altra cosa: i lavavetri. Le finestre sono indecenti.
Giusto rispose Nada con espressione torva.
Quando ebbe concluso quella telefonata, dissi: Adesso la spesa. Ma mio padre ebbe la meglio rilanciando a voce alta: L'emporio. Ordina l'aspirina. La pi cara che c'.
E lei chiam l'emporio.
E l'hi-fi in soggiorno non funziona aggiunse.
Nada chiam un tecnico dell'assistenza.
E il mio avvocato, come si chiama, Voyd, Maxwell Voyd, per scucire un po' di soldi all'uomo che mi ha venduto questo posto. C' qualche guasto nell'impianto elettrico.
Ma non credo che pagher ormai. Non  troppo tardi?
Vedremo disse mio padre.
Allora le cercai il numero del signor Voyd.
Dopo la telefonata, Nada disse: Prima che mi dimentichi, devo farmi tagliare i capelli! Guardate come sono lunghi!.
E chiam il salone di bellezza di Cedar Grove.
Ah, gi che ce l'ho in mente, ci servono altre chiavi per tutte le serrature osserv mio padre con sagacia.
Cercai il numero del servizio chiavi di Cedar Grove e Nada li chiam.
Adesso la spesa? dissi.
Il vetro del soggiorno  rotto, meglio telefonare a qualcuno per quello rispose mio padre.
E Nada chiam.
Qualcuno che pulisca i camini?
Assolutamente.
E che fissi le tegole?
Vero anche questo.
Qualcuno che monti il lampadario che abbiamo portato dall'altra casa?
S, giusto.
Dopo aver fatto tutte quelle telefonate, Nada si accasci sul divanetto fingendosi stremata. Poi disse: Adesso, Richard, cerca il numero del Continental Market Basket, cos facciamo la spesa!. E chiam quel delizioso negozio. S, avevamo un conto aperto moltissimi anni fa, vorrei riattivarlo per favore. Signora Elwood Everett. S. Potrebbe spedirmi la spesa a casa? 4500 Labyrinth Drive. S. Vorremmo tre bellissime bistecche, le migliori che avete, e un grosso barattolo di germogli di bamb, marca Huang, e tre confezioni di vol-au-vent. S, quelli a forma di chiocciola. E dalla panetteria, ora che ci penso, una bella baguette e una meringata al limone.  in offerta oggi? Bene e... come, tesoro? Mio marito dice di mandare una cassa di gamberi, quelli giganti, e una di tacchino disossato, di qualunque marca, e una cassa di - cosa? - Cheerios. Si conserveranno? E una cassa di Wash-Wight per la lavastoviglie - a proposito, Elwood, la lavastoviglie non funziona molto bene - e un pacchetto di spugne, sa, quelle di colori diversi, e qualche paglietta. S, per pulire pentole e padelle. E mio marito dice una cassa di birra Sylvan e una di sherry per cucinare. Non conosco le marche. E una cassa di ketchup e una di pesche Big-Bite. Oh, lattina media, direi. E una cassa di tabasco, di qualunque tipo, una cassa di tagliolini, quelli grossi pi o meno come una matita. S, quelli. E, per favore, mandate anche una cassa di sottaceti Midget-Treat - questi sono per te, Elwood - e una quindicina di chili di gelato misto. La vaniglia  in offerta? Allora solo vaniglia. Tre teste di lattuga e mezza dozzina di banane non troppo mature e - cosa, Richard? - oddio, s, latte, normale, bianco, e una dozzina di uova medie - cosa, Elwood? - oh, grandi. Doppia A, s. E una cassa di carta igienica, un po' gialla e un po' rosa, e una di fazzolettini, di qualunque marca, ma sempre gialli e rosa, per intonarsi ai bagni, sa. Una cassa di cera per pavimenti Shine-Eeze, flacone grande. E pomodori in scatola Teutonic. No, niente roba congelata. Se li avete in scatola, altrimenti niente. Bene. E due confezioni di burro. E una confezione di sale. S. S, credo sia tutto. No, non stia a rileggere, spedisca pure. Grazie mille.
Quando riagganci, mio padre le disse: Sei fantastica, Nada!.
Lei ci mostr la punta rosea della lingua e rise. Sono tornata a casa e non me ne andr pi. Mai pi!

12.

Nell'arco di una settimana il telefono inizi a squillare, Nada riprese a chiacchierare vivacemente nel suo vecchio stile suburbano, arriv gente per i cocktail, Nada usc di corsa con indosso un vestito rosa acceso e si incontr con Elwood per un cocktail a casa d'altri, qualcuno li pass a prendere per accompagnarli all'Old Mill Country Club, il fattorino consegn i fiori per la prima cena organizzata da Nada, un pacco contenente il suo nuovo completo tardo-primaverile, un altro pacco che era una sorpresa per me (niente di che, una semplice giacca di madras).
Una sera, a cena, tra Nada e mio padre si svolse questa conversazione:
Dovremmo invitare i Veal disse lui.
I Veal, tesoro?
So come ti senti, ma...
Ma, Elwood, i Veal sono morti. In quel terribile incidente aereo, no?
Come? Morti? No, Tashya. Li ho incontrati l'altro giorno da Vernon White, non te l'ho detto?
Non puoi avere incontrato i Veal, Elwood. Sono morti.
E chi lo dice?
La tragedia era sulla bocca di tutti, non ricordi?
Ma non sono morti, li ho appena visti! Li ho appena visti.
Sicuro che fossero i Veal?
Ma certo. Thelma e Artie, mi pare.
Magari sono parenti...
Ma sembravano proprio loro. Te li ricordi, no? Mezza et, in forma. Sempre abbronzati.
S, ma...
Be', dobbiamo invitarli. Thelma era molto gentile con te.
Ma sono morti.
Non direi proprio.
Ne sei sicuro?
Tashya, credo di s. Non sono sicuro, ovviamente, ma credo che siano vivi. Magari, per,  meglio aspettare un po' prima di invitarli.
S,  meglio.
Comunque penso...
Non sono sicura nemmeno io, ma...

13.

Un giorno andai in biblioteca e, sui gradini, vidi un ragazzo che chiamava i piccioni. Mi somigliava abbastanza. Magro, petto rientrante, camicia a quadri e occhiali dalla montatura rosa trasparente. Guardai meglio. Era Gustave!
Ci salutammo calorosamente. Non sapevo che ti fossi trasferito qui dissi.
Io non sapevo proprio che ti fossi trasferito rispose Gustave.
Eravamo cos entusiasti per quell'incontro, che andammo immediatamente a casa sua e iniziammo una lunga, ingegnosa partita a scacchi. Oh, fu meraviglioso. Meraviglioso. Spero che non smetteremo mai di sognare quel momento.

14.

Un altro giorno entrai in biblioteca e trovai quello che stavo cercando: una copia della Quarterly Review of Literature con uno dei racconti di Nada. Lo trascrivo di seguito per voi. L'ho letto e riletto venti o trenta volte.
I MOLESTATORI
I
Ho sei anni. Laggi, oltre la veranda, c' il vecchio albero di lill. Tutto  immerso in una luce sfocata: la notte scorsa c' stata la nebbia e si sta alzando lentamente. Sono seduta sul gradino della veranda e sto giocando con qualcosa, una bambola.  nuda e tutta graffiata. Non  n maschio n femmina; i capelli sono stati strappati via; ha il corpo liscio e gli occhi fissi, come se avessero visto qualcosa di spaventoso. In mezzo all'albero di lill, alcuni merli stanno litigando. A poca distanza c' il ciliegeto; gli uccelli decollano dai ciliegi e dopo un minuto tornano indietro. Mio padre ha messo della carta stagnola fra i rami per spaventarli, ma non funziona. Se mi chino in avanti, vedo l'alluminio che scintilla l in alto, si muove insieme ai rami, nel vento. Mio padre  andato al lavoro e torner solo per cena. L'odore della cena e il rumore della sua auto che svolta nel vialetto di calcestruzzo vanno di pari passo. Tutto va di pari passo.
Mi arrampico sull'albero di lill. Il primo ramo  difficile da afferrare. Gli uccelli volano via. La bambola  rimasta laggi, vicino ai gradini. Fu mia nonna a darmi quella bambola e la cosa buffa  che non me ne ricordo n ci penso finch non la vedo a terra da qualche parte. Allora la raccolgo e la stringo a me. Sull'albero di lill c' una piccola sedia formata dall'unione di tre rami. Mi piace nascondermi l. Una volta sono caduta e la mamma  uscita di corsa sulla veranda, ma  accaduto molto tempo fa, quando ero piccola. Sono molto pi grande, ora. Le mie gambe penzolano sotto di me, tutte graffiate come la pelle della bambola. Ho le ginocchia segnate da vecchie croste che stanno per staccarsi e da una cicatrice biancastra che non se ne andr mai.
Mia madre esce. I polli corrono verso di lei, anche se sanno che non  ora di mangiare; ma arrivano comunque. Mia madre stende qualcosa sul filo, che  sempre l, teso da un albero all'altro.
Cosa stai facendo? dice. Credevo che non riuscisse a vedermi, ma mi sbagliavo.
Posso scendere al torrente? le chiedo.
In mezzo all'erba, i suoi piedi sono quasi nascosti. L'erba  dentellata e fa le onde come l'acqua. Tommy non  in casa risponde, senza girare la testa. Finisce di appendere gli asciugamani, con le mollette in tasca, il suo ventre ha un aspetto buffo. Perch vuoi sempre andare a giocare laggi? Non puoi giocare qui?
Tommy pu andare tutte le volte...
Tommy  pi grande. Tommy non cade. Guarda oltre me. Il suo volto ha un'aria dolce, non ha nulla di cattivo. Da piccola, andavo sempre in cucina per assicurarmi che fosse l e lei c'era sempre. I bambini pi grandi mi prendevano in giro, dicevano che era andata via, ma lei era sempre l. E mi prendeva in braccio, ridendo.
Imbocco il sentiero che conduce al torrente attraverso il campo. Ce n' pi di uno: un sentiero da casa nostra e da quella dei Sullivan e un sentiero per i pescatori che arrivano dalla strada. Il nostro sentiero  pianeggiante, ma fa una curva e ci sono cespugli spinosi che ti graffiano. Vicino al torrente comincia a digradare e arriva fino alla sponda. Il sentiero dei pescatori scende dalla strada, di fianco al ponte. I pescatori lasciano le auto sulla strada e scendono lungo il sentiero. Scivolano, perch  molto ripido. Quando arrivano i pescatori, dobbiamo andarcene. Lo dice mamma. Una volta, uno dei ragazzi pi grandi ha iniziato a tirare sassi nel torrente per spaventare i pesci e il pescatore, arrabbiatissimo,  salito fino alla casa dei Sullivan. Veniva dalla citt.
Il torrente ha un odore che mi piace. Lo dimentico ogni volta, finch non vi faccio ritorno. Eccolo. Vicino alla riva ci sono grosse rocce bianche e piatte. Sono coperte da muschio secco, che nell'acqua  verde, mentre fuori  bianco. L'odore viene da l.  un odore secco, strano; ha qualcosa che ricorda la morte. Ci sono animali morti vicino al torrente. Piccoli pesci, uccelli gialli, rospi; una volta un serpente giarrettiera. I pescatori gettano i pesci piccoli sui sassi e li lasciano l a marcire. Se i pescatori sono gente del posto possiamo restare a guardare, sono come mio padre, parlano come lui. Quelli che arrivano dalla citt parlano diversamente.
Ognuno di noi ha la sua roccia. Quella di Tommy  la pi grossa e non pu sedersi nessuno tranne lui. Anch'io ho la mia roccia. Mi siedo e per sbaglio i piedi finiscono in acqua. Male. Mamma alzer la voce. Provo a tenerli fuori, ma la roccia  troppo piccola, non riesco a sedermi molto bene. Lascio che i piedi ricadano nel torrente. Il contatto con l'acqua mi d una bella sensazione.
Ho costruito una diga con i sassi fra due rocce. Quando mi volto, vedo il pescatore dietro di me.
Ha una faccia strana, scura: una volta ho visto uno come lui in un film. Ha una canna da pesca, una borsa di carta e alcune cose nelle tasche. Il suo cappello sembra impolverato. Abiti lass? chiede. Ha una voce gentile.
Mi viene in mente mia madre. Non so come rivolgermi agli adulti. Parlano a voce troppo alta e c' sempre qualcosa che non va. Non gli rispondo. Ci sono due granchi dietro alla diga, di quelli piccoli. Sono morbidi al tatto, ma ti pizzicherebbero se potessero; le chele sono troppo piccole. Tommy e i ragazzi li usano per pescare, al posto dei vermi.
Abiti qui vicino?
Il pescatore  accovacciato sulla riva adesso. Si  tolto il cappello e lo tiene accanto a s. Ha i capelli scuri. Gli rispondo di s. Sento pizzicare la faccia perch lui la sta guardando. Ha qualcosa di buffo.
Quanti anni hai?
Lo chiedono sempre. Io non rispondo, ma faccio cadere un sasso in acqua per dimostrare che non ho paura di lui.
Stai pescando?
No.
Cosa stai facendo?
 accovacciato sulla riva e mi parla ad alta voce. Un altro adulto si sarebbe semplicemente fatto avanti per guardare o se ne sarebbe andato senza interessarsi. L'uomo  accovacciato e mi guarda. Sulla riva non c' gente come al solito. Veniamo sempre qui a giocare. Quando ero piccola guardavo da lass e vedevo i ragazzi che giocavano. Allora mamma non mi lasciava venire. Adesso posso venire quaggi da sola. Sto diventando grande. La riva scende verso il torrente e ci sono un mucchio di sassi e rocce nelle zone di secca. Poi comincia l'acqua, ma  bassa, come qui dove sono io. Invece pi avanti  profonda e spuntano solo le rocce pi grandi. I ragazzi possono guadare il torrente, ma io no. Ci sono anche delle buche.  pericoloso camminare fino l. Sull'altra riva, poi, c' un grosso groviglio di cespugli e alberi. Quel terreno appartiene a qualcuno. Da questo lato la terra non appartiene a nessuno, ma dall'altra parte c' un recinto. Pi avanti, dove non ci sono cespugli, a volte le mucche scendono al torrente. I ragazzi tirano i sassi verso di loro. Quando lancio un sasso, sale verso l'alto e scende subito.
Cos'hai l?
Una diga.
Lui sorride e si porta una mano all'orecchio. Una cosa?
Non gli rispondo, ma fingo di sistemare qualcosa.
Posso venire a dare un'occhiata?
Gli rispondo di s. Lass, a nessuno interessa cosa faccio, a meno che non rompa o non rovesci qualcosa: allora gridano. Quest'uomo  diverso. Somiglia a mio padre ma  differente, perch mi parla. Mio padre mi dice cose, ma non mi parla. Non mi guarda molto, perch  sempre preso da altro. Va avanti e indietro in macchina in continuazione. Quest'uomo mi fissa. Ha gli occhi scuri, come quelli di pap. Ha lasciato il cappello sulla riva. I suoi capelli sono buffi. Deve essere stato al sole, perch ha la pelle scura.  pi scuro di Tommy quando si abbronza.
Una piccola diga dice. Che carina.
Dentro ci sono ancora i granchi. Lui non li vede.
Ho preso due granchi gli dico.
L'uomo si piega in avanti per guardare. Sento un odore dolce, che mi fa venire in mente il negozio in fondo alla strada. Eh, gi, eccoli l. Chiss come gli piacerebbe pizzicare una bella bambina come te.
Prendo in mano un granchio per dimostrargli che non ho paura. Non ho paura dei granchi, solo dei pesci che i pescatori staccano dall'amo e lasciano l a morire. Si dimenano sanguinanti sull'erba, con gli occhi fissi su di te. Ho paura di loro, ma non dei granchi.
L'uomo ride. Ehi, attenta che ti pizzica!
Non  capace.
Il granchio se ne va e si rituffa in acqua. Nuota all'indietro a piccoli scatti e si infila sotto un sasso.  lo stesso su cui  appoggiato il piede dell'uomo. Ha grosse scarpe nere, come quelle di mio padre, ma incrostate di fango e crepate. Tiene un piede su un sasso e l'altro in un po' d'acqua. Pu farlo, se gli va, nessuno alzer la voce con lui.
Ti piace venire a giocare qui?
S.
Vai a scuola?
L'anno prossimo.
Esce il sole ed  splendente. Per guardare verso di lui, devo strizzare gli occhi.  chino su di me. Anch'io andavo a scuola dice, con un sorriso. Ehi, ti sei sporcata.
Guardo gi. Sono sporca di fango, sulle ginocchia, sulle gambe, sulle braccia. Mi viene da ridere.
Tua mamma si arrabbier? Si accovaccia lentamente e si china verso di me, come fanno a volte in citt i parenti di mia madre. Il loro fiato odora di fumo o di altre cose. Mi d fastidio, perci non mi piacciono. Quest'uomo invece profuma di caramella.
Le bambine non devono sporcarsi. Non vuoi essere graziosa, pulita e carina?
Metto di nuovo i piedi nell'acqua. So di poterlo fare. Lui non alzer la voce.
Ai maschietti piace essere sporchi, ma le femminucce vogliono restare pulite. Parla lentamente, come se stesse facendo qualcosa di pericoloso, camminare da una roccia all'altra per esempio, o stare in equilibrio su una staccionata.
Hai qualcosa fra i capelli dice e me li tocca. Io interrompo quello che sto facendo e resto ferma, come quando mamma mi stacca di dosso le lappole. Mi strofina la testa e il collo. Hai proprio dei bei capelli.
Sotto si sono formati i nodi. Mamma ha dovuto tagliarli via.
Sono proprio belli. Ehi, sai che in citt le bambine hanno due pap? Uno va al lavoro e l'altro resta a casa a giocare. Lo sai?
Per qualche motivo mi viene da ridere. Mi posa la mano sulla spalla. Ha gli occhi scuri, fissi, con rughe fitte tutto intorno. Sembra che stia scrutando una lampadina.
Ti piacerebbe avere un altro pap?
Ce l'ho gi un pap.
Mi tocca un braccio. Mi guarda come se mi vedesse davvero. Non sta pensando a nessun altro; non si alzer in piedi fra un istante per gridare qualcosa a qualcuno, come fa mia madre. Lui mi d retta sul serio. Si bagna un dito mettendoselo in bocca e mi strofina il braccio per pulirlo. Io non sculaccerei mai la mia bambina dice. Si sposta in avanti. Le gambe devono fargli male piegate in quel modo. Credi che a casa ti sculacceranno perch ti sei sporcata?
Posso lavarmi gli dico e metto il braccio in acqua. Quando nel torrente rovesci un sasso, si solleva una piccola nuvola di fango, cos i granchi che saltano fuori non si vedono, e questo li salva. Quando l'acqua torna limpida, sono gi tutti spariti.
Faresti meglio a lavarti qui. Non voglio certo che ti sculaccino di nuovo. Ha una voce dolce, melodiosa. Le sue mani sono calde e pesanti, ma non ci faccio caso. Mi stringe il braccio e lo strofina con il pollice. Mi volto a guardare, ma non vedo sporco nel punto in cui sta strofinando.
Ehi, non toccarti i capelli o li infangherai dice, spostandomi la mano. Lavati qui, nel torrente. Cos non sapranno mai che ti sei sporcata. Va bene? Sar il nostro segreto.
Anche Tommy ha dei segreti.
Sar un segreto e noi diventeremo amici. Va bene? Non parlarne con nessuno.
Va bene.
Adesso ti pulisco per bene e poi faremo amicizia. E tu non dirai niente a nessuno. Posso tornare a trovarti ogni tanto. Si volta verso la riva per guardare qualcosa. Ho della liquirizia squisita. Ti va?
Rispondo di s.
Quando sarai bella pulita, te ne dar un po'. Scommetto che ti piace.
Sorride quando gli dico di s. Ecco cos' quel profumo: liquirizia. Mi fa venire in mente il negozio in fondo alla strada. Le stecche di liquirizia sono tutte in piedi dentro a un barattolo di plastica e quando le tocchi sono morbide. Si attaccano ai denti.
Le bambine non sono capaci di lavarsi da sole dice. Mi bagna un braccio con l'acqua e lo lava. Io resto seduta immobile. Non sento male, come succede a volte con la salvietta e l'acqua calda. Mi lava adagio e per bene. Ha la faccia seria. Non  di fretta. Sembra che stia ascoltando una radio che riesce a sentire solo lui.
Mi lava le gambe. Sei proprio una bella bambina. Non dovrebbero sculacciarti. Nessuno deve sculacciarti. Se li vedessi, li ammazzerei. Pare sul punto di piangere. Il suo viso sembra risucchiato e ha gli occhi rivoltati all'indietro, come se stesse guardando qualcosa dentro di s.
Ma adesso ti lavo. E, quando sarai bella pulita, ti dar un po' di liquirizia.
 quella del negozio?
Mi fa scorrere la mano lentamente sulla schiena, come quando si accarezza un gatto. I gatti si irrigidiscono e io faccio lo stesso. Capisco cosa vuol dire essere un gatto.
Vuoi camminare un po' nell'acqua?
Non posso.
Solo fino l. Vicino a quelle rocce.
A casa non vogliono.
Lo guardo in attesa del suo permesso. Ho le scarpe gi inzuppate. Ma se dopo giocher al sole, si asciugheranno.
Ma s. Loro non ci sono. Io ti dico che puoi sussurra. Si china all'indietro e mi osserva. Con lui vicino sono al sicuro e posso anche camminare nell'acqua.  la prima volta che qualcuno resta l seduto a controllarmi.  la prima volta che qualcuno mi d il permesso di camminare in acqua e resta l, pronto ad afferrarmi nel caso dovessi inciampare.
Ti piace?  bella l'acqua?
Mi arriva alle ginocchia. Non posso andare oltre. Ho nuotato qualche volta, ma non qui. Quando andiamo al lago. L c' la sabbia e persone sdraiate sui teli. Qui invece ci sono solo sassi. E a volte i sassi sono acuminati.
Dopo un po' l'uomo si alza. Strizza gli occhi a causa del sole. Cammina accanto a me e mi guarda. Si bagner i piedi. Mi viene da sbadigliare. Sono stanca. Guard gi e vedo che sto sollevando nuvole di fango sottacqua.
Meglio uscire adesso dice.
Quando salgo sui sassi, le scarpe fanno cic-ciac. Vedere l'acqua che esce mi fa ridere. Dentro, le dita sono fredde.
Mi prende per mano e torna a riva con me. Ha la mano calda. Ti  piaciuto, vero? Le bambine amano giocare nell'acqua e essere pulite.
Si bagna il dito e mi pulisce qualcosa sul volto. Chiudo gli occhi finch non ha finito.
La stecca di liquirizia non  buona come quelle del negozio. Voglio portarla a casa, ma l'uomo dice di no. Devo mangiarla l. Continuo a sbadigliare e ho voglia di andare a letto. Mi stanco sempre a giocare in acqua, il sole mi affatica gli occhi.
L'uomo mi lava le mani con l'acqua del torrente, le strofina insieme alle sue, come se si stesse lavando anche lui.
Questo  il nostro segreto e non devi dirlo a nessuno.
Per asciugarle usa la camicia. Si accovaccia in continuazione per essere alto come me. Ha un pettine nero e lo usa per pettinarmi, ma sotto ci sono i nodi e deve smettere. Stacca i capelli dal pettine.
Adesso hai un altro pap e non devi dirlo a nessuno.
Quando mi volto a guardarlo dal sentiero l in alto, lui si sta chinando a prendere la canna da pesca. Ho dimenticato di guardarla e vorrei tornare gi di corsa per vedere se, come alcune,  fatta di vetro, ma adesso quell'uomo non sembra pi lui. Voltato di schiena, somiglia a qualunque altro pescatore arrivato dalla citt, uno sconosciuto di cui ho paura.
II
Ho sei anni. Per ora viviamo ancora in campagna; fra qualche anno ci trasferiremo in citt, a casa di mia nonna. Ma adesso il lavoro di mio padre va ancora bene. Mio fratello e i suoi amici sono andati a fare un giro in bicicletta. Hanno panini alla senape avvolti in carta oleata e bottiglie della gazzosa piene d'acqua. Sono andata sulla strada a guardarli mentre si allontanavano. Nessuno ha badato a me. I ragazzi pi gentili mi chiamano bambina, quelli cattivi mi spingono via e mi prendono in giro. Odio mio fratello, perch mi spinge via come fanno nei film quando vogliono togliersi qualcuno dai piedi. Levati, bimbetta dice e mi spinge via. E non serve a niente andare da mamma. Ha quattro anni pi di me, quindi non lo raggiunger mai.
Fa caldo.  una mattina di agosto. L'erba alta nel frutteto  secca; gli uccelli litigano in continuazione fra i rami; le foglie accartocciate lasciano intravedere le loro ali lucide e nere. Tommy ha un fucile ad aria compressa e a volte spara agli uccelli, ma quando sentono il rumore volano via: sono furbi loro. Il gatto ha mangiato un uccello morto, poi ha vomitato le piume e tutto il resto sul pavimento della cucina.
Sto giocando con la mia bambola. In casa, mamma sta ancora preparando i barattoli di ciliegie. La domenica pap si mette a sedere davanti all'albero e prova a vendere ceste di ciliegie alle persone che passano in auto. Non puoi andare a parlargli perch  sempre arrabbiato. La cucina  brutta e calda. Ci sono vasi bolliti e ciotole di ciliegie ovunque. Prima mi piacevano le ciliegie, ma l'ultima volta mi  venuta la nausea. In una ho trovato un vermicello, vicino al nocciolo. Fra venticinque anni, passer in auto accanto al ciliegeto e mi verr ancora da vomitare. Un minuscolo verme bianco. La mia mente torner sempre a questa fattoria e non c' nulla che io possa fare. Non sar mai in grado di liberarmi.
Oggi  un giorno feriale. Col tempo, a furia di sentirne parlare, imparer la data. Ma adesso so soltanto che mancano due o tre giorni alla domenica, quando pap resta a casa e si siede l davanti ad aspettare che le macchine si fermino.
Mia madre esce a controllare dove sono. Indossa un vecchio abito macchiato di ciliegia. Quelle macchie attirano il mio sguardo, mi ricordano qualcosa. Sangue. Ha i capelli tirati indietro. Nella parte anteriore sono striati per via del sole, ma per il resto sono castani. C' una foto in cui aveva i capelli lunghi: quella non  mia madre,  qualcun altro. Cammina per casa scalza. Le sue gambe sembrano robuste; probabilmente potrebbe correre forte, se volesse, ma non vuole.  tutto lento con lei. I polli sono nervosi, beccano nella polvere e la guardano aspettando che dia loro da mangiare. Le teste scattano da una parte all'altra. Se alza una mano, iniziano ad agitare le ali in attesa del cibo.
Sono seduta sui rami, mia madre si avvicina e mi scosta i capelli dagli occhi. Non puoi aspettare che torni Tommy prima di andare laggi? dice.
Voglio giocare con la mia diga le rispondo, chinandomi all'indietro per evitare che mi tocchi i capelli. Quando lavora in cucina, le sue mani pallide sono sempre macchiate di ciliegia. Non mi va che mi tocchino. E sono cos anche quando mi fa il bagno. Non sempre mi piace, mia madre. Posso farmela piacere, ma non sono costretta. Preferisco pap, di fatto, anche se mamma  pi gentile con me. Lei non sa mai cosa sto pensando.
Fra un po' posso accompagnarti io, va bene? dice.
Abbasso lo sguardo verso il nulla. Il mio viso si incupisce.
Cosa ci sar mai di cos bello nel giocare in mezzo all'acqua sporca?
La detesto per quelle parole e il cuore inizia a battere pi forte.
Le sue sopracciglia sono sottili e hanno sempre un'aria sorpresa. A volte se le depila. Far un gran male. Se ne sta l in piedi con le mani in tasca e le spalle accasciate. So sempre cosa sta per dire prima che parli.
E va bene, vai. Ma non bagnarti.
Inizio a correre dietro al nostro frutteto e attraverso il campo del vicino. Non  coltivato. Da l inizia un sentiero che scende lungo la grossa collina fino al torrente. Ad agosto c' poca acqua e si vedono piccole chiazze di sporcizia che arrivano dalle fogne a monte. I pescatori si piazzano un po' ovunque lungo il torrente, ma ci sono posti che preferiscono. Noi giochiamo sempre vicino alle rocce. Qua e l si trova anche qualche pezzo di ferro, da quando hanno costruito il nuovo ponte. Non ricordo nessun altro ponte, per ce n'era uno.
Io ho la mia piccola roccia, quella che Tommy mi permette di usare. Somiglia a un buffo filone di pane e ha tante piccole scalfitture, simili a beccate di uccelli. Ma loro non riuscirebbero a farlo. Quando passo attraverso i cespugli, qualche uccello giallo si alza in volo sorpreso. Poi torna il silenzio. Entro direttamente in acqua per bagnarmi le scarpe. Odio mia madre. Ieri era seduta in braccio a pap. Era scalza e aveva i piedi sporchi. Mi hanno detto di avvicinarmi, ma io non volevo. Sono uscita da sola di corsa. Al torrente sto meglio da sola, ma qualcosa mi fa rabbrividire. Troppa quiete. Se dovessi cadere in acqua e annegare, nessuno se ne accorgerebbe, a nessuno importerebbe.
 annegato un uomo in questo torrente, qualche miglio pi in l. Era di ritorno da una taverna. Ho sentito mio padre che ne parlava.
Quando mi volto, vedo un uomo sulla riva. La sua auto  parcheggiata sulla strada, ma prima non c'era. Mi saluta con la mano e sorride. Riesco a vedere i suoi denti fin da qui.
Una bella giornata per giocare nell'acqua dice.
Lo guardo socchiudendo gli occhi. Sento qualcosa all'altezza della nuca, come un avvertimento. Comincio a tremare, poi smetto. Mi ricorda l'uomo annegato. Forse il suo corpo non  mai stato recuperato.  troppo alto. Ha le braccia a penzoloni. La canna da pesca che tiene in mano  lunga e sgraziata come lui. Ha una strana postura - a gambe larghe, come se da un momento all'altro potesse arrivare qualcuno di corsa e buttarlo a terra - e, vedendola, strizzo gli occhi con sospetto.
Abiti qui vicino? chiede.
Si toglie il cappello e lo getta a terra, come se gli fosse venuto a noia. Adesso capisco chi ho davanti:  un uomo di colore. So come sono fatti gli uomini di colore. Ma questo non  nero come quello che mi ha indicato la nonna mentre eravamo in macchina. Questo ha la pelle di un marrone pi chiaro. Quando Tommy si abbronza sul serio,  quasi cos.
Quanti anni hai? chiede.
Dovrei andarmene di corsa, risalire la collina e tornare a casa. Lo so. Mamma mi ha detto di fare cos. Ma qualcosa mi trattiene. Per farle dispetto, rester dove sono, proprio qui. La immagino mentre mi guarda dispiaciuta dalla cima della collina.
Sei gli rispondo. Con la testa abbassata e gli occhi semichiusi, riesco comunque a vederlo attraverso le ciglia.
C' un'atmosfera strana, fastidiosa. Come quando stai per rimettere, ma non lo sai ancora e rimani l, in attesa che succeda qualcosa. Qualcosa succeder. O come quando volti la testa e vedi un ragno sul soffitto, entrato appena un istante prima. Sai che  l, ma non sai perch. C' qualcosa tra me e l'uomo di colore, una soffice ragnatela umida che lega i nostri sguardi. Capisco che anche lui ha paura.
Cosa stai facendo? chiede. Si accovaccia sulla riva. Appoggia la canna e la borsa dietro di s. Sembra un cane in attesa della sua ciotola: sa che non pu avvicinarsi finch non  pronta. Potrei lanciargli un sasso e lui potrebbe allungare una mano e afferrarlo con una risata.
Posso venire a dare un'occhiata?
Si alza in piedi lentamente. Ha le gambe lunghe e cammina come se non fosse abituato a farlo. Viene dritto da me per vedere cosa c': una piccola diga tra la mia roccia e un'altra. L'acqua scorre lentamente al suo interno. Niente pu fermare l'acqua. Sopra c' una schiuma sporca, macchie di unto. Le tocco con un dito, anche se le detesto.
Ho preso due granchi gli dico.
Quando si china a guardare, sento il suo respiro. Profuma di liquirizia, e questo mi fa capire che dovrei scappare. Gli uomini odorano di fumo o cose cos. Odorano di birra o di aria o di sudore. Lui  diverso.
Chiss come gli piacerebbe pizzicare una bella bambina come te dice. A met frase lo sento deglutire. Continuo a giocare in acqua come se fossi da sola. Mi pare di vedere mia madre che esce sulla veranda e aggrotta la fronte, con quella ruga profonda come un taglio fra le sopracciglia. Abbassa lo sguardo e vede la mia bambola a terra, da sola. Andrebbe tutto bene se venisse gi a prendermi, ma non lo fa. Torna semplicemente in casa e si dimentica di me.
Adesso l'uomo di colore si accovaccia accanto a me. Ma  pi alto anche cos. Sono seduta con i piedi nell'acqua e mi viene da pensare che, se volessi scappare, l'acqua potrebbe trattenermi tirandomi per i piedi. Il torrente  calmo. Se passasse un aereo, potremmo alzare gli occhi per guardarlo, ma non succede niente. Dopo un po', l'uomo comincia a parlarmi.
Dice che sono sporca di fango. S, proprio cos.  come in un sogno; forse  stato lui a sporcarmi di fango mentre ero distratta. Ho paura di guardarlo negli occhi, ma la sua voce  dolce e gentile. Parla dei maschietti e delle femminucce. Dal suo modo di parlare, capisco che non  un pap.
Hai proprio dei bei capelli dice.
Quando mi tocca, non ho paura. Mi toglie qualcosa dai capelli e me lo mostra: una foglia secca. Ridiamo entrambi.
Si china verso di me. I suoi occhi sono buffi. La palpebra  sonnacchiosa e preme per chiudersi, solo che il bulbo  troppo sporgente. Non vede bene. Siamo cos vicini che riesco a distinguere le piccole venature di sangue nei suoi occhi. Ha un buon profumo. Quella pelle scura mi pare strana, non l'ho mai vista cos da vicino. Vorrei toccarla, ma non oso. La sua bocca  sempre in movimento. A volte sorride, poi si allarga ancora di pi, per poi ridursi di nuovo a niente. Sembra che l'uomo non abbia il controllo su di lei. Ha i denti giallastri. Quelli superiori sono grandi e, quando sorride, si vedono le gengive: sono rosa chiaro, come quelle dei cani. Mentre respira, le narici si restringono e poi si allargano. Riesco quasi a veder uscire l'aria tiepida, mescolata all'odore di liquirizia e al profumo misterioso della sua pelle.
Mi tocca le spalle e le braccia. Sta dicendo qualcosa. Parla di mio padre, dice di conoscerlo e che anche lui vorrebbe essere mio padre. Ma non  come gli altri pap, perch sussurra e nessuno lo fa. Lui non mi picchierebbe, non si arrabbierebbe. Le palpebre calano sui suoi grandi occhi: deve vedermi come attraverso la nebbia. Ha un cordone dentro il collo o qualcosa che si muove. Ce l'ha anche mia nonna.  l'unica cosa brutta in lui.
Adesso mi sta lavando. Sento il suo respiro tiepido e affannato sulla pelle. Ti sculacceranno se non sei pulita. Devi essere pulita. Tutta pulita. Quando mi sfila la maglietta dalla testa, il colletto rimane incastrato al naso e mi fa male, ma so che  troppo tardi per scappare. L'acqua continua a scorrere e a fare rumore. Adesso, reggiti qui. La sua voce  attutita, come se stesse parlando contro un cuscino. Mi abbassa i calzoncini e me li toglie.
Non riesco a smettere di tremare, ora. Lui mi fissa. La sua mano  grande e scura vicino al mio braccio. Voglio andare a casa, dico, e la mia voce mi sorprende, perch  sul punto di piangere. Adesso fai la brava. Mi attira a s, mettendomi una mano sulla schiena. Aspetto di sentire dolore, ma il dolore non arriva. Lui non  come loro, non mi farebbe mai del male. Ha il respiro affannato, come se stesse annegando. Poi mi allontana un po'. Perch non cammini un po' nell'acqua?
Ha la fronte aggrottata e, incastrate fra le pieghe, ci sono gocce di sudore. Non mi andrebbe proprio di toccargli i capelli. Mi fissa mentre cammino nell'acqua. Nei punti in cui mi ha toccata, mi sento strana; nei punti dove mi guarda, mi sento strana. So come mi sta guardando. Sento di piacergli. Non mi farebbe mai del male. In gola mi monta una voglia di ridere che quasi mi spaventa.
Il sole  caldo, mi affatica.
L'uomo prende i miei abiti e mi veste sulla riva.  molto tranquillo. Gli cade la maglietta e la raccoglie subito. Poi, con il lungo dito indice, mi strofina il braccio fino al polso, come se non sapesse cos'. L'interno delle mani  proprio buffo - sono rosa, diversamente da tutto il resto. Anche le unghie sono chiare, ma sporche in punta.
Non andartene subito dice. Siediti, per favore, mangia questa con me.
Mentre mangiamo la liquirizia, lui sembra distratto. Anche quando ce l'ha in bocca, si dimentica di masticarla. Qualcosa lo distoglie da me, lo vedo nei suoi occhi; sta ascoltando.
Abbiamo un segreto che non sveler mai a nessuno.
Quando torno a casa, mamma  ancora in cucina, ma sembra tutto diverso.  tutto uguale, ma tutto diverso. L'aria  umida. Il modo in cui mi guarda quando entro  diverso. Sta fumando una sigaretta.
Santo cielo, guarda che scarpe!
Forse vuole colpirmi, quindi faccio uno scatto all'indietro. Invece si china e inizia a slacciarmi una scarpa. Ti va bene che sono quelle vecchie. Ha la testa umida. Qua e l, fra i capelli, vedo il bianco del cranio. Dai, alza il piede dice, tirando la scarpa.
Dopo averle sfilate entrambe, si raddrizza e dalla sua espressione si capisce che sente dolore da qualche parte.
Che diavolo hai l?
Il mio cuore inizia a martellare. Dove?
Sui denti.
Mi fissa. Sul suo viso vedo le piccole rughe che diventeranno come quelle della nonna.
Ti ho chiesto che diavolo ? Cos'hai mangiato?
Cerco di allontanarmi. Niente.
Cos'hai mangiato? Liquirizia? Chi te l'ha data?
Ha la faccia scura, adesso. Si china verso di me e comincia ad annusare, come un gatto. Penso a quanto la odio perch riesce sempre a scoprire ogni segreto.
Chi te l'ha data?
Nessuno.
Ho chiesto chi te l'ha data!
Mi d uno schiaffo. Il suo gesto  talmente veloce da spaventare entrambe. Mi viene da piangere.
Chi te l'ha data? Chi  stato? Qualcuno gi al torrente?
Un uomo... ce l'aveva lui...
Chi?
Un uomo al torrente.
Un pescatore?
S.
Muove leggermente la testa, avanti e indietro, come se il suo cuore avesse iniziato a battere troppo forte. Perch te l'ha data? Eri sola?
Perch gli piacevo.
Perch te l'ha data?
Ha gli occhi come quelli di un gatto, troppo grandi per il resto della faccia. Quel che vedo al loro interno  terribile.
Ti ha... fatto qualcosa? La sua voce  sempre pi acuta. Cosa ti ha fatto? Cosa ti ha fatto?
Niente.
Mi trascina davanti alla porta, come se avesse perso il controllo. Oddio dice. Non sa che riesco a sentire. Mio Dio. Mio Dio.
Cerco di far leva contro le sue gambe. Voglio correre fuori, scappare, tornare gi al torrente.
Cosa ti ha fatto?
Sto piangendo, ora. Niente. Lui mi piace. Mi piace pi di te!
Mi trascina di nuovo e mi manda a sbattere contro la sedia della cucina, come se stesse cercando di farmi sedere, ma non ne fosse pi capace. La sedia mi fa male alla schiena. Dimmi cos'ha fatto! grida.
Mi sbatte di nuovo contro la sedia. Vuole farmi male, vuole uccidermi. Ha un volto terribile.  il volto di un'altra persona. Somiglia a qualcuno venuto dalla citt per ammazzarmi. Ho l'impressione che l'uomo di colore si nasconda dietro di me, spaventato dai suoi occhi, dalle sue urla, da quella voce tremenda che non ho mai sentito prima. Vuole ammazzare entrambi.
Cos'ha fatto? Oh mio Dio, mio Dio! Le parole si mescolano. Mi tocca ovunque, sulle braccia, sulle gambe. Le sue dita vogliono pizzicarmi, ma lei non glielo permette. Ti ha tolto i vestiti, vero? Te li ha tolti. Te li ha tolti, questo  a rovescio, questo ...
Comincia a gridare e ad agitare le braccia. Colpisce un vaso di ciliegie, che cade dal tavolo e si infrange sul pavimento. Cerco di scappare. Le do un calcio a una gamba. Vuole uccidermi. Ha la faccia rossa ed  tutto diverso. Grida sempre pi forte e non c' modo di fermarla. Dal modo in cui mi guarda, capisco che  successo qualcosa di terribile e che tutto  cambiato.
III
Ho sei anni. Cerco di sedermi su una roccia gi al torrente, ma i piedi continuano a scivolare gi. Sono cresciuta troppo? Quanto sono grande? Ho sei anni o ne ho di pi? Le dita si arricciano dentro le scarpe, ma non riesco ad afferrare la roccia.
L'uomo di colore si china verso di me e mi tocca i capelli. Sar il tuo nuovo pap dice.
L'uomo di colore si china verso di me e mi tocca le spalle. La sua mano  calda e pesante.
L'uomo di colore si china verso di me e mi mette la grossa mano dietro la nuca. Posa le labbra su di me, poi sento i suoi denti e la sua lingua soffice e bagnata sulla spalla. Ti amo dice. Quelle parole mi ritornano in testa pi e pi volte e cos glielo dico anch'io: Ti amo.
Sono in acqua e lui mi tocca dappertutto. Inizio a gridare. La bocca prova a emettere suoni, ma io non sento niente, finch non arriva qualcuno a salvarmi.
Tesoro, svegliati. Svegliati!
Accanto al letto c' mia madre, che mi strappa dal sonno.
Che c', tesoro? Cos'hai sognato?
Alla luce della lampada, il suo volto  segnato, non  affatto bello.
Sento che sto piangendo. Mi fa male la gola. Quando vedo la sua faccia, piango ancora pi forte. E se dietro di lei arrivassero ancora tutte quelle persone per visitarmi? Il dottore mi ha toccata con qualcosa di freddo. Li odiavo tutti. Volevo che morissero.
Invece arriva solo mio padre. Sbatte contro la cassettiera. Un altro di quei sogni, eh? dice, con un tono simile a quello del dottore. Cammina veloce, ma poi rallenta. La prima sera  venuto ad aiutarmi prima lui di mia madre.
Mia madre mi stringe a s. Mi accarezza la schiena con le mani e mi fa venire in mente qualcosa... di nuovo il torrente, e l'odore secco della morte e quell'ondata di terrore freddo come il ghiaccio che mi invade partendo dallo stomaco. Eccolo di nuovo, non riesco a smettere di piangere.
Ehi, ragazzina, basta adesso dice mio padre. Si china verso di me accigliato, con le mani sulle cosce. Fissa prima me, poi mia madre. Si sta domandando chi siamo.
Meglio portarla ancora dal medico, domani dice.
Lasciala in pace, sta bene risponde mia madre.
Che diavolo ne sai tu?
Non era ferita.  tutto nella sua testa.  nella sua testa osserva bruscamente. Poi si china all'indietro e mi osserva come se stesse cercando di guardarci dentro. Posso prendermi cura io di lei.
Senti, non ce la faccio pi.  passato un anno ormai...
Non  passato un anno! dice mia madre.
Il pianto si affievolisce. Smette. Succede sempre. Allora escono, li sento camminare in cucina. Nel letto da sola, rimango sdraiata con le gambe rigide, le braccia rigide: non posso muovermi o succeder qualcosa di brutto. Devo mantenere la stessa posizione quando all'improvviso spengono la luce, altrimenti mi succeder qualcosa. Devo rimanere cos fino a domani mattina.
Sono in cucina. All'inizio parlano troppo piano e non riesco a sentirli, poi alzano la voce. Se cominceranno a discutere, la alzeranno ancora di pi. Una notte parlavano del negro e sono riuscita a sentirli. Anche Tommy li ha sentiti; so che era sveglio. Il negro  stato catturato e un poliziotto che pap conosce molto bene l'ha preso a calci in faccia;  stato preso a calci in faccia. Non ricordo la sua faccia ora. S, me la ricordo. Ricordo una faccia. Ha fatto una cosa terribile e quella cosa terribile si  riversata su di me, come catrame impossibile da rimuovere. E loro sono l seduti a parlare di questo. Cercano di ricordare cosa mi ha fatto quel negro. Ma loro non c'erano, quindi non possono ricordarlo. Resteranno seduti l fino a domattina, quando comincer a sentire l'odore del caff. Si chiedono cosa fare, cosa fare con me. E cercano ancora di ricordare cosa mi ha fatto quel negro.
Mamma alza fiaccamente la voce. Oh, brutto bastardo! Un oggetto di vetro tocca un altro oggetto di vetro.
Il gallo sul retro sta cantando da ore.
Senti dice mio padre, poi abbassa la voce e io non riesco a capire. Resto immobile, le gambe e le braccia rigide come se fossero di ghiaccio o di pietra, e cerco di sentire. Non riesco mai a sentirlo.
... ora ? chiede mia madre.
La stanza comincia a illuminarsi e so che  di nuovo tutto a posto.

15.

Quando lessi I molestatori per la prima volta, fui costretto a uscire immediatamente dalla biblioteca. Provavo una sensazione incomprensibile. L'aria sembrava agitarsi intorno a me. Attraversai di corsa la zona commerciale di Cedar Grove, come in preda a un sortilegio, e per un po' rimasi sull'angolo vicino alla cappelleria Montclair ad aspettare terrorizzato che accadesse qualcosa.
Non accadde nulla.
Il racconto mi parve molto confuso, ma artistico. Era confuso perch era artistico o artistico perch era confuso? In seguito ho rubato quella copia della Quarterly Review of Literature e ammetto, con mia grande vergogna, di aver fatto lo stesso in altre biblioteche. Non so perch. Ne ho diciassette copie nella mia misera stanza. Tutte esattamente uguali.
La storia non  cos immediata, ma alla fine si capisce che:
1. C' solo un uomo al torrente, uno solo, e si d il caso che sia un negro. Un molestatore negro. (Ma piuttosto gentile come molestatore, direi. Sentimentalismo da parte di Nada?)
2. Il titolo si riferisce a pi molestatori; dunque tutti gli adulti sono molestatori; molestano e sono adulti; fanno le loro cose da adulti, che consistono parzialmente (sarebbe egoistico dire completamente) nel molestare.
3. La bambina, che mi somiglia molto, racconta la storia a se stessa in diverse fasi: all'inizio non riesce a sostenere l'intero ricordo,  troppo tremendo. Ci arriva per gradi e alla fine ne  travolta, annichilita, tanto che la storia si chiude con un atto di molestia. E l'ingegnosa Natashya Romanov, l'autrice, entra a sua volta nel novero dei molestatori indiscreti e ficcanaso!
4. Sul piano simbolico, la bambina sono io, Richard Everett. Nada ha scritto questo racconto per esorcizzare il legittimo senso di colpa che provava nei miei confronti a causa dei suoi frequenti abbandoni.
5. Nada, nelle vesti di tre differenti adulti, si identifica come la mia molestatrice e ammette la propria colpa.
Ho visto qualcosa che non avrei dovuto vedere? Ho male interpretato?
Intorno a me, in quel fatidico giorno a Cedar Grove, i veicoli circolavano senza sosta, i semafori cambiavano colore ripetutamente, le persone continuavano a passare, pigre, rilassate, attraenti. Allungai una mano per toccare il muro di un edificio e, s, il mattone era ruvido. Quella sensazione, partendo dalle dita, penetr fin dentro di me e mi garant una cosa: ero vivo.
I molestatori sono ovunque.
Come posso salvarmi?
Se l'eroina del racconto non riesce a capire cosa le  successo, come possiamo saperlo tutti noi? E mi riferisco anche a voi, cari lettori. Come possiamo sapere di quali folli atti siamo vittime? Di quante operazioni a cuore aperto? Di quali occulti interventi al cervello fra le mura di casa? Possiamo fidarci dei nostri ricordi benevoli, della nostra asfittica bont che vuole ricordare solo il meglio dei nostri genitori, che allontana i brutti pensieri?
... Si tratta di una comune disintegrazione, di un classico caso da manuale o c' qualcosa di funesto, di trascendentale in tutto ci? Immaginate Amleto bloccato all'et di undici anni, pretendo troppo per me stesso? Sono classico o banale? Sono archetipico o stereotipico? La sofferenza  sempre troppo ordinaria?
Pensate alla forza delle parole, cari lettori! Tutto dipende dallo stile, dal tono, dal gesto accurato, dal gioco divino delle parole. Giocando con quei caratteri esangui, Nada ha saputo scatenarmi una crisi di tremore che non provavo dall'orgia nell'archivio della Johns Behemoth. Quale segreto si cela dietro di esse! Certe persone, i folli e i malati, dovrebbero evitare i contenuti simbolici. Quadri, disegni, parole sono troppo per noi. Precipitiamo al loro interno senza mai toccare il fondo; come quando si sogna di cadere. Esasperiamo tutto, noi folli e malati. Le parole significano troppo per noi. Pensate che solo il cibo mi ecciti, cari lettori? Pensate che tutto il cibo che divoro (quei resti disgustosi l nell'angolo, quei mucchi di scatolette vuote!) significhi qualcosa per me? Niente affatto, niente affatto, lo stomaco pieno concilia il sonno, tranquillizza, tutto qui. Manger fino alla morte, come quel parente nobile di Nada. Il cibo non  nulla, ma le parole sono tutto! Sono proprio il figlio di mia madre, vedete.
Senza la sua scrittura, sarebbe stata solo Nada in cucina, Nada in accappatoio al piano di sopra, Nada al telefono, Nada qui, Nada l, Nada che mi abbraccia, Nada che si scosta appena da me; solo una bella donna dai capelli scuri, con ginocchia e polsi un po' nodosi che, quando era di fretta, camminava con quell'andatura fanciullesca, saltellante, con una mano piegata all'altezza del polso come per mettere in mostra quel piccolo osso cos sgraziato. S, le avrei voluto bene nel modo in cui volevo bene a mio padre, o forse un po' di pi, ma dopo aver letto i suoi scritti, dopo essermi insinuato strisciando nel suo cervello ed essermi rannicchiato al suo interno, cominciai a capire che la Nada che viveva con noi era soltanto un'altra frequentatrice della nostra casa, solo meno concreta e meno pittoresca della signora Hofstadter. Che stava fingendo. Non diceva sempre a mio padre: Ti ammiro. Non ti capisco, perci ti ammiro? E non era sempre sbadata, distante, con lo sguardo che vagava verso il soffitto? E chi era questo Sheer? Cos'aveva pi di noi? No, la donna che chiamavo Nada (quel nome sciocco, aveva ragione) era solo una bugiarda. Fingeva in continuazione.
Voi che non avete letto le parole segrete dei vostri cari, cos familiari e mansueti, che non vi siete mai insinuati nel loro cervello, che non avete mai guardato con i loro occhi, come potete capire come mi sento?  stato come aprire una porta e vedere Nada non come voleva apparirci, ma com'era realmente, un'estranea, una donna che io e mio padre non conoscevamo e con la quale non avevamo alcun legame. Siamo abituati ad avere persone nella nostra orbita e il pensiero della loro fine ci atterrisce, a causa dello strattone che avvertiremo quando non ci saranno pi, saremo trascinati verso la freddezza dell'oscurit, dello spazio, della morte. Siamo abituati a questi piccoli pianeti che ci mostrano sempre la stessa faccia: familiare, prevedibile, sicura, sana, affidabile, accomodante. Ma, guardando attraverso gli occhi di Nada, compresi di essere stato ingannato, compresi che mi aveva sempre mostrato solo la sua faccia pi gretta, pi rozza e che mi aveva preso in giro per tutta la vita.
Le volevo bene lo stesso?
Pi che mai, ovviamente. Le madri che si abbassano a mendicare l'amore dei figli non ottengono nulla e non meritano nulla; ma le madri come Nada, sempre pronte a uscire dal vialetto in retromarcia, risucchiano il nostro amore fino all'ultima goccia. La cosa terribile  che l'amore  un sentimento inutile. Non ha alcun valore. Noi che amiamo disperatamente siamo come nobiluomini in esilio, un esilio senza un regno da rievocare, da ricordare. La nostra amata dimora entro l'alone perfetto della sua stessa coscienza, egoista e idolatrata, protetta da noi grazie al fervore stesso del nostro amore. Vi state domandando se questo  l'amore di un ragazzo per sua madre? Eh? Oh, poteva essere qualunque cosa, qualunque genere di amore! Tanto ne avevo in abbondanza! Avevo pi amore di qualunque marito, amante, amico, e anche della mia rivale pi temibile, una donna dalla bellissima pelle olivastra e con gli occhi a mandorla (trucco? sangue orientale?), che indossava abiti di lana scura, gioielli vistosi e che vantava titoli specialistici in storia europea. Un inverno, lei e Nada erano state amiche per qualche mese. Ridevano insieme a bassa voce, inclinando il capo con malizia e falso pudore, un atteggiamento che sapeva di segreti, di intimit, che tradiva una confidenza del tutto sconosciuta a mio padre, e senz'altro sconosciuta anche a me, che mi aggiravo goffamente nel salottino fingendo di cercare un libro. La dottoressa Lippick, accidenti a lei! Ma alla fine, non so come, spar, forse attratta in un'altra orbita o forse mandata a gambe all'aria da qualcuno nell'orbita di Nada; perch Nada, come tutte le maggiori costellazioni, era sempre in movimento, sapete, sempre proiettata verso ci che credeva di dover cercare in quel momento e, cos facendo, si trascinava dietro satelliti e granelli di polvere, incluso me.
Mi sono paragonato a un nobiluomo in esilio.  una fesseria, ovviamente. Solo retorica sdolcinata. E non  vero che non avevo un regno o un ricordo di esso. Il mio regno era il luogo in cui io e Nada stavamo finalmente per entrare. Insieme. Il tempo ci stava superando, come una leggera brezza primaverile che, partita da qualche innocuo recesso distante migliaia di miglia, ci raggiunga e ci oltrepassi. Dovevo condurre entrambi entro i confini sicuri di quel regno.
Fu proprio quel giorno, dopo aver riletto I molestatori, che feci il mio acquisto? O fu un altro giorno? Diciamo che fu quello stesso pomeriggio. Intorno all'una lessi il racconto e alle due mi recai da Ax's, un piccolo negozio di attrezzature sportive. Timidamente, chiesi all'uomo di mostrarmi un fucile. Lui ridacchi alla maniera di mio padre e mi domand quanti anni avessi. Guardai alcuni fucili, li toccai, li annusai. Sentii crescere dentro di me un senso di agitazione, di nausea, ma lo riconobbi subito - era normale, niente di allarmante. Non era una brutta sensazione. Era come emergere da un sonno indotto chimicamente: svegliarsi  doloroso, ma lo desideri cos tanto. Lo desideri pi di ogni altra cosa, anche se dormire  pi semplice. Potresti dormire in eterno senza sprecare energia. Ah, farei cos tante cose se mi svegliassi! Diventerei adulto e sarei un figlio degno di mia madre! Se mi svegliassi...
Alla fine mi recai in un emporio in fondo alla strada e comprai una rivista (che in parte era un fumetto) intitolata He-Man Guns. Nelle ultime pagine, ecco gli infami annunci tanto agognati: Le armi sono il tuo hobby?, Per esercitazioni di tiro al bersaglio, Alt!, Fantastica penna pistola. Nuova. 3,98 dollari!, Fucile di precisione tedesco usato da membri fanatici delle SS - Offerta limitata!, Assemblalo tu stesso - Diventa un cecchino! Difenditi in ogni occasione!. Brutti disegni di fucili, mitragliatrici, pistole, revolver, bazooka, cannoni, qualunque cosa. Un cannone a casa tua! Cos potente da abbattere un carrarmato! E perch non un carrarmato, allora? Ma non c'erano carrarmati in vendita sulla rivista.
Potete intuire la mia disperazione dalla rapidit con cui scelsi uno di quegli annunci, per nulla diverso rispetto agli altri, comprai qualche busta all'emporio, ne estrassi una, compilai il coupon allegato all'inserzione e lo imbustai insieme a diverse manciate di banconote da un dollaro che mio padre mi elargiva ogni tanto con gesti distratti e spasmodici, gli stessi con cui a volte offriva ad altri gomme da masticare o biglietti omaggio che, a sua volta, aveva ricevuto da qualcuno, sempre con gesti distratti e spasmodici, e che gli si erano accumulati nelle tasche. Comprai un francobollo nella macchinetta automatica, che mi rub un penny, scrissi l'indirizzo in stampatello con la mia calligrafia infantile e imbucai la busta nella cassetta all'angolo. Il tutto mi richiese meno di cinque minuti, quindi me ne andai per la mia strada.

PARTE TERZA.

1.

Un pilota amico in volo radente su Cedar Grove vedrebbe ci che vede chiunque altro, ma ogni tanto ci sono piccole crepe che lasciano filtrare la luce. Un giorno stavo facendo i compiti di matematica al piano inferiore (a scuola seguivo un corso di geometria; era la met di luglio di un'estate indimenticabile), quando Nada entr nel salottino. Stava masticando qualcosa. Si mise a sedere sul divano e per un attimo non disse nulla, probabilmente non mi stava nemmeno guardando. Poi mi chiese: Quanti anni hai?.
Io alzai la testa sorpreso. Masticava un pezzo di sedano. Undici risposi.
Undici ripet distrattamente, come se stesse facendo un conto mentale per accertare la mia legittimit. Sai, Richard, vorrei che io e te parlassimo un po', ma sembra che non ci siano argomenti. L'hai notato?
Non saprei dissi.
Hai qualche amico? Cosa fai di solito? Cosa leggi in continuazione? Ti piacerebbe andare in campeggio quest'estate? Tuo padre dice che potrebbe interessarti il campionato juniores,  cos?
Non ricordo di averlo detto.
No, senz'altro. Se lo sar immaginato osserv sarcastica. Termin il sedano e si pul delicatamente le dita sul rivestimento del divano. Cosa stai leggendo ultimamente, Richard?
Posai la penna con riluttanza. Potevo forse dirle che passavo il tempo a leggere le cose che aveva scritto lei, senza capire nulla, ma con la consapevolezza che in quei racconti doveva aver riversato tutta la compassione che aveva dentro di s? A giudicare da essi, non doveva esserci nulla di pi semplice che suscitare la compassione di Natashya Romanov. E invece ecco Natashya Romanov in persona, in pantaloni gialli di seta e camicetta gialla e verde, che mi fissava come se fossi appena strisciato fuori da una crepa nel muro.
Racconti di fantascienza risposi.
All'improvviso sembr perdere interesse. Richard, ti sono mancata mentre ero via? chiese. Perch non hai risposto alle mie lettere?
Quando?
Mentre ero via, sciocco. Mentre ero via.
Fu un piacere essere chiamato sciocco da lei. Ero impegnato con la scuola.
Oh, quella ridicola Johns Behemoth, quel disgustoso Nash! Ma ti sono mancata?
Certo.
Tuo padre ti nascondeva le mie lettere o le hai lette?
Le ho lette.
Mi stai dicendo la verit?
S, Nada.
Voleva intromettersi fra noi, ma  tutto passato ora e non lo biasimo. Io e tuo padre siamo amici adesso.  tutto perdonato.
Mio padre  stato molto buono...
Vuole essere chiamato pap.
Pap...
Comunque chiamalo come vuoi. Non mi importa.
 stato molto buono. Mi portava al cinema e al bowling. Era sempre gentile dissi con aria afflitta.
Beveva molto?
Se beveva?
Richard, tu non conosci veramente tuo padre. Non ancora. Non lasciarti ingannare da lui.
Va bene, Nada.
Mi fiss. Che diavolo significa? Parli come se stessi imitando qualcuno. Allora? Imiti la persona che dovrei credere che tu sia? Con chi parli? A chi dai ascolto? Come puoi diventare una persona normale se continui ad ascoltare le persone sbagliate? So che stavi origliando l'altro giorno, mentre ero al telefono. Ti ho sentito al piano di sopra, mio piccolo amico, ma non ti ho accusato per gentilezza. Aveva parlato seriamente, ma adesso stava ridendo. Tutte le parole di Nada erano neutralizzate dalla sua risata distruttiva. Mi lanci un'occhiata di traverso, proprio come aveva fatto un ragazzo l'altro giorno, solo che quel ragazzo indossava una felpa con la scritta JESUS SAVES e occhiali da sole e, di fatto, non aveva senso aspettarsi alcuna occhiata da lui.
In corridoio, sotto la porta che conduceva nel seminterrato, scorsi un movimento improvviso, per un istante fecero capolino un musetto e due zampine, poi sparirono. Non bast a risvegliarmi dallo stordimento, quindi non dissi nulla a mia madre. E, comunque, forse lo avevo solo immaginato. Nada continuava a parlare. Mi resi conto che c'era qualcosa di diverso nel suo linguaggio - quella storia del piccolo amico - e ci significava che si era fatta a sua volta un nuovo amico. A un certo punto si zitt e io, temendo che stesse per andarsene, dissi la prima cosa che mi venne in mente. L'altro giorno la signora Hofstadter ha tagliato le unghie a Gustave con una tronchesina e ha rischiato di amputargli il mignolo del piede.
Nada si accigli. Dici cose folli, Richard.
 la verit. La signora Hofstadter si  comportata in modo assurdo.
Sei troppo critico nei confronti degli adulti. E comunque, mio piccolo amico, se una madre vuole tagliare il mignolo del piede a suo figlio, o anche il pollice, ne ha tutto il diritto, no?
Non ti piace Gustave?
Ma certo.  simpatico. Allung le gambe con un sospiro indolente. Ti va qualcosa di goloso, amico mio? Faccio un salto da Ho-Jo's a prenderti un cono? O vuoi scendere in cantina e infilare la testa nel congelatore? Ci sono dei cornetti alla vaniglia.
Non voglio andare in cantina.
Perch?
Ci sono i topi o qualcosa del genere.
Ma figurati! esclam con una risata. Non ci sono topi qui. Non viviamo in una catapecchia. Andiamo da Ho-Jo's, allora.
Non ho fame.
Ci sono topi anche l, per caso? Ci sono topi ovunque?
Non sono sicuro che siano topi.
Nada si raddrizz. Aveva sentito un rumore in cucina, uno sferragliare di padelle. Era Libby, la nostra cameriera. Quella donna non riesce a soffocare i suoi sentimenti ostili disse. Senti come sbatte tutto quanto!
 simpatica.
Oh, sono tutti simpatici.
Segu un silenzio imbarazzato. Poi il telefono vicino al gomito di Nada squill. No, mi dispiace disse. Vorrei tanto essere Natashya Everett, ma deve aver sbagliato numero. No, magari fossi lei! Riattacc e mi fece l'occhiolino.
Sul serio, madre, ci sono i topi o qualcosa del genere laggi...
Cos' questa storia? Mi chiami madre adesso? Ti sei svezzato, finalmente? Che espressione seria dietro quegli occhiali. Non guardarmi come se stessi per piangere, amico mio. Non mi va molto di essere chiamata madre. Non rispondo a quel nome. Resto della mia opinione. Niente madre, niente figlio. Niente condizionamenti. Voglio che tu sia schifosamente libero, Richard. Non mi incolperai di nulla.
Chi dovrei incolpare, allora?
Nessuno.
Nemmeno mio padre?
Lui meno che mai.
Non c' proprio nessuno?
Mio padre, quel pazzo ubriacone di mio padre disse Nada, ma senza il consueto fervore melodrammatico. Era chiaramente pentita di avere riagganciato. Fai il bravo, altrimenti vado a comprare un rasoio al discount e ti taglio i capelli io stessa. E rischier di amputarti le orecchie, mio piccolo amico. Sia a te che a Gustave. Allung una mano e mi accarezz la testa.
Aveva ragione, mi serviva un taglio. Mio padre mi portava con s il sabato, quando andava dal barbiere, ma a volte era distratto e si dimenticava di me. Potevo resistere a lungo senza tagliarmi i capelli. Come molte altre cose che mi riguardavano, i capelli lunghi non erano un problema.
Sai, Richard, una volta ho tentato per due giorni di stanare una bugia di tuo padre. Due giorni della mia vita. Per poi scoprire che non aveva mentito, no. Ma aveva un modo di dire la verit che ti spingeva a pensare: Santo cielo, questa  senz'altro una bugia! Tuo padre  cos.
Nada, cos' un aborto?
Raddrizz la schiena e la sua mano si allontan. Aveva un'espressione eccessivamente disinvolta.
Se vuoi proprio saperlo, un aborto  qualcosa che non va a buon fine. Per esempio, abbiamo in programma che stasera tuo padre faccia cuocere qualche bistecca per noi, ma all'ultimo momento non viene a casa. Quindi il barbecue  abortito.
Significa proprio questo?
Tacque per un attimo. Non stava guardando proprio me. Era sempre impossibile capire cosa stesse guardando o pensando. Dopo un istante, disse: Allora, andiamo da Ho-Jo's, amico? Andiamo a ingozzarci di pasticci? Tuo padre  fuori casa sia stasera che domani, quindi possiamo mangiare tutto quello che vogliamo all'ora che vogliamo.
Non mi dici mai la verit, Nada osservai amaramente.
Oh, mi hai stufata. Lasciami stare, scocciatore.
Squill il telefono e lei rispose subito. S, pronto. S disse rapidamente.
Rimasi a osservarla sprofondato nel mio torpore, stupendomi del fatto che fosse proprio lei mia madre, pensando a tutte le cose che avremmo dovuto dirci e che non ci saremmo mai detti. Il momento per dirle stava fuggendo, ci stava superando come quella brezza leggera, mentre lei si gingillava al telefono con quell'Altra Persona...
Oh, non posso parlare adesso, non seccarmi disse, usando lo stesso tono con cui si era rivolta a me. Quando? Stasera? No, stasera no. Domani. S,  ancora via. Senti, non posso parlare adesso. Ti ho detto di non chiamarmi. S, ciao.
Chi era, Nada? chiesi.
Non chiamarmi Nada, piccolo impostore. Si alz pigramente, tutta allegra. Parlava con una punta di distacco, come se fosse ancora al telefono. Senti, usciamo a cena o no? Cosa fai l seduto?
Ma non andammo a cena quella sera: accadde una cosa strana. Stavamo per uscire, quando Libby scivol sui tre gradini che portavano alla veranda sul retro, slogandosi una caviglia. E cos, da bravi, tornammo indietro per occuparci di lei. La vita  cos. Le scene sembrano avviate verso una conclusione sensata, poi qualcuno scivola, cade e rovina tutto quanto. Tuttora, a distanza di anni, nutro un odio irragionevole nei confronti di Libby.

2.

Era una donna ingorda, la mia Nada. Conoscete la storia del vecchio scorbutico Giovenale, che mangi fino alla nausea per semplice ripicca verso quell'oasi di sensualit a cui non aveva accesso; quindi conoscerete anche la storia di Laurence Sterne e di Charles Churchill, sacerdoti golosi, folli e depravati, arrivati a Londra (ma non insieme), il cui unico scopo nella vita era divorare tutto il possibile! La storia pullula di autori bislacchi - la cui scrittura era una volgarit gi di per s, ma non sufficiente ad appagarli - in viaggio verso Londra, Parigi, Roma, New York per riempirsi stomaco e cervello con tutto ci che capitava sottomano. Ma, se Giovenale vomitava mentre mangiava, Nada rigurgitava gran parte di quello che ingeriva cos avidamente. E, se Sterne e Churchill trovarono la morte nell'eccesso, Nada provoc la sua fine per un eccesso di ingordigia.
La sera successiva alla caduta di Libby, Nada usc verso le cinque. Te la caverai, Richard? Devo vedere una persona.
La sentii partire e, mentre guardavo l'auto gialla allontanarsi lungo Labyrinth Drive, pensai di seguirla in bicicletta: ma no, non si fanno queste cose. E alle cinque e mezzo chi svolta nel vialetto se non un'altra auto gialla? Mio padre era tornato con un giorno di anticipo.
Non mise l'auto in garage, per. Me ne accorsi perch stavo aspettando seduto in cucina, nell'angolo della colazione, al buio. Sentii l'auto fermarsi e spegnersi. Per un po' rimase l a fissare il garage vuoto. Alla fine scese e raggiunse la porta di servizio.
Padre?
Entr in cucina incespicando. Oh, sei tu disse. Il suo sorriso impieg un attimo per emergere. Mi arruff i capelli come se fosse un dovere nei miei confronti. Nada non c', eh?  uscita a fare spese?
Non lo so.
Ti ha detto dove andava?
Non mi ricordo.
Gi, hmm borbott. And in sala da pranzo e accese le luci. Lo seguii in corridoio, poi in soggiorno. Era un soggiorno piuttosto lungo e, stando sulla porta, era difficile capire se la stanza era vuota. Si aveva sempre la sensazione che ci fosse qualcuno seduto in fondo, nascosto da una pianta enorme o semplicemente troppo lontano per essere visibile. Nell'istante in cui mio padre accese la luce, mi parve di vedere una persona seduta vicino al camino.
Quando  uscita? chiese.
Qualche minuto fa.
Cos tardi? Strano. Tornammo in corridoio e mio padre accese un'altra luce. In fondo, vicino alla porta del seminterrato, sentimmo un rumore di unghie che raspavano. Per l'amor del cielo, cos'? esclam, sinceramente sorpreso.
Corsi ad aprire la porta e due scoiattoli americani sfrecciarono gi dalle scale rivestite di moquette.
Cosa sono? grid mio padre. Ratti? Topi?
Scoiattoli.
Ma cosa ci fanno gli scoiattoli in casa nostra?
Saranno entrati per sbaglio.
Aveva iniziato a rantolare. Porgendo l'orecchio, udimmo un raspare convulso, poi accadde qualcosa di strano: con un grugnito, mio padre si tolse la giacca e me la lanci. Adesso li prendo. Quei piccoli bastardi!
Scese due o tre gradini alla volta, un omone pesante e sudato. Afferr la scopa lasciata da Libby sul pianerottolo e, brandendola come un'arma, raggiunse la stanza principale del seminterrato. Tre scoiattoli si dispersero in preda al panico e lui li rincorse con la scopa sollevata e il petto ansimante di rabbia. Hiyaa! Hiyaa! gridava, come un cowboy texano che conduce un vitello.
Mi sedetti in fondo alle scale con le ginocchia al petto e restai a guardare. Mio padre si precipit in un angolo brandendo la scopa e la sbatt con violenza. Lo scoiattolo balz di lato, con le zampette che pompavano all'impazzata, rimbalz sulla parete e sfrecci in un'altra direzione.
Hiyaa, bastardo! grid. Con gli occhi fuori dalle orbite, descrisse un arco con la scopa e, stavolta, sollev lo scoiattolo dal pavimento, mandandolo a sbattere violentemente contro il muro. L'animale cadde con un tonfo e mio padre, grugnendo, lo colp ripetutamente con la parte piatta della scopa. Piccolo bastardo disse sommessamente, usando lo stesso tono con cui una volta Nada si era rivolta a lui.
Poi, inebriato dalla vittoria, abbandon quella carcassa malconcia e corse dall'altra parte della stanza, dove un secondo scoiattolo sfrecci via terrorizzato. Allora, con un gesto abile e aggraziato, fece oscillare la scopa, la sollev all'ultimo momento e colp l'animale con la parte piatta. Ancora e ancora.
Qualche minuto dopo, fece lo stesso con il terzo scoiattolo. Si volt ansimando e, in quel momento, vide un quarto scoiattolo che sbucava guardingo dalla lavanderia. Stupido roditore! grid e, avventandosi su di esso, lo rincorse nella stanza da dove era venuto. Non lo seguii. Sentii la scopa abbattersi pi volte. Il mio cuore pulsava con calma e regolarit, cari lettori, e non sar cos sofisticato da negare di aver provato pena, e anche qualcosa di pi, per quelle povere creature.
Alla fine mio padre ricomparve, con la scopa appoggiata sulla spalla come un moschetto. Cristo santo, che faticata disse, asciugandosi la fronte. Ma mi ha fatto bene. Mi ha fatto proprio bene. Poi mi guard e aggiunse: Mi aiuti a farli sparire?.
Ho un po' di nausea.
Oh, hai la nausea! Non stai mai bene, giovanotto! Poveretto.
Gett la scopa in un angolo e questa rimase in piedi come per magia, quindi si volt con le mani sui fianchi a contemplare il campo di battaglia. I tre corpi schiacciati e martoriati giacevano stranamente vicini gli uni agli altri. Ah, ah mormor, sfregandosi le mani energicamente adesso ripuliamo questo pasticcio ed  fatta. Ma accadde un fatto sgradevole: quando si chin a raccogliere il primo scoiattolo, afferrandolo delicatamente per la coda, questa si spezz vicino al corpo e il resto dell'animale cadde sul pavimento. Brutto schifoso sibil. Non mi offrii di aiutarlo e questo non mi fa onore. Il giornale nell'angolo venne in mente prima a me che a lui, ma non avevo n coraggio n stomaco sufficienti per parlare. Volevo solo restare fermo, immobile. Ma alla fine anche lui pens al giornale. Lo apr vicino agli scoiattoli e, usando una certa cautela, li fece rotolare sulla carta con il piede. Quindi li avvolse per bene e si diresse verso l'inceneritore.
Dici che bruceranno, Dickie? chiese, sogghignando oltre la spalla.

3.

E litigarono quella sera? Niente affatto, perch mio padre fece una cosa. Reduce dal trionfo con gli scoiattoli, si lav le mani, bevve un goccetto di scotch, rimase seduto in soggiorno per due ore e alla fine disse: Richard, facciamo un patto. Se mi dai una mano, ti accompagner a tutte le selezioni del campionato juniores che vorrai e sfrutter le mie conoscenze per farti entrare in squadra. Ecco, siccome non voglio agitare tua madre, passer la notte in un motel. Rientrer domani come previsto, va bene? E non serve che lei sappia... Be', non serve che sappia quello che sai. Che stasera ero... a casa, intendo. Siamo d'accordo?.
S, era una scena patetica, perch era ancora accaldato dopo tutto quel movimento e, allo stesso tempo, si sentiva raggelare. Poveretto! Somigliava a quel maniaco che aveva rapito una bambina nel Vermont e, dopo averla tenuta prigioniera e molestata per cinque giorni, era stato abbattuto dalla polizia, dalla guardia nazionale e da diversi privati cittadini. Quel giorno, il Post aveva pubblicato l'intera storia della bambina, un racconto in prima persona dei deliri apocalittici di quel pazzo, di tutte le volte che l'aveva costretta a farlo e di come per poco non l'avesse uccisa! Una storia davvero agghiacciante. Era una consolazione vederla sorridere ai fotografi con i suoi riccioli appena fatti e sapere che l'esclusiva le aveva fruttato migliaia di dollari. Ma l'immagine a cui mi riferisco  quella del maniaco: un intrepido operatore l'aveva scattata nel momento esatto in cui si voltava per essere travolto da una raffica di proiettili. Quegli occhi lucidi, stravolti, umidi erano gli stessi di mio padre, sebbene lui non si aspettasse certo una scarica di pallottole in pieno petto.
Siamo d'accordo, compare? disse nervosamente.
Certo, pap.
E suggellammo il nostro Segreto con una stretta di mano.

4.

Non stai mai bene, aveva detto mio padre, e a questo punto devo difendermi: non era sempre cos. C'erano giorni in cui mi sentivo bene, una cosa normale, e c'erano giorni in cui stavo abbastanza bene da riuscire a muovermi, anche se a fatica. Altri giorni, invece, stavo male, ma non ero proprio malato. Sono due cose diverse.
Spero non penserete che recitassi la parte del malato per restare a casa da scuola insieme a Nada. Non mi serviva recitare quella parte, anche se ne recitavo molte altre: quella della persona sana, per esempio, che pu essere una gran fatica, e anche quella del ragazzino di undici anni, con discreto successo. Ma non ho mai dovuto fingere di stare male, perch il malessere, o un lieve senso di nausea, era la mia condizione naturale. Tutti i medici sono attratti dalle pi eccellenti dimostrazioni della corruzione di corpo e anima e, quando confessai il mio delitto, almeno uno di loro prese in esame i miei svariati disturbi e malattie, per poi definirmi un disastro clinico. Un altro medico, uno psichiatra, mi identific come un caso disperato di ipocondria nevrotico-psicotica con apprezzabili accenni della sindrome di Kress, malattie vere e proprie quindi. Un terzo specialista, un certo dottor Saskatoon, combin le due diagnosi e dichiar che l'organismo forniva alla mia mente malata i presupposti per la sua follia oppure, dal canto opposto, la mia mente malata si disprezzava a tal punto per aver mentito (nessuno, ovviamente, credeva alla mia confessione) da chiamare a raccolta una serie di disturbi fisici per punire il corpo. Mi piaceva quella teoria! Evocava una magia misteriosa, primitiva: la mente malata che chiama a raccolta i disturbi fisici, come al telefono. Il dottor Saskatoon era un uomo affabile e intelligente e il suo declino professionale mi rattrista.
Che problemi avevo esattamente? Li elencher lasciandomi guidare da una poetica associazione di idee. Cari lettori, soffrivo di mal di denti cronico, che andava e veniva misteriosamente. Soffrivo di influenze che duravano dodici ore, quattro giorni, due settimane e di una comune forma di influenza intestinale, che per mezz'ora mi provocava dolori incredibili al ventre per poi sparire. Pur avendo solo due occhi, ovviamente, soffrivo di eccesso di lacrimazione, di infiammazione oculare, di sensibilit oculare e di problemi di vista. Soffrivo di emicranie lievi o intense, a volte di entrambe contemporaneamente (un dolore lieve in tutto il cranio e pi intenso sopra l'occhio sinistro). Soffrivo spesso di mal di gola, di vari tipi di asma (ero allergico ai gatti, alle piume di pollo e di tacchino, ai pollini, ai papaveri, ai nidi di uccello, alle stole di volpe ecc.), di sfoghi cutanei con croste e squame, bozzi, orticarie e gonfiori indefiniti. Soffrivo di raffreddori di ogni genere: di testa, di petto, di stomaco, muscolari, qualunque cosa. Mi lacrimavano gli occhi e battevo i denti. Se nella stagione invernale uscivo un po' troppo scoperto, venivo colto da violenti tremori. Tossivo e starnutivo. E poi cadevo in continuazione, anche a undici anni. Quando ero pi piccolo, avevo sempre ginocchia e gomiti viola e pieni di croste. Cadevo dal triciclo, dai carrettini, dal trattore. Una volta, mentre nessuno guardava, sono caduto anche dal passeggino. Riuscivo a cadere con i piedi ben piantati sul marciapiede, non chiedetemi come. Cadevo scendendo le scale e inciampavo salendo. Cadevo per colpa delle stringhe delle scarpe, sia allacciate che slacciate. Ma non mi facevo mai male sul serio, come se le mie ossa non fossero ancora formate, fossero troppo flaccide e malleabili per rompersi.
E poi la solita, noiosa sequenza di malattie: morbillo, varicella, orecchioni, scarlattina, febbre reumatica (un caso lieve). Sono quasi morto per un'influenza, per. Le tonsille avevano qualcosa che non andava e devo aver sofferto anche di appendicite, anni fa.
Adesso sono un ammasso di disturbi peggiori, ma non vado dai medici e non so esattamente cos'ho. N voglio saperlo. Il mio corpo  solo un contenitore, uno strumento, come questa macchina da scrivere. E, quando avr completato queste memorie, non mi servir pi. Tutto qui.

5.

A volte ho l'impressione di sentire l'invisibile pulviscolo nell'aria cantare nelle orecchie, a volte no. Mi impegnavo molto alla scuola media estiva di Cedar Grove. Studiavo matematica. I miei procedimenti erano sempre ragionati, sebbene le conclusioni fossero di frequente errate. Era come se, giunta sull'orlo dell'inevitabile, la matita deviasse e per capriccio si lasciasse abbindolare da una risposta inverosimile.
Ogni tanto mi sentivo totalmente sveglio. Non saprei. Uno stridio di freni mi faceva balzare sul marciapiede, s, ma non sono sicuro che questo significasse svegliarsi. Costanti pressioni mi rendevano stanco e assente. Un esempio? Entravo in una stanza dove c'erano mio padre e Nada e quelli smettevano di colpo di parlare e mi rivolgevano un sorriso abbagliante. Era proprio il genere di cosa che mi abbatteva. Nada aveva riportato via le sue cose dalla stanza grande, lasciando solo mio padre e rintanandosi come sempre nel suo studio. Mi chiese per quattro giorni di fila che cosa studiassi alla scuola estiva e mio padre non faceva che nominare la Little League, come se sperasse di sentirsi punzecchiare al riguardo, che lo stuzzicassi perch mi ci portasse. A me non dispiaceva perch in quelle occasioni incrociavo lo sguardo di Nada e condividevamo un momento di silenzioso disprezzo per una cosa tanto insensata; immaginate me recitare la farsa dell'infante sportivo!
Per quanto precario fosse il loro rapporto, la positivit che emanavano si riversava gorgogliando su chiunque avessero intorno. Venivano a trovarli in molti. Non star a fare la lista dei nomi, che  diversa da quella di Fernwood ma solo superficialmente. Un tizio in particolare mi colp: il signor Body. Avrete gi sentito questo cognome (cos si chiamava il pubblicitario che compr la nostra casa di Fernwood), ma questo  un altro Body e, spiacente, non ha legami di parentela con l'altro. Mi spiace perch apprezzo la continuit di certe situazioni, per quanto folle o arbitraria. Il signor Body adorava sedersi a gambe incrociate sulla poltrona di Nada, uno scranno dorato in stile Regina Anna, e parlare della perdita della libert in America. Un giorno o l'altro ci porteranno via il diritto di possedere armi, di imbracciare il fucile per difenderci dichiarava.
Tutti gli davano ragione anche se non avevano ascoltato. Tutti sono d'accordo con tutti a Fernwood, o a Cedar Grove, ovunque ci troviamo.
E c'era anche un altro tizio curioso, un disadattato, uno le cui visite risultavano forzate e ammantate da un'aura di sospetto: un vecchio amico di Nada. Era un intellettuale professionista che lei aveva portato in citt sotto l'egida del Village Great Books Discussion Club. Ogni anno invitavano qualcuno a parlare al loro pranzo, organizzato da brave signore appassionate di lettura. Queste signore erano ricche e in passato avevano attirato sotto la loro ala James Dickey, Bennett Cerf, un grande autore di Walt Disney, persino Paul Goodman e Pearl Buck e molti altri. Ma per quest'anno Nada aveva agganciato, per la modica cifra di cinquecento dollari, il direttore del Transamerican Quarterly, che recensiva per di pi libri sul New York Times Book Review ed era anche il rinomato e borioso critico cinematografico di una prestigiosa rivista maschile a cui mio padre era abbonato. Non ricordo il nome, so solo che finiva con un complicato sibilo, uno -sky di origini non polacche, bens russo-ebraiche.
L'avrebbe ospitato Nada, particolare che mi angosciava, e ad appena due ore dal suo arrivo in jet fu trascinato a un cocktail party organizzato in suo onore dalle colte signore e i loro meno colti ma molto simpatici mariti, l'lite di Cedar Grove. Tutti si affannavano per metterlo a suo agio; c'era perfino Mavis Grisell con quel suo sorriso trionfante, da bambina, giunta in citt per fare visita alla sorella. A me, Richard, era consentito girare per la stanza reggendo vassoi di hors d'uvres (mini ostriche affumicate, mini olive, gamberetti alla salsa di gamberetto, cracker glassati, cracker al formaggio, formaggio fritto, cipolla fritta, patate arrostite, saltate, soffiate, passate e, naturalmente, anacardi tostati), e approfittai di tale privilegio per osservare da vicino quello sconosciuto venuto dall'altra vita di mia madre. Era cos raro poter sbirciare quella vita.
Avviciniamoci a quest'uomo, quindi. Era sulla quarantina ma non giovanile; devo aggiungere quel ma perch a Cedar Grove tutti gli uomini sotto la sessantina sono vispi e scattanti, delle vere furie sul campo da golf (fino al giorno fatale alla nona buca) come dietro la scrivania, o sulla scaletta di un aereo; nel mondo intellettuale la discesa comincia evidentemente subito dopo i quaranta. Quest'uomo aveva i capelli corti, sottili come fil di ferro ritti in piedi sulla testa; e biondi. La prima volta che gli servii delle ostriche affumicate (ne prese diverse cucchiaiate e le divor con ingordigia) il suo viso mi rimase oscuro, ma la seconda volta riuscii a osservarlo meglio. Un ovale, con le ossa piuttosto in evidenza e le sopracciglia grigie e a chiazze; una scia di piccoli crateri sulla guancia (cicatrici dell'acne, vaiolo? comunque irrilevante). Aveva la pelle itterica e appesantita. Naso importante, mascelle scure come se fossero in ombra, o per via di una barba bluastra che pareva pronta a spuntare da un momento all'altro. La voce era lesta e sicura, gli occhi nervosi, guizzanti e lo sguardo critico. Inizi a parlare tutt'a un tratto dell'ipocrisia della societ americana e, come a voler conferire enfasi alle proprie parole, si mise in bocca un grosso e tenero gambero preso dal vassoio.
La nostra cultura, amici miei disse si fonda sulla competizione e la cupidigia. Chi mai potrebbe negarlo?  disumana, nella maniera pi assoluta.  terrorizzata dall'amore, e non solo da quello sessuale, amici miei, ma da tutti i tipi d'amore. Paradossalmente, o per nulla paradossalmente, questa cultura  ossessionata dalla brutalit: la ritroviamo nelle sue forme estetiche immobili, nello stato di polizia e nel televisore.
Mavis Grisell fece tintinnare i suoi gioielli egizi in segno di assenso; lei concordava sempre. Nada si sedette a una certa distanza e accavall le gambe. La sua vaghezza quella sera mi confondeva e fu solo anni pi tardi che mi resi conto che prendeva Cedar Grove cos poco sul serio che perfino il suo vecchio amico, una volta inserito nel contesto, non era pi degno della sua attenzione; ascoltava a malapena ci che diceva e pertanto ignorava che stesse insultando i suoi invitati. Come del resto non se ne accorgevano loro.
Punto di vista interessante disse con entusiasmo un uomo in completo scuro. Era il signor James Bone, un costruttore di serrande per garage.
Il direttore si gett un gambero in bocca e le sue mascelle lo triturarono con veemenza. Certo che lo ! E si d il caso che sia corretto. L'America, amici miei, si basa sul denaro. E il denaro sulla pulsione tutta umana alla conquista del potere. L'egoistica volont di potere, possiamo dire pertanto,  l'origine dei nostri mali.
Il signor Bone, compositore di versi leggeri per le testate locali, comment educatamente: Ho letto qualcosa a tal proposito sul New Yorker questa settimana, un pezzo scritto da un negro, mi pare....
Il potere uccide, disintegra lo interruppe il direttore, che accett dei funghi serviti con uno stecchino che gli venivano offerti da un vassoio d'argento. Viviamo da cos tanto tempo, amici miei, all'ombra della propaganda dell'Occidente, che non possediamo pi un concetto oggettivo di verit. Inghiott il gambero aiutandosi con un bel sorso di scotch. Prendete ad esempio voi stessi, sinceramente. Oggi sono volato qui da New York, citt fantastica ma totalmente immersa nel reale, integrata, allerta. Sono arrivato qui e mi sono bastate due ore per capire che la periferia americana  condannata. Sono sinceramente perplesso dall'artificiosit dei sobborghi. Perfino i vostri figli sembrano finti, ve ne rendete conto? Caricature ben pasciute e colorite di bambini senza problemi, doveri, responsabilit o sofferenze, senza pensieri, bambini che sembrano usciti da un film di Walt Disney! E questi bambini sono un vostro prodotto, signori miei. Riflettete su ci che state creando!
Ebbi la vaga sensazione che Nada mi stesse guardando, ma avrei potuto sbagliarmi.
Affascinante disse una signora. Ci ha qualche legame col suo lavoro?
Il direttore si pul la bocca, nervoso, accaldato, leggermente sovreccitato - che fosse l'alcol, il volo, il pensiero del discorso che avrebbe dovuto tenere l'indomani? (e ben poca cosa fu, ahim, quel discorso che tanto deluse le signore di Cedar Grove) - e prese a far vagare lo sguardo nella stanza. Faceva dell'ironia? chiese alla signora.
Facevo cosa? replic lei affabilmente.
Dell'ironia. Era ironica?
Santo cielo, no. Non so neanche che significa disse la donna, sorpresa.
Lui le rivolse un ampio sorriso, poi di colpo torn serio, e cerc Nada con lo sguardo. In un angolo lei si stava svogliatamente grattando la nuca. Cal il silenzio.
In molte ci siamo chieste si avventur a dire timidamente un'altra signora se New York sia davvero cos viva a livello culturale. Lei pensa che noi del Midwest ci stiamo perdendo il meglio della vita?
Questo  il Midwest? domand lui, vago. Ah s. No. Non saprei. Certo, a New York andiamo agli incontri di boxe. Che sport meraviglioso. Cos misurato. In uno spazio tanto ristretto l'uomo  chiamato a dar prova di forza e virt. ...  un po' come la scrittura. Ero a un'esercitazione, l'altro giorno, con Norman Mailer...
Gi disse un signore non scriveva anche lui...? E poi  iniziato il declino?
John, per l'amor di Dio disse una donna non lo sai che il declino arriva per tutti? In che mondo vivi! Non  successo anche a Tolstoj dopo Guerra e Pace e Anna Karenina?
Il signore, serio in volto, si gir a guardare il direttore. Be', lo lascerei stabilire a lei. Crede che dopo Guerra e Pace e Anna Karenina per Tolstoj sia cominciato il declino?
Il direttore aveva appena preso un altro bicchiere. Direi di s. S,  quello che credo rispose cupamente. Dopo qualche istante di silenzio, per, prosegu come considerando la cosa da un'altra angolazione e raccontandoci della sua ultima scoperta, un giovanotto disturbato e misantropo che scriveva recensioni di film per vari periodici newyorchesi. Costui aveva appena scritto la sceneggiatura di una pellicola underground intitolata Dentist, che avevano proibito di proiettare perfino in un locale privato dell'East Village... una cosa stupenda, mai vista, una cruda riflessione sull'inerzia psicologica dell'America contemporanea... un giovanotto di grande talento...
Sfortunatamente in quel momento mio padre giunse dall'aeroporto (Preso in ostaggio dalla nebbia! si giustific), agitato e felice, e si fece largo in soggiorno, gi approvando le parole del direttore.
Ah, interessante! Affascinante, persino! proclam sonoramente.
Il direttore si alz in piedi e i due uomini furono presentati. Mio padre letteralmente sghignazz di piacere. S, le ho proprio sentito pronunciare parole affascinanti poco fa! disse guardandosi intorno. Tutti concordarono. Scost una sedia e si accomod di fronte al direttore come se fosse volato l dall'Olanda appositamente per quella chiacchierata.
Il direttore torn sull'argomento ma qualcosa in lui si era spento. Mio padre lo fissava, dondolandosi sul sedere, annuendo, Hm-hmm, hmm, e a ogni suo cenno di assenso il direttore si scoraggiava un po' di pi, perdeva aderenza con la frase, e si impappin a un certo punto dicendo societ assoggettata a un'assai sconsiderata moralit. La gente lo ascoltava come si ascoltava ogni cosa a Cedar Grove: con grande educazione, entusiasmo, generosit, mostrando interesse soprattutto intorno alla bocca. Alla fine mio padre si insinu di traverso nella discussione dichiarando: Sa, ci che ha appena detto sulla libert  uno dei miei argomenti di conversazione preferiti. Ho passato tanto di quel tempo a parlarne con persone di vario genere. A ogni modo, come direbbe il nostro amico iugoslavo, certe cose non possono essere definite - quella che per me  libert potrebbe non esserlo per lei - perci che cosa resta?.
Aveva preso un che di britannico, allo stesso modo in cui Nada, quando si infervorava, prendeva un che di russo.
La libert tramite le leggi... o... o la rivoluzione balbett il direttore.
Ah, ah, lo disse un padre fondatore, se non sbaglio, un uomo eccezionale: Chi se ne importa di capire il mondo? Noi cambieremo il mondo!. Sissignore, e noi americani l'abbiamo cambiato eccome, per sempre, pu scommetterci fino al suo ultimo centesimo!
Il direttore lo guardava fisso. Ci fu un momento di silenzio, poi il signor Bone disse amabilmente: Elwood, che sia stato Thomas Jefferson a dirlo?.
Pu essere rispose mio padre.
Il direttore si guard intorno. Fece per dire qualcosa, ma ci ripens.
L'ora di cena venne e pass, e ora il direttore era tutto uno sporgersi, accondiscendente, verso mio padre, e tra un s e un hm-hmm imitava con un inutile gesto circolare della mano quello pi ampio e virile di mio padre, gesto che pi che altro faceva venire in mente un aereo che decollava per Londra nell'alba plumbea del continente americano.
Molto pi tardi quella sera, quando tutti gli invitati di Nada se ne furono andati e restarono soltanto lei, il direttore e mio padre (che si era addormentato sulla sua poltrona), mentre io morto di sonno me ne stavo appollaiato sul pianerottolo in cima alle scale, il direttore inizi a rivolgersi a Nada in... in un modo che conferm i miei timori. Natashya,  fantastico. Tutto questo. Lui. Che succede, dove mi trovo?
Parla piano disse Nada.
 un luogo nello spazio o una condizione mentale? disse il direttore tra i fumi dell'alcol. Questo. Tutto questo. Chi  costui? Anni fa credevo di conoscerti, poi  comparso quest'uomo, questa magione, e un bambino! Natashya, fai sul serio?
Certo che faccio sul serio rispose Nada con fare vago.
Anche il bambino?
Certo.
Tu hai un figlio. Tu? Sei diventata madre? Possibile?
Vuoi tacere?
Ma tu, tu non sei nemmeno una donna, voglio dire, nell'essenza non sei una donna, eppure hai un figlio.  spaventoso... Sospir gravemente. Natashya, tu mi fai paura. Sono devastato. Quest'uomo, questo uomo cos possente, mi fa paura. Stasera mi ha ucciso, mi ha annientato, e sai perch?
Sei ubriaco.
Perch non  un mio contemporaneo. No, quest'uomo, come si chiama, Elmwood? Elwood? Quest'uomo sembra uscito da un romanzo di Charles Dickens e non dovrebbe esistere, Natashya, non certo come tuo marito, e lo sai meglio di me. Non guardarmi cos, s, sono ubriaco. Natashya, ti sei venduta e a buon prezzo, ma a volte non ti senti male al pensiero? Sei una bellissima donna, Natashya. Rimpianger per sempre di aver rifiutato quella tua novella. La cosa ti ha stizzito.  stata la morte della nostra amicizia. Prendevi tutto cos sul serio all'epoca, ma, amica mia, immagina il lettore alle prese con i pensieri e i sentimenti di una quattordicenne affetta da demenza! Immagina! Pretendevi troppo dai tuoi lettori, Natashya. Ora sei pi sciolta, pi saggia. L'altro giorno all'Esquire ho letto le bozze del tuo racconto, e sarebbe quasi materiale da New Yorker... pensa a quanta strada hai fatto!
Ges Cristo disse Nada disgustata.
Ma sposarsi un personaggio di Charles Dickens...
Non  un personaggio di Dickens ma di Proust, brutto bastardo disse Nada.
Sia come sia, non ho mai letto nessuno dei due. Ascolta, Natashya, non sono nervoso come sembra. Le mani mi tremano cos dopo mezzanotte. No, non ridere,  una cosa seria... tragica, perfino. Credo di averti amato, un tempo. Perch tutte le altre mi ricordano te. Ho un debole per le belle donne! Ma leggevo tutti i tuoi romanzi, tutti i tuoi racconti, mi riversavi addosso una mole tale di lavoro che io non... non riuscivo a starti dietro. Tuo marito dorme sempre cos pacificamente? Qual  il suo segreto? Io non chiudo occhio. Perch tremo davanti a lui, alla sua mole? Persino mentre dorme ricorda un siluro o una qualche specie di pesce letale. Dimmi, quanto guadagna all'anno?
Faresti meglio a salire in camera tua, sei ubriaco.
Ma devo dirti una cosa. Non finger di aver fatto tutta questa strada solo per dirtela... sono sincero... mi servono soldi e cinquecento dollari sono una bella somma per me, sono al verde. Ma volevo rivederti, Natashya, e dirti che penso spesso a te e ti ammiro... ma devi proprio pubblicare di continuo? Devo proprio vedere il tuo nome ovunque e provare nausea, Natashya, quando dovrei solo ammirarti? Ora... voglio raccontarti della pi bella serata della mia vita.
Ah s? E quale sarebbe? La voce di Nada aveva assunto un tono impaziente.
Non badare al tremore delle mie mani,  l'ora, e promettimi di non dire a nessuno ci che sto per rivelarti.
Te lo prometto.
Tu conosci la mia storia. Un'infanzia squallida, come quella di tutti, poi gli anni a Harvard... I primi tempi passati a lottare per l'integrit del Transamerican, a difenderlo dai trotskisti... Ges, quanta vita ho dato per quel giornale! E l'anno scorso gli abbonamenti, delle biblioteche e individuali, sono scesi a ottocento! E i miei progetti, i progetti che tanto tempo mi hanno sottratto, le mie traduzioni di Rilke... e il primo matrimonio... e... e i gemelli... sono patetico, Natashya, lo so, e ti proibisco di scriverne, anzi ti supplico, per il bene di entrambi...
Ma cos' successo? Qual  stato l'evento rivelatorio?
Ero a New York, lo scorso inverno. Ormai ce l'avevo fatta, sai, dopo tanti anni di sofferenze, la mia antologia di saggi era stata recensita da Harry sul Times Book Review, da Linda sul Nation, e Joey Kay stava per fare altrettanto per il Newsweek ma si  ammalato... Comunque, ero arrivato in cima, ricevevo sei, dieci inviti a feste ogni settimana... e... e...
E ti hanno fatto anche giudice del National Book Award, bastardo che non sei altro disse Nada.
Natashya, ascoltami. Non sono ubriaco, cio, non sono solo ubriaco... di alcol... sono ubriaco di ricordi. Fui invitato a casa di Pandora Bright. Pandora  proprietaria di un'emittente televisiva e di alcune riviste, tra cui la mia.  tutto suo. E l, una sera tardi, durante una cena riservata alla crme de la crme della citt, sono stato presentato alla principessa Margaret, che quella settimana era in visita da Pandora...
Era un momento drammatico. Un momento che pass in silenzio.
Che cosa? fece Nada.
Mia cara, sono stato presentato alla principessa Margaret! Io, Moe Malinsky, un banale, insignificante intellettuale, sono stato presentato alla principessa Margaret!
Il Transamerican Quarterly, con cui alcuni di voi avranno familiarit,  un'eccellente rivista, suppongo, per quanto a me faccia venire il mal di testa. Non credo di averla mai letta per intero, persino ai tempi in cui ancora sospettavo che Nada... che il direttore... lasciate stare, ci arriver. Durante la lettura avverti un diffuso dolore frontale, un pulsare sordo di cui non riesci a individuare l'origine e per cui quindi non puoi fare niente, finch dopo aver letto quindici pagine imbrattate d'inchiostro ti ritrovi a pensare, Ma che cos' il nuovo radicalismo? E cos' mai questo Action Theater (L'Action Theater fa crollare le barriere della borghesia e demolisce l'idea stessa di Teatro;  l'unica forma d'arte che materializzer definitivamente la tanto attesa sintesi fra etica ed estetica...)? Articoli dal titolo La crescita economica sovietica o Cina: il rumore del domani sono de rigueur, ma tutto sommato innocui, cos come Lettera aperta ai giovani amici della nuova sinistra. Ci sono anche recensioni di poesie: Questo giovane poeta dimostra vitalit, ingegno, senso del paradosso, controllo della tecnica, eppure - eppure - fallisce nell'intento.... Mi riesce sempre pi difficile prendere sul serio l'arte americana... E via discorrendo, Hm-hmm. I racconti sono tutti sperimentali, anche se non buoni come quelli di Nada (sono di parte?), e le poesie le avrete lette tutti:
le accarezzo i capelli, la tiv
canta, io piango
Oh, lei dorme!
... leggo fino a tardi e mi riconcilio
con Abramo Lincoln, il Talmud, Dio.

6.

E ora  giunto il momento di parlare della Dottoressa che Parlava agli Adolescenti e del mio raptus di follia nell'aiuola fuori dalla Cedar Grove Bank of the Republic, e dell'esaurimento che  venuto alla sorella di Mavis Grisell, che non riuscendo a uscire da un posteggio con la sua nuova Lincoln, ha sbattuto nell'auto davanti, ha ingranato la retromarcia ed ha sbattuto in quella dietro, avanti e indietro, avanti e indietro, come una pazza, disperata, e in mezzo alla piccola folla di curiosi una signora ha ammonito il figlio, Non dire niente, questa ci denuncia (vi dir di pi, l'esaurimento della sorella  proprio il motivo per cui Mavis si  trasferita a Cedar Grove), e...
Il mio problema  questo: ho paura di morire e, quando avr terminato di scrivere queste memorie, mi aspetta il suicidio. Ormai ho deciso. Non si torna indietro. Ma ancora ho troppa paura, motivo per cui questa storia si sta trascinando all'infinito. Non importa. Avevo in mente altre digressioni in cui non indulger, sar conciso. L'episodio della dottoressa all'epoca non mi parve avere nulla a che fare col mio comportamento, ma ora, sette anni dopo, non ne sono pi cos sicuro. Sebbene il mio atto criminale fosse stato compiuto nella pi totale libert, resta il fatto che potrebbe essere stato influenzato da un paio di fattori di circostanza ( dura analizzare se stessi). So che la colpa di ci che  successo  soltanto mia; allora ero libero e lo sono anche adesso. Come diceva Nada: Ti voglio talmente libero, Richard, che devi puzzare di libert. Be', s, per puzzare puzzo. E sono anche libero.
Insomma, una mattina mio padre uscendo mi disse: Ragazzo, credo di sapere quale sia il tuo problema. Questa insofferenza, questo sguardo assente che hai... no, non ti spaventare, ragazzo, resta seduto... sono tipici dell'adolescente, o meglio, del pre-adolescente. Io sono un esperto. Ho avuto la tua et anch'io, sai? Ieri al club ho parlato con Greg Hofstadter e mi ha detto s, ora che mi ci fai pensare, anche Gustave era cos, sempre sfuggente e appiccicato ai libri, non voleva uscire n giocare, ma una soluzione l'abbiamo trovata. Tu e Gustave stasera andrete ad ascoltare il discorso che quella dottoressa, com' che si chiama?, terr a scuola. Sar molto istruttivo, vedrai.
Arretrava, la valigetta in mano, e la sua figura fin per riempire l'ampio ingresso con la sua sacra energia. Dissi s ma non mi ud, allora dissi S̻ e lui sorrise, mi strizz l'occhio e se ne and.
Fa lo stesso se non ti accompagna Bb disse Nada, ma quando la signora Hofstadter quella sera arriv con Gustave, Nada non se ne accorse nemmeno perch non era a casa. Montai in macchina e salutai educatamente madre e figlio; io e Gustave eravamo entrambi un tantino imbarazzati. Era chiaro quanto sia io sia lui non avessimo voglia di andare a sentire quel discorso. Mentre guidava, la signora Hofstadter parlava senza sosta. Era una donnina dalla voce severa, gracile come una quaglia, sempre curata e profumata, ma diversamente da Nada sembrava fatta a strati, sbucciabile. Non capii subito se quel giorno fosse peggio, uguale o leggermente meglio del solito. Gustave spesso mi comunicava le sue condizioni in un sussurro deciso e impersonale, ma quella sera era stranamente silenzioso e aveva l'aria di non prestare ascolto alle chiacchiere della madre. La donna aveva l'abitudine di guidare al centro delle anguste corsie sulle strade di Cedar Grove, che fossero in salita o meno, e aveva altres l'abitudine di fare il pelo alle auto parcheggiate, e spesso mentre guidava si girava a parlarmi.
Stiamo parlando di marinai egizi, reclutati da uno dei faraoni. Direi intorno al 400 a.C., o forse d.C. Ne hanno inventate di cose a quei tempi! Lo troveresti affascinante, Richard! Be', la questione era che per confutare le loro scoperte, i navigatori europei pensarono che sarebbe stato sufficiente calcolare le proprie rotte in base alle carte esistenti, ma - e qui viene il bello - gli egizi le avevano calcolate da sotto l'Equatore, mentre gli europei, be', da sopra... perci... be', quale magnifico monito a non trarre conclusioni affrettate!
 vero dissi timidamente.
Sentivo che il cervello mi si stava spegnendo, uno scomparto alla volta. Cominciai a udire il solito ronzio, poi un trillo basso ma insistente. La signora Hofstadter non taceva un attimo, la pelle del collo tutta una piega quando si girava a guardarmi. Superammo un drive-in davanti al quale stavano passando delle negre imbronciate, di mezza et, con dei cartelli di protesta in mano. Ecco, quella  una cosa che non mi vedrete fare mai e poi mai dichiar la signora Hofstadter. Cascasse il mondo, io non andr mai in giro con un cartello!
Mamma, stai sbandando a sinistra disse Gustave.
Quando finalmente raggiungemmo l'aula magna della scuola e ci accomodammo in fondo, il discorso era gi iniziato da un pezzo. Sul palco c'era una donna sulla cinquantina, lo sguardo rivolto verso la sala illuminata. La sentii pronunciare la parola sesso e un altro scomparto del mio cervello si spense, in preda al panico, ma poi si concentr su Nada e Quel Direttore, perci mi costrinsi a riaccenderlo e accogliere la cara dottoressa e il suo discorso.
... E dunque, vedete, esiste questo vasto e straordinario aspetto della vita umana che  il sesso e noi ne sappiamo cos poco, cos poco! Ma ritengo che dopo il nostro incontro di oggi molti di voi usciranno di qui convinti che i loro problemi non siano poi cos insormontabili. Tanto spesso il giovane  come l'autista al volante di un veicolo nuovo, inesperto ed emozionato. Gli interessa pi l'aspetto e la velocit del mezzo che la sua sicurezza e le leggi della strada che i genitori, severi seppur per il suo bene, gli ripetono. Ebbene s, i genitori vogliono il vostro bene!
Quest'ultima frase smosse una piccola ondata di risate bonarie.
Dunque, mi auguro che abbiate molte, molte, molte domande da farmi. Sono certa che ciascuno di voi abbia i suoi problemi o le sue curiosit riguardo al sesso e che finora se li sia tenuti per s, o ne abbia fatto parola soltanto con gli amici pi stretti. Ci sono domande? Qualcuno di voi si  allarmato o scandalizzato per qualcosa che ho detto? Credete che non bisognerebbe parlare di questo genere di cose?
Momento di assoluto imbarazzo. Si sentivano dei bisbigli e i sedili cigolare, poi una ragazza alz la mano. Da come allungava il collo, serena, e dalla voce sicura si capiva che era una Vincente. Dottoressa Muggeridge, potrei farle una domanda che le sembrer un po' strana?
Mia cara, non c' pi nulla di strano nel ventesimo secolo rispose la dottoressa Muggeridge, raggiante. Era una donna attraente e muscolosa.
Sa, dottoressa Muggeridge, pensavo che a casa, forse, i nostri genitori... s, be'... si arrabbieranno quando racconteremo che oggi...
S?
Potrebbero arrabbiarsi o peggio se sapessero che... sa...
Tutti, tranne me e Gustave, sghignazzarono con aria complice. Oh, quante belle persone in armonia fra loro! Sentivo gi la mente scivolare via.
Sa come sono i genitori! disse la ragazza con una risatina.
Lo so eccome, mia cara. Ho conosciuto fin troppe adolescenti incinte che avevano atteso troppo prima di parlare dei loro problemi con un adulto responsabile. Lo so, so tutto! Ma che possiamo fare, noi tutti, per educare i genitori dei ragazzi adolescenti ad affrontare questi argomenti a viso aperto?
Ancora silenzio carico di tensione, poi un'altra ragazza disse: Dottoressa Muggeridge, secondo me il suo discorso dovrebbero ascoltarlo anche i genitori.  a loro che serve, non a noi.
Tu credi che i tuoi genitori abbiano paura?
Paura?
Del sesso, di se stessi?
Segu un momento di esitazione generale. Cos la dottoressa Muggeridge prosegu col suo tono dolce e gentile: Potrebbe anche essere che i genitori di giovani come voi abbiano semplicemente paura, e che necessitino di aiuto. Durante le conversazioni con i miei ragazzi sono spesso giunta a questa conclusione. Ah, se solo un adulto avesse mostrato pi comprensione quando era il momento! Ma sono cos pochi gli adolescenti che si rivolgono a me. Ora che questo tour mi porta via da casa e il mio programma televisivo mi reclama, temo che anche quei pochi che avrei potuto aiutare personalmente dovranno cavarsela senza qualcuno che li ascolti. A questo proposito, potrei sapere quanti di voi sono convinti di poter parlare apertamente di sesso con i propri genitori?.
Tutti si guardarono intorno con fare furtivo. Un ragazzo inizi ad alzare la mano, ma ci ripens. Io e Gustave sudavamo freddo ed evitavamo di guardarci.
Che vergogna esclam la dottoressa. Che tragedia! Una tragedia! Ma ci saranno alcune di voi, ragazze, che si confrontano con la madre, se non altro riguardo a problemi pi ordinari.
Alcune alzarono la mano. S, ma non apertamente, liberamente, dottoressa Muggeridge disse una. E le altre annuirono.
E voi, ragazzi, con i vostri padri?
Alcuni risero. Io purtroppo con mio padre non posso parlare di niente disse uno.
La questione  molto pi grave di quanto pensassi disse la dottoressa scuotendo la testa. E da dove viene secondo voi tanta riservatezza?
Non lo sapeva nessuno.
I padri sono fatti cos disse lentamente un ragazzo.
Cio difficili da avvicinare? Imbarazzati?
Diventano rossi, farfugliano disse uno. Poi iniziano a tossire, e chi li ferma pi?
E perch, secondo te?
E chi lo sa. Si fa prima a parlare con un amico, o con qualcuno come lei.
La dottoressa sorrise. Grazie, ma niente lusinghe in questa sede. Pensavo, non sar che i genitori si rifiutano di parlare di argomenti cos importanti e complessi persino fra loro? Che siano semplicemente spaventati? Non potete nemmeno immaginare quante coppie sposate rinuncino alla comunicazione.
Per qualche ragione ripensai a Nada qualche anno prima, in piedi sulle scale, con le spalle rivolte verso mio padre che le urlava insulti (io spiavo da dietro la tapparella della porta della sala da pranzo). Ma scacciai quell'immagine dalla mente e abbassai la gamba che avevo accavallato sull'altra.
Ora la dottoressa Muggeridge stava dicendo: E non pensate, allora, che voi ragazzi e ragazze dovreste essere liberi di parlare di certe cose fra voi? Mi rivolgo soprattutto a quelli di voi che sono gi intimi o che addirittura pensano gi al matrimonio. S, sono certa che qualcuno ci abbia gi fatto un pensierino, disse sorridendo e so anche che qualcun altro, qui, ha gi fatto sesso senza avere in mente di sposarsi. E non far distinzioni. Non sarebbe utile sapere il pi possibile gli uni degli altri, conoscere i sentimenti e le paure di chi vi sta accanto? Non agevolerebbe la comunicazione in futuro, quando sarete sposati? Vi eviterebbe i problemi che hanno ora i vostri genitori.
Dottoressa Muggeridge, posso? chiese una ragazza. Volevo solo dire che stasera... mi ha aiutata molto. Davvero. Mia madre non mi parlerebbe mai cos. Per me  un'esperienza nuova.
Ed  questo il dramma, ragazzi, il dramma dell'assenza di comunicazione. Pensate alla nostra cultura, alla pubblicit, ai film che tanto stimolano i sentimenti, alle danze popolari, ai vestiti che portate. Dovete comprendere l'ambiente in cui vivete e farlo vostro, altrimenti sar lui a possedervi. Bisogna pretendere dagli adulti d'America che affrontino la realt che loro stessi hanno contribuito a creare. Non c' spazio per l'ipocrisia che fa arricciare il naso. Lo sapevate, ragazzi, che in qualsiasi gruppo di giovani una certa percentuale delle ragazze riscontra una gravidanza indesiderata e una certa percentuale in generale contrae una malattia venerea? Tutti lo sanno, ma nessun genitore ha il coraggio di considerare la possibilit che i propri figli rientrino in queste statistiche. Avessi un figlio, insisterei perch venisse da me e mi chiedesse qualsiasi cosa. Niente facce rosse, niente attacchi di tosse, solo chiacchiere fra persone adulte e ragionevoli. Il sesso non  un tab, ragazzi. Non  nulla di sporco o malsano. Si dovrebbe parlare apertamente di sesso ovunque, a catechismo, in classe, non solo nei bagni delle scuole, risata spontanea e pure la sera a tavola.
Ma, dottoressa Muggeridge disse una ragazza lei ha mai parlato di queste cose con degli adulti?
Cara, ti dir un segreto disse mestamente la dottoressa. Ogni volta che ci ho provato, proprio quei genitori che ne avrebbero avuto bisogno si ritraevano. Quelli di mentalit aperta che partecipano a questi incontri raramente ne hanno bisogno e, mi duole dirlo, partecipano davvero in pochi. E cos torniamo a quello che si diceva prima, cio che gli adulti temono il sesso.
Ah, dottoressa Muggeridge disse un ragazzo. A dire il vero un po' di tempo fa ci hanno fatto vedere un filmato a scuola, sulla riproduzione e roba del genere.
Che classe frequentavate?
La prima media.
Tardino, no? ribatt la dottoressa. A quell'et scommetto che alcuni di voi avevano gi condotto i loro primi esperimenti, all'insaputa di genitori e insegnanti.
Alcuni di noi si fecero rossi in viso. Io mi ero sporto in avanti, con gomiti, braccia e mani che mi incorniciavano in parte la faccia. Qualcuno alz la mano e io chiusi gli occhi, concentrandomi. All'inizio non vidi nulla. Poi mi si form in testa un'immagine di Nada, qualche anno prima. Lei e mio padre avevano dato una festa, ma una di quelle inopportune, mescolando gente di Brookfield ad altri soggetti isolati che venivano da altrove, uno strano gruppo di persone amiche di Nada.
Era una festa in piscina e io seguii Nada e un tizio (un compositore) dietro un angolo della casa e mi nascosi a origliare dietro a dei cespugli. E quello che udii mi rimase impresso per diversi mesi: Nada gli disse che se non gli piacevano i suoi invitati poteva anche andarsene all'inferno, e lui le rispose che era diventata una persona ridicola, e Nada ribatt in un sussurro carico di rabbia che era un bastardo, che portava un abito da due soldi e che tutti, ma proprio tutti, si erano accorti che le sue scarpe erano marrone, e sin dal primo momento, dannazione! Poi scoppi a piangere, singhiozzando disperata. Che cosa vuoi da me? chiese. Io cerco solo di sopravvivere. Dovrei forse lasciarmi sprofondare nella melma e soffocare, come la mia gente, i miei antenati, gli antenati di ognuno di noi? Gran parte del mondo  immerso in un letamaio, lotta per restare a galla, e io non ne posso pi, non ne posso pi di questa storia, Dio mio, quanto sono stanca di vivere, pensare, essere ci che sono! Ma non cambier. Questo  il paradiso, il Paradiso, e io l'ho trovato. Qui, nel 1960, non ti torturano n ti infilano in un forno. Cosa posso volere di pi? I nostri predecessori torturavano la gente o venivano torturati, o entrambe le cose. Ebbene, io sono Natashya Everett e con me la storia non c'entra niente, mi sono liberata del suo tanfo mefitico, e non devo ringraziare nessuno per questo, nessuno tranne me e la buona sorte. E tu, brutto figlio di puttana, vieni qui a criticarmi perch sono uscita da questa montagna di merda?! Perch non sto soffocando?!
Rimasero in silenzio. Poi l'uomo (il cui volto  una macchia confusa nei miei ricordi) le fece scivolare un braccio sulle spalle, e lei allora fece una cosa strana, lasci ricadere il capo contro la sua spalla come se fossero vecchissimi amici, quando io non l'avevo mai nemmeno visto! E pareva che lui stesse per baciarla sulla bocca, ma lei gir un po' la testa e, forse con un pigro gesto della mano, indic che la baciasse invece sul collo, cosa che lui fece, mentre dalla vegetazione io guardavo sentendo pulsare i bulbi oculari. Avevo otto anni.
Gustave mi scosse. Ti senti bene? disse. Arrossii e annuendo mi abbandonai contro lo schienale.
Il dibattito nel frattempo aveva preso una direzione diversa. Un ragazzo con la pelle violacea martoriata dall'acne stava dicendo: S, alcuni nella mia scuola avevano foto simili. Ma quando la professoressa gliele ha trovate non ha fatto niente, ha lasciato cadere la cosa.
La poveretta ha avuto paura di riconoscere che certe cose esistono disse in tono animato la dottoressa. Comunque sia, personalmente trovo un po' patetico questo ricorso alla pornografia. Voi? Dopotutto la gente normale d sfogo normalmente ai propri desideri. Credo che si possa provare solo piet per chi usa la pornografia, come per gli omosessuali e i deviati, che non sono altro che malati. Aiutiamoli, ragazzi, invece di far finta che non esistano! Lo sapete tutti che i ragazzi alla vostra et sono inclini a indulgere nell'anormalit. E non mi riferisco solo a quelli che guardano fotografie sporche ma anche all'estremo opposto, i ragazzi che non mostrano alcun interesse per il sesso e le ragazze che fingono disgusto nei confronti dei ragazzi. Dobbiamo accettare i nostri istinti e le nostre fantasie, altrimenti ci comporteremmo da ipocriti, come la maggior parte della popolazione adulta d'America. Che ne pensate? Immagino che conosciate tutti ragazzi e ragazze sfortunati che arrivano al liceo dicendo di non nutrire il minimo interesse nei confronti del sesso, o sbaglio?
Stretto nella morsa della vergogna cambiai lentamente posizione.
Una ragazza alz la mano. E i fratelli e le sorelle minori? disse. Se ti accorgi che la tua sorellina, per esempio, ne  completamente fuori - nel senso che non ne sa nulla - dovresti parlarle e aiutarla a venire allo scoperto?
Ma come fai, se i tuoi genitori per primi si oppongono? ribatt la dottoressa Muggeridge.
Era vero. Cal il silenzio per qualche istante, ma non un silenzio vuoto. Riuscivo quasi a sentire i pensieri degli altri agitarsi nella stanza. Si sollev un'altra mano e una ragazza disse: Penso che la domanda che molte di noi vorrebbero farle, dottoressa, , e sono seria, come si fa a dire a un ragazzo di smetterla di fare lo stupido?.
Ragazzi, disse la dottoressa con un sorriso che cosa consigliereste?
Di dirlo e basta comment uno.
Uno schiaffo non gli farebbe male disse un altro.
No, perch alcuni insistono. Non ne vogliono sapere disse la ragazza, paonazza. Perch fanno cos, dottoressa? A volte i ragazzi sono proprio cattivi. E nessuno d mai la colpa a loro. La colpa  sempre della ragazza.
Quello di cui stai parlando, cara mia,  il famigerato doppio standard disse la dottoressa come se fosse uno dei suoi argomenti preferiti. La societ si aspetta un comportamento altamente morale dalle sue giovani donne, e si gira dall'altra parte quando i giovanotti fanno i loro comodi.  ovvio che sia un atteggiamento profondamente ingiusto. Ma come sapete la societ sta cambiando. Credo che sia proprio questo a tormentare i vostri genitori. Perfino i ragazzi pi depravati si aspettano che le mogli arrivino pure e innocenti quando decidono di sposarsi... finalmente! (Risata generale.) Ma la nostra societ cambia cos rapidamente che arriver un tempo in cui le ragazze avranno la stessa identica libert.
Ma, dottoressa Muggeridge, disse una ragazza alcuni credono che vada bene tutto se sei sposata o fidanzata, o comunque stai con un ragazzo da diverso tempo. Lei che ne pensa?
Mia cara, mi hai frainteso se pensi che abbia una qualche opinione sull'argomento che non sia quella pi salutare, ovvero affrontare i problemi parlandone. Non mi sogno nemmeno di imporre i miei standard morali al prossimo. Alcuni diranno che le coppie sposate hanno tutto il diritto di dormire insieme, altri che il fidanzamento va intrapreso solo dopo aver testato un certo tipo di rapporto. Non ho particolari consigli da dare. La questione va elaborata all'interno della coppia stessa.
Dottoressa, disse una ragazza baciare al primo appuntamento?  sbagliato o...?
Alcuni arrivano addirittura fino in fondo al primo appuntamento disse la dottoressa.  una questione di qualit, non di quantit, non credi? Di nuovo, il dialogo  fondamentale.
Dottoressa Muggeridge disse un'altra e che mi dice dell'aborto? Crede che sia una valida soluzione a una gravidanza indesiderata?
Il dibattito intorno al tema dell'aborto  vivace. La visione religiosa, ormai antica e sorpassata, lo ritiene sbagliato ed  a tutt'oggi un crimine in molti stati. Tuttavia osservando la questione da un punto di vista oggettivo e scientifico,  chiaro che la coppia, posta davanti alla prospettiva di una gravidanza non voluta, pu scegliere da sola che cosa fare. Personalmente sono convinta che il matrimonio non sia la soluzione migliore. Tanto per cominciare, sposarsi in cos tenera et limiterebbe la vostra possibilit di fare esperienza del mondo. Pensate a tutto il divertimento che vi perdereste, gli appuntamenti, le feste! E innalzerebbe il sesso a qualcosa di molto importante, rendendolo non solo un normale aspetto della vita, qualcosa da gustare...
Dove stai andando? mormor Gustave.
Fuori risposi.
Lasciai l'aula. Stavo soffocando dal caldo. Ma in corridoio e poi nel parcheggio, dove riversai il contenuto del mio stomaco, faceva caldo uguale. I miei vestiti erano fradici di sudore.

7.

Il raptus di follia dell'aiuola, invece, mi colp cos: camminavo immerso in uno sciame danzante e pulsante di pulviscolo atmosferico, ripensando al discorso della dottoressa Muggeridge della sera prima e al colpo di grazia che la sua mano sollevata mi aveva gentilmente inferto condannandomi alla perdizione, per non parlare di Nada o piuttosto dell'assenza di Nada quando infine giunsi a casa (la signora Hofstadter aveva tardato di un'ora e l'avevamo aspettata sui gradini della scuola. Era scoppiata in lacrime, notando la fatica con cui Gustave si era alzato in piedi, e per qualche ragione aveva iniziato a prendersela con mia madre: Io non so chi sia Natashya, e come me nessuno lo sa, nessuno, e la famiglia di tuo padre non figura nell'alta societ di Philadelphia, a prescindere da quanto sia ricca. E a una delle cene a casa vostra ho trovato un'impronta di rossetto sul mio bicchiere, un bicchiere che avrebbe dovuto essere pulito, appena uscito dalla lavastoviglie...), quando mi capit qualcosa.  stato terribile, ma allo stesso tempo meraviglioso.  stato come se un fulmine (che magnifica metafora!) fosse caduto dal cielo: mi avrebbe spezzato in due se solo non fossi stato cos previdente da abbassarmi.
Fu come se lo scudo protettivo che mi avvolgeva la mente si fosse disciolto, permettendo a ogni ben di Dio di riversarsi fuori. Stavo tornando da scuola, dove ero stato impegnato per quasi l'intera mattinata, e stavo attraversando i giardini davanti alla Cedar Grove Bank of the Republic quando questo lampo di luce venne a liberarmi. Dovete sapere che avevo trascorso tutta la mattina, e tutta la sera precedente, in uno stato di torpore. Sentivo - fin troppo bene - tutto quello che capitava intorno a me ed ero riuscito anche a risolvere uno stupidissimo problema alla lavagna, ma... ma non ero propriamente sveglio. Poi all'improvviso mi destai. Fu un attimo. Una furia travolgente si impadron di me, balzai nell'aiuola immacolata della banca (un'aiuola che ospitava viole del pensiero, bocche di leone e altri fiori dai petali setosi, bordati di bianco) e cominciai a calpestarla. Sferravo calci violenti, e mentre percuotevo come un folle i minuscoli volti dei fiori, una felicit crescente si faceva strada nel mio piccolo e vuoto petto. Borbottavo fra me qualcosa, ma non Prendi questo! E questo!; non so cosa borbottassi. Non mi sentivo, non ero interessato a sentirmi, in quel momento non avevo la percezione di sentire alcunch. E un attimo dopo ero disteso sull'aiuola che strisciavo, scalciavo, mi dibattevo, graffiavo, strappavo l'erba coi denti, mentre una furia cieca mi pervadeva i muscoli conferendomi una forza che non era mia.
I singhiozzi strozzati si placarono e udii qualcuno mormorare: Lasciatelo stare, non dite niente. Potrebbe farvi causa. Era un ragazzo della mia et che parlava col fratello minore. E dietro e intorno a loro c'erano le tante signore di Cedar Grove che mi fissavano, rapite.
Un giovane poliziotto si avvicin al limitare dell'aiuola e si chin a guardarmi. Hai perso qualcosa, figliolo?
Respiravo ancora affannosamente.
Che cosa hai perso, ragazzo? Dimmelo, potrei aiutarti. Del denaro? Le chiavi? Era un uomo cauto; aveva capito che non doveva toccarmi. Rimasi l sdraiato, col cuore in gola, e attesi. Il poliziotto fece educatamente cenno alla folla di disperdersi - disperdetevi era la parola che avrebbe voluto dire, ne sono certo - e io mi misi a sedere, col respiro ancora affannato, e infine in piedi.
Mi auguro che non fosse nulla di importante disse il poliziotto.
Mi allontanai dal circolo di fiori devastati. Un tale della banca osservava da poco distante, sorridendo.  tutto a posto, agente. Sta bene.  stato solo un momento di debolezza. Hai trovato quello che stavi cercando, figliolo?
Annuii e iniziai ad allontanarmi. Non potevo credere che mi stessero lasciando andare... e invece era proprio quello che stavano facendo, mi lasciavano andare! E sebbene molti dei bravi cittadini di Cedar Grove notassero i miei abiti sporchi e il mio volto striato di lacrime e terra, nessuno disse nulla. Mentre mi dirigevo verso casa, il ricordo di quel fuoco che mi aveva invaso inizi a svanire e ricaddi ancora una volta nel precedente stato di torpore... finch non mi trovai ad aprire la porta laterale di una casa che non era la mia, ma che un tempo era stata nostra (la casa dove abitavamo anni prima), e questo errore mi tenne moderatamente sveglio fino alla casa giusta, quell'elegante e spazioso scrigno di promesse su Labyrinth Drive.
Nada non c'era. Mio padre non c'era. Libby stava stirando nello scantinato, si sentiva puzza di bruciato. Corsi di sopra e andai nella mia stanza, e da sotto il letto estrassi il lenzuolo sporco di terra in cui tenevo avvolto il mio fucile.

8.

Era un fucile da caccia che credevo mi sarebbe esploso in viso se mai l'avessi usato. Aveva un mirino telescopico fissato sulla canna e questo era il suo unico aspetto interessante. Mi sdraiai sul letto e lo puntai in varie direzioni, solo per il gusto di guardare attraverso il mirino. Era pesantuccio. Non c'era nulla nel suo legno liscio e ordinario e nella sua altrettanto ordinaria canna che ne facesse presagire l'insito potere, e questo suo potere nascosto mi metteva un po' in soggezione. In s era un oggetto talmente inerte e innocuo.
Andai alla finestra e guardai dal mirino. Tutto si fece di colpo vicino, ma piuttosto sfocato. Doveva essere per via delle mie dita sudate che avevano toccato la lente. Spostavo la canna qua e l ammirando le bellezze di Labyrinth Drive: la vicina, una bella donna un po' trafelata, in completo rosa e tacchi bianchi, istruiva la governante di colore nell'arte di annaffiare le rose - trotterell fino a un cespuglio, lo indic, la governante la segu e irror d'acqua il cespuglio in questione tramite un tubo da giardino, poi passarono a un altro cespuglio, e a un altro ancora. Era uno spettacolo bellissimo. Nel frattempo, dall'altra parte della strada, la Green Carpet Lawn Service di Cedar Grove era all'opera. Il mirino non mi permetteva di vedere in faccia gli operai. Me li mostrava come avvolti nella nebbia, figure che non erano reali ma nemmeno immaginarie, e mi diede piacere pensare che esistevano sia per loro stessi che per me, la loro spia. La Green Carpet Lawn Service consisteva di un possente capomastro che non faceva altro che fumare e camminare da una parte all'altra del prato, e una squadra di omoni bianchi, con un'abbronzatura un po' troppo vistosa, i capelli lunghi e i vestiti madidi di sudore. Il capomastro parlava con garbo alla padrona di casa, ma ai suoi uomini non rivolgeva parola. Era evidente che si detestassero tutti a vicenda. Dovetti per forza soffermarmi ad ammirare i tratti decisi dell'anonimo e inespressivo volto del capomastro. Mi sovvenne che avrei potuto premere il grilletto del mio fucile da caccia e abbatterlo, ma sarebbe stato un gesto crudele e poi non volevo fare del male a nessuno; di certo non volevo uccidere, o cos almeno pensavo quel giorno. Rimasi seduto a osservare una lenta processione di furgoni: il furgone del servizio lavanderia, il furgone del fiorista, il furgone dei tecnici del televisore, il furgone degli alcolici, il furgone dell'idraulico, il furgone dei tecnici dell'aria condizionata...
E in fondo alla via c'era il Cedar Grove Sprawater Service, intervenuto per riparare il sistema antincendio di qualcuno. Ogni giorno, per tutto il giorno, questi furgoncini erano parcheggiati davanti alle case. Ma quegli uomini erano troppo distanti. Non li vedevo bene e probabilmente, se avessi premuto il grilletto, nulla sarebbe successo. Non me ne intendevo di fucili, allora come adesso. La traiettoria dei proiettili  breve? Bisogna mirare pi in alto rispetto al bersaglio, e se s, quanto? Il sommario foglietto delle istruzioni allegato al fucile non era di grande aiuto. Puntai la canna verso il cielo e con aria assente guardai per un po' dal mirino senza mirare a nulla in particolare. Mi sembrava impossibile che qualcosa potesse entrare nel raggio d'azione del mio fucile, o di qualsiasi arma avessi mai potuto possedere. Non mi sarebbe esplosa in faccia se mai avessi osato premere il grilletto?

9.

Quella notte li sentii discutere, ma qualcosa dentro di me doveva essere cambiato perch non strisciai fuori dalla stanza per origliare. Non ne avevo bisogno. Proprio come il mirino telescopico avvicinava le cose ai miei occhi, cos la mia nuova pace interiore mi diceva che era storia vecchia, e non c'era bisogno di riascoltarla. In che modo avrebbero potuto sorprendermi? Da piccolo volevo sentire ogni singola, orribile parola e, se possibile, vedere il viso di Nada contorto dal rancore e quello di mio padre dalla rabbia, ma ora, a undici anni, non avevo pi bisogno n di vederli n di sentirli. Sapevo gi tutto.
In quei momenti non aiutava granch giocare al gioco del pensiero. Il gioco del pensiero era utile quando mi sentivo sprofondare talmente tanto nell'inerzia che temevo di morire, allora mi aggrappavo a un ricordo banale, lontano, di una scarpa, di un anello di Nada, o dello spartito sul pianoforte (quali brani conteneva?). Ma il gioco del pensiero non poteva nulla quando Nada e mio padre litigavano, perch quando accadeva non volevo stare sveglio. Meglio dormire. Meglio non sentire Nada alzare sempre pi la voce, non per ferire o colpire, ma solo per esprimere rabbia, e meglio non sentire neanche le urla di mio padre, perch alla fine della fiera loro se ne sarebbero andati a letto, ciascuno nel suo, e avrebbero dormito, mentre io sarei rimasto sveglio.

10.

Il mattino seguente, quando scesi di sotto, Nada era gi in piedi con indosso un inconsistente abitino estivo giallo, e le gambe nude allungate sotto il tavolo in sala da pranzo. Questo ricordo evoca nella mia mente immagini esotiche - di pappagalli, cacatua, enormi e coloratissimi fiori tropicali - per via della lucentezza della carta da parati verde, a maglie strette, che ricopriva le pareti della sala, della solarit del vestito di Nada e delle pesche e banane che stava mangiando. Davanti agli occhi aveva una discreta pila di fogli lunghi e stretti che, con cautela, toccava con le dita appiccicose. Ciao, tesoro disse. Vai a scuola?
Libby aveva il giorno libero e Nada a volte mi rivolgeva in quelle circostanze dei sorrisi cospiratori, complici, ma quella mattina era distratta. Le chiesi che cosa fossero quelle carte e lei rispose niente, niente di importante. Era un racconto?, le chiesi. Non  niente, davvero. Non vorrai fare tardi a scuola? disse. Con fare spensierato e indifferente si scost i capelli dal viso, sorridendomi in quel modo che non significava niente. Stranamente quel gesto mi fece ripensare a una delle ragazze carine e sicure di s che avevo visto a scuola al dibattito con la dottoressa Muggeridge, una ragazza che allora avevo a malapena notato e la cui immagine era stata rievocata da quel semplice gesto di Nada.
Cos mi incamminai verso scuola, ma poi mi pass per la testa di non andarci. Mi voltai e tornai indietro per una strada laterale tagliando attraverso una viuzza (non si poteva definire un vicolo) che passava dietro le case di Labyrinth Drive. Lungo questa viuzza c'erano dei bidoni della spazzatura, alcuni nuovi e altri un po' meno, e un paio di case ne aveva addirittura sei o sette tutti per s! Mi vergogno un po' ad ammettere che gli Everett riuscivano a riempirne non pi di due alla settimana, di quelli grossi. Vista da l casa nostra sembrava diversa. Scavalcai la nostra recinzione, che ondeggi un poco, e sbirciai in giardino. Era immerso nell'ombra e la piscina luccicava di un azzurro delicato. La superficie era punteggiata di insetti. Il retro della lunga casa era diviso in settori: una veranda circondata dalla zanzariera con dei mobili da giardino, un'altra veranda con le pareti di vetro, che era la cosiddetta stanza di famiglia e si affacciava su un cortile cui i precedenti proprietari evidentemente tenevano molto, visto il numero di piante rampicanti che ospitava, l'edera rigogliosa e i tanti vasi di fiori che Nada non si era presa il disturbo di curare e da cui ora spuntavano dei cosini rinsecchiti color marrone. Il cortile era lastricato in pietra, pi ampio di altri che avevo visto, e tutto intorno crescevano piante sempreverdi e qualche cespuglio di rose. La finestra della sala da pranzo era di quelle a golfo, ma era sprecata per via di tutti quei cespugli che crescevano selvaggi. Mi sembrava comunque di vedere Nada seduta al tavolo e se avessi avuto il mio mirino telescopico avrei potuto esserne sicuro.
Entrai in casa dall'ingresso principale. Le porte a Cedar Grove non sono mai chiuse a chiave. Appena oltre la soglia, mi fermai ad ascoltare: fruscio di carta proveniente dalla sala da pranzo. Era ancora al lavoro.
In punta di piedi raggiunsi le scale e salii di sopra. Niente scricchiolii. Arrivato in cima attesi. Ero bravo ad aspettare. Ero avvolto da una specie di foschia dorata e rimasi l, fra l'attesa e la non attesa, a pensare che io e Nada eravamo soli in casa, tutti soli, e lei non lo sapeva. Ero in uno stato di piacevole trance. In seguito, quando dovetti riferire tutto questo nell'ambito della mia confessione, cercarono conferma interrogando il professore di matematica, Hale, che con mio grande stupore disse che quel giorno non ero assente! A sentire lui, dal registro risultava che questo Richard Everett si era sempre presentato a lezione finch un giorno, di punto in bianco, aveva smesso. Ma io, lettori miei, insisto nel dire che ero assente, ebbene s, quella mattina ero assente, e lo ero persino appollaiato lass, in cima alle scale, tanto vagava la mia mente.
Poi suon il campanello o, meglio, risuon. Dovevo aspettarmelo, perch mi riscossi immediatamente come se fosse tutto programmato. Udii i passi di Nada sul pavimento, anzi, li percepii, e fremetti al pensiero delle piccole rientranze che i suoi piedi scalzi avrebbero lasciato sulla folta moquette bianca. Due voci si mescolarono, la sua e quella di un uomo. All'epoca pensai che fosse la voce del direttore del giornale, Malinsky (ma si scopr che era volato a New York quella mattina stessa). Andarono in sala da pranzo; vidi passare la loro ombra, ma avevo troppa paura per fare capolino e guardare di sotto. La voce di Nada assunse una piacevole nota ironica mentre pronunciava la parola Elwood. Squill il telefono. Nessuno rispose. Squillava, squillava e il suo squillare interferiva con il battito selvaggio del mio cuore.
Mi precipitai nella stanza di Nada in fondo al corridoio. La porta era aperta. Dentro, il letto era disfatto; la coperta bianca era mezzo caduta sul pavimento e sembrava dozzinale e sporca. Per terra c'era il sottile ma comunque delizioso tappeto persiano che Nada aveva preso chiss dove, sotto consiglio di una qualche signora, e i mobili non si armonizzavano fra loro. Nada aveva sempre subito l'influenza di altre donne, si lasciava trascinare nei negozi di antiquariato o alle aste, dove cercava di accaparrarsi dei pezzi in stile reggenza perch qualche signora convincente le aveva detto che erano i pi pregiati, o magari falsi mobili in stile country francese perch la residenza di qualcuno era decorata in quel modo. Di suo, ovviamente, non aveva alcuno stile.
Fogli e libri erano sparpagliati ovunque. Da un lato c'era la toeletta, tutta rosa, e un armadio alto e lungo straripante di vestiti. Aprii lo sportello e si accese una luce. Entrai e mi nascosi fra gli abiti soffici e profumati di pulito, anche se alcuni, se non andavo errato, erano stati lavati a secco.
Che sesto senso! La dottoressa Muggeridge mi aveva insegnato pi di quanto pensassi. Di l a breve, una mezz'oretta, li sentii entrare nella stanza. Nada era vicinissima all'armadio quando disse:  uno schema che si ripete. A volte mi ci perdo, con tutte quelle volute e quelle spirali. Come un orecchio.
Puoi uscirne quando vuoi.
Oh, taci, tu che ne vuoi sapere? Che senso ha vivere e non essere normali? Questo mondo  una merda, se sei senza soldi. Non scherziamo. Poi aggiunse qualcos'altro che non sentii, improvviso e rapido come il guizzo di una frusta.
Natashya, il tuo russo  sempre stato una farsa disse la voce maschile.
Come tutto il resto, quindi. Be'...
Il mio rifugio, il nascondiglio che credevo tanto sicuro, a quel punto si trasform nella mia prigione. Accadde lentamente. Me ne stavo accovacciato dietro a qualcosa di lungo e setoso, ad ascoltare e sudare, e col passare del tempo mi accorsi che avrei potuto sentirmi sempre pi male se avessi ascoltato oltre. No, non posso trascrivere ci che ho sentito e non  importante, non per voi almeno. Per voi nulla di tutto questo lo ,  soltanto qualcosa da leggere e dimenticare, ma io al solo ricordo mi sento consumare dall'angoscia e dal senso di umiliazione... E dunque, dicevo, ero accovacciato l con gli occhi chiusi e le mani premute sulle orecchie, ma non era sufficiente, non era sufficiente! Riuscivo ancora a sentire ben pi di quanto volessi. Premevo cos forte con le mani che a un certo punto iniziai a udire un fischio, anzi un trillo simile a quello di un telefono, e nel cervello mi si diffuse una sorta di ronzio, e...
Dopo un po' non sentii pi nulla. Allora mi concessi di allontanare le mani doloranti dalle orecchie, altrettanto doloranti e arrossate, e per un attimo temetti di essere diventato sordo tanto profondo era il silenzio. Poi udii qualcosa, delle voci. Bisbigliavano, gentili. Non sentivo cosa dicessero. Forse stavano parlando un'altra lingua, la lingua degli amanti, chi poteva dirlo? Le voci andavano e venivano. Era tutto molto delicato e noncurante. All'improvviso mi giunse un cigolio di molle e Nada disse: S, ti prego,  azzurro, azzurro e leggero.
Capii che l'uomo si stava avvicinando all'armadio e cominciai a fare respiri veloci dalla bocca. Socchiusi gli occhi. Mi coprii la testa con le mani e mi raggomitolai ancora di pi. L'ho detto che per tutto quel tempo, un'ora e pi, ero rimasto ripiegato su me stesso e mi facevano malissimo le gambe? Vi  mai capitato di stare accovacciati su un mucchio di scarpe da donna sparse ovunque sul pavimento di una cabina armadio e sentirvi soffocare, tormentati dalla vergogna, senza osare respirare? Vi  mai capitato? Siete mai stati accucciati per cinque minuti, finch le gambe hanno iniziato a farvi cos male che la cosa che pi desideravate al mondo era alzarvi?
Niente di tutto questo, ovviamente, mi pass per la mente. Non pensavo a nulla. Ero paralizzato dal terrore, congelato in quella posizione, e soltanto ora, mentre scrivo (Dio, che vergogna anche solo scriverlo!) riesco a rammentare come mi sentivo. Ma allora, allora non ebbi il tempo di pensare a niente. Lo sportello dell'armadio si spalanc di colpo e si accese la luce. Ero accucciato dietro le sue cose, e insomma speravo disperatamente che non mi si vedesse, ma quest'uomo con fare brusco e frettoloso inizi a frugare tra i vestiti appesi come insofferente di tutta quella roba, e quando alla fine s'imbatt nell'accappatoio azzurro di Nada, spost da parte cinque o sei grucce e si ritrov davanti me: vidi un uomo nudo con i peli sul petto corti e ricci tutti umidi, un volto che non avevo mai visto prima e uno sguardo vagamente incredulo. Quell'uomo mi fissava e io mi feci ancora pi piccolo sulla mia montagnola di scarpe, le mani in cima alla testa, gli occhi puntati su di lui. Trascorse un secondo. Poi l'uomo strapp l'accappatoio dalla gruccia, che per poco non cadde, si volt e chiuse lo sportello. La luce si spense. E questo  quanto.

11.

Fu cos che divenni un Personaggio Secondario. Finii sullo sfondo. Non  semplice per voi lettori comprendere questa mia trasformazione in Personaggio Secondario perch 1) ai vostri occhi non potete che essere voi i Protagonisti, di conseguenza questa mia nuova identit non rappresenta un fatto di cui sorprendersi e 2) non credete che un Personaggio Secondario debba esprimere cos tanta ansia, sofferenza e fastidio.  ridicolo quanto un veemente atto di protesta da parte di un'associazione di cavie da laboratorio.
Ad ogni modo io, Richard Everett, diventai un Personaggio Secondario.  l'opposto della schizofrenia, ci nonostante vi  comunque correlata, secondo il dottor Saskatoon: nessuna divisione dell'ego in pi parti, bens un curioso caso di sparizione, come un serpente che si autoinghiotte o una tasca rovesciata che non era nemmeno una tasca. (Queste mie digressioni suonano sempre pi disperate: sto lottando contro l'impulso di annotare la lista di quello che ho mangiato stasera perch possiate giudicare da soli il livello del mio stato di degrado. Ma a chi importa di leggere di cibo cinese da asporto, pomodori a pezzetti, spaghetti in scatola, biscotti friabili, patatine fritte grondanti olio... e... altro? C' un abisso tra queste schifezze e i manicaretti di Nada!)
Ma se dovessi rifare tutto da capo, e grazie al cielo non devo, presterei pi attenzione al cibo. Il consiglio di Hanley Stuart Hingham  un buon consiglio perch, per quanto questa non sia opera di finzione, tutta la scrittura implica una selezione e io non ho selezionato i dettagli giusti. Avrei dovuto dirvi delle torte salate, sia fresche che congelate, delle coppette di crema di limone, dei coni gelato, delle tartine alla fragola e crema, dei cioccolatini, delle caramelle alla menta, del buonissimo dolce (un preparato per torte) che a volte sfornava Nada, di tutte le bibite che si vedono in mano ai ragazzini abbronzati delle pubblicit, della carne, delle patate, della salsa gravy, delle aragoste, dei gamberi, del pollo (fritto, arrosto, stufato, alla griglia, a cubetti, in quarti, in fricassea), di tutto, tutto quello che ho ficcato nella mia bocca vorace dal momento della mia Disintegrazione a quello della mia Morte. Avrei dovuto ristampare i menu dei ristoranti pi esclusivi e dei country club di Cedar Grove, oltre al ricettario di Nada, per fornirvi non soltanto una vaga idea di quel mio sprofondare in un mare di cibo, ma un vero e proprio ritratto del contesto sociale.
Basta indulgere in digressioni inutili, per. Il tempo sta scadendo. Sono il genere di persona che quando il dolore incalza parla sempre pi in fretta. All'inizio provi meraviglia, poi compassione, poi soffochi uno sbadiglio e poi non ti disturbi pi nemmeno a nasconderlo, quello sbadiglio.
Ma ascoltate...

12.

Quella sera risolsi venti problemi di matematica. Suppongo che della vostra giovinezza non ricordiate la sensazione di impegnarsi in qualcosa di puro e utile come la matematica, la sicurezza insita nello svolgere passo dopo passo un procedimento, il gusto barocco di tracciare lentamente e amorevolmente i numeri a matita: sono tutte cose che svaniscono. Ma mentre procedevo un passo, o mezzo passo alla volta, in quel labirinto, una parodia del rallentamento del mio cervello, continuavo a vedere e sentire cose che non avrei voluto ricordare. Che genere di cose fossero non ha importanza, potete immaginarvelo. Avevo la sensazione di precipitare di testa nel buio intrinseco di quegli innocui disegni, senza poter fare nulla per arrestare la caduta. Avrei potuto tendere un braccio e aggrapparmi ai lati di un triangolo, come si potrebbe fare con la cornice di una finestra per non cadere gi. Ma non era sufficiente.
Andai in bagno e aprii l'acqua fredda. Misi le mani sotto il getto, ma nemmeno quello fu sufficiente (il freddo fa chiudere i pori). Cos aprii quella calda e la lasciai scorrere finch il vapore non ricopr lo specchio; poi presi il sapone e mi lavai le mani. Mi lavai le mani, il viso e le braccia fin dove riuscivo senza togliere la camicia. Sulla finestra appannata vedevo questo strano bambino che mi fissava, miope senza gli occhiali, e continuai a lavarmi senza fretta, come in sogno. Nulla faceva presagire ci che sarebbe accaduto poi.
Tornai nella mia stanza, che non ho descritto e che ora ricordo a malapena: una stanza dipinta di azzurro, con un che di nautico. Fuori dalla finestra il cielo mi fece pensare ai bagni pubblici: pavimenti grigio chiaro. Qualcosa sembrava sul punto di accadere. Dei bambini come me si dice sempre Era cos carino, cos buono ed educato, ma le considerazioni a margine vengono tralasciate, che cio i bambini come me sembrano sempre in attesa di qualcosa. Anche ora, presumo, sto aspettando, e mi appare evidente che la mia infanzia sia stata un periodo di attesa.
Dopo un po' - non saprei dire quanto - tirai fuori il fucile da sotto il letto e andai alla porta. Una serata tranquilla, entrambi i genitori a casa. Nada era nella sua stanza in fondo al corridoio che scriveva a macchina e mio padre era due piani pi gi, nel suo laboratorio. Qualcuno una volta gli aveva detto che gli uomini d'affari di un certo livello dovevano tenere impegnate le mani, cos lui si era messo a fabbricare birilli da bowling (o le chiamava clave indiane?), oggetti bellissimi, lisci, che a volte stavano anche in piedi da soli. Il laboratorio era talmente in basso che se avessi lasciato cadere un'ancora sarebbe precipitata all'infinito attraverso la casa, senza entrare mai in contatto con mio padre. Cos quatto quatto mi avviai per il corridoio fino alle scale sul retro, con il fucile in mano, furtivo ma non losco, in modo che nessuno potesse sentirmi uscire o rientrare.
Camminavo al buio lungo i muri col fucile tenuto con noncuranza davanti a me. Avanzavo come avrebbe fatto un cacciatore qualsiasi in una qualsiasi zona buia della periferia, e quando giunsi alla recinzione dietro la nostra propriet, mi ricordai anche di posare il fucile per scavalcare. Istinto, forse. Sapevo che era fondamentale non farsi esplodere, ancora. Non ero del tutto in me ma questo lo sapevo. Provavo un dolore sordo alla testa e uno pi acuto dietro l'occhio sinistro. Per farla breve, mi sentivo pi o meno come sempre. Una volta sceso nel vicolo accelerai il passo. Non avevo idea di dove stessi andando. Era una gradevole serata di luglio. Per la precisione, il 23 luglio del 1960.
In fondo all'isolato attraversai la strada. Tutto intorno il silenzio, il vuoto. Accelerai il passo. Ero in ansia, come se gi sapessi che sarei arrivato tardi a un appuntamento. Sopra di me il cielo era ancora lievemente coperto ma in compenso era apparsa qualche stella qua e l. Il signor Grenlin alla Johns Behemoth ci aveva detto che le stelle non esistevano, bens rappresentavano: erano rappresentazioni delle stelle del passato. Allora possiamo vedere il passato, aveva detto uno di noi. Ma Grenlin aveva risposto, con la disinvolta superiorit della Johns Behemoth: Quella che vedi  solo un'idea di passato, l'idea che ti sei fatto tu dopo che ti  stato detto che le stelle non esistono come sembrava. Ma dal momento che stai vedendo soltanto la tua idea di passato, sarebbe sciocco dedurne che quel passato sia il passato di tutti, o addirittura un passato storico. Domande?. No, nessuna.
Giunsi a una strada pi ampia dove mi formai una vaga idea della mia destinazione. Quella era Broad Road, e divideva il quartiere piuttosto anonimo di Cedar Grove, dove vivevamo, da un'enorme area chiamata Pools Moran (nome che tuttora non capisco), che ricordava in un certo qual modo Fernwood Heights. Mentre attraversavi la strada riuscivi quasi a sentire le tasse aumentare, e una volta giunto dall'altro lato i sassolini che avevi conficcati nelle suole delle scarpe valevano quanto nichelini, decini e quarti di dollaro. Adesso correvo. Imboccai una strada in salita di nome Melon Lane e s, la riconoscevo, e nel mio petto il cuore ricominci a battere. Stavo prendendo vita! Davanti a me la via svoltava e si arrotolava su se stessa come un pigro serpente, e proprio dietro l'angolo avrei intravisto la propriet dei Body che Nada mi aveva indicato pi di una volta. Vi si accedeva sia da davanti che dal retro, per via della strada che le girava intorno. Attraverso una foresta di pini e cartelli di divieto d'accesso, vidi la casa dei Body e un fervore di attivit intorno alla piscina. Pur essendo una zona pacifica, quella notte da Pools Moran si levava un discreto baccano! Musica, grida. Alcune persone erano radunate intorno alla piscina, altre erano in acqua. Le lanterne che circondavano la vasca brillavano come lune. Uno dei figli universitari dei Body doveva aver dato una festa. Mi intrufolai nel boschetto in punta di piedi, col fucile appoggiato alla spalla e l'occhio incollato al mirino telescopico. Vedevo sagome colorate, ombre tridimensionali. Ero talmente vicino che non temevo nemmeno di essere visto. Il cuore mi scoppiava d'emozione! Non ricordavo che avesse pi battuto cos bene dal giorno del raptus di follia nell'aiuola, un capriccio infantile. Adesso batteva cos, pompando prezioso sangue nelle vene e... vidi una donna tamponarsi il viso con un piumino da cipria bianco e nel mentre rivolgere un rimbrotto secco al cagnolino che uggiolava ai suoi piedi. Il piumino era molto grande e bianco; a fatica riuscii a distogliere lo sguardo. Un tale era salito sul trampolino, un uomo giovane e muscoloso che si esib in un carpiato perfetto. Alcune ragazze applaudirono. Accanto alla scaletta d'accesso al trampolino un gruppo di ragazzi incitava una ragazza, che sal con un balzo sulla pedana, allung il giovane corpo (che riluceva nel bagliore delle lanterne), e punt le dita verso il cielo. La sua cuffia sembrava d'oro. Solo a guardarla sentivo l'umidit nell'aria. Poi qualcuno fece schioccare un accendino e avvicin la fiamma alla sua caviglia e la ragazza prese fuoco! E mentre fissavo la scena sconvolto e da ogni parte si levava un mormorio di stupore, la ragazza si avvicin in punta di piedi al bordo del trampolino, avvolta nelle fiamme, ed esegu un tuffo impeccabile.
Quando la sua testa dorata ricomparve il fuoco era estinto e applaudirono in pochi. Sentii di aver assistito a qualcosa di proibito.
Ma a quanto pareva non erano queste le persone che volevo. Nel buio mi mescolai a loro, sfiorando ragazzine sghignazzanti che non facevano neanche caso a me; il fucile che portavo non era motivo di allarme (avrebbe potuto essere un bastone da passeggio o uno strumento per ripescare una cuffia da un canale di scolo). Mi avviai su per la collina in direzione della casa. Le finestre erano tutte illuminate. La cucina era stipata di giovani in costume da bagno. Superata la cucina c'era una fila di bagni, con le finestre di vetromattoni. Di l si entrava in un disimpegno, con una gigantesca pianta in vaso, poi in un soggiorno buio, poi - e qui il cuore mi arriv subito in gola - in una specie di salotto, in cui trovai seduto il signor Body in persona. Capii che era quello l'uomo che cercavo.
Appena lo vidi iniziai subito ad arretrare. Con il fucile in spalla riuscivo a vedere nitidamente il signor Body; stava leggendo il giornale. Sentivo un formicolio in tutto il corpo. Era reale! Era tutto reale! Non avrei saputo dire perch mi trovassi l, che cosa significasse per me il signor Body, come non avrei saputo spiegare perch, un attimo dopo, il mio dito premette il grilletto.
Ma lo fece e il fucile spar. Nello stesso istante il vetro della finestra che proteggeva l'uomo dall'aria notturna si infranse e vidi Body, nella mia lente telescopica, gettarsi a terra. Che velocit! Si era tuffato con la stessa abilit del tizio che avevo visto sul trampolino. Premetti di nuovo il grilletto, stavolta mirando non a Body ma al muro dietro di lui. Altro sparo. Il giornale gli si sparpagli intorno e lui chin il grosso e fragile capo verso terra come se volesse seppellirvisi. Sparai un'altra volta e un'altra ancora. Body stava immobile, faceva il morto. Poteva fare il morto quanto voleva, a me non la dava a bere! Ma attendeva, e io attendevo con lui. Trascorse qualche secondo, e lui con la mano fece un timido gesto, simbolico forse, in direzione del telefono, e di nuovo premetti il grilletto e sparai al muro.
Mi voltai e feci di corsa il vialetto d'ingresso dei Body, passando accanto a tutte le auto parcheggiate. Siete sorpresi che nessuno mi abbia sentito? Ma s che mi hanno sentito, le loro orecchie hanno registrato gli spari, ma non hanno ascoltato perch che ragione avrebbero avuto per farlo? Per loro quegli spari di fucile non erano spari di fucile, ma al massimo fuochi artificiali o il ritorno di fiamma di una motocicletta (sempre che le motociclette abbiano ritorni di fiamma).
Correvo, correvo per Melon Lane. Bella strada! Un giorno dovreste farvi una gita in macchina fino a Pools Moran, a venti minuti dal cuore della citt ma a vent'anni luce dal suo tanfo e dalla sua povert, e qui, magari in una bella serata di luglio, fare due passi in Melon Lane. Camminate sui sassolini, respirate l'odore acre della polvere ( una strada sterrata). Se siete curiosi di provare le mie stesse emozioni correte e fate finta di avere alle costole tutti gli abitanti di Cedar Grove e Pools Moran. Pur sapendo che in realt nessuno vi insegue (come lo sapevo io), correte pi veloce, deliranti di gioia, finch le gambe non andranno cos rapidamente da sorprendere perfino quello scettico del vostro ex professore di ginnastica. E allora s che avrete modo di intravedere chi siete davvero! Perch non mi ero mai messo alla prova? Che cosa avevo fatto al signor Body, che cosa avevo mai commesso? Correvo e nella mia testa i pensieri facevano altrettanto, pensieri nuovi, spaventosi, corroboranti. Ma le gambe procedevano spedite, senza esitazioni o cambi di ritmo, mi portavano avanti, mi riportavano su Broad Road e poi nel buio di Cedar Grove, e di l a cinque minuti ero di nuovo al 4500 di Labyrinth Drive, casa mia.
Quella notte riposai bene; se non altro sentivo di aver scoperto me stesso.

13.

Il mattino successivo Nada sapeva che cosa era successo a Pools Moran da molto prima che uscisse il giornale. La sentii parlare al telefono e dire sussurrando: S,  terribile, davvero terribile.... Quando arriv il giornale lo leggemmo avidamente. Ero un po' stupito del clamore che l'accaduto aveva suscitato. A me non era sembrato nulla di che, un fatto decisamente privato, invece in prima pagina campeggiava il titolo a lettere capitali, nere: CECCHINO MANCA BANCHIERE. Ci misi un po' a capire che la parola cecchino era riferita a me.
Anche mio padre ne discusse con Nada quando torn a casa. Sembrava eccitato e allarmato, e parlando faceva tintinnare il ghiaccio nel bicchiere. Lo vedi che ci siamo?! Lo vedi che strada sta prendendo il paese? disse.
S disse Nada.
Tesoro, fate attenzione quando non ci sono. Tieni le imposte chiuse e tutto il resto, d'accordo?
Perch, abbiamo le imposte in questa casa?
Non lo so, credo di s.
Non di sotto.
Di sopra, allora. State al piano di sopra.
Passarono alcune persone a bere un cocktail e insieme parlarono del cecchino, che nel frattempo origliava in cima alle scale. Vidi Nada accogliere nuovi invitati, inarcare la schiena elegante mentre baciava sulla guancia una qualche vecchia amica, e vedevo la cima delle loro morbide chiome e le palpebre dei loro occhi, che non mi dicevano niente. Quel giorno la mia schiena non sembrava avere la forza necessaria a mantenermi eretto, cos mi sedetti sui gradini e mi rilassai all'indietro. Li ascoltavo rimpallarsi opinioni. Infine trionf su tutte la voce tonante di mio padre. Questo paese lo stanno rovinando i giudici e i sordidi sentimenti liberali, e come dice la nostra Tashya,  un miracolo che cose del genere non accadano quotidianamente, considerata la situazione!
Oh, come puoi dire una cosa simile? fece una signora.
Non l'ho detto io disse Nada.
 l'inferno disse un uomo. Non abbiamo protezione, viviamo in una giungla...
E che cos'altro dovrebbe essere? chiese Nada.
Ah, soltanto la sua voce mi riscuoteva! Sembrava rivolgersi a me, alla mia anima, come se avesse saputo che il cecchino in persona stava origliando le sue parole.
Il mondo intero, tutta la storia sono una giungla, quando non sono stati invece un mucchio di spazzatura o un cimitero, che sono poi la stessa cosa disse Nada. Perch no? Che diritto abbiamo di lamentarci? Siamo forse migliori? Ci che la mia gente ha fatto agli ebrei, che si  fatta a vicenda, e continua a fare...  una tragedia. Il suo accento si era fatto sempre pi forte e cattivo; i suoi ospiti dovevano esserne rimasti colpiti. Siamo convinti di vivere in una citt sacra... com' che si chiama? Cedar Grove, il bosco dei cedri. Ed  vero,  vero, questo mondo che abbiamo ereditato  sacro, ma dobbiamo metterci in testa che non durer per sempre. Non ci impedir di prenderci una pallottola o morire in altri modi. Proprio noi, fra tanti, non abbiamo il diritto di lamentarci.
Qualche attimo di silenzio. Poi un uomo, schiaritosi la voce, disse: Naturalmente, nella storia di Anthony Body, c' la questione spinosa della propriet della sorella di Armada che si trascina ormai da cinque anni. E credo, ma  solo una supposizione, che questo potrebbe avere a che fare con....
Ma come puoi dire cose simili? intervenne una donna con la voce acuta.
Al sicuro nella mia stanza lessi tutti i giornali che mio padre aveva riportato a casa. La mia stanza era un rifugio sicuro perch Libby non ci entrava: le avevo spiegato che, per punizione, da quel momento in poi me la sarei pulita sempre da solo. Quindi ero al sicuro. Anche quella notte dormii bene. Per un po' galleggiai come una boa sulla superficie di un immenso oceano nero, poi molto lentamente iniziai ad affondare e, una volta toccato il fondo, rimasi l per tutta la notte a dondolare dolcemente avanti e indietro insieme alle correnti calde. Quando venne il giorno, la luce del sole filtrava attraverso l'acqua melmosa ma non riusciva a penetrare del tutto. Che cosa stava succedendo? Mi misi a sedere sul letto ed ero ancora immerso nell'acqua, ma respiravo e con mia grande sorpresa sentii un sorriso comparire sul mio volto, molto lentamente, come fanno sempre i sorrisi nell'acqua.
Nada venne e mi dichiar malato, e disse che si sarebbe presa cura di me. Io giacevo lasciandomi cullare dalle correnti calde sul fondo dell'oceano e da mia madre. Mi pareva che sia io che lei fossimo mossi dalle onde, ma Nada non sapeva che cosa stesse accadendo, mentre io s. Non avere paura del cecchino, qui sei al sicuro dissi.
Nada rise e io ripetei, senza sapere che cosa significasse la sua risata: Come dice mio padre, se restiamo al piano di sopra....
Come dice pap mi corresse. Poi ripet: Come dice pap.

14.

Non avevo bisogno di attendere che fossero i giornali a dire che il cecchino non aveva pi colpito, ma mi interessava sapere quali progressi avesse fatto la polizia. Lo sceriffo della contea non aveva nulla da dichiarare ai giornalisti; fu evasivo. Intervistarono i vicini dei Body. I compagni di college dei figli dei Body offrirono la loro opinione. Qualche fotografia. In poche parole, niente.
Senza di me non potevano andare avanti!
Attesi ancora un paio di giorni prima di uscire di nuovo, e rimasi nelle vicinanze. Superai soltanto due o tre case correndo lungo il viottolo sul retro! Mi compiacqui nel vedere che molte imposte erano chiuse, che c'erano delle luci accese intorno alle case, sugli alberi o sopra i garage, per disperdere gli spiriti delle tenebre. Ma le tenebre, che spaventavano gli altri e avevano sempre spaventato me, ora erano qualcosa in cui mi gettavo con gioia e speranza, con il volto ancora deterso dal sapone che avevo usato e gli occhi pi vispi di quanto non fossero mai stati di giorno. Ah, che razza di fallimento ero come creatura diurna! Che essere fragile e spregevole! Nada era un animale notturno e prima di allora non l'avevo capito. Le creature notturne non prendono vita se non al tramonto, o almeno finch le imposte non vengono chiuse; di giorno fingono. Il me diurno era un fallimento, su questo non c'erano dubbi, ma il me notturno era forte. Se solo Nada mi avesse visto ora e avesse capito cos'ero, ovvero non quel suo figlio debole e malaticcio, ma uno pi misterioso, segreto, un figlio che apparteneva solo a lei e aveva occhi solo per lei.
Quella volta mi fermai a riprendere fiato, ansimante, presso una recinzione di metallo. Alcuni cani si misero ad abbaiare; nei quartieri della classe medio-alta i cani abbaiano sempre. Sono loro i padroni di quei quartieri. Vidi un'auto arrivare in fondo alla strada e attesi, e come previsto svolt nel vialetto della casa che stavo guardando. Mi nascosi dietro i bidoni della spazzatura. La luce dei fari mi sfior, arrampicandosi sul retro del garage, sulle finestre con le tende tirate, poi si ud il rumore di una portiera che si chiudeva, e un altro ancora. Una voce femminile... una voce maschile... un tintinnio di chiavi...
Il mio cuore era tornato a battere forte e, quando le persone comparvero nel passaggio illuminato che conduceva alla porta laterale, ero pronto. Appoggiai il fucile alla recinzione e attraverso la lente del mirino vidi due persone dall'aspetto ordinario, anonimo, due belle persone che pareva stessero litigando. Puntai il fucile su una porzione di parete bianca vicino a loro e premetti il grilletto.
Questa volta iniziai subito a correre. Non c'era nulla da aspettare. Il cuore - sentite come batte! - minacciava di esplodermi nel petto! Che liberazione! Il silenzio attraverso cui correvo mi crollava davanti come terrorizzato dalla mia forza. Correvo, correvo e in un certo senso lo sto ancora facendo, respiro rapidamente mentre batto a macchina queste parole, sento l'aria notturna e ripenso alla profonda solitudine che avevo scoperto, ma una solitudine che mi aveva fatto capire chi fossi. La solitudine che tutti provano, a un tratto, quando iniziano a pensare: e una volta scoperta, non si pu pi scappare. Solo io e Nada ci vivevamo, in questa solitudine, e mai prima di quella notte me n'ero riempito i polmoni e la pancia, e avevo capito cosa fosse.

15.

Quando mi destai il giorno successivo, tuttavia, ero nuovamente immerso nella luce del giorno. Un Richard da giorno. Mi vestii svogliatamente, radunai i miei libri e scesi a fare colazione. Nada mi rivolse uno sguardo sognante, distratto. Pensava al cecchino? Lo vedeva come un nuovo amante, uno di quegli uomini che incontrava chiss dove, chiss come, e si portava a casa? Ma disse soltanto: Non hai un bell'aspetto, Richard. Andiamo dal dottore?.
No, sto bene.
Ma sei pallido.
 solo la luce.
Lei si fece bastare quella sciocchezza e torn alla sua colazione. Io scelsi i cereali: assomigliavano nell'aspetto e nel gusto ai trucioli sparpagliati sul piano di lavoro di mio padre. Ci versai sopra del latte.
Cos' questo? chiese Nada tirando verso di s il mio libro di matematica. Lo sfogli rapidamente, annu e lo rimise al suo posto. Sarai pallido perch ti fanno sgobbare troppo.
Il tizio ha poi sparato a qualcun altro?
Chi, il cecchino? Direi di no. Sul giornale non c' niente.
Perch l'avr fatto, secondo te?  pazzo?
Nada si strinse nelle spalle.
Non bisogna essere pazzi per fare una cosa simile? domandai ansioso.
Nada si lecc il succo di melone dalle labbra e, dopo un attimo di esitazione, disse: La vera pazzia  che spari senza colpire nessuno.

16.

E da quel punto le cose iniziarono ad accadere velocemente. La mia vita da ragazzino procedeva lentamente, come uno scarafaggio di piombo, e all'improvviso, al termine di quel luglio, acceler. Il giorno era lento come sempre, ma la notte correva sempre pi veloce, come un cuore disperato. Perch dovete sapere, cari lettori, che un giorno scoprii di non essere l'unico cecchino.
S, signore e signori, un altro cecchino era uscito dalla luce per tuffarsi nell'ombra seguendo il mio esempio!
Era il due di agosto e ormai ero uscito un totale di tre volte, sempre con grande cautela, e ogni volta avevo sparato a vuoto e quindi mancato il bersaglio: un'operazione pulita. Ma il due di agosto si un a me quest'altro cecchino. Quel bastardo per non aveva il mio tocco in stile Cedar Grove. Era evidentemente un proletario, un rifiuto della societ, e spar a un vecchio sul marciapiede colpendolo al ginocchio. Figurarsi se io, Richard Everett, mi sarei mai sognato di ficcare una pallottola nel ginocchio di un povero vecchio! Ma mentre lo stomaco mi si stringeva di fronte a cotanta volgarit, il mio cuore si gonfiava di irragionevole orgoglio al pensiero che avevo un seguace, un emulatore. L'unico problema era che la polizia non aveva inteso che fossimo due persone distinte.
CECCHINO COLPISCE PER LA QUARTA VOLTA. Un anziano, uscito di casa per una passeggiata serale,  stato raggiunto dal proiettile del misterioso cecchino che ha...
Tanta stupidit mi faceva fremere di rabbia. Ben tre articoli in prima pagina parlavano del cecchino, ma quale? Il capo della polizia disse che dubitava che il cecchino sparasse per uccidere o ferire; era una persona malata in cerca di aiuto, e di aiuto ne avrebbe ricevuto, s, se si fosse costituito. Un parroco denunci la sempre pi rapida erosione della moralit nella vita pubblica, chiedendosi come potesse questo non avere degli effetti su un soggetto instabile. Era giunto il momento di scrutarsi dentro. La pettoruta presidentessa di un club delle madri chiese un livello maggiore di sorveglianza da parte della polizia e condanne pi esemplari.
C'erano degli articoli complementari circa i sospettati: uomini dalla condotta discutibile, uomini trovati a bighellonare nei pressi dei luoghi del crimine e che non erano riusciti a giustificare la propria presenza l. Erano tutti adulti, sono fiero di dire, e tutti venivano messi sotto i riflettori ed esposti all'opinione pubblica, dalla quale si erano finora nascosti dietro facce rispettabili in altrettanto rispettabili dimore (pare che un agente pubblicitario, un uomo a detta di tutti onesto, vent'anni prima fosse stato arrestato per oltraggio alla moralit. Che ne pensate, eh? La fotografia sul giornale mostrava un uomo tormentato). E telefonarono in molti. Non ho menzionato la mia terza uscita, ma si tratt di un'escursione in una classica abitazione di Cedar Grove, nulla di sensazionale, dove abitavano il signor Frazer Crane e signora. I Crane stavano ricevendo strane telefonate. La prossima volta ti becco! Non mi sfuggi promettevano dall'altro capo del filo. La coppia rifer di aver sentito della musica jazz in sottofondo.
E... cos'altro? Sembrava di stare al circo. Venivano tutti intervistati, uomini in pausa pranzo, casalinghe, un tizio del consiglio comunale, uno psichiatra (de rigueur), il capo della polizia (che era indignato).
Libby aveva paura di avventurarsi a Cedar Grove e Nada ci litig al telefono. Ma ho degli ospiti stasera! esclam disperata. Sbatt gi il ricevitore e rimase seduta in silenzio per un po'. Mi avvicinai, ma lei non fece caso a me. Volevo chiederle a cosa stesse pensando. Aveva paura del cecchino? Io l'avrei protetta. S, l'avrei fatto. O forse pensava a tutt'altro, alla cena o a un uomo che viveva in un'altra citt, a un'altra vita senza di me? Pensava a come sarebbe stata la sua vita se non avesse sposato mio padre, se non avesse avuto me? Ero abbastanza vicino da abbracciarla, ma non abbastanza da sapere che cosa le passasse per la testa.
Non dovresti dare una festa, stasera dissi. La signora Hofstadter ha sprangato tutta la casa. Non lascia nemmeno uscire Gustave.
Ah, Bb  pazza.
Potremmo starcene qui, andare di sopra a leggere qualcosa. Potremmo guardare la televisione...
Non ce l'abbiamo la televisione disse Nada.
S invece ribattei, ma il suo sguardo era gi scivolato via da me. Sollev la cornetta e chiam qualcun altro.
Io andai a scuola. La terribile sensazione di impotenza e nausea che avevo soffocato per tanti giorni stava riprendendo il sopravvento.

17.

A dispetto di tutto, quella sera Nada diede la sua festa. Cucin, persino. Non sapevo nemmeno che sapesse farlo. In ogni caso mise cos tante spezie, salse e vino nei suoi piatti che il sapore pass in secondo piano, ma tutti le fecero comunque i complimenti. Tutti si fecero comunque dei complimenti a vicenda. Ma quella sera qualcosa non andava, perch mio padre era molto, molto in ritardo e gli invitati (nove, fra cui Mavis Grisell, che si trovava ancora in citt) ingannavano il tempo bevendo cocktail e chiacchierando della diceria secondo cui una casa da un milione di dollari a Pools Moran non conteneva neanche un mobile, solo materassi nelle stanze da letto, e facevano battute sul cecchino, e ancora mio padre non si vedeva, cos si sedettero a cena. Io ascoltavo solo in parte. Non mi sentivo bene. Anzi, a dire il vero stavo proprio male, ma di un male con cui non avevo dimestichezza. Un male che non sembrava avere a che fare col mio corpo.
Mi trascinai fuori per darmi a un po' di spionaggio, pi per senso del dovere che altro, e arrivai sul pianerottolo. Vidi e sentii l'odore delle candele in sala da pranzo, e le fiamme danzanti mi riportarono alla mente quella adorabile ragazza misteriosa sul trampolino dei Body. Gli invitati parlavano in tono sommesso ed educato. Io, a differenza loro, non temevo che il cecchino potesse spararmi. Ma se invece l'avesse fatto l'altro cecchino? Dov'era mio padre? Che fosse stato colpito mentre rincasava, o che fosse addirittura da qualche parte a oliare il suo fucile, con la lingua tra i denti?
Alla fine arriv. Udii qualcuno aprire la porta e subito dopo un oh di sorpresa da parte dei nostri invitati. Mio padre fece ingresso in sala da pranzo. Lo vidi mentre passava. Marci verso il tavolo e disse: Bene, bene, bene. Se volete sapere che cosa sta succedendo, chi  lei davvero, cosa si  impossessato di lei, guardate qui! Guardate!. E si apr la camicia bianca e spiegazzata rivelando il petto nudo (niente canottiera!), e l sulla carne soda e ricoperta di peli c'erano decine di segni rossi.
Tacchi, signori! Tacchi, signore! esclam mio padre. Quel vecchio pagliaccio piangeva girando intorno al tavolo con le finte ferite in bella vista, mentre tutti lo fissavano attoniti. Nemmeno Nada avrebbe saputo fare di meglio. Quando un uomo  a terra sua moglie gli balza addosso con i tacchi, tacchi a spillo, affilati come pugnali! Rompighiaccio! Gli danza sopra, s, danza sul suo corpo, sul suo cadavere, e lui deve starsene l buono e lasciarla fare...
Non so come fecero gli invitati a uscirne, come fece Nada a restare seduta l con quel sorrisetto fisso sulle labbra. Tornai di corsa in camera mia. Non avevo lo stomaco di sentire altro. Le grida avvinazzate di mio padre proseguirono per un po' dopo che l'ultimo invitato fu scappato, e allora forse mi addormentai. Pi tardi quella notte mi svegliai nel silenzio pi totale, solo un cane abbaiava in fondo alla strada.
E adesso?

18.

La vista di quel petto nudo mi ricorda un'istantanea che conservo nel cassetto della scrivania. Potrei facilmente trovarla, l dentro non c' nulla tranne fotografie e bigliettini di carta.
Eccola.  una fotografia di mio padre scattata a Miami, molti anni fa.  seduto all'indiana su un telo da spiaggia, sotto un ombrellone a cupola, e la donna accanto a lui dev'essere Nada.  piuttosto magra. S,  una vecchia istantanea datata gennaio 1948. Prima della mia nascita! Immaginate mio padre e Nada, prima che nascessi, sotto il sole di Miami, ignari di tutto ci che sarebbe venuto: per questo mio padre ha un'aria cos sicura di s, col sigaro tra le dita, i pettorali ampi e muscolosi gonfiati per fare figura, e Nada, la cara Nada, sembra pi dimessa, perch attraverso gli occhiali da sole guarda verso l'obiettivo come fosse una pistola. Vicino a lui sembra piccola. Non avevo mai fatto caso che fosse una persona piccola; quando la vedevo in pubblico portava sempre i tacchi. Nella fotografia indossa un costume da bagno nero, ha i capelli lunghi. Mi gira la testa se penso che nel gennaio 1948 il mondo era un luogo in cui io non esistevo, non ero nemmeno un semino dentro il corpo di mia madre. Pensate, io che non esisto! Pensate! Quasi mi viene da piangere a guardare questa fotografia. Detesto essere un debole ma non posso farci niente.  come guardare la luce di stelle che non ci sono pi, che hanno abbandonato le loro orbite misteriose o sono esplose tramutandosi in polvere.
L'universo  incrostato della polvere di cose che non sono pi qui con noi.

19.

L'indomani mi recai a scuola e poi feci qualcosa di straordinario: andai sulla Main Street di Cedar Grove, che era anche la Main Street della citt, e presi un autobus per il centro. Una volta l vagai per un po' nel mio solito stato di torpore e decisi di andare a vedere un film. Il cinema era vecchio e molto grande, e le pellicole che proiettava erano pubblicizzate da locandine sbiadite appese lungo il marciapiede. Fuori c'era qualche barbone. Entrai sperando di essere accolto da una fresca oscurit, ma trovai la solita oscurit calda stipata di corpi approssimativamente lavati. Il primo era un film in bianco e nero; non chiedetemi di che parlasse. Soldati, musica durante le azioni di guerra, aerei che sganciavano bombe. Quando qualcuno moriva non sapevo se disperarmi o gioire, perch non ricordavo chi fossero gli americani e chi i nemici. Un altro film, in technicolor, mostrava gli orrori perpetrati da un dottore pazzo nel proprio laboratorio nascosto sotto la sua casa in stile Tudor. In una scena una donna veniva inchiodata dentro un barile, non so perch; tanto sangue. E poi cominci un altro film ancora, che spettacolo quel cinema! Era una pellicola italiana con i sottotitoli, ma io preferivo cos, quando non c'era bisogno di capire le parole. Gli attori in tenui tonalit di grigio, sagome contro il cielo nuvoloso, si aggiravano su un'isola, con i capelli al vento e le palpebre strizzate. Mi parve di averlo gi visto con mio padre una sera, qualche anno luce prima. E comunque non lo capii.
Quando tornai all'aperto la luce mi colp. Era tardo pomeriggio e nella nostra porzione di globo, a quell'ora del giorno, i raggi del sole giungono sempre a un'angolazione fastidiosa. Praticamente cieco passai accanto a un distributore di giornali e lessi un titolo che mi fece sgranare gli occhi: CECCHINO CONFESSA. Provai a leggere nonostante le mani che, frettolose e impazienti, infilavano decini nella fessura e tiravano fuori il giornale, e alla fine mi parve solo giusto il fatto di averlo comprato, da persona onesta qual ero.
Presi il giornale con delicatezza e lo aprii, ed eccolo: CECCHINO CONFESSA. A quanto pareva il cecchino era uno scapolo trentasettenne che viveva con i genitori e la sorella maggiore. Erano tutti battisti e, che ci crediate o no, il cecchino era descritto come un uomo devoto. Lui stesso affermava: Non so perch l'ho fatto. Non lo so. In fotografia c'era un ometto dall'aria contrita e gli occhi da pazzo.
Il cervello mi and in panne. Attesi l'autobus insieme a una folla numerosa e rada e una volta salito aprii il giornale e mi misi a leggere con sguardo febbrile. S, s. Ma non avevano capito che mentiva? Era entrato in una stazione di polizia del centro e aveva confessato. La madre non gli credeva e si rifiutava di vederlo. Il padre e la sorella giuravano che fosse a casa al momento degli spari. Una vicina diceva diffidente: Era un tipo silenzioso, riservato, ma c'era qualcosa di strano in lui....
Quando rincasai Nada non c'era, e nemmeno mio padre. Libby non si presentava da giorni. Nada era a un party o da qualche altra parte a letto con qualcuno, e mio padre beveva, o magari non beveva affatto ma rasato di fresco, imbellettato e spumeggiante si trovava a una riunione del consiglio di amministrazione. Chi poteva dirlo? Capii allora quanto ero solo in quella casa e quanto lo ero sempre stato, che stessi correndo per strada, fossi su un autobus diretto in citt o mi trovassi nella mia stessa casa.

20.

Nella stanza di Nada c'erano oggetti sparpagliati ovunque. Il letto era disfatto come sempre. Un sentore di cipria e inchiostro mi distrasse da ci che stavo cercando di capire. Ma s, eccola l: dentro il suo armadio giaceva una valigia, aperta, ma con niente dentro. Non ne fui affatto sorpreso. Nella mia mente la vista di quella valigia si tradusse nella certezza che Nada non se n'era ancora andata.
Scesi nello scantinato e da uno scatolone, che nessuno si era preso il disturbo di aprire dopo i nostri ultimi due traslochi, ripescai un paio di vecchi stivali da caccia di mio padre. Non chiedetemi che ci faceva con degli stivali da caccia. Me li misi direttamente sopra le scarpe e mi calzavano a pennello. Feci qualche passo, per provarli. Lo scantinato era molto spazioso e piuttosto umido, diviso in pi zone: una specie di appartamento stipato di mobilia indesiderata e chincaglieria varia, un tavolo da biliardo con il panno macchiato e altre stanzette pi piccole piene di articoli quali un congelatore, una lavatrice e asciugatrice, cassette di cibo in scatola. Non riscontrai segni di vita. Una foschia parve levarsi intorno a me, forse evocata dall'umidit che impregnava l'aria e da un tubo che perdeva un rivolo d'acqua sul pavimento. Tornai di sopra con gli stivali ancora ai piedi e mi immaginai che salendo sarei uscito da quella nebbia sottile che mi aveva avvolto. Ma la nebbia era ben pi fitta di quanto immaginassi.
Sbirciai con prudenza in cucina. Non c'era nessuno. Andai a prendere il fucile, poi tornai. Non vi ho ancora descritto la cucina, ma non fa niente, ormai non ha pi importanza. Mentre sedevo l fuori non vidi nulla. Potevo anche essere seduto in un cimitero di campagna o nelle profondit di un condotto fognario, sotto un albero di Natale: niente, ovunque mi appostassi quel manto di umidit mi seguiva. Se riuscite a immaginarmi, seduto l col mio fucile, un bambino di undici anni, pallido, agitato ma curiosamente calmo, troppo calmo, siete in grado di dare un senso a uno dei pi fumosi misteri della vita: come accadono cose del genere? Vi domandate con sincero sgomento come siano potute accadere, e la risposta  semplice: cos!
Non pensiate tuttavia che questi pensieri mi attraversassero la mente. Non pensavo affatto. Mi trovavo in uno stato di sospensione che un osservatore esterno chiamerebbe attesa. Attendevo allo stesso modo in cui la rana (una statuina che era anche irrigatore) attende sul prato dall'altra parte della strada, ossia banalmente ero. Non esistevo in funzione di nient'altro. E quando la porta finalmente (ore dopo) si apr, rimasi in quello stato come sapendo che non era ancora giunto il momento di agire. Il mio corpo sa sempre cosa fare prima che la mente se ne accorga.
Sentii Nada fare di corsa gli scalini nell'ingresso. C'era qualcuno con lei? Per qualche ragione immaginai di no (e avevo ragione). Cos allungai una mano salda e fredda verso il telefono e composi il numero di Gustave. Non mi era neanche mai passato per la testa che Gustave potesse non essere in casa. Quando rispose non provai n meraviglia n sollievo. Pronto? fece in tono esitante. Pur essendo sempre stato un bambino timido, nella tensione di quel momento mi sentivo sbocciare come un fiore degenerato: avreste dovuto sentirmi mentre parlavo con il povero Gustave! Gli raccontai dei miei, del loro litigio della sera prima. Gli raccontai dell'ora di matematica. Gli chiesi come stava, se avesse udito dell'altro riguardo al cecchino. E chiacchierammo del pi e del meno come fanno i bambini al telefono. Ogni tanto Gustave sospirava, a significare che avrebbe avuto di meglio da fare ma che non gli andava di riattaccare.
Il mio tempismo non vi parr dei migliori. Ma qualsiasi tempismo  perfetto solo quando il risultato lo dimostra, come nel mio caso. Se il risultato fosse stato diverso, allora il mio sarebbe stato un cattivo tempismo, ma come avrete modo di vedere, tutto and alla perfezione. A un certo punto non meglio identificato di una conversazione sulla matematica, esclamai allarmato: L'hai sentito? Qualcuno ha appena sparato!. E riattaccai. Senza perdere tempo afferrai il fucile e uscii di corsa dalla porta sul retro, goffo e lento negli stivali di mio padre, e girai intorno alla casa evitando il vialetto principale - che era troppo esposto - per andare ad acquattarmi tra le piante e il muro dell'edificio. In agguato dietro un angolo della facciata attesi solo qualche istante e subito la porta d'ingresso si apr e comparve Nada con la sua valigia. La sua auto era parcheggiata sul ciglio della strada con lo sportello del guidatore socchiuso. Ma a questo non feci molto caso, e a dire il vero non feci caso nemmeno a Nada stessa, poich per me non esisteva pi tranne che come bersaglio. Alzai il fucile e, come posseduto da una forza malvagia, il mio occhio richiam a s il mirino telescopico per puntare. Non ebbi bisogno di guardare per vedere cosa avevo fatto.
In momenti come questo non pensi a niente. Niente. Le cose vengono verso di te - rami bassi, porte - e tu ti abbassi o sollevi la mano, a seconda del caso, e li afferri o respingi. Arrivano soli, perci puoi gestirli. Tornai indietro lungo il muro attraversando la fitta vegetazione fino a un punto che prima aveva attirato la mia attenzione: una lunga fila di cespugli che ci proteggeva dagli sguardi dei nostri vicini o proteggeva loro dai nostri. Il terreno era scuro, soffice e umido; gli operai l'avevano lavorato giusto qualche giorno prima. Fermo sul prato, ormai nella propriet dei vicini, conficcai la canna del fucile nel suolo tenero e ve lo spinsi con tutta la forza che avevo. Per coprirlo dovetti raccogliere della terra con le mani e appiattirla per bene, ma alla fine ci riuscii, e poi, sempre senza pensarci, corsi in casa e mi precipitai in cucina, dove il telefono nel frattempo stava squillando.
Era Gustave. Mi chiese subito che cosa fosse successo e io urlai: Hanno sparato a mia madre. E di nuovo lasciai la cornetta, stavolta a dondolare, e andai nello scantinato dove infilai gli stivali di mio padre nel lavatoio per togliere il grosso della terra, e infine nel loro scatolone. Quando tornai di sopra, pronto per guardare fuori dalla porta d'ingresso, ormai piangevo come solo un undicenne sa fare. Dopo non ci fu pi modo di evitare che mi accadesse ci che mi accadde.

21.

Suppongo di non aver bisogno di specificare che quando quel giorno ho premuto il grilletto, il mondo  andato in mille pezzi. Non mi sentii rinascere come mi era capitato le altre volte, non percepii il sangue scorrere rapido nelle vene fino al cuore, e risvegliarlo. Non ero all'improvviso pi forte. La luce che si annidava nell'angolo pi nascosto del mio essere si ridusse a una scintilla, a un punto, e molto lentamente si estinse. Attraverso la nebbia che mi avvolgeva riuscii a distinguere dei volti, delle voci. Di mio padre, innanzitutto, e di persone gentili che si rivelarono essere poliziotti in borghese e infermieri, oltre a un medico. Mi trovavo sicuramente in ospedale. A volte mi sentivo fluttuare, libero e indifeso, sul fondo all'oceano, troppo lontano perch potessero toccarmi, e altre giacevo sul deserto battuto dal vento a ovest di Cedar Grove.
Ebbene, questa  la storia di Nada, che si chiude con la sua morte, pi o meno. Dal momento che non sono in grado di fare alcunch come si deve, non vi sorprender sapere che il racconto prosegue ancora per qualche pagina, e non  solo perch ho paura di morire. Perch dovrei aver paura di morire? Non ho niente per cui vivere, dopotutto.
Non ha senso mantenere un criterio cronologico, perch in ospedale persi del tutto la cognizione del tempo, che si rattrappiva ed espandeva fino a esplodere nel mio cervello. Ma al di fuori di me, nel mondo reale, il tempo progrediva come sempre e qualcuno doveva aver chiamato la polizia dopo che avevo premuto il grilletto, qualcuno era accorso, e dalle case mute di Labyrinth Drive governanti e bambini si erano riversati in strada, per vedere i soliti mezzi arrivare in fondo al viale e la solita gente in uniforme balzare gi. Nel mio delirio vidi un bambino sui quattro anni che piangeva disperato; la donna nera che era con lui dovette prenderlo in braccio e correre fino a casa.
Noterete con quanta attenzione mi astenga dal nominare mia madre. Difatti non ho intenzione di rivedermela nella mente, non pi di quanto l'abbia effettivamente guardata in faccia scrutando attraverso il mirino. E pi tardi quel giorno l'edizione straordinaria del quotidiano non perse tempo a intitolare DONNA TRUCIDATA DAL CECCHINO A CEDAR GROVE, con una fotografia non di Nada ma della nostra casa, descritta come una dimora del valore di 95 000 dollari nel cuore di Cedar Grove. Tuttavia la fotografia era mossa e non le rendeva giustizia. Una vistosa X marcava il punto in cui era caduta. Le edizioni successive riportavano fotografie di Nada, definita come una bellissima donna, una scrittrice di fama internazionale, una figura di spicco dell'alta societ locale. E non dir altro. Potete andarvele a leggere, se siete interessati.

22.

Ebbene s, lei  morta, e no, non torner. Semplice. Ho sprecato anni della mia vita per arrivare a capire quanto sia semplice questo concetto. Ma lasciate che riporti la vostra attenzione su queste fotografie, sottratte con agio a mio padre che nel giro di pochi mesi se ne era gi scordato. Sono fotografie prese dalla stanza di Nada, fotografie che non avevo mai visto e che ora sono un po' spiegazzate, dato che le maneggio costantemente. La prima ritrae Nada da giovane sposa, e notate il sorriso di felicit in contrasto con lo sguardo, alquanto serio, diffidente. Che me lo stia solo immaginando? I capelli sono acconciati in uno stile che ora pare datato, ma mi piace molto questo scatto. Nada indossa un abitino primaverile e strizza le palpebre contro il sole. Forse sta guardando mio padre, che le punta addosso l'obiettivo come una pistola carica, e se solo potessi allungare una mano e avvisarla, dirle di levarsi di l, di scappare! Ma mi sorride per sempre con le palpebre socchiuse, sorride a me, il figlio che avr e che non potr evitare di avere, lontana da me allora come lo  stata per tutta la vita.
E guardate questa qui: questa  una sorpresa. La prima volta che l'ho vista confesso di esserci rimasto male.  la foto di una ragazzina di sedici anni o gi di l, in piedi sotto un portico, il portico di una veranda di una casa prefabbricata. A guardare bene, per, si scopre che la ragazzina  Nada e ha i capelli corti, il sorriso un po' sguaiato, e l'ombra del portico le taglia in due il volto in maniera molto poco professionale. Sul retro della fotografia, con la sua mano rattrappita la madre di Nada aveva annotato Nancy Giugno 1945. Ma chi  Nancy? E chi  la madre di Nada?
Vennero al funerale, i genitori di Nada, e dopo si trattennero un po'. No, non erano morti come avevo sempre pensato, e non erano nemmeno tipi strani; erano persone normalissime. Il padre di Nada aveva lavorato per molti anni in una fabbrica per la lavorazione del caucci e ora era in pensione; faceva il bidello in una scuola parrocchiale. La madre era una donna magra, malaticcia, piagnucolosa e piuttosto dura d'orecchie, che con la figlia condivideva il naso aquilino e nient'altro, assolutamente nient'altro! Non si chiamavano Romanov, bens Romanow, alla ucraina, e non era stato per questioni legate alla politica che erano venuti in America, ma per ragioni pi ordinarie: non erano migrs, ma immigrati. Il padre non era n un folle n un genio bens un uomo qualunque, dimesso, un po' tardo, con un vaghissimo accenno di gobba tra le scapole. Niente di pi. Non voglio entrare nei dettagli di quelle visite. Mio padre se la cav piuttosto bene, ma meglio dimenticare. E Natashya non era mai stata Natashya, ma Nancy, Nancy Romanow, nata, battezzata e cresimata nella Chiesa cattolica e pertanto, secondo i suoi dettami, salva nonostante tutto. I cattolici credono che sia sufficiente mormorare una preghiera di perdono dell'ultimo istante, o qualcosa del genere, e la signora Romanow si scontr con noi al riguardo accusandoci di impedire egoisticamente all'anima di Nada di prendere il posto in paradiso che le spettava di diritto.
Questa Nancy, questa nuova persona che improvvisamente aveva preso il posto dell'altra, era nata in una piccola cittadina dell'Upstate di New York, battezzata con il risibile nome di North Tonawanda. S, un nome indiano, molto probabilmente. Per diverse notti mi ripetei quel nome come una ninna nanna, fino a addormentarmi, un nome che evocava misteri e bellezze senza dubbio ottenebrati da un cielo colmo dei fumi delle fabbriche di lavorazione del caucci. A ogni modo North Tonawanda era il nome della citt che le aveva dato i natali e dove aveva frequentato la scuola elementare e le medie in istituti religiosi, e di lei la signora Romanow disse,  sempre stata una brava ragazza, senza grilli per la testa. Una brava ragazza, ma cambi di colpo tono quando accenn al fatto che la brava ragazza era scappata a New York. Quando alla fine Nancy si era degnata di scrivere non aveva fornito spiegazioni; non aveva nemmeno chiesto denaro, il che ovviamente faceva presagire il peggio. Qualche tempo dopo aveva scritto ai genitori annunciando che stava per sposarsi e promettendo loro che presto avrebbero ricevuto un invito a casa sua, non appena lei ed Elwood (Elwood, che nome! disse acidamente la signora) si fossero sistemati, ma naturalmente l'invito non era mai arrivato. Dopotutto, quindi, Nancy non era poi una cos brava ragazza e, quando iniziarono a parlare di lei chiamandola Natashya, la vittima di un cecchino che non sarebbe mai stato catturato, parve proprio che sarebbe stato meglio se North Tonawanda fosse rimasta tutto il suo mondo.
Tra gli altri scatti che ho qui davanti - vediamo - ce n' uno con un bordo piegato di una Nancy ancora pi graziosa che, a mento alto, sta certamente contemplando New York e le sue meraviglie, il buio da cui sarebbe scaturita una persona nuova. In un altro Nancy compare accanto a un'oscura e anonima amica, e indossano entrambe un abito leggero e bianco, lo sguardo schivo. Stavolta lo sfondo  un lato di un garage, lungo il quale crescono alcuni sparuti cespugli di rose. Non si vede nient'altro. Mi gira la testa al pensiero del salto compiuto da Nancy-Natashya, passata dall'antico e anonimo mondo di North Tonawanda a quello inebriante di Cedar Grove. Meraviglioso! Meraviglioso! Ma osserviamo meglio la fotografia, il volto di quella ragazza.  il 1946, pertanto ha diciassette anni ed  prossima al diploma e alla fuga, e guardate gi che espressione ha: elegante, seria, intelligente, le labbra chiuse in segno di pudore. Quant' bella! La sua amica sorride mostrando i denti, ma Nancy no. Nancy serra le labbra. Ho un improvviso desiderio, un disperato desiderio di precipitarmi a North Tonawanda per vedere questa sua amica, parlarle, carpirle tutti i segreti di Nancy...
Vi starete domandando che cosa sia accaduto dopo la morte di Nada. La risposta  un bel niente. Queste sono memorie, non un romanzo. Non posso inventarmi nulla. La ricerca del cecchino prosegu invano, scivolando via dai giornali con incredibile velocit, e quando mi sentii abbastanza in forze per parlare confessai a mio padre che ero stato io. Ricordo che si chin su di me, accostandomi un orecchio alla bocca - le spirali e volute rosee di quell'orecchio - ma rise fragorosamente e poi non rise pi. Pens che fossi impazzito. Dissi al mio medico che ero stato io a uccidere mia madre e anche lui credette che fossi pazzo, cos cominciai a urlare e sbraitare che ero stato io e nessun altro, e tutti allora mi diedero del pazzo, poveri bastardi!
Venne un investigatore che ascolt gentilmente quello che avevo da dire, fingendo di credermi. Ero un bambino cos fragile ed emaciato, vedete, in quel letto d'ospedale troppo grande per me, nutrito per via endovenosa, con gli occhi miopi e le braccia piene di lividi. Immagino che si fosse annotato qualcosa per educazione, informazioni riguardo al fucile seppellito e agli stivali (le impronte lasciate dagli stivali erano state fra gli indizi pi importanti trovati dalla polizia). Ma per qualche motivo l'uomo non si fece pi vedere e quando, disperato, chiesi a mio padre che fine avesse fatto, lui si schiar la voce e disse: Verr, verr.
E il battista che aveva confessato? Non fecero nulla nemmeno a lui. Spar dai giornali e fine della storia. Non avevano creduto nemmeno alla sua versione. Quelli della polizia sono uomini invidiosi e diffidenti. Ma al diavolo.
Non appena fui dimesso dall'ospedale chiesi a mio padre di portarmi subito sul luogo della sparatoria. Avanzai con aria trionfante verso i cespugli dei vicini, verso il punto che credevo essere quello giusto e mi misi a tastare il terreno col piede, poi mi inginocchiai e presi a scavare con foga, ma non trovai niente. Mio padre assisteva in silenzio. Mi daresti una vanga, pap dissi, e lui me ne port una, senza tuttavia offrirsi di aiutarmi. Scavai ancora, ma niente. Mio padre disse che la polizia aveva gi cercato ovunque, scavato ovunque, ma non gli diedi ascolto e rivolsi il viso sudato alla terra che mi aveva tradito. Com'era possibile che il fucile fosse sparito? Come me lo spiegate? Che fine aveva fatto il mio fucile? E non avevo avuto nemmeno il buon senso di tenere la scatola da cui l'avevo ripescato, l'avevo gettata via seduta stante. Mio padre allora mi prese fra le braccia e mi port in casa.
Che i vicini avessero trovato l'arma e, per non rischiare di essere coinvolti, se ne fossero sbarazzati? Che uno degli omoni muscolosi che lavoravano per il Cedar Grove Green Carpet Lawn Service l'avesse trovata e rubata?
Non l'ho mai saputo.
Dal 4500 di Labyrinth Drive ci spostammo in un'altra casa, all'incirca delle stesse dimensioni ma pi costosa dell'altra, con un soggiorno in cui il soffitto era alto tre piani e per questo oggetto di tante chiacchiere, sul lato opposto di Broad Road nel cuore di Pools Moran. Dovevamo trasferirci per forza. Non tanto per via del ricordo di Nada, quanto perch mio padre era in lizza per una promozione, che poi modestamente accett (producevano e tuttora producono un qualche chiss cosa fatto con i cavi, forse per i detonatori), e dopo che si fu risposato parl com' ovvio sempre meno di lei, cos un giorno pensai che non ci sarebbe stato niente di male a rubare le fotografie che gli avevano dato i Romanow in un impeto di lacrimoso romanticismo. Le trafugai dal cassetto della sua scrivania e lui non le menzion mai pi, pensando forse che la nuova moglie le avesse distrutte per gelosia. La donna aveva gi relegato sul retro della casa la costosa mobilia in stile provenzale di Nada, sostituendola con tappeti spagnoli, spade e lance, tappezzeria orientale e portoni da chiesa messicani.
Vi state domandando se conoscete la seconda signora Everett? Una settimana dopo le dimissioni dall'ospedale sedevo in veranda nel mio solito stato di torpore, sfiorando con le dita i bordi della porzione di zanzariera che si era arrugginita e rotta (il foro aveva una curiosa forma a esagono), quando mio padre rientr a casa a un orario insolito, le undici del mattino, e con lui c'era Mavis Grisell in una nuova splendida tenuta autunnale, con tanto di gioielli oro scuro che tintinnavano mentre mi si avvicinava. Richard, io e Mavis avremmo una cosa da dirti annunci mio padre. Al dito di Mavis vidi un diamante talmente grosso che poteva benissimo essere usato come arma, lettori miei, e tale era la mia meraviglia per quella pietra e per il fatto che fosse molto, molto pi grande di quella che aveva ricevuto Nada, che ammutolii. Quel silenzio, credo, indispose mio padre. Accompagn Mavis all'auto e torn indietro; quell'uomo grande, un po' floscio ma comunque piacente sul quale tornai a posare il mio sguardo sorpreso come se non lo avessi visto pochi istanti prima. Venne dritto da me e disse: Senti, brutto moccioso, brutto picchiatello che non sei altro, sono stufo marcio di questa merda! Mavis sar la tua nuova madre e se non ti va bene puoi anche andartene al diavolo! Ne ho abbastanza di fare l'americano disinvolto! Ne ho abbastanza di sorridere come un demente mentre lo piglio in quel posto, come tu e tua madre volevate, e d'ora in poi le cose cambieranno. Non sono pi Elwood, il paparino sempre allegro e permissivo, sar un padre e dovrai portarmi rispetto, caro mio, o quella  la porta! Me ne infischio che tu sia piccolo o pazzo.
E fu l che riconobbi il mio vero padre, mentre mi urlava dal volto familiare di quell'uomo.
S, ci fu un discreto avvicendarsi di psichiatri. Un regalo, o una punizione, di mio padre. Il mio preferito era il dottor Saskatoon, che mi spieg con gentilezza che avevo talmente tanto amato mia madre, fin troppo, che non potevo accettare il fatto che la sua morte fosse stata causata da altri che me. Secondo lui avrei voluto, povero piccolo illuso, essere il carnefice di mia madre semplicemente perch desideravo stabilire fra noi un rapporto talmente esclusivo da non lasciare posto a nessun altro, nemmeno a mio padre. Sembra che tu abbia un atteggiamento piuttosto ambivalente, oserei dire negativo, nei confronti di tuo padre osserv il dottor Saskatoon.
Dottor Saskatoon replicai a denti stretti e nervi tesi. Dottor Saskatoon, lei non capisce cosa significhi sentirsi liberi e vivi quando tutto finisce... no, mi lasci parlare gemetti rabbrividendo violentemente. Nessuno mi lascia mai parlare e io devo dirglielo... non c' nulla di pi terribile che commettere un crimine e scamparla, niente di pi tremendo che essere un assassino senza la sua punizione. Dottor Saskatoon...
E lui disse: Richard, lascia che ti rassicuri su una cosa: le allucinazioni sono facilmente scambiabili per la realt. Rispetto ci che dici. So che stai soffrendo come se avessi ucciso davvero tua madre.
Cos alla fine non dissi pi niente.

23.

Dal momento che avevo rinunciato a ribellarmi e piagnucolare, ripresi di nuovo il mio posto fra i normali. Avreste dovuto vedermi, anni fa, seduto tristemente su una panchina nel parco, a fare niente. Non avevo pi nemmeno qualcosa da attendere. Ero un tranquillo ragazzino occhialuto che stava diventando un tranquillo adolescente occhialuto (lontano anni luce dall'orda gaudente e sudaticcia che aveva seguito la dottoressa Muggeridge e il suo flauto magico!). Attraversavo il tempo come un sonnambulo e mangiavo sempre - mentre dormivo, mentre camminavo - perch sentivo dentro questo vuoto che dovevo assolutamente colmare. Ma  la mia parte emotiva a parlare, lasciate perdere.
Mentre scorrono i miei ultimi minuti di libert prima della sentenza di morte, in strada vedo - che c' adesso? - dei bambini che giocano. Ma non si comportano da bambini; i loro movimenti sono a scatti e bruschi quando lanciano e prendono la palla, e uno di loro sta fumando una sigaretta e il pi grande non perde mai occasione per sferrare un pugno sul braccio o sulla schiena degli altri, ci risiamo, guardalo, il piccolo bastardo! Ah, l'estate in citt! Tiro verso di me dei barattoli e il mio apriscatole arrugginito.  giunta l'ora di iniziare... Vi ho gi detto che a sedici anni ho lasciato casa con grande sollievo di tutti, e che mio padre mi invia un assegno abbastanza sostanzioso da non farmi mancare il pane? Sapeste quanto  grosso questo barattolo di albicocche! Ci starebbe un cavallo! S, il mio caro e severo padre  tornato finalmente a palesarsi, dopo undici anni di silenzio. Almeno l'ho rivisto e non  forse ci che tutti desideriamo, trovarci di fronte alla verit? Io mi ci sono trovato. E ho conosciuto la mia vera madre, o una delle sue vere versioni, quella giovane Nancy Romanow (pi giovane di me adesso), e naturalmente qui nella mia stanza ci sono molte sue storie, tutto ci di cui sono riuscito a entrare in possesso, e le leggo e rileggo, e talvolta penso di essere vicino a... qualcosa, non so cosa.
E Dio? Ho trovato Dio nella sofferenza e nel pentimento? No, temo di no. Una volta Dio si  presentato a me in sogno, camuffato da mio padre, e mi tirava pacche sulla schiena e parlava forte come sempre, ma mi percuoteva con pi violenza del dovuto. Ed  questo il segreto di chi  solito indulgere in atteggiamenti del genere: il loro intento  pestarti a sangue. Tra le mie letture mi sono imbattuto in questa frase di Freud che dice che la nostra idea di Dio si basa sulla nostra idea inconscia del padre. Ebbene, io mi ritrovo con un Dio sadico e sguaiato che non fa che tirarmi pacche sulla schiena, e festa finita.
E qui ci sono otto banane, screziate di marrone e quindi pronte a essere trangugiate, e appena girerete le spalle inizier. Ah, la tenerezza delle banane, la croccantezza delle arachidi, l'arrendevole freschezza della lattuga! Ho creme e marmellate in abbondanza da spalmare su queste fette di pane e questi biscotti stantii, non temete. La mia carriera di scrittore volge al termine e non ho tempo di riguardare cosa ho scritto. Lasciamoci cos. Mi far trasportare dall'onda di un appetito ben pi prodigioso. Non chiedo altro che la forza di riempire questo vuoto che ho dentro, di colmarlo una volta per tutte!
Questo, e la crudele consolazione di sapere che qualsiasi cosa abbia fatto, qualsiasi malefatta o marachella, stupidaggine, battuta, uscita demenziale, qualsiasi atto di cattiveria gratuita abbia compiuto, l'ho commesso in nome della libert, consapevolmente. Questa  l'unica consolazione che ho di fronte alla morte, lettori miei: il pensiero di aver esercitato il libero arbitrio. Ma vi confesso che in certi momenti dubito anche di questo...
...
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...
FINE.
...
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...
Postfazione...
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...
I RICCHI: CONFESSIONI DI UN PERSONAGGIO SECONDARIO.
I ricchi, pubblicato originariamente nel 1968, fu concepito come secondo volume di un'informale, tematicamente (ma non letteralmente) integrata trilogia di romanzi scritti negli anni Sessanta, di cui il primo e il terzo erano Il giardino delle delizie (1966) e loro (1969). Ad accomunare questi romanzi, che differiscono notevolmente in soggetto, linguaggio e tono,  il ricorso a un giovane protagonista che narra avventure tipicamente americane; essi furono concepiti dall'autrice come critiche all'America - alla cultura americana, ai valori americani, ai sogni americani -, storie in cui le ambizioni romantiche si debbono confrontare con la cosiddetta realt.
Comparso nell'autunno del 1968, I ricchi, con il suo apice finale di violenza autodistruttiva, fu percepito come espressione di un malcontento radicale: la disperazione, la confusione e il rancore dei giovani americani idealisti di fronte all'America creata dai loro padri, cos impregnata di ipocrisia e cinismo politico da sembrare, salvo estremi rimedi, ormai condannata. Che cos', del resto, l'omicidio se non un'espressione politica di impotenza? Che cosa sono gran parte dei crimini passionali se non gesti di autodistruzione, autoannullamento? Quando il bambino omicida de I ricchi si rende conto di essere diventato, o essere sempre stato, di fatto un Personaggio Secondario nella vita di sua madre, prende coscienza della propria impotenza, ininfluenza, disperazione. Finisce sullo sfondo. Un estremo atto di (premeditato) matricidio non sar sufficiente a salvargli l'anima, ma servir se non altro a rimuovere l'oggetto vivente del suo amore e dolore.
Un romanzo complesso, stratificato, che pu costituire un esercizio di progettazione architettonica ed essere, nell'atto della scrittura, un vero parto; un romanzo cos - con una rilassata narrazione in prima persona, capitoli brevi e discorsivi e il suo voler guidare il lettore per mano - pu scorrere sul proprio sciogliersi, come disse Robert Frost della poesia lirica. Dei miei tanti romanzi, I ricchi mi sembra quello scritto con maggior agio sin dalla prima stesura; il ricordo di averlo scritto, di aver dato voce al povero Richard Everett nelle sue interminabili elucubrazioni febbricitanti,  legato allo studio al piano superiore, sul retro della prima di molte case in cui ho vissuto nella mia vita da donna sposata: una dimora in mattoni, coloniale, dotata di quattro stanze, al 2500 di Woodstock Drive di Detroit, Michigan (che giorni felici: all'epoca insegnavo inglese all'universit di Detroit, dove tenevo, con un entusiasmo e un'energia talmente incrollabili e sconfinate che a tutt'oggi non so spiegarmi, quattro corsi comprensivi di due incontri, generalmente molto affollati, di Narrazione Descrittiva: composizione per gli studenti del primo anno).
L'occhio del mio protagonista, Richard, divenne l'occhio del narratore cos rapidamente che a tratti il confine tra noi si dissolveva del tutto e la voce con cui scrivevo era, se non la mia in senso stretto, un'approssimazione solo in minima parte esagerata della mia (il modello cui guardavo per questo curioso tono narrativo era, come  evidente, Il viaggiatore sfortunato. Le picaresche avventure di un paggio nell'Europa del Cinquecento di Thomas Nashe, del 1594, spesso definito il primo romanzo in inglese; il mio narratore allude a quell'altro viaggiatore sfortunato a cui ho rubato tanto nella Parte prima, capitolo 23, ma rileggendo quell'effervescente opera del XVI secolo riesco a scorgere solo in parte e soltanto a tratti delle somiglianze). La fluidit di scrittura sperimentata con I ricchi sarebbe stata impensabile se non fossi partita da una precedente confessione in prima persona, pure narrata da un adolescente disturbato da manie autodistruttive, in chiave pi dimessa, naturalistica; si trattava di un romanzo di circa duecentocinquanta pagine di cui non ero affatto soddisfatta, una sorta di successore indegno de Il giardino delle delizie, che affondava ancora i propri artigli nella mia anima e che non riuscivo a mettere da parte (in seguito al completamento de I ricchi, del resto, il manoscritto fu gettato via in fretta e senza indulgere in sentimentalismi: non diversamente dall'autocritico Richard Everett, lungi da me conservare prova di versioni manchevoli e titubanti di una me stessa pi eloquente).
Quale presa aveva su di me il mondo dei ricchi in quegli anni! Le raccolte di racconti The Wheel of Love (1970) e Marriages & Infidelities (1972) si concentrano su tematiche simili, spesso affrontate dalla prospettiva di adolescenti alienati e affetti da iperestesia, come i protagonisti di Boy and Girl, How I Contemplated the World from the Detroit House of Correction, and Began My Life Over Again, Stalking, Stray Children, Problems of Adjustment in Survivors of Natural/Unnatural Disasters e Where Are You Going, Where Have You Been?. La novella Cybele (1979) presenta somiglianze pi evidenti con I ricchi -  ambientata nello stesso mondo suburbano di Detroit - ma il suo tono  molto pi spietato e intransigente di quello di Richard Everett; la voce  quella dell'antica dea Cibele che narra in tono derisorio le disavventure da libertino fallito di uno dei suoi amanti mortali.

Uomini e donne normali - e con questo intendo non-scrittori - si sorprenderanno nell'apprendere che i romanzieri, mentre scrivono, sono tormentati dalla prospettiva di una morte precoce: il terrore di morire prima di aver terminato un lavoro, l'interiore che diventa esteriore, ci serra la gola. Una volta che il lavoro  stato fatto, tuttavia, che  stato trasformato in un libro, in un oggetto da tenere in mano, il romanziere si concede di provare una punta di soddisfazione che non ha tanto a che fare con l'orgoglio, quanto pi col semplice sollievo. Ecco. Adesso posso anche morire. Rileggere un romanzo dopo molti anni  pertanto un'esperienza disorientante, poich per quanto ci resti l'originale e immeritata soddisfazione del compimento in s, ora sopraggiunge un inaspettato senso di profonda e irrevocabile perdita.
Il romanzo  diventato negli anni intercorsi una sorta di look-back time, per usare la poetica espressione astrofisica; esso, nonostante sia immediato agli occhi altrui, possiede per lo scrittore un bagliore fossilizzato. Dietro i tanti nomi propri presenti ne I ricchi (Fernwood, Johns Behemoth, Epping Way, Bb Hofstadter, Body, persino Spark ecc.) si nascondono, come dietro una garza, nomi autentici, individui autentici; le scene descrittive sono rappresentazioni di un autentico contesto, quello di Birmingham-Bloomfield Hills, nel Michigan; ogni interstizio, in ogni voluta della frase, utilizzo di metafora, allusione letteraria (per esempio nell'appunto mentale che Nada prende di rivedere La morte e la fanciulla e cambiare titolo; titolo che, una volta cambiato, sar Where Are You Going, Where Have You Been?), ogni parodia e via dicendo, non solo mi costringono a riconoscere le capacit che ho perduto, ma anche una me stessa che scriveva e ora  perduta: la me stessa che inventava. Inoltre mi sovvengono ancora pi dolorosamente i cari amici e i conoscenti che affollavano la mia vita pi di vent'anni fa, e quella stessa epoca, cos tumultuosa per il nostro paese e cos cruciale per la definizione della nostra identit nazionale. Una storia d'amore con Detroit, cos io chiamo questa fase della mia esistenza. Una storia d'amore con la scrittura stessa dei romanzi.
Pertanto rileggendo I ricchi la vertigine del ricordo mi turba. Ci si poteva aggiudicare una casa di lusso per soli 80500 dollari, ai tempi? La commedia termina bruscamente con la morte, e dal momento che molti dei miei ricchi sono di fatto morti, compresa la donna esemplare cui I ricchi  dedicato, non  forse inappropriato il tono scherzoso del narratore? Non  troppo... inconsapevole? Troppo giovane? Perfino il messaggio solo vagamente velato del romanzo (che ha a che vedere con l'esecuzione di una scrittrice ambiziosa come punizione per aver oltrepassato i confini del proprio mondo, l'Upstate di New York) mi fa riflettere e non lo trovo, come di certo allora volevo che fosse, un esempio di umorismo nero. Ricordo anche che l'omicidio di una madre da parte del figlio era basato su un effettivo caso di cronaca dell'epoca, ma non ne rammento neanche un dettaglio, n ricordo se ho fatto alcuno sforzo per trovarne. Per lo scrittore ci che  emblematico acquista pi energia se suggerito solo obliquamente, di sfuggita; una volta che l'idea si presenta, il nostro istinto  di voltare discretamente lo sguardo. Talvolta persino di coprirsi gli occhi.
Gran parte di ci che si legge in questo libro  frutto di invenzione, naturalmente. Una fittizia tappezzeria di dati osservati, distesa e tirata su una struttura semplice come una parabola. Mi vedevo allora, e mi vedo adesso, come una perenne viaggiatrice romantica, un occhio rapito dal groviglio e dal clamore stesso dell'America. Richard Everett si riferisce ai suoi genitori ma potrebbe anche riferirsi a tutti gli abitanti di questo mondo quando confessa: S, li amavo.
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FINE.